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South Carolina, Biden a valanga lancia un segnale anche a Trump

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Ultimo aggiornamento 4 Febbraio, 2024, 23:35:57 di Maurizio Barra

COLUMBIA (SOUTH CAROLINA) — Joe Biden ha mille problemi da risolvere, ma nonostante i mugugni di sottofondo il Partito democratico è più unito dietro alla sua candidatura alla Casa Bianca di quanto non lo sia quello repubblicano dietro a Trump. Questo suggerisce la South Carolina, che tra le primarie vinte sabato dal presidente, e quelle del 24 febbraio in cui Nikki Haley cercherà ancora di resistere all’inarrestabile marcia di Donald, è diventato il crocevia delle elezioni.

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Biden ha vinto a valanga, e fin qui nulla di strano. La sorpresa sarebbe stata se le cose non fossero andate così, anche perché non aveva avversari competitivi. Però leggendo i numeri del voto, di chi ha partecipato e come è stato distribuito, la campagna del presidente ha trovato indicazioni incoraggianti, soprattutto perché la percentuale degli afro-americani andati alle urne è aumentata rispetto a quattro anni. Il presidente ha ottenuto il 96% dei voti, conquistando tutti i 55 delegati alla Convention in palio. Marianne Williamson ha ricevuto poco più del 2% e Dean Phillips poco meno. In realtà non c’era mai stata storia. La South Carolina è lo Stato che nel 2020 ha aperto le porte della Casa Bianca a Joe, resuscitandolo nelle primarie dopo le delusioni di Iowa e New Hampshire. La chiave era stato il voto dei neri, minoranza fondamentale per i democratici. Avevano seguito l’indicazione del loro leader al Congresso, Jim Clyburn, che aveva appoggiato Biden cambiando la dinamica delle elezioni.

Per premiare la South Carolina, ma anche dare peso ad uno Stato più rappresentativo, il presidente ha infranto la tradizione, affidandole le primarie iniziali della corsa alla Casa Bianca. Era certo che avrebbe vinto, ma gli occhi erano puntati sull’affluenza alle urne, come barometro della popolarità di Joe, e sulla percentuale di partecipazione dei neri, che sarebbero delusi e più tiepidi nel sostegno al candidato democratico rispetto a quattro anni fa. Secondo Michael Tyler, direttore delle comunicazioni nella campagna per la rielezione di Biden, i risultati sono stati incoraggianti su entrambi i fronti. Le primarie della South Carolina infatti non erano competitive o decisive, e questo favoriva l’astensione, eppure «l’affluenza ha superato quella dei repubblicani in Iowa, primo appuntamento elettorale per Gop, con un campo di candidati competitivo». Tyler poi ha sottolineato che «gli elettori neri hanno costituito circa il 76% del totale, con un aumento significativo rispetto al 2020, quando erano stati il 56%».

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In realtà l’aumento è del 13%, ma è bastato a Clyburn per celebrare così il risultato, durante la festa di sabato sera a Columbia: «Biden non ha perso il sostegno degli afro-americani, gli allarmi degli analisti erano sbagliati». Poi però ha aggiunto un avvertimento: «Ora dobbiamo concentrarci sul voto di novembre, dove la campagna non può sperare di battere la macchina del movimento Maga di Trump online. Bisogna andare dalla gente, per ricordare i grandi risultati economici ottenuti da Biden, e le grandi opportunità offerte dalla sua rielezione».

Il presidente ha celebrato così: «Questa campagna è sempre stata per i dimenticati, e creando 14 milioni di posti di lavoro abbiamo mantenuto la promessa. Il nostro obiettivo resta lo stesso oggi. Nel 2020 gli elettori della South Carolina dimostrarono che gli analisti si erano sbagliati, mettendoci sulla strada della vittoria. Ora hanno parlato ancora, e non dubito che ci abbiano messo nuovamente sulla strada della vittoria, facendo di Donald Trump un perdente. La posta in palio non potrebbe essere più alta, per le voci estremiste e pericolose guidate da Trump, che vogliono riportare il Paese indietro. Lui non perde occasione di dire che vuole fare il dittatore, dal primo giorno. Non possiamo permetterlo».

Ora si tratta di vedere se le indicazioni della South Carolina si estenderanno a tutta l’America, o resteranno un caso locale. Il 31 gennaio un sondaggio della Quinnipiac University ha affermato che Biden batterebbe Trump con il 50% contro il 44%, soprattutto grazie al vantaggio nell’elettorato femminile. Ieri però la Nbc ha rivelato che la sua popolarità è scesa al 37%, grosso modo come Bush padre prima della sconfitta nel 1992 contro Bill Clinton.

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I riflettori adesso tornano sul Partito repubblicano, che terrà le primarie qui il 24 febbraio, dopo un voto in Nevada che conterà poco. Giovedì, incontrando gli elettori al Doc’s Barbecue di Columbia, Nikki ha alzato il tiro degli attacchi: «Trump è incriminato in quattro processi. Non so se sia colpevole o innocente, ma la sua campagna ha speso 50 milioni di dollari ricevuti dalle donazioni elettorali per pagare 47 studi legali assunti per la sua difesa. Passerà tutto l’anno in tribunale. Come fa una persona in queste condizioni a guidare il nostro Paese, in un momento così turbolento della storia?». Haley resta prudente, perché non vuole alienarsi la base di Donald, ma spera di mobilitare i repubblicani moderati e gli indipendenti, che in South Carolina possono votare nelle primarie.

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Non sarà facile. La media dei sondaggi la dà indietro di 31 punti, 63% a 32%. Lei sa che non può vincere, ma punta a ottenere almeno lo stesso risultato del New Hampshire, 43%, per continuare la sfida fino al Super Martedì del 5 marzo e danneggiare il più possibile l’avversario. Ma il successore Henry McMaster, governatore del suo Stato, l’ha gelata così, incontrando i media al parco Marion Square di Charleston: «La difesa del confine per noi è il tema più importante. La South Carolina è territorio di Trump e vincerà».

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