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Perché l’esercitazione comune di Russia, Cina e Iran è un wargame pericoloso

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Ultimo aggiornamento 6 Febbraio, 2024, 07:49:52 di Maurizio Barra

Ci sono momenti in cui i fronti della «guerra mondiale a pezzi» evocata da papa Francesco paiono sinistramente prossimi a saldarsi, riunendo i protagonisti delle diverse competizioni che stanno mandando in frantumi l’ordine planetario. E uno di questi potrebbe avvenire tra poco più di un mese nelle acque a largo dell’Oman.

L’Iran infatti ha annunciato una grande esercitazione che unirà la sua flotta a quella russa e cinese. Gli attori delle tre crisi internazionali – Ucraina, Taiwan, Medio Oriente – perfezioneranno insieme tattiche e strumenti per attacchi, incursioni subacquee, raid di forze speciali. Non è la prima volta: questa coalizione si è già addestrata nel Mar Arabico un anno fa. Adesso però c’è una differenza fondamentale: nella stessa zona è schierata in maniera massiccia la Us Navy, impegnata ogni giorno nei combattimenti contro gli Houti e contro altre milizie filoiraniane in tre diversi Paesi.

Nel 2023 il Pentagono disse di non essere preoccupato per le grandi manovre delle potenze rivali, limitandosi a “monitorarle”. Ma se non si placherà rapidamente il fuoco appiccato in tutta la regione dalle stragi jihadiste del 7 ottobre e dall’offensiva israeliana contro Hamas che sta devastando Gaza, questo appuntamento scatterà alle idi di marzo in una situazione di altissima tensione. In quell’area ci sono la portaerei “Eisenhower”, il sottomarino nucleare “Florida” e almeno otto navi da battaglia statunitensi. Le accompagnano un cacciatorpediniere e due fregate britanniche. In più, da fine mese, lì prenderà posizione l’operazione europea Aspides con il cacciatorpediniere italiano “Duilio” e tre fregate che avrà compiti limitati alla protezione dei mercantili.

Ben diversa la missione della flotta anglo-americana, che lancia cruise Tomahawk e jet contro le installazioni terrestri degli Houti e si scontra quasi quotidianamente con le aggressioni navali condotte dalla formazione fondamentalista, addestrata ed equipaggiata proprio da Teheran. La zona del conflitto non è limitata al Mar Rosso e alle coste dello Yemen: i missili e i droni della milizia sciita hanno colpito portacontainer e petroliere a largo dell’Oman, dove lo scorso anno si è tenuta l’esercitazione sino-russo-iraniana. Ci sono tutte le premesse per uno scenario da brividi. Nel 2023 il governo di Pechino sottolineò il carattere “pacifico” del wargame. Mosca invece inviò l’unica fregata con i missili ipersonici Zirkon – un’arma di cui nessun Paese della Nato dispone – e pose l’enfasi in maniera bellicosa sui tiri notturni d’artiglieria.

Dietro la manovra navale c’è un disegno geopolitico ancora più insidioso. Il comandante della Marina di Teheran, Shahram Irani, ha dichiarato ieri che altri Paesi sono stati invitati a partecipare. L’anno scorso – secondo le fonti iraniane – anche a India, Brasile e Sudafrica era stato chiesto di essere presenti come osservatori: sono le nazioni chiave del nuovo movimento dei “non allineati”, gli alfieri del Global South che propugna una ridefinizione degli equilibri a danno della sfera d’influenza degli Stati Uniti e della Nato.

Le loro istanze interessano alla Russia per uscire dall’isolamento internazionale ma soprattutto alla Cina, che si presenta in Africa e Sud America come referente non solo economico ma anche politico. La flotta di Pechino allunga in continuazione il suo raggio d’azione e grazie alla base di Gibuti è diventata una presenza costante nell’Oceano Indiano. E l’abbraccio con l’Iran si fa sempre più stretto, esibito con questa esercitazione proprio mentre Teheran ha lanciato tramite le milizie sciite una sfida agli Usa che rischia ogni giorno di trasformarsi in conflitto aperto.

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