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Russia, prete scomunicato: si era rifiutato di pregare per la vittoria in Ucraina

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Ultimo aggiornamento 15 Gennaio, 2024, 12:54:11 di Maurizio Barra

MOSCA — Il primo avvertimento è arrivato il 5 gennaio, alla vigilia del Natale Ortodosso: l’arciprete Aleksej Uminskij è stato rimosso come rettore della Chiesa moscovita della Trinità Vivificante a Khokhly, incarico che ricopriva dal 1993. Da allora, nell’arco di appena una settimana, il tribunale ecclesiastico ha tenuto tre udienze e ne ha infine sentenziato, in contumacia, la scomunica che diventerà presto ufficiale dopo la scontata approvazione del patriarca Kirill. Un processo per direttissima. Uminskij aveva più volte fatto parlare di sé. Nell’aprile del 2021 aveva invitato le autorità a mostrare misericordia e a consentire che un medico visitasse Aleksej Navalnyj, allora in sciopero della fame. Nel febbraio del 2022 aveva dichiarato di «non poter sostenere azioni militari».

E lo scorso autunno, durante un’intervista, aveva consigliato ai fedeli di cercare sacerdoti che «pregano più per la pace che per la vittoria». Tanto che sul canale televisivo Spas, di proprietà della Chiesa, Uminskij era stato definito un «criminale in tonaca». Ma la colpa che gli è stata imputata è essersi rifiutato di recitare durante la liturgia la “Preghiera per la Santa Rus’” che perora la vittoria russa in Ucraina. Una novità liturgica introdotta da Kirill dopo l’inizio dell’offensiva contro Kiev.

La preghiera andrebbe declamata davanti all’altare proprio nel cuore della liturgia. Sostiene che sia in corso un’invasione straniera della Santa Rus’ che va respinta il più rapidamente possibile e culmina nell’invocazione: «Alzati, o Dio, per aiutare il tuo popolo e concedici la vittoria mediante il tuo potere». Uminskij non è il solo a essere finito nel mirino per aver trovato la bellicosa supplica in contrasto con i principi cristiani. Lo scorso maggio anche padre Ioann Koval è stato costretto a rinunciare all’abito talare per essersi azzardato a sostituire la parola «vittoria» con «pace». Ora dice messa ad Antalya in Turchia dopo essere stato reintegrato dal patriarca ecumenico Bartolomeo di Costantinopoli.

(reuters)

Quando nel febbraio del 2022 la Russia ha lanciato la sua Operazione Militare Speciale contro l’Ucraina, pochissimi sacerdoti hanno preso le distanze dai sermoni del patriarca Kirill, braccio religioso del Cremlino, a sostegno delle forze armate e della cosiddetta “operazione militare speciale”. Degli oltre 40mila preti della Chiesa ortodossa russa, soltanto 300 hanno firmato un appelo per la pace. I rischi, come dimostrano i casi di Uminskij e di Koval, sono alti. Questi preti «perdono tutto», sostiene Pavel Fakhrtdinov, cofondatore del progetto “Pace per tutti” che aiutare i sacerdoti “ribelli”. Uminskij, dal canto suo, non ha commentato. Sul suo profilo Facebook, ha scritto soltanto: “Addio, Tour de France”, titolo di una canzone del gruppo Serebrianaja Svadba sull’ultimo corridore del Tour De France che ha mancato la vittoria. «Anni di fatica disumana furono sprecati invano, ma a volte si perdono cose più importanti. Succedono cose peggiori». Le guerre, ad esempio.

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