Ultimo aggiornamento 13 Dicembre, 2023, 00:27:18 di Maurizio Barra
Cosa succederà a Saint Vincent?
“È un’opportunità per i due leader di vedersi faccia a faccia”.

Bene, ma a cosa servirà se non discuterete nel merito?
“Io invece credo che sarà molto utile. Una situazione come questa ha il potenziale di destabilizzare tutta l’area. Possono esserci altre questioni che Maduro vuole discutere. E poi perché non dovremmo andarci? I nostri esperti legali sono stati molto chiari: possiamo partecipare, ma non dobbiamo in modo assoluto discutere la materia al vaglio della Corte internazionale di giustizia. Non abbiamo niente da perdere, e abbiamo avvertito l’intero mondo che non discuteremo la controversia su Essequibo e non parleremo di confini. Ma già il fatto che Maduro sieda con i leader Caricom e con il presidente della Guyana alla presenza di Lula, rispettato da entrambi i Paesi, può avere un effetto calmante per lui”.
La sua aggressività è sostenuta dalla Russia per impegnare l’Occidente su un altro fronte?
“Non credo. È troppo presto per capirlo, ma non posso dire che abbia un’influenza concreta su quello che sta accadendo. Mosca ha detto chiaramente che Guyana e Venezuela devono risolvere la questione pacificamente. Ha un’ambasciata qui e una a Caracas, e abbiamo relazioni cordiali e rispettose anche se noi siamo tra coloro che hanno criticato l’invasione russa dell’Ucraina. Naturalmente è possibile che con il Venezuela ci siano relazioni più strette”.
Quindi il movente di Maduro è una questione locale, come dice lui?
“Ha molto più a che fare con la situazione politica in Venezuela. Penso che il presidente Maduro sia al punto più basso della sua popolarità, e stia cercando un’occasione per galvanizzare la gente attorno a lui”.
Insomma andrete a Saint Vincent a mani vuote?
“E a mente aperta. Non vogliamo conflitti, vogliamo discutere di come migliorare la vita dei nostri popoli: 7,5 milioni di venezuelani vivono fuori dal loro Paese, 40mila vivono in Guyana e li aiutiamo con il lavoro e la scuola e il resto”.
Chiudereste la disputa compensando il Venezuela?
“Assolutamente no. Non pagheremo, non discuteremo e non negozieremo alcuna questione relativa alla controversia”.
Maduro intanto sta costruendo un nuovo aeroporto militare vicino ai confini.
“Abbiamo sentito del nuovo aeroporto, ma è in Venezuela. Noi continuiamo a dispiegare le nostre forze vicino alla frontiera, a vigilare. E ogni movimento che minacci di violare la nostra sovranità viene affrontato immediatamente da un punto di vista diplomatico”.
Avete registrato violazioni dei confini?
“No. Per ora non ci sono segni di aggressione attiva alla Guyana”.
Però chi abita vicino al confine, per esempio a Mabaruma, sta già fuggendo.
“Voci senza fondamento. È Natale, ne approfittano per venire a Georgetown a fare shopping, a fare scorta e a rifornire i business locali. Non c’è nessun aumento di voli dei piccoli aerei che collegano i villaggi dell’Essequibo con Georgetown rispetto agli altri anni”.
Shopping? Ma c’è un serio pericolo di invasione o no?
“Non di attacchi imminenti”.

Che non potreste fermare da soli, troppa differenza di forze. Americani e britannici vi difenderanno?
“Abbiamo un accordo di cooperazione attiva con gli Usa che consiste nel training delle nostre forze. Lavorano in affiancamento sia su terraferma che nelle acque territoriali”.
L’esercito venezuelano è 30 volte il vostro. Cameron o Blinken vi hanno garantito che vi difenderanno o no?
“Non hanno detto questo. Hanno detto che si aspettano che questa area rimanga una zona di pace. E che vogliono che l’aggressione si fermi qui, e il Venezuela rispetti le leggi internazionali. Il discorso di Cameron è stato estremamente potente, e sono sicuro che Maduro se lo stia studiando bene. Loro hanno un esercito molto più grande del nostro, ma ricordatevi di Davide e Golia. Siamo pronti a difendere la nostra sovranità. Non siamo un Paese bellicoso, ma proteggeremo i nostri confini”.
Chiedendo aiuto?
“Ci difenderemo con quello che abbiamo, e la nostra prima linea di difesa è la diplomazia. Tutto quello che ha ottenuto Maduro è far conoscere la Guyana in tutto il mondo. Chi aveva sentito parlare di noi prima di ora? Ci conoscevano solo per il massacro di Jonestown, il suicidio di massa del 1978. Poi ecco che la ExxonMobil trova il petrolio in Guyana, e molti hanno scoperto una nuova frontiera. Ma quello che ha fatto Maduro ci ha reso famosi al di là del petrolio. Ora guardo Al Jazeera e Bbc e cosa vedo? La Guyana! Che assist, Maduro”.
Dice che avete svenduto per quattro soldi i giacimenti alla ExxonMobil. Ai “gringos”.
“Fa la voce grossa con ExxonMobil ma nessuno lo prende sul serio. Il contratto è stato firmato dal precedente governo, noi abbiamo garantito che lo rispetteremo: altrimenti chi firmerebbe più un contratto con la Guyana? Abbiamo tutti gli occhi addosso, su questo”.

In Essequibo, intanto, centinaia di miniere di oro e diamanti devastano e disboscano la foresta pluviale…
“Ma niente affatto, la Guyana è l’orgoglio della comunità internazionale proprio per la difesa del suo ambiente. Abbiamo il più basso tasso di sfruttamento ambientale al mondo, e un bilancio di Co2 negativo. Le esplorazioni petrolifere avvengono 120 miglia al largo, abbiamo l’84% del Paese con grandi foreste e bassa deforestazione. Siamo stati i primi al mondo a vendere i carbon credit: 750 milioni di dollari di contratto con gli Usa, lo stanno studiando tutti”.
Il presidente Alì ripete che il rischio di attacco militare va preso molto seriamente. Avete un piano, nel caso? Se attaccheranno prenderanno prima…
“Non prenderanno proprio niente. Non gli daremo nulla. La canzone più ascoltata in questo momento in Guyana è di Dave Martin: ‘Nemmeno un filo d’erba’”.
