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La metà dei russi ha un desiderio per il nuovo anno: la fine dell’ “operazione militare” in Ucraina

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Ultimo aggiornamento 2 Gennaio, 2024, 03:46:00 di Maurizio Barra

MOSCA – Per il 2024 metà dei russi augura ai propri connazionali la fine dell’operazione militare speciale. È quanto emerso da un sondaggio condotto dall’istituto di ricerca indipendente Russian Field. Resta però aperta la questione di quali risultati i russi si aspettino dalla fine delle ostilità.

Il 50 per cento del campione che ha risposto all’intervista telefonica, condotta nella prima metà di dicembre, ha affermato di augurare ai compatrioti un’atmosfera di pace. In particolare, la conclusione delle operazioni in Ucraina.

Gli auguri di pace hanno superato per popolarità i più tradizionali auspici di buona salute, prediletti dal 40 per cento degli intervistati. Una discreta fetta degli intervistati, augura ai connazionali anche pazienza e ottimismo, virtù quanto mai necessarie in un momento così difficile per il Paese, così come benessere generale e stipendi più alti. Tra i più ottimisti i giovani con stipendi alti e gli utenti dei social network occidentali, come Youtube e Instagram, rispetto agli utilizzatori degli analoghi nazionali.

Russian Field intervista regolarmente i russi sui loro sentimenti nei confronti dell’operazione militare speciale. Un sondaggio condotto a metà ottobre 2023 ha mostrato per la prima volta da aprile 2022 un’inversione di tendenza rispetto al possibile avvio di negoziati di pace: la quota di sostenitori della via diplomatica, il 48 per cento, ha superato quella di coloro che desiderano un proseguimento delle attività militari, rappresentata dal 39 per cento del campione.

A giugno un campione analogo aveva restituito l’immagine di una popolazione divisa in parti quasi uguali tra gli oltranzisti e i sostenitori dei colloqui di pace: rispettivamente il 45 e 44 per cento. Nel sondaggio di ottobre, si sono espressi a favore del proseguimento dell’operazione soprattutto gli uomini e, in generale, gli intervistati di età superiore ai 45 anni. Le donne e la componente più giovane del campione hanno invece auspicato il passaggio alla via diplomatica. Gli autori del sondaggio hanno lasciato aperta la domanda sui possibili termini di un accordo di pace, raccogliendo le proposte degli intervistati.

Solo il 3 per cento del campione si è espresso a favore del ritiro delle truppe entro i confini del 1991, contro il 6 per cento che al contrario riteneva necessaria la capitolazione di Kiev o quanto meno il riconoscimento delle quattro regioni annesse a settembre 2022. In quel momento, stando ai risultati del sondaggio, più della metà dei russi riteneva l’esercito russo in vantaggio e il 49 per cento non rinnegava la decisione iniziale di avviare l’operazione.

Secondo il committente del sondaggio di ottobre, lo scienziato politico e membro della Camera pubblica Aleksander Asafov, i risultati dell’indagine confermerebbero l’esistenza di una idea comune dei russi su come debba concludersi l’operazione militare, sia pure con delle sfumature. Molte risposte su “cosa possa considerarsi per la Russia una vittoria” accomunano tanto i sostenitori dei negoziati, quanto gli elementi più oltranzisti. Vale a dire, con il rispetto delle posizioni finora ottenute. Concretamente: il rispetto dell’adesione dei nuovi territori e “l’eliminazione delle minacce”.

Il direttore del centro statistico Vtsiom, Valerij Fedorov, al contrario ritiene che nei russi non si sia ancora formata un’idea univoca di cosa rappresenti una vittoria per il Paese, ma che non possa prescindere dal mantenimento delle quattro nuove regioni. Secondo lo scienziato politico Vladimir Shemjakin il fatto che degli obiettivi iniziali dell’operazione non se ne parli più da molto, l’indeterminatezza sui risultati strategici, da un lato impediscono agli intervistati di farsi un’idea sulla cosiddetta “vittoria”, dall’altra lascia alle autorità mano libera per adattare le decisioni alla contingenza.

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