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India, l’ex amante lasciato e il rottweiler conteso: Modi mette fuori gioco anche la leader dell’opposizione Mahua Moitra

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Ultimo aggiornamento 12 Dicembre, 2023, 01:18:16 di Maurizio Barra

CHENNAI – Tutta colpa di Henry, il rottweiler conteso tra la più carismatica esponente dell’opposizione al premier indiano Narendra Modi appena espulsa dal Parlamento con un processo sommario senza diritto di replica, senza prove tangibili né violazioni applicabili, e il suo ex amante che per ripicca ha trascinato Mahua Moitra in una tragicommedia che sta facendo parlare l’India da settimane.

Il caso di Rahul Gandhi

È la seconda clamorosa espulsione di un esponente di spicco dell’opposizione a Modi. Nel marzo scorso, Rahul Gandhi, leader di punta del Congress Party, fu “squalificato” dal Parlamento per una condanna per diffamazione che a molti è sembrata una forzatura. I critici più efficaci del governo vengono spintonate fuori dal Parlamento con interpretazioni faziose di normative mirate a silenziare il dissenso, in vista delle elezioni nazionali del 2024 alle quali Modi – in carica dal 2014 – si vuole di nuovo presentare.

La vendetta del penalista

Nel caso Moitra, verrebbe da parafrasare Shakespeare: «L’inferno non è mai tanto scatenato quanto un uomo disprezzato». Si tratta del penalista di belle speranze Jai Anant Dehadrai, che non ha digerito d’esser stato scaricato dall’astro nascente del partito Trinamool Congress del Bengala occidentale, una quarantanovenne nata in Assam, ex investment banker alla JP Morgan Chase a New York e a Londra, che nel 2016 è arrivata in Parlamento. Moitra ha una fibra di tungsteno, una leadership innata, una personalità mai intimidita dalle controversie, anche quelle interne al partito. In Parlamento si fa notare per la capacità oratoria in interventi sferzanti e ben scritti che mettono in difficoltà il governo Modi.

Come dice un proverbio asiatico, il chiodo che svetta sugli altri viene martellato giù. Moitra si è messa troppo in vista. E quando l’avvocato respinto ha scatenato una faida per l’affido del rottweiler Henry, per il partito al governo, il Bharatiya Janata party (Bjp), s’è presentata l’occasione per disarmare Moitra.

La complessa trama per zittire questa “tigre del Bengala” ricorda una baruffa goldoniana. È un attacco su due fronti. Da un lato, il penalista innamorato ha presentato un esposto accusando la politica d’aver intascato soldi e favori in cambio di 50 interrogazioni parlamentari critiche degli affari del super-miliardario Gautam Adani, che dal governo dell’amico e premier Narendra Modi ha ottenuto lucrose concessioni e appalti.

Le accuse a Moitra

A Dubai è spuntato un altro personaggio, il rampollo della dinastia industriale Hiranandani, il giovane Darshan, che avrebbe firmato una confessione in cui ammetterebbe che, grazie alla «stretta amicizia» con Moitra, avrebbe ottenuto il log in e la password l’account ufficiale del Parlamento per presentare direttamente le interrogazioni critiche degli affari di Adani. In cambio, afferma in questa confessione, «mi ha chiesto beni di lusso e soldi per viaggi e per lavori di ristrutturazione dell’appartamento a Delhi».

Ed è per quest’accusa che venerdì il comitato etico parlamentare ha raccomandato che Moitra venisse espulsa. Il presidente della Camera ha convocato una votazione in tempi record. All’accusata non è stata concessa replica. Alle 15 del pomeriggio si è ritrovava già espulsa.

Ma su quali basi? «Aver condiviso l’accesso all’account parlamentare». Ma non esiste una normativa specifica che impedisca di farlo. È una pratica diffusa tra i parlamentari indiani. «Se lo standard usato nel caso Moitra venisse applicato a tutti i parlamentari», spiega l’analista politico Shoaib Daniyal su Scroll, «non rimarrebbero molti parlamentari in aula». Ancora più insolito che il comitato non abbia presentato prove dei presunti favori ricevuti dal giovane industriale di Dubai che «si sentiva manipolato».

Che fine ha fatto il rottweiler

Ma che fine ha fatto Henry? Sul suo account Instagram gestito dall’amante rifiutato, un mese fa si festeggiava il ritorno a casa. Pare invece che oggi sia di nuovo con la proprietaria. La quale, dalle gradinate esterne del Parlamento, oltre ad annunciare che presenterà subito un appello alla Corte Suprema, tuona un giuramento di riscossa che fa capire perché ami i rottweiler: «Sono una donna single, senza padrini politici, eletta in una remota provincia al confine con il Bangladesh. Il comitato etico ha abusato il suo potere infrangendo ogni regola. Se il governo Modi pensa che zittendomi risolverà il problema Adani, si sbaglia. L’abuso di potere dimostra solo quanto importanti siano per voi gli Adani. Ma io ho 49 anni, e per i prossimi 30 anni vi combatterò da dentro e fuori il Parlamento, dalle fogne, dalla strada. Questo è l’inizio della vostra fine!».

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