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Ucraina, sulla mobilitazione ora è scontro tra Zelensky e il capo dell’esercito

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Ultimo aggiornamento 1 Febbraio, 2024, 12:20:57 di Maurizio Barra

KHARKIV — Non piove dal nulla, la crisi riesplosa lunedì tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il capo delle forze armate Valery Zaluzhny. La scintilla che «ha intossicato un rapporto già deteriorato», come dice il politologo Ruslan Bortnik, è la bozza di legge sulla mobilitazione depositata ufficialmente alla Verkhovna Rada martedì, il giorno dopo le voci del tentativo di licenziamento di Zaluzhny.

L’Ucraina ne ha urgente bisogno. I ranghi al fronte sono decimati, l’umore dei soldati — che combattono da due anni con pochissimi giorni di licenza — è sotto le suole. Mentre Mosca aumenta la pressione, governo e forze armate sanno che non si può contare sui volontari: quelli della prima ora sono esausti, e non ne restano molti pronti a correre al fronte. Ma chi si assumerà la “colpa” di spedire in trincea centinaia di migliaia di civili riluttanti, se non apertamente recalcitranti? Quando Zelensky annunciò, nella conferenza stampa di fine anno, «la richiesta delle forze armate di 500mila uomini», lo fece mostrandosi come il buon padre di famiglia che non intende esagerare. Ribadì che spetta ai militari dimostrargli quanti uomini servano davvero; e che la richiesta andava messa nero su bianco e giustificata dalle forze armate.

Tentava cioè di intestarne la responsabilità a Zaluzhny. Secondo vari opinionisti ucraini Zaluzhny sarebbe anche felice di cambiare ruolo lasciando a Zelensky la patata bollente di questa mobilitazione impopolare insieme alla gestione di una fase della guerra con rischi enormi e successi sempre più difficili. Per di più, il presidente gli detta la linea anche sul campo, come a Bakhmut. Ma non può certo accettare di farlo volontariamente, come avrebbe voluto Zelensky. Accontentarsi di un posto da “consulente” o «da segretario del Consiglio di sicurezza al posto di Danilov», in seconda fila nella squadra dello stesso presidente, sarebbe un’evidente sconfitta.

Al contrario, se fosse Zelensky a licenziarlo gli toglierebbe le castagne dal fuoco facendogli capitalizzare un enorme guadagno politico. La partita è delicatissima, ma è tutta di politica interna e naturalmente spaventa gli alleati. La visita di ieri a Kiev della vicesegretaria di Stato Usa Victoria Nuland aveva proprio questo in agenda, secondo i media ucraini.

Intanto, la nuova bozza di legge al vaglio dei deputati la presenta il primo ministro Shmyhal, un capro espiatorio che non devierà lo sguardo diretto a Zelensky e a Zaluzhny degli ucraini spediti al fronte e delle loro famiglie inviperite. La bozza è già indigesta, e molto criticata. Prevede la registrazione militare per tutti in un database online, e convocazioni anche per posta certificata. Assegna agli ospedali il potere di delazione e sequestra conti correnti e patenti per chi se la dà a gambe. Mosse illiberali e impopolari, ma necessarie per sostenere la difesa.

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