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Jacinda Ardern si è sposata. Un anno fa le clamorose dimissioni da premier della Nuova Zelanda

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Ultimo aggiornamento 13 Gennaio, 2024, 21:32:33 di Maurizio Barra

SYDNEY – E’ passato quasi un anno dal 19 gennaio 2023 quando la carismatica premier neozelandese Jacinda Ardern, allora 42enne, annunciò le sue clamorose dimissioni e disse in diretta al compagno: “E ora ci sposiamo”. Oggi, Ardern si è unita in matrimonio con il compagno Clarke Gayford, un giornalista di qualche anno più anziano e padre della sua bambina nata nel 2018.

Il matrimonio è stato rinviato fino a oggi a causa della pandemia, che la allora premier gestì in modo considerato encomiabile dai più, anche se la fronda “no vax”, ben presente in Nuova Zelanda, ha protestato anche oggi e proprio nel luogo delle nozze.

La decisione di dimettersi aveva sorpreso i neozelandesi e anche il resto del mondo, ma lei – dopo 5 anni e mezzo alla guida del Paese – aveva spiegato di non avere più abbastanza energia per ricoprire l’incarico in un anno elettorale.

Pochi mesi dopo le sue dimissioni da capo del governo e leader laburista, le elezioni in Nuova Zelanda hanno portato al governo i suoi avversari e ora primo ministro è il leader del Partito Nazionale Christopher Luxon.

Il matrimonio si è svolto in forma “intima” nei vigneti di Hawkès Bay, nel Nord-Est del Paese. La sposa indossava un vestito bianco lungo senza maniche (in Nuova Zelanda è piena estate) con i capelli raccolti a fermare un velo leggero, mentre il marito era in abito scuro con fiori bianchi all’occhiello.

La coppia aveva tentato di mantenere il silenzio sui dettagli delle nozze, ma nel piccolo Paese da 5 milioni di abitanti, i media locali hanno saputo in anticipo il luogo e l’ora delle nozze.

L’ex premier ha mostrato grande empatia e determinazione nella sua gestione dopo l’attacco suprematista del 2019 che ha causato 51 morti in due moschee a Christchurch e successivamente con le misure energiche durante la pandemia di Covid-19, che hanno fatto della Nuova Zelanda uno dei Paesi meno colpiti. I media coniarono all’epoca il termine “jacindamania” per spiegare l’ondata di consensi soprattutto fra giovani e donne.

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