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Il capo della Cia Burns: “Abbandonare l’Ucraina ora sarebbe un autogol storico”

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Ultimo aggiornamento 31 Gennaio, 2024, 17:54:40 di Maurizio Barra

NEW YORK – “Per gli Usa abbandonare il conflitto in Ucraina in questo momento cruciale e tagliare il sostegno a Kiev sarebbe un autogol di proporzioni storiche”. E’ l’avvertimento lanciato dal direttore della Central Intelligence Agency William Burns, in un saggio pubblicato sulla rivista Foreign Affairs intitolato “Spycraft and Statecraft“, dove spiega come intende “trasformare la Cia nell’età della competizione”.

Burns, ex diplomatico che in passato era stato l’ambasciatore americano a Mosca, scrive che “la chiave del successo sta nel preservare gli aiuti occidentali a Kiev. Rappresentando meno del 5% del bilancio della Difesa Usa, è un investimento relativamente modesto con significativi ritorni geopolitici per gli Stati Uniti, e notevoli ritorni per l’industria americana. Mantenere il flusso di armi metterà l’Ucraina in una posizione più forte, se emergesse un’opportunità per negoziati seri”. Quindi ci sono vantaggi tanto geopolitici, quanto economici, nel proseguire la difesa di Kiev. Un messaggio inviato al Congresso, dove da mesi i deputati fedeli a Trump impediscono l’approvazione di nuovi aiuti militari all’Ucraina. “Putin – avverte il capo della Cia – potrebbe brandire nuovamente la minaccia nucleare e sarebbe sciocco ignorare del tutto i rischi di un’escalation. Ma sarebbe altrettanto insensato lasciarsi intimidire inutilmente da essi”.
Secondo Burns l’invasione voluta da Putin “è già stata un fallimento per la Russia su molti livelli. Il suo obiettivo originale di conquistare Kiev e sottomettere l’Ucraina si è rivelato sciocco e illusorio. Il suo esercito ha subito danni immensi. Almeno 315.000 soldati russi sono stati uccisi o feriti, due terzi dei carri armati russi sono stati distrutti e il decantato programma decennale di modernizzazione militare di Vladimir Putin è stato vanificato. Tutto ciò è il risultato diretto del valore e dell’abilità dei soldati ucraini, sostenuti dal supporto occidentale. Nel frattempo, l’economia russa sta subendo battute d’arresto a lungo termine e il Paese sta suggellando il suo destino di vassallo economico della Cina. Le esagerate ambizioni di Putin si sono ritorte contro anche in un altro modo: hanno spinto la Nato a crescere e rafforzarsi”.

Il capo della Cia spiega che “questa tragica e brutale fissazione di controllare l’Ucraina e le sue scelte ha già portato vergogna alla Russia e messo in luce le sue debolezze, dalla sua economia unidimensionale alla sua esagerata abilità militare e al suo sistema politico corrotto. L’invasione di Putin ha anche stimolato una determinazione e una risolutezza mozzafiato da parte del popolo ucraino”.

Burns parla anche della situazione in Medio Oriente, affermando che “la chiave per la sicurezza di Israele e della regione è nei rapporti con l’Iran. Il regime iraniano è stato incoraggiato dalla crisi e sembra pronto a combattere fino all’ultimo, espandendo il suo programma nucleare e favorendo l’aggressione russa. Nei mesi successivi al 7 ottobre, gli Houti, il gruppo ribelle yemenita alleato dell’Iran, ha iniziato ad attaccare le navi commerciali nel Mar Rosso, e persistono i rischi di un’escalation su altri fronti”. Il capo della Cia scrive di “aver trascorso gran parte degli ultimi quattro decenni lavorando nel e sul Medio Oriente, raramente più intricato o esplosivo”. Secondo lui “gli Stati Uniti non sono gli unici responsabili della risoluzione di tutti i preoccupanti problemi del Medio Oriente. Ma nessuno di questi può essere gestito, e tanto meno risolto, senza una leadership attiva da parte degli Stati Uniti”.

L’ex diplomatico collega queste crisi anche al rapporto con la Repubblica popolare, che Washington considera la vera sfida geopolitica epocale: “Nessuno osserva il sostegno degli Stati Uniti all’Ucraina più da vicino dei leader cinesi. Uno dei modi più sicuri per riaccendere la percezione cinese dell’inettitudine americana, e alimentare l’aggressività di Pechino, sarebbe quello di abbandonare il sostegno a Kiev. Il continuo sostegno materiale all’Ucraina non va a scapito di Taiwan, invia un messaggio importante della determinazione degli Stati Uniti che aiuta Taiwan”.
Secondo Burns, la Repubblica popolare “rimane l’unico rivale degli Stati Uniti, con l’intento di rimodellare l’ordine internazionale e il potere economico, diplomatico, militare e tecnologico per farlo. Il problema non è l’ascesa di Pechino in sé, ma le azioni minacciose che sempre più l’accompagnano. Il leader cinese Xi Jinping ha iniziato il suo terzo mandato presidenziale con più potere di qualsiasi suo predecessore dai tempi di Mao Zedong. Invece di usare quel potere per rafforzare e rivitalizzare il sistema internazionale che ha consentito la trasformazione della Cina, Xi sta cercando di riscriverlo. Nella professione dell’intelligence, studiamo attentamente ciò che dicono i leader. Ma prestiamo ancora più attenzione a ciò che fanno. La crescente repressione di Xi in patria e la sua aggressività all’estero, dalla partnership ‘senza limiti’ con Putin alle minacce alla pace e alla stabilità nello Stretto di Taiwan, sono impossibili da ignorare”. Quindi il capo della Cia conclude: “Per Xi, un uomo incline a vedere gli Stati Uniti come una potenza in declino, la leadership americana in Ucraina è stata sicuramente una sorpresa. La volontà degli Stati Uniti di infliggere e assorbire un danno economico per contrastare l’aggressione di Putin – e la sua capacità di mobilitare i propri alleati per fare lo stesso – ha contraddetto fortemente la convinzione della Repubblica popolare secondo cui l’America è in declino terminale. Più vicino alle coste cinesi, la resilienza della rete americana di alleati e partner nell’Indo-Pacifico ha costretto Pechino a riflettere”.

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