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Ue, primi combattimenti nel Mar Rosso. Hamas: marcia sulle moschee nel Ramadan

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Ultimo aggiornamento 29 Febbraio, 2024, 10:19:14 di Maurizio Barra

TEL AVIV — Il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, chiede ai palestinesi di Gerusalemme una grande marcia verso la spianata delle Moschee, luogo sacro dell’Islam, il primo giorno di Ramadan (che è il 10 marzo). Un tentativo di pressione aggressivo sul governo israeliano, che in questi giorni è un rivale al tavolo dei negoziati. Da giorni sulla stampa si scrive che c’è il timore che il Ramadan, mese sacro dei musulmani, sia l’occasione che accenderà violenze generalizzate in Cisgiordania e a Gerusalemme est: è una delle ragioni che spiegano perché l’Amministrazione Biden e altri governi della regione vorrebbero una tregua a Gaza entro l’inizio del Ramadan.

Haniyeh dice che Hamas nei negoziati è flessibile, ma è anche pronta a continuare a combattere. I ministri dell’ultradestra, in particolare Itamar Ben-Gvir, volevano che Netanyahu sbarrasse ai musulmani la strada che porta alla spianata per tutto il mese, ma non sono stati ascoltati e ha prevalso la linea dello Shin Bet – il servizio di sicurezza interno – che vuole evitare questa mossa perché apparirebbe come una provocazione. Gli accessi saranno un po’ limitati, secondo un meccanismo già testato negli anni scorsi.

C’è un altro problema politico interno. Il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, affronta quello che fino a oggi era stato un tabù nazionale e dichiara che è arrivato il momento anche per gli ultraortodossi di fare il servizio militare. La motivazione è secca: «Il Paese sta affrontando una sfida senza precedenti nei suoi settantacinque anni di Storia e deve prendere provvedimenti senza precedenti. Tutti devono caricarsi sulle spalle la loro parte di fardello, l’esonero dalla leva per gli ultraortodossi non è più possibile. Non c’è esistenza spirituale senza esistenza fisica». Gallant ha detto che porterà avanti la legge sul nuovo obbligo di leva anche per gli ortodossi soltanto se ci sarà l’approvazione di tutti i partiti che formano il governo, e in questo modo crea una pressione imprevista per Netanyahu, che sarà costretto a mediare fra le varie anime se non vuole vedersi mancare il terreno sotto i piedi.

Reuters

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 (reuters)

Poi c’è il fronte del Mar Rosso. La missione europea Aspides dell’Unione europea comincia già a combattere nel Mar Rosso. La fregata tedesca Hessen ha abbattuto due droni lanciati martedì sera dalle milizie yemenite Houti, che da mesi minacciano il traffico navale civile in quel tratto di mare come rappresaglia per l’invasione israeliana nella Striscia di Gaza. La nave prima ha sparato con il cannone antiaereo di bordo contro il primo drone e poi ha sparato un missile Ram contro il secondo. Sono due armi da distanza ravvicinata e questo vuol dire che i droni erano a pochi chilometri – considerato che la Hessen potrebbe sparare a bersagli distanti un centinaio di chilometri. Il fatto che fossero vicini conferma la natura della missione militare europea, che include anche la Marina italiana: rispondere alle milizie yemenite solo quando minacciano le navi in mare.

La notte prima la fregata tedesca aveva tentato di abbattere con due missili un drone non identificato, operazione sfumata per un malfunzionamento. Si era scoperto poi, però, che il drone era un Reaper americano in volo con il transponder spento – e questo vuol dire che la missione navale europea per un soffio non è cominciata con un grande imbarazzo tra forze alleate in navigazione nella stessa zona. La Difesa tedesca dice che l’incidente è stato studiato in modo che non si ripeta.

Il Mar Rosso è un’area di operazioni tesa. Il Comando centrale, la divisione del Pentagono che si occupa del Medio Oriente, ha dichiarato di avere abbattuto tre barchini-drone e due missili balistici che stavano per essere lanciati dalla costa dello Yemen lunedì e cinque droni suicidi che e cercavano bersagli in navigazione nel Mar Rosso martedì. Due giorni fa il Pentagono ha tirato le somme della campagna contro gli Houti, e ha annunciato – fornendo cifre per la prima volta – di aver colpito 230 posizioni in Yemen.

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