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Dove nasce “Sogliola”, il drone guidato dall’Intelligenza artificiale che vigilerà sugli abissi

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Ultimo aggiornamento 20 Marzo, 2024, 07:57:03 di Maurizio Barra

TRIESTE — È come vedere un bambino che va all’asilo: impara a riconoscere spazi e oggetti, a muoversi in equilibrio, a compiere i gesti giusti. Solo che tutto questo avviene in fondo al mare. E l’allievo non è umano, ma un drone sottomarino guidato dall’intelligenza artificiale. Nei moli del porto vecchio di Trieste, di fronte agli edifici asburgici abbandonati in attesa di una nuova vita, c’è la palestra del futuro dove fa lezione un robot prodigioso: l’hanno chiamato “Flat Fish”, ossia “Sogliola”, per la forma schiacciata e l’abilità con cui scivola negli abissi. Non è un prototipo, anzi è pienamente operativo da quasi sei anni: adesso però il suo cervello informatico sta prendendo dimestichezza con un sonar che lo renderà ancora più agile. Poi tornerà in Norvegia, dove ha già lavorato a lungo.

Flat Fish è una creatura tutta italiana, nata nei laboratori di Marghera della SonSub, il centro di eccellenza nella robotica del gruppo Saipem: il colosso specializzato nella costruzione di impianti energetici con oltre 30mila dipendenti attivi in 50 Paesi. «Non è un progetto, ma un prodotto», sottolinea l’ingegnere Matteo Marchiori, responsabile di SonSub. Si tratta dell’evoluzione della famiglia di droni “Hydro”, concepita per gestire ispezioni e manutenzioni delle infrastrutture sommerse: pozzi, trivelle e gasdotti sono il suo habitat. Ma i venti di guerra hanno improvvisamente moltiplicato l’attenzione nei suoi confronti, perché questo robot è il guardiano perfetto per proteggere tubature e cavi in fibra ottica dagli attacchi. I sabotaggi nel Baltico e nel Mar Rosso hanno messo a nudo la fragilità delle arterie sottomarine che trasportano dati e idrocarburi. Così la “Sogliola” si prepara a diventare un cane pastore degli abissi, destinato a tenere lontani i lupi dai pascoli vitali.

Il drone fa tutto da solo. Resta in immersione fino a novanta giorni, senza bisogno di aiuto: quando sente che le batterie sono in calo, va a fare il pieno in una postazione subacquea simile alle docking station per ricaricare i cellulari. Lì contemporaneamente trasmette le informazioni raccolte dai sensori e può incamerare altri ordini. La sua missione è soprattutto monitorare: ha un laser multiraggio che verifica le condizioni delle condotte assieme a più sonar per orientarsi e approfondire la situazione nei punti critici. Ovviamente, dispone pure di telecamere e fari. Agile e flessibile, può essere programmato pure per realizzare piccole riparazioni usando due braccia meccaniche. Quando si accorge di un problema che non può risolvere, emerge di corsa e alza un’antenna per lanciare l’allarme via satellite.

Gli si può affidare un territorio molto vasto, lasciandolo libero di muoversi in piena solitudine: percorre fino a 180 chilometri. E lavora a tremila metri sott’acqua, che potranno addirittura aumentare: «La struttura è predisposta per scendere più in basso e abbiamo le competenze per migliorarlo ulteriormente», spiega con orgoglio l’ingegnere Marchiori, che guida uno staff di oltre 400 progettisti e tecnici, facendo la spola tra gli uffici di SonSub dell’Adriatico e quelli scozzesi di Aberdeen.

Per le aziende energetiche rappresenta un risparmio straordinario. Le stesse mansioni attualmente vengono svolte da piccoli sommergibili pilotati via cavo, chiamati Rov, con operatori umani sulle navi-madre che esaminano le immagini e i tracciati sonar: per i cantieri dei pozzi e per le riparazioni bisogna spesso ricorrere ai palombari. Autonomia robotica e intelligenza sintetica di un singolo Flat Fish – o del più grande Hydro – rimpiazzano molte decine di persone e di mezzi.

L’interesse degli ammiragli invece è iniziato da una questione pacifica: i soccorsi ai sottomarini bloccati negli abissi. I droni contribuiscono a individuare i danni e facilitare il salvataggio degli equipaggi. Anche la Marina Militare li adotta per prepararsi a questa drammatica evenienza. Ora però è cambiato tutto e la protezione delle infrastrutture nei fondali è diventata prioritaria: la “Sogliola” potrebbe venire presto arruolata per fare da sentinella alle condotte del gas e a quelle di internet nel Canale di Sicilia o in quello di Otranto.

Rapida e silenziosa grazie ai propulsori elettrici, è in grado di smascherare le trappole esplosive piazzate sugli impianti o addirittura sorprendere i sabotatori. I 3,7 metri di lunghezza e il peso di tre tonnellate permettono di trasferirlo in elicottero su qualsiasi nave militare. Una vera rivoluzione. Le applicazioni belliche sono infinite: dalla caccia alle mine marittime alle incursioni nei porti avversari. E nessun Paese Nato oggi ha un sistema così rodato. Per questo ieri negli uffici dello Stato Maggiore della Marina è stato firmato un memorandum tra Saipem e Fincantieri per studiare la collaborazione in questo settore, a partire dall’integrazione dei droni come Flat Fish sui nascenti sottomarini U212 NFS: è uno dei primi risultati scaturiti dal Polo della Subacquea creato a La Spezia per promuovere la sinergia tra istituzioni, imprese e università. Sotto le onde si è aperta una nuova frontiera tutta da scoprire, piena di insidie e di opportunità.

Tre giovani ingegneri, tutti veneti, fanno lezione alla “Sogliola” nel fondale di Trieste. Le stanno insegnando come sfruttare il sonar laterale per evitare gli ostacoli sul fondo: «Apprende in fretta, siamo sicuri che presto supererà i maestri…», commentano. E non si capisce se stiano scherzando o dicano sul serio.

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