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Vertice tra Afd e neonazisti per programmare l’espulsione dei migranti dalla Germania. L’ira di Scholz: “Minaccia alla democrazia”

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Ultimo aggiornamento 12 Gennaio, 2024, 03:56:13 di Maurizio Barra

BERLINO — “Imparare dalla storia non può essere solo una formula vuota: i democratici devono restare uniti”: il cancelliere Olaf Scholz è intervenuto ieri su una vicenda che sta scuotendo la Germania. Dal 2017, in una villa del Brandeburgo non lontana da quella del Wannsee dove nel ‘42 i nazisti progettarono lo sterminio degli ebrei, esponenti di spicco dell’ultradestra Afd si incontrano regolarmente e in gran segreto con Identitari, neonazisti e generosi finanziatori dalle nostalgie brune.

A fine novembre, alla presenza di Roland Hartwig, un uomo vicinissimo alla leader dell’Afd Alice Weidel, la riunione avrebbe discusso un piano di “Remigration”, di espulsione forzata di milioni di migranti — anche quelli con passaporto tedesco — in Nordafrica, illustrato da uno dei maggiori esponenti della galassia nera europea, l’austriaco Martin Sellner.

Una “Conferenza del Lehnitzsee” che fantasticava sulle possibili iniziative da intraprendere qualora l’Afd dovesse riuscire a prendere il potere. E non è un’ipotesi neanche tanto peregrina: in alcuni land dell’Est dove si vota in autunno (Turingia, Brandeburgo e Sassonia) è in cima ai sondaggi. Tant’è vero che il leader dell’ultradestra in Sassonia-Anhalt, Ulrich Siegmund, avrebbe suggerito in risposta al Masterplan di Sellner di rendere la vita difficile ai migranti già ora, al livello regionale.

Scholz ha reagito subito alle notizie pubblicate per primo da Correctiv: «Non lasceremo che qualcuno definisca il ‘noi’ in base alle origini migratorie», ha scritto su X, aggiungendo che chi viola i principi democratici «è un caso per i nostri servizi segreti e per la giustizia». I servizi di alcuni land hanno già messo sotto osservazione l’Afd, ma l’ultradestra ha sempre negato di sostenere tesi radicali come quella della “Remigration”. Anche ieri ha sostenuto che le loro posizioni sui migranti non cambiano e che quell’incontro era “privato”.

In più, racconta il Tagesspiegel, a quei ritrovi clandestini in cui convergevano la destra eversiva e quella parlamentare avrebbe partecipato anche l’ex capo dei servizi segreti, Hans-Georg Maassen. Proprio in quei consessi avrebbe maturato l’idea di trasformare la corrente reazionaria nella Cdu della “Werteunion” in un partito. Scopo dell’operazione: creare una forza politica che faccia da cuscinetto tra i cristianodemocratici e l’Afd, per favorire future alleanze tra moderati e ultradestra. Secondo indiscrezioni, Maassen potrebbe annunciare la nascita del nuovo partito il 20 gennaio.

Il segretario generale della Cdu, Carsten Linnemann si è detto “scioccato” dalla notizia della presenza di membri del suo partito alle riunioni segrete con membri dell’Afd e neonazisti. E ha promesso “conseguenze pesanti” per i colleghi.

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