Ultimo aggiornamento 7 Dicembre, 2023, 23:02:04 di Maurizio Barra
A cominciare dall’Inviato speciale per il Clima degli Stati Uniti John Kerry, dalla sua omologa tedesca Jennifer Morgan (nella vita precedente agguerritissima leader di Greenpeace International), da uno degli scienziati più influenti su questi temi, lo svedese Johan Rockstrom: “La finestra è ancora aperta”, per abbandonare gradualmente i combustibili fossili e rispettare gli Accordi di Parigi, cioè mantenere il riscaldamento entro gli 1,5 gradi e comunque non oltre i 2, rispetto all’era pre-industriale.
La Camera, una carriera da dirigente del ministero dell’Ambiente e ora al secondo mandato come direttore generale dall’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, è invece ottimista e basta, senza quasi alcuna cautela. E la ragione risiede proprio nel suo incarico: considera l’impegno, emerso a inizio Cop28, di triplicare le energie rinnovabili installate nel mondo entro il 2030 un successo della sua agenzia. “Se esiste questa promessa è perché esiste Irena”, dice, rivendicando di averlo suggerito in tempi non sospetti a Sultan Al Jaber, allora presidente designato di Cop28. Irena ha sede ad Abu Dhabi, ed è anche il rapporto personale con Al Jaber, la conoscenza degli Emirati Arabi Uniti e della loro dirigenza, a convincere La Camera che questa Cop non sarà un fallimento.
Il punto di svolta sarebbe proprio la triplicazione della potenza rinnovabile e il raddoppio dell’efficienza energetica. “Il documento è stato già firmato da oltre 120 Paesi. Dei big mancano India e Cina, ma Pechino si è detta d’accordo nel vertice bilaterale con gli Usa poco prima di Cop28. Lasciare in standby una possibile intesa è una classica tecnica negoziale, ma sono convinto che il cosiddetto tripling sarà presente nel testo finale”.
Era stato l’ultimo rapporto annuale di Irena, il World Energy Transitions Outlook 2023, a suggerire che per raggiungere l’obiettivo 1,5°C sarebbe stato necessaria entro il 2030 una capacità installata di elettricità rinnovabile di oltre 11000? gigawatt, il triplo della potenza attuale, appunto, oltre che il raddoppio dell’efficienza energetica.
Il report Germanwatch
Clima, nessun Paese sta rispettando i target per 1,5 gradi e l’Italia sta messa peggio degli altri

Una azione di questo tipo renderebbe anche meno drammatica la discussione sull’addio ai combustibili fossili: “Triplicando le rinnovabili, automaticamente avremo sempre meno bisogno di petrolio”, è il ragionamento di La Camera.
Gli scienziati dell’Ipcc, il panel intergovernativo dell’Onu sui cambiamenti climatici, e lo stesso Rockstrom, insistono sulla necessità che i consumi di combustibili fossili raggiungano il picco nel 2025, per poi iniziare una rapida discesa. “Gli 11mila gigawatt di rinnovabili che auspichiamo per il 2030″, sottolinea La Camera, “sono proprio la capacità che permetterà di colmare il gap fra la domanda di energia e l’auspicato calo dei combustibili fossili”.
Tra gli annunci che hanno caratterizzato l’avvio di Cop28 c’è stato anche quello di 22 Paesi, guidati da Usa e Francia, che si sono impegnati a triplicare il nucleare entro il 2050. La Camera scuote la testa. “Vi invito a cercare su Google quant’è la potenza nucleare installata oggi. Vi risponderà: 379 gigawatt. Quindi, in 70 anni di centrali atomiche, abbiamo installato poco più della capacità che in un anno installiamo con le rinnovabili (300 gigawatt). E da qui al 2050 si conta di arrivare a 1300 gigawatt di nucleare. Quello che con il tripling delle rinnovabili faremo in un anno”.
Eppure sono in molti, qui a Dubai, a ritenere che la partita decisiva di Cop28 si giocherà comunque sui combustibili fossili, su espressioni come “uscita graduale” (phasing out) o “diminuzione graduale” (phasing down), sulla definizione precisa di “unabated” (quei combustibili per i quali non è possibile catturare la CO2 emessa durante il loro uso), sul ruolo di una tecnologia ancora poco efficiente ed economica, la Ccs (Carbon capture and storage, la cattura e lo stoccaggio del carbonio). Con Europa e Stati vulnerabili da una parte, Paesi produttori di petrolio dall’altra, gli Usa un po’ di qua un po’ di là. “Ma già oggi negli Emirati l’energia rinnovabile costa meno del petrolio. E loro sanno che il futuro è quello”, conclude La Camera. “Forse i loro figli potranno ancora vendere petrolio, i loro nipoti certamente no”.
