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Bill Schneider: “Per fermare Trump ci vorrà una condanna in uno dei 4 processi”

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Ultimo aggiornamento 21 Dicembre, 2023, 13:11:56 di Maurizio Barra

New York — Il politologo Bill Schneider ha una convinzione: «Non sarà la sentenza del Colorado a poter fermare Trump, ma piuttosto l’eventuale condanna in uno dei quattro processi penali».

Cosa pensa della decisione di cancellarlo dalla scheda elettorale?

«Vedremo cosa succederà alla Corte Suprema federale. Quella del Colorado è composta interamente da giudici nominati dal governatore democratico dello Stato, e nonostante questo si è trattato di una decisione contrastata, con quattro voti a favore e tre contro. La Corte Suprema federale potrebbe facilmente rovesciare il verdetto, con la sua maggioranza di sei giudici conservatori, di cui tre nominati da Trump, contro tre liberal. Non sarebbe una sorpresa se bocciassero la sentenza».

Che cosa pensa del caso sul piano legale?

«È una sentenza senza precedenti. Cancellare un candidato dalla scheda elettorale è una decisione molto difficile da sostenere negli Stati Uniti».

Anche se l’accusa è di aver partecipato a un’insurrezione?

«Si tratta di un emendamento della Costituzione che risale ai tempi della Guerra Civile. Non sono sicuro che la maggioranza degli americani appoggi ancora questa idea. La sentenza arriva nel mezzo di una controversia politica sul ruolo di Trump nell’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021, e trovo difficile immaginare che sarà confermata».

Lui già dice che è la prova del complotto per interferire nelle elezioni. Riceverà una nuova spinta nei sondaggi?

«Non so quanto sia valido il suo argomento dal punto di vista legale, ma da quello politico certamente sosterrà che viene perseguitato dall’establishment, e i suoi sostenitori amano questo genere di propaganda. I suoi elettori sono populisti, odiano l’establishment. L’intera campagna di Trump è basata sull’idea che il sistema sta cercando di farlo fuori e i suoi fan sono molto eccitati dall’idea di andare contro l’establishment».

Trump è nettamente favorito nelle primarie repubblicane, ma ora è avanti anche nella sfida contro Biden. Perché?

«Ha un vantaggio fondamentale su Biden: il presidente viene visto come una persona debole. Nel dicembre del 2002, Bill Clinton fece questa dichiarazione: “Strong and wrong beat weak and right”, ossia un candidato forte ma nel torto batte quello debole ma nel giusto. È la regola suprema della politica. La gente magari non è d’accordo con Trump su tutto, ma pensa sia forte. Invece crede che Biden sia debole, perché anziano vuol dire fiacco. Quindi molti elettori son riluttanti a rieleggerlo, semplicemente perché pensano che sia un presidente debole».

Manca circa un anno alle elezioni: Biden può ancora recuperare?

«Certo, ha molte possibilità di farlo. La prima è che Trump venga interdetto. Non è tanto più giovane di Biden e alla sua età è sempre possibile avere dei problemi. Abbiamo fatto molti sondaggi, da cui risulta che la motivazione principale delle intenzioni di voto sta nel fatto che Donald è forte e Joe debole. Se Trump all’improvviso dimostrasse debolezza o qualche disabilità, la corsa cambierebbe. L’altro elemento decisivo è se sarà condannato per qualsiasi reato, in uno dei quattro processi penali in cui è incriminato. La sua base è solida ma molti elettori, circa un quarto, dicono che sarebbero riluttanti a votarlo se fosse giudicato colpevole da un tribunale. Dunque molto dipende dal risultato di questi processi, perché sono criminali, non politici. Se sarà condannato, avrà parecchi problemi».

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