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Africa, il caso dei “presidenti volanti”

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Ultimo aggiornamento 20 Febbraio, 2024, 22:36:18 di Maurizio Barra

LONDRA – In Africa li hanno ribattezzati “i presidenti volanti”: nel senso che prendono spesso l’aereo. Anche troppo spesso. William Ruto, leader del Kenya, e Bola Tinubu, leader della Nigeria, sono diventati oggetto di simili critiche per la frequenza con cui compiono viaggi “di lavoro” all’estero. E la stampa locale contrasta le loro numerose missioni ufficiali in giro per il mondo con le dure condizioni economiche delle rispettive popolazioni.

È stato un giornale del Kenya, lo Standard, a dare a Ruto il soprannome di “presidente volante”, poi affibbiato dai media anche al suo collega nigeriano. “Gli piace così tanto volare che non perde occasione per un viaggio in aereo”, scrive il quotidiano di Nairobi. Commenta con analoga ironia un politico dell’opposizione in Nigeria: “Mentre il nostro Paese affoga in un oceano di insicurezza, non abbiamo bisogno di un turista-capo”.

Le accuse possono suonare fuori luogo, perché tra i compiti di un Capo di Stato c’è sicuramente quello di partecipare a convegni e incontri diplomatici a livello internazionale, dove spesso, nel caso dell’Africa, sono in gioco questioni come sviluppo economico, migrazione, difesa dell’ambiente e guerre regionali, di cruciale importanza per tutto il continente. Ma certo non tutti i leader africani viaggiano tanto quanto i presidenti di Kenya e Nigeria. Per esempio, qualcuno nota che l’ex-presidente della Tanzania John Magufuli non è mai uscito dall’Africa in sei anni al potere.

Un commentatore kenyota, il professor Macharia Munere, dice alla Bbc che alcuni dei viaggi sono necessari, ma altri sembrano uno spreco, fatti più per “glorificazione personale che per il bene nazionale”. La radiotelevisione britannica ha fatto i conti, notando che, nei primi otto mesi dall’inaugurazione del suo mandato, il presidente nigeriano Tinubu ha fatto 14 viaggi all’estero, una media di due al mese. Ruto, il presidente del Kenya, ne ha fatti 50 da quando è stato eletto nel 2022, più di tre al mese.

In tutto, il kenyota Ruto ha trascorso all’estero 104 giorni nei primi diciotto mesi di presidenza e il nigeriano Tinubu 71 giorni in nove mesi. Alla fine di gennaio erano entrambi in Europa, Ruto a Roma per partecipare al summit Italia-Africa, mentre Tinubu era in Francia per una “visita privata” non specificata, la terza del genere da maggio. Era stato a Parigi per qualche tempo anche appena eletto, per preparare “i piani di transizione” al potere. Da Parigi aveva proseguito per Londra per colloqui con il suo predecessore, che vi soggiornava per preparare invece la cessione del potere. La settimana seguente Tinubu era andato in visita in Guinea-Bissau per una conferenza panafricana, poi ha fatto una tappa a Nairobi. Quindi in Benin in agosto,

in India, a New York e negli Emirati Arabi a settembre, e di nuovo a Parigi, dove evidentemente si trova bene.

Il budget per i viaggi dei due presidenti sembra aumentato del 30 per cento rispetto ai predecessori. Ma Ruto dice che le missioni internazionali sono decisive per ottenere investimenti e che le sue visite hanno portato 2 miliardi di dollari di investimenti e centinaia di migliaia di posti di lavoro al Kenya. D’altra parte, le permanenze all’estero dei due “presidenti volanti” sono poca cosa rispetto a quello che potrebbe essere il campione africano della categoria, il re del Marocco, Mohammed VI, che nel 2022 ha passato cinque mesi a Parigi e tre mesi su una spiaggia del Gabon, più interessato a godersi la vita, secondo varie fonti, che a governare il proprio Paese.

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