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Usa, ponte aereo per gli aiuti a Gaza. Hamas: “Uccisi sette ostaggi nei raid Idf”

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Ultimo aggiornamento 2 Marzo, 2024, 01:10:57 di Maurizio Barra

TEL AVIV — Il presidente Biden annuncia che gli Stati Uniti si uniranno ai lanci di aiuti umanitari dal cielo su Gaza per la popolazione civile e anche l’Italia si prepara a fare lo stesso, come altri governi. I primi a far scendere bancali speciali assicurati a paracadute con cibo già pronto sulla Striscia sono stati i giordani, nel giro di pochi giorni si sono uniti gli egiziani e ieri gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato che parteciperanno in modo massiccio al ponte aereo, che è coordinato con Israele.

I palestinesi a terra non sono contenti di questo modo di ricevere i rifornimenti, alcuni lanci per colpa del vento sono finiti in mare e altri in territorio israeliano. Inoltre, dicono, la quantità di aiuti per ogni lancio è inferiore a quella che potrebbe portare un tir nel solito modo via terra e quelli che ne avrebbero più bisogno sono anche quelli che non possono correre dove cadono le provviste. Infine c’è il sospetto che alcuni governi lo facciano anche per ragioni di propaganda interna e non soltanto per solidarietà con Gaza. Ma dopo giovedì 29 febbraio gli aviolanci sembrano un’alternativa sicura rispetto ai convogli umanitari.

Il giorno dopo la strage di civili alla rotonda Nabulsi è arrivata un’ondata di richieste internazionali a Israele perché faccia chiarezza su quello che è successo. L’esercito mantiene la sua versione ufficiale, i soldati israeliani non avrebbero sparato contro la folla attorno ai camion che portavano aiuti ma avrebbero sparato contro i palestinesi che si erano avvicinati troppo alle loro posizioni e la maggioranza delle vittime – sostiene sempre l’esercito – è morta travolta nella calca. Testimoni oculari e fonti mediche dagli ospedali di Gaza accusano invece le truppe israeliane di avere sparato sulla massa di civili in modo indiscriminato e di avere ucciso centododici persone. Francia, Germania e Stati Uniti chiedono indagini, la Colombia annuncia che bloccherà tutte le importazioni da Israele, il Sudafrica dichiara che l’esercito israeliano ha violato le disposizioni della Corte internazionale di giustizia, dove è in corso un giudizio per l’accusa di genocidio, che potrebbe però durare per anni.

A questo punto i negoziati indiretti fra Hamas e Israele per il cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi, che sembravano promettenti dopo tre mesi di tentativi infruttuosi, potrebbero essere compromessi. In teoria gli sforzi erano concentrati sul far coincidere i 40 giorni di tregua con il mese sacro di Ramadan, che comincia il 10 marzo, ma adesso i tempi cominciano a essere stretti. E proprio ieri Hamas ha annunciato che sette ostaggi sono stati uccisi nel corso di raid israeliani nella Striscia di Gaza. Al momento sono state diffuse le identità solo di tre di loro: Chaim Gershon Peri, Yoram Itak Metzger e Amiram Israel Cooper. «Annunceremo i nomi degli altri quattro morti dopo averne confermato l’identità», fanno sapere le Brigate Al-Qassam.

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