Aggiornamenti, Mondo, Notizie, Ultim'ora, VIDEO NOTIZIE

Meloni vuole l’Europa nel Piano Mattei: hotspot in Africa e 4 miliardi in 5 anni

Tempo di lettura: 4 minuti

Ultimo aggiornamento 26 Gennaio, 2024, 04:00:16 di Maurizio Barra

ROMA — Pochi giorni fa, conversando con i ministri interessati al dossier, Giorgia Meloni l’ha messa giù così: per votare la prossima Commissione Ue – il senso del suo ragionamento – porrò tra le condizioni l’impegno a far diventare europeo il progetto italiano del Piano Mattei. «Che significa?», le hanno chiesto diversi presenti, all’oscuro di tutto o quasi. Significa, ha sintetizzato la leader, che anche Bruxelles dovrà investire in infrastrutture e formazione in Africa, seguendo l’esempio che si accinge a proporre l’Italia. E significa anche che dovrà essere sempre l’Europa a garantire – attraverso una sua missione o comunque grazie alla partecipazione di personale proveniente dai suoi Paesi membri – la sicurezza, il rispetto dei diritti umani e il riconoscimento del diritto d’asilo ai migranti ospitati in appositi hotspot nel continente. L’idea è aprire centri di raccolta lungo le coste del Maghreb, ma anche in specifiche aree subsahariane, sul modello di quelli previsti dall’accordo tra Roma e Tirana. Ecco, con queste ambizioni Meloni si prepara a ospitare lunedì a Roma la prossima Conferenza Italia-Africa. Il primo passo verso il Piano Mattei.

Una premessa doverosa, a questo punto: trattandosi di un progetto pluriennale, siamo lontanissimi dalla meta. Anche perché finora, va detto, il Piano Mattei ha rappresentato soprattutto uno slogan con cui Meloni ha provato ad ammortizzare il fallimento nella gestione degli sbarchi. Detto questo, a Palazzo Chigi si lavora da mesi all’idea. E si ripone grande fiducia nell’impresa. Il disegno della presidente del Consiglio parte da un impegno di massima che Roma si appresta ad assumere: quello di mobilitare per l’Africa quattro miliardi in 5-7 anni. Soldi italiani, ma non soltanto denaro pubblico. L’obiettivo, dal sapore marcatamente dirigista, è quello di chiedere alle grandi aziende di Stato – a partire da quelle energetiche, ma non soltanto – di pianificare con l’esecutivo i progetti infrastrutturali da finanziare. Si tratta quindi in primo luogo di Eni ed Enel, già assai attive nel continente africano. Ma c’è di più. L’esecutivo punta a convincere alcuni atenei italiani a investire in Africa in progetti di formazione, partnership e borse di studio, ancor più di quanto già facciano. La leva dovrebbe essere quella di co-finanziamenti o sgravi fiscali. E ancora, si immagina di mobilitare anche Cassa depositi e prestiti nello sforzo di sostenere banche di sviluppo. Ma anche di arruolare istituti di credito privati, facendo valere innanzitutto la moral suasion di Palazzo Chigi.

La massima mobilitazione dei colossi di Stato, che in realtà già agiscono nelle aree in cui sono concentrati gli interessi energetici nazionali, sarebbe finalizzata a razionalizzare gli sforzi, scegliendo assieme al governo su quali strade, ponti, porti, reti ferroviarie investire. In quali Paesi? Secondo il Foglio, Eni ed Enel sarebbero pronti a concentrarsi soprattutto su Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Costa d’Avorio ed Etiopia.

Soltanto una parte del denaro proverrà, come detto, dalle risorse destinate ogni anno alla cooperazione: quest’anno il viceministro agli Esteri Edmondo Cirielli, meloniano di ferro, è pronto a stanziare duecento milioni in più sul capitolo africano. E a spostare dunque i due terzi del totale dei fondi su questo dossier. Ma la novità è che Meloni intende mobilitare l’intero sistema economico nazionale verso l’area a Sud del Mediterraneo, convincendo i Paesi africani – questa è la base teorica del progetto – che soltanto grazie al finanziamento delle infrastrutture e dei progetti di formazione possa crescere una classe media capace di assicurare lo sviluppo. Di tutto questo si inizierà a discutere lunedì prossimo a Palazzo Madama. Sono attesi 23 tra capi di Stato e di governo. Le delegazioni saranno in tutto 57. Ci sarà, come annunciato, anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Ed è proprio su di lei – in corsa per la riconferma – che Meloni punta per arruolare Bruxelles nel progetto. Facendo pesare i voti dei Conservatori europei nella partita che porterà alla nascita della prossima Commissione.

A dire il vero, la premier immagina di sfruttare anche un’altra coincidenza: il 2024 è anche l’anno della presidenza italiana del G7. Palazzo Chigi assicurerà massimo spazio al dossier africano nel corso del summit pugliese. Con l’ambizione di metterlo al centro degli investimenti della Partnership for Global Infrastructure and Investment, il piano di infrastrutture elaborato dall’amministrazione di Joe Biden per contrastare la Via della Seta cinese. Washington concentrerà le risorse soprattutto nell’indo-pacifico, cuore dei suoi interessi nel nuovo secolo. Meloni vuole invece spingere i membri europei del G7 a guardare soprattutto al continente africano, anche per ridimensionare la penetrazione cinese e russa in Africa. Un espansionismo economico e militare che rischia di procurare enormi problemi all’Europa nei prossimi anni. Non soltanto sul fronte migratorio, ma anche su quello della sicurezza energetica e del terrorismo.

source

La Tua opinione è importante! Vota questo articolo, grazie!
No votes yet.
Please wait...

Vuoi scrivere, commentare ed interagire? Sei nel posto giusto!

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.