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Hamas, prime concessioni sugli ostaggi. A Parigi si tratta per il cessate il fuoco

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Ultimo aggiornamento 23 Febbraio, 2024, 13:46:00 di Maurizio Barra

TEL AVIV — Hamas cede sulle sue richieste considerate troppo ambiziose nei negoziati per un cessate il fuoco con Israele e premia la linea intransigente di Netanyahu, che minaccia di impartire ai soldati l’ordine di attaccare la città palestinese di Rafah se non ci sarà un accordo entro il 10 marzo, data di inizio del Ramadan.

Secondo Yedioth Ahronoth, anche gli Stati arabi del Golfo hanno contribuito a far cambiare idea ai leader di Hamas, che da anni godono di un esilio dorato fra le petromonarchie. Li hanno avvertiti che l’ospitalità e i privilegi, per loro e per le famiglie, potrebbero terminare bruscamente se non dimostrano un po’ più di flessibilità. È una delle conseguenze della sparizione dalla scena e dai negoziati del leader di Hamas dentro alla Striscia, Yahya Sinwar, che secondo fonti egiziane e israeliane ha perso il contatto da tre settimane con il gruppo palestinese – o perlomeno con la sua ala esterna. Sinwar sarebbe meno sensibile alle minacce delle monarchie del Golfo perché vive nascosto in un tunnel a Gaza – se è ancora vivo – ma non riesce più a farsi sentire.

I negoziati si sono rimessi in moto. Oggi a Parigi è previsto l’arrivo del direttore della Cia, William Burns, assieme al capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamel, al primo ministro qatarino Mohammed bin Abdulrahman al Thani e al capo del Mossad David Barnea: quando questo quartetto si riunisce vuol dire che i negoziati sono di nuovo produttivi. Il ministro israeliano Benny Gantz dice ai giornalisti in conferenza stampa che «ci sono segni iniziali che le cose possono andare avanti» e il ministro della Difesa, Yoav Gallant, spiega che i negoziatori israeliani godranno di un grado maggiore di libertà nel prendere decisioni. È una svolta promettente rispetto a quello che era successo due settimane fa, quando i negoziati sembravano essere finiti in coma. Netanyahu aveva respinto in modo plateale le richieste di Hamas, giudicate irricevibili e per nulla realistiche, aveva annunciato l’ordine di evacuare Rafah e poi nei giorni successivi aveva ordinato ai negoziatori israeliani di abbandonare le trattative e di non presentarsi più.

Due giorni fa Hamas ha offerto una nuova bozza per negoziare e il capo in persona, Ismail Haniyeh, l’ha portata al Cairo. E ieri a parlare prima con Netanyahu, poi con Gallant e poi con le famiglie degli ostaggi israeliani è arrivato il consigliere americano di Biden per il Medio Oriente, Brett McGurk, che per una volta ha preso il posto del segretario Blinken. È stato lui a chiedere a Netanyahu di riprendere i negoziati con Hamas perché la bozza offerta da Haniyeh al Cairo è interessante. L’Amministrazione americana vuole che il nuovo cessate il fuoco, che dovrebbe essere di almeno sei settimane, arrivi prima del 10 marzo e dell’inizio del Ramadan, il mese sacro dei musulmani, per creare le condizioni giuste che porteranno a una tregua più lunga.

Ci sono segnali di indebolimento di Hamas. Uno dei leader, Abu Musa Marzouk, dice in un’intervista sul canale egiziano al Ghad che il gruppo sarebbe d’accordo con un governo tecnico per gestire il dopoguerra nella Striscia – che suona come un’ammissione dell’impossibilità, per Hamas, di mantenere il controllo di Gaza nel prossimo futuro. Marzouk ha detto di avere incontrato Mohammed Dahlan, uno dei nomi che in queste settimane circolano per un possibile incarico al vertice dell’Autorità nazionale palestinese. Dal settore Nord della Striscia arrivano i video di piccole proteste contro il leader di Hamas che ha organizzato l’attacco del 7 ottobre e poi è sparito: ya Sinwar ya himar! Una rima in arabo che si può tradurre così: oh Sinwar, oh asino.

Ieri mattina in Cisgiordania tre attentatori palestinesi, due fratelli e un dottore di Nablus, hanno provato a fare una strage sparando sulle macchine israeliane ferme a un incrocio vicino a Ma’ale Adumim, hanno ucciso una persona e ne hanno ferite altre sette prima di essere a loro volta uccisi dalla reazione dei soldati – incluso uno in licenza che era appena uscito da Gaza – e dei civili. In serata un drone israeliano ha sparato un missile contro una macchina a Jenin, una delle città palestinesi della Cisgiordania dove i combattimenti fra i gruppi armati e l’esercito israeliano sono più frequenti.

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