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La governatrice della Banca centrale turca torna a vivere dai genitori. “Istanbul è troppo cara”

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Ultimo aggiornamento 18 Dicembre, 2023, 05:47:39 di Maurizio Barra

Una giovane professionista turca, dopo una brillante carriera negli Stati Uniti, decide di tornare nel suo Paese. L’incarico è prestigioso, la paga ottima, la sfida eccitante. Ma presto scopre che gli affitti a Istanbul sono diventati proibitivi anche per la classe medio-alta, comprare casa nemmeno a dirlo, i prezzi sono fuori scala pure per chi guadagna molto bene e così decide di tornare e vivere, marito e bagagli, con i suoi genitori.

Una storia come tante per una generazione di quarantenni turchi alle prese con l’inflazione galoppante, che supera il 60% nelle stime ufficiali, e va oltre il 100% secondo alcuni studi indipendenti. Se non fosse che a raccontarla è stata niente di meno che Hafize Gaye Erkan, 44 anni, la governatrice della Banca centrale turca. “Non siamo riusciti a trovare un alloggio a Istanbul. È terribilmente costoso. Ci siamo trasferiti dai miei genitori”, ha spiegato al quotidiano Hürriyet. “È possibile che Istanbul sia diventata più cara di Manhattan?”.

Il problema più importante “è la mancanza di alloggi sociali che porta ad un aumento degli affitti, di questo si stanno occupando anche il presidente e il vicepresidente”, ha spiegato la banchiera prendendosela con “alcuni proprietari che non possono avere dieci case” mentre molte persone sono costrette a dormire in dieci “in una casa”. L’intervista ha suscitato una valanga di reazioni online e sui giornali turchi, di cittadini solidali o infastiditi, di politici ed economisti. “A chi lo chiede potete dire che gli affitti sono diminuiti del 25%, proprio come ha fatto il Ministro del Commercio :)”, le ha risposto su X il produttore televisivo Armagan Caglaya, quasi 2 milioni di follower. “Chi ha reso Istanbul più cara di Manhattan? 21 anni al potere: il grande economista Erdo?an!!!”, ha scritto Gultekin Uysal, politico dell’opposizione.

“Può darsi che non trovi un affitto adatto a lei perché anche i prezzi delle case di lusso sono schizzati alle stelle, oltre i 2mila euro”, dice Mustafa, che vive a Istanbul in un appartamento di 60 metri quadri con la famiglia, moglie e due figli, e fatica a far quadrare i conti con due lavori entrambi come freelance. “Penso che volesse compiacere il presidente che la scorsa settimana si è lamentato degli affitti troppo alti nelle grandi città incolpando gli ‘i proprietari di casa avidi’, ma francamente non credo di avere gli stessi problemi della nostra governatrice. E poi: chi ci ha portato a questo punto? Nessuno lo dice”.

Erkan ha lavorato per oltre 10 anni nelle principali banche americane, cresciuta in Goldamn Sachs, poi approdata a First Republic, da cui è uscita diversi prima del crac con una generosa buonuscita. A giugno Erdogan aveva segnato una svolta storica in Turchia chiamandola a gestire la banca centrale, la prima volta per una donna e per di più con una missione molto complessa: domare la bestia dell’inflazione cambiando la politica monetaria dei tassi bassi voluta fino a quel momento proprio dal presidente.

Con il ministro dell’economia Simsek, Erkan ha lavorato a un rialzo dei tassi graduale, dall’8 all’attuale 40%. “Mi è sembrato un modo per dire al popolo turco che è una di ‘loro’, alle prese con gli stessi problemi economici di milioni di famiglie a reddito medio basso”, dice l’economista Guldem Atabay, “Ma ha detto anche che incontra spesso il presidente per fornirgli aggiornamenti e che in uno di questi incontri ha chiesto a Erdogan di indicare tre aree a cui vorrebbe che la banca centrale desse un forte sostegno. Un messaggio infelice, dato che l’economia turca ha sofferto a causa della politicizzazione della banca centrale”.

Soprattutto, le sue dichiarazioni potrebbero avere conseguenze indesiderate: “L’intervista svela il terribile problema dell’inflazione in Turchia, la credibilità dell’agenzia statistica turca Tuik – conclude l’economista – e gli sforzi ancora in corso da parte dei vertici della banca centrale per compiacere il Presidente piuttosto che fare ciò che è necessario per rallentare il tasso di inflazione verso l’obiettivo del 5%”.

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