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Quel microchip fa Nvidia a tutti. L’Eldorado produttivo promesso dall’IA trascina le Borse mondiali

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Ultimo aggiornamento 23 Febbraio, 2024, 01:18:36 di Maurizio Barra

ROMA — Il carburante che spinge ai massimi storici le Borse globali si chiama Intelligenza Artificiale, la tecnologia che promette di portarci in una nuova era di produttività, forse di prosperità. E la scintilla che lo infiamma sono i risultati stellari di una società al centro della rivoluzione: Nvidia, principale produttore dei microchip che fanno da neuroni ai cervelli artificiali. In mezzo a una corsa senza precedenti di aziende e governi ad accaparrarsi i suoi super processori, la società americana ha annunciato profitti più che triplicati nel giro di un anno, come triplicati sono gli ordini previsti nei prossimi mesi. L’AI è al «punto di svolta», ha detto il capo e fondatore Jensen Huang, americano di origini taiwanesi, osservando la fila alla porta. E gli investitori paiono credergli: con il balzo di ieri in Borsa (+14,2%) Nvidia è diventata la terza azienda più capitalizzata del pianeta. Trascinando al rialzo tutti i listini globali.

La conferma che siamo entrati in un’era AI-centrica, nelle aspettative della grande finanza e non solo. Una nuova corsa all’oro in cui le vendite di Nvidia – definita da Goldman Sachs “l’azione più importante al mondo” – misurano come un termometro la febbre. I suoi mirabolanti bilanci non assicurano che l’AI manterrà le promesse: serve ancora tempo per capire se, quando e come tanta intelligenza sintetica entrerà nella vita di ogni giorno. Suggeriscono però che quelle promesse sono credibili, visto che tutti ci stanno investendo miliardi, non solo parole: da Meta a Microsoft, da Google a Elon Musk, ai governi di mezzo mondo, chiunque bussa a casa Huang per accaparrarsi quanti più H100 possibile, i suoi chip gioiello da decine di migliaia di dollari, affiancarli in enormi centri dati e usarli per addestrare la nuova generazione di modelli intelligenti.

In quei circuiti ci sono parti uguali di innovazione, fortuna e capacità di cavalcarla: i chip Nvidia nascevano per animare la grafica dei videogiochi, ma quando si è scoperto che gestivano meglio di tutti i calcoli necessari all’AI generativa, Huang ha virato tutto in quella direzione. E quando lo stupefacente debutto in società di ChatGPT, un annetto fa, ha scatenato la mania degli algoritmi, si è ritrovato con un monopolio di fatto sull’infrastruttura che li rende parlanti.

Il risultato è che in nove mesi la società è salita da mille a quasi duemila dollari di capitalizzazione, balzo mai visto, staccando di anni luce Intel e superando di slancio Amazon e Google. Qualche analista già la vede proiettata verso tremila, dove osano solo Apple e Microsoft, l’altra azienda che – investendo in OpenAI – guida la corsa all’AI. Oggi sono loro le due più magnifiche, tra le magnifiche sette imprese tecnologiche che influiscono più di ogni altra cosa sugli umori delle Borse, ma anche sugli scenari della nostra economia. Ieri, sull’onda dei conti Nvidia, l’Europa e gli Stati Uniti hanno ritoccato i massimi storici, e li ha superati perfino il Giappone, 34 anni dopo lo scoppio della bolla che lo ha imprigionato in una lunga era di stagnazione.

Ma non sarà una bolla anche questa? Qualcuno lo ipotizza, considerato quanto è abile la Silicon Valley a pompare la “prossima grande cosa”, salvo poi inventarne un’altra, dimenticando la precedente. Di rado però si è visto un consenso tanto diffuso sul fatto che una tecnologia avrà impatto trasversale su lavoro e produttività. L’incognita semmai è come il processo sarà governato e i suoi benefici distribuiti. Perché il successo di Nvidia conferma una volta di più che lungo la filiera dell’AI si stanno creando posizioni dominanti: il monopolio sui chip del colosso americano, quello dell’olandese Asml sui macchinari per produrli, quello dei soliti noti di Big Tech – Microsoft, Google, Facebook – sui modelli linguistici più potenti. Per competere serve un combinato unico di talenti, tecnologia, dati e investimenti miliardari: brutte notizie per gli aspiranti concorrenti. Anche per la Cina, che gli Stati Uniti stanno tagliando fuori da quelle tecnologie, l’unico Paese dove le vendite di Nvidia calano: inseguire la frontiera dell’AI senza i suoi chip più avanzati sarà difficilissimo.

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