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Libertà di stampa, allarme per Telegraph e Spectator: “Non vendeteci agli amici di Putin”

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Ultimo aggiornamento 24 Gennaio, 2024, 15:34:09 di Maurizio Barra

LONDRA – Mentre in Italia Giorgia Meloni attacca “Repubblica” scatenando critiche, nel Regno Unito c’è un altro tema che intreccia democrazia, libertà di stampa e governi. In ballo, c’è il futuro di due giornali gotha del credo conservatore: il quotidiano “Daily Telegraph” e il settimanale “Spectator”, che potrebbero finire nelle mani non solo di investitori stranieri come Murdoch lo è al “Times”, ma, in pratica, di un esecutivo straniero. Quello di Abu Dhabi. Tanto che il direttore dello “Speccie”, Fraser Nelson, ha scritto ieri sul suo sito: “Qui è in gioco la libertà di espressione. Non vendeteci agli amici di Putin”.

Con questa frase, Nelson si riferisce al recente viaggio del presidente russo negli Emirati Arabi Uniti, dove è stato accolto con tutti gli onori nonostante la brutale e illegale guerra all’Ucraina. “Quanto, di questo Paese, lasceremo comprare ai compari di Putin?”, si chiede il direttore dello “Spectator”, molto preoccupato da un’operazione che pare in dirittura di arrivo. Ossia l’acquisizione del “Telegraph” e del settimanale da parte del fondo “RedBird IMI”, un’alleanza tra gli americani di Red Bird (gli stessi del Milan in Italia) e il fondo “Imi” dallo sceicco Mansour bin Zayed bin Sultan al Nahyan. Che non solo è il proprietario di un’altra squadra di calcio, lo stellare Manchester City allenato da Pep Guardiola, ma anche il vicepresidente degli Emirati Arabi Uniti.

“Non sono contro il controllo straniero dei giornali, se viene rispettata la libertà di stampa”, scrive Nelson, “ma qui siamo di fronte a un evento inedito: perché si tratta di un governo straniero che vuole acquisire il “Telegraph” e lo “Spectator”. Non ci si era mai spinti a tanto. E questo governo straniero è anche dittatoriale”. Dunque, si chiede il direttore del settimanale conservatore: come sarà possibile mantenere l’indipendenza editoriale? Nel World Press Index stilato da Reporter Senza Frontiere, gli Emirati Arabi Uniti sono al 145esimo posto nel mondo per libertà di stampa (su 180 Paesi).

Il fondo RedBird e gli alleati dello stesso sceicco Mansour smentiscono categoricamente ogni tentativo di voler influenzare la linea editoriale di “Telegraph” e “Spectator”. Ma sinora a Londra in molti sono ancora scettici, i conservatori duri e puri sono sul piede di guerra e per questo l’operazione finanziaria è ancora sotto scrutinio da parte del governo, anch’esso conservatore, di Rishi Sunak, nonché del garante dei media “Ofcom” e di quello per la concorrenza. Red Bird IMI e Mansour hanno in pugno l’affare, da 1,2 miliardi di sterline (circa 1,4 miliardi di euro) dopo aver pagato gran parte dei debiti che i vecchi proprietari del gruppo editoriale, i fratelli Barclay dell’hotel Ritz a Londra, avevano contratto con la banca Lloyds (circa 600 milioni). Gli stessi Barclay hanno già venduto, all’imprenditore tedesco Peter Rösner, la straordinaria sede dello Spectator: ossia lo storico palazzo georgiano di 22 Old Queen Street, a pochi passi dal Parlamento di Westminster.

“Ma i giornali non sono treni o centri commerciali”, conclude Nelson, “bensì linfe vitali del sistema democratico. In questo Paese, sinora abbiamo separato nettamente governi e media, in nome della libertà di stampa. Tutto ciò come potrà essere ora possibile se un esecutivo straniero di questo genere assumerà la guida del Telegraph e dello Spectator?”.

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