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La vita da Squid Games di Lee Jae-myung. Ecco chi è il leader accoltellato

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Ultimo aggiornamento 2 Gennaio, 2024, 17:12:33 di Maurizio Barra

Non può finire con una coltellata alla giugulare, la vita degna di una serie tv del leader dell’opposizione sudcoreano Lee Jae-myung. Dall’ospedale dicono che sopravviverà all’attacco del pazzo che gridando “Voglio un autografo!” lo ha pugnalato a tradimento durante l’inaugurazione di un aeroporto. Se questa fosse una sceneggiatura sudcoreana, l’esito sarebbe una pronta guarigione e una vittoria alle amministrative di aprile e poi alle presidenziali del 2027.

Le elezioni di primavera a l’ascesa di Lee

Lee era già entrato nella storia la scorsa primavera per aver perso di un margine infinitesimale le elezioni. Un soffio da 0,73% di voti, record storico che ha consegnato il Paese nelle mani dell’ex procuratore acchiappa-corrotti, Yoon Suk-yeol del Partito del potere al popolo.

In campagna elettorale, Lee si presentava ai comizi scalciando e sferrando pugni all’aria con le tecniche dell’arte marziale taekwondo. “Non c’è sudcoreano che non conosca qualche mossa.” Spaccava tavolette di legno con scritto sopra “Crisi Covid-19,” poiché, come sindaco per sette anni della città di un milione di abitanti di Seongnam, ha gestito in modo esemplare la pandemia. Nonostante la postura da macho, Lee si batteva non solo per portare al 30% la rappresentanza parlamentare femminile in un Paese notoriamente maschilista, dove le parlamentari non sono mai andare oltre il 19%, ma proponeva anche un reddito di cittadinanza da 760 euro a persona e aiuti economici agli universitari e neolaureati più poveri.

(fotogramma)

Le origini umili

Di povertà ne sa qualcosa di persona, il leader del Partito democratico sudcoreano la cui vita sembra degna di un concorrente del gioco crudele della serie sudcoreana “Squid Game” dove i più disperati delle classi sociali meno fortunate sono in una gara violenta fino alla morte.

Lee è il quinto di sette fratelli di una famiglia di contadini impoveriti rovinata da un padre dipendente dal gioco d’azzardo. Viene da una delle zone più misera della Corea del sud. Doveva scarpinare 15 km al giorno, andata e ritorno, per frequentare la scuola dell’obbligo. Per arrotondare, rimaneva a pulire i bagni, invece di partecipare ai concorsi artistici come sognava. Un piccolo fiammiferaio che si rifugiava nelle letture dei romanzi di Jules Verne in biblioteca, nei pochi momenti liberi, per fuggire, almeno con la mente, a una condizione dura che lo portò a lavorare ancora minorenne, mentendo sull’età. Sfruttato dai capisala, spinto a turni disumani, si maciullò un polso in una pressa e resta invalido, così da evitare il servizio di leva obbligatorio e potersi iscriversi all’università.

È qui che scoprì una coscienza politica. E una missione. Aiutare i più deboli, i più disagiati, gli sfruttati, sventolando la bandiera della lotta all’ineguaglianza che cresce sempre più in Corea del sud grazie a favoritismi, nepotismi e corruzione.

L’indagine per corruzione

Invece, perse le elezioni, nel settembre scorso viene indagato per un caso di corruzione edilizia mentre era sindaco. Urla alla persecuzione politica, non ci sta, protesta. E continua la sua costante attività di leadership che non si fa zittire.

Ora il Partito democratico, mentre Lee è sotto i ferri in ospedale, denuncia una “crisi della democrazia,” anche per il fatto che nonostante ci fossero una dozzina di agenti alla conferenza stampa, l’indagato sessantaseienne sia comunque riuscito a brandire una lama di 18 cm per aprire uno squarcio nel collo del loro leader indossando una corona di plastica con scritto “Sono Lee Jae-myung.”

La Corea del sud conosce già questi episodi. Durante la campagna elettorale primaverile, l’ex leader del Pd sudcoreano, Song Young-gil fu ferito alla testa da un attentatore con un corpo contundente. Nel 2015, l’ambasciatore americano Mark Lippert dovette farsi dare 80 punti a causa delle profonde coltellate ricevute al volto durante un dibattito a Seoul sulla riunificazione delle Coree. Nel 2006, l’allora leader dei conservatori e poi presidente, Park Geun-hye, fu sfregiata al volto da un attentatore. Suo padre, Park Chung-hee, al potere per 16 anni in Corea del sud dopo un golpe militare, fu freddato nel 1979 dal suo capo dell’intelligence durante una cena con troppo alcol.

Anche per questo passato vien da pensare che se, come probabile, Lee sopravviverà alla coltellata, potrà riemergere con ancora più consensi di prima, spingendosi avanti nei sondaggi e aprendo la strada per una vittoria alle prossime elezioni ed eventualmente alla conquista della presidenza.

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