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Noi giornalisti e paria. Il dramma quotidiano di questa professione sotto le bombe a Gaza

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Ultimo aggiornamento 14 Dicembre, 2023, 00:32:02 di Maurizio Barra

Ieri è stato giorno molto piovoso. Tutti continuiamo a correre da una parte all’altra per cercare di raccogliere legna per fare fuoco e poter cucinare e riscaldarci. Viviamo in un posto dove ci sono molti bambini e non abbiamo più benzina nè elettricità. Il problema principale poi è accaparrare cibo e riscaldare la notte. Siamo tutto il tempo alla ricerca di coperte e di materassi per cercare di tenere caldi i bambini.

Allo stesso tempo devo pensare al mio lavoro di giornalista, che storia fare, cosa raccontare. Ieri ho seguito l’arrivo degli aiuti umanitari. Sono andato al check point di Kerem Shalom. È un dato di fatto che sta aumentando il volume di aiuti che arrivano nella Striscia. Ciononostante la mezza luna rossa palestinese continua a dire che sono ampiamente insufficienti. Sono stato anche a filmare una scuola che è stata trasformata in un campo rifugiati.

Continuo a lavorare ma è molto dura. Secondo il conteggio delle autorità locali il numero di giornalisti uccisi è salito ieri a 89, con la morte di altri due colleghi. Il mio caro amico Bilal Jadallah è stato colpito e ucciso mentre guidava la sua macchina. E tutti noi crediamo che almeno alcuni siano stati presi di mira intenzionalmente. Stiamo soffrendo molto. Nel posto in cui vivo ora con la mia famiglia, non posso in alcun modo dire che sono un cronista. Tutti hanno paura di avvicinarsi a noi. Tutti qui sanno che camminiamo con un bersaglio sulla schiena. E noi stessi siamo spaventati possano attaccare la casa in cui stiamo e persone muoiano per colpa nostra. È causa di stress enorme. Diversi colleghi sono stata mandati a via dai posti che avevano affittato e già pagato. Le persone hanno paura di avvicinarsi a noi.

(afp)

Israele non ha mai detto esplicitamente che i giornalisti sono target. Però se si confrontano i numeri dei giornalisti uccisi in questo conflitto rispetto ai precedenti è inevitabile concludere che c’è un’intenzionalità. Pur essendo abituati alla guerra, questa è la peggiore che abbiamo mai vissuto. Siamo in una posizione estremamente delicata.

Eppure tutti qui hanno smania di informarsi. L’unico modo per avere notizie è attraverso i cellulari. Tutti uomini e donne sono continuamente impegnati a cercare di ricaricare i telefoni per ascoltare le notizie. Ci si rivolge a chi ha abitazioni con i pannelli solari o in quei pochi posti rimasti che hanno i generatori. La mancanza di elettricità è ancora una volta il problema principale. Le persone usano il telefono per ascoltare le notizie alla radio tutto il tempo. Seguiamo la radio palestinese di Ramallah, perché tutte le radio di Gaza hanno cessato le operazioni. Poi ascoltiamo la radio di Al-Jazeera. Ma ascoltiamo assiduamente anche la radio israeliana in arabo.

Abbiamo seguito ieri le parole di Biden critiche con Netanyahu e la risoluzione delle Nazioni Unite che chiede il cessate il fuoco. Entrambe sono state notizie molto positive. Ma tutti sono convinti che Israele non si fermerà che continuerà a uccidere più civili e occupare più territori. Pensiamo che Israele continuerà a bombardare e che non vedremo il fine della guerra presto.Sappiamo anche che la risoluzione dell’Onu non fermerà la guerra. Però sappiamo attraverso di essa che la maggior parte del mondo sta chiedendo di fermare la guerra contro i civili a Gaza.

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