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La mediazione indiana: Modi chiama Putin e Zelensky, punta alla pace in Ucraina con vista elezioni a Nuova Delhi

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Ultimo aggiornamento 21 Marzo, 2024, 17:40:52 di Maurizio Barra

New Delhi – È un ruolo da equilibrista quello che continua ad occupare il premier Narendra Modi nella guerra di invasione russa in Ucraina. E ieri si è ripetuto il copione di questa delicata posizione per l’India, nella telefonata che il leader ha avuto prima con Vladimir Putin e poi con Volodymyr Zelensky.

Con la controparte di Mosca, cui nel settembre del 2022 aveva detto “oggi non è tempo di guerra,” Modi ha parlato di Ucraina, oltre a congratularlo per la vittoria elettorale schiacciante. L’India ha ripetuto la sua costante posizione a favore del dialogo e della diplomazia come via d’uscita, secondo il comunicato ufficiale. La Russia è ancora uno dei principali fornitori di hardware militare per l’India, anche se Delhi sta affidandosi sempre più a partner occidentali, tra i quali l’Italia che fornisce armamentari più moderni ed efficaci. Ma Putin, costretto dalle sanzioni americane ed europee, si è rivolto all’India per smerciare carburante a prezzi scontati, cosa che ha avvantaggiato non poco la fiorente economia indiana che ha tassi di crescita annuali oltre il 6%.

Con Zelensky, Modi ha ripetuto il suo “approccio centrato sulle persone,” ovvero sul salvare vite, insistendo sulle due “D”: dialogo e diplomazia. “L’India appoggia tutti gli sforzi fatti per una risoluzione pacifica e rapida di tutte le tematiche tra le parti,” ha dichiarato Modi, promettendo che continuerà a fare tutto ciò che è possibile per una soluzione pacifica. Parole che sembrano vaghe, ma che vanno lette con la lente d’ingrandimento. Zelensky difatti ha spiegato di aver affrontato con Modi un dialogo sullo sviluppo di relazioni bilaterali “che comprendono un incontro tra le nostre squadre per preparare un dialogo della commissione intergovernativa sulla cooperazione a New Delhi nel prossimo futuro”. Sia Putin che Zelensky hanno invitato Modi a visitare i loro Paesi.

A parte il fatto che queste due telefonate quasi da statista-mediatore, possono essere utili all’immagine di Modi in questo preludio alle elezioni quinquennali che inizieranno il 19 aprile per continuare fino a fine maggio, c’è anche qualcosa di più concreto.

Difatti, il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba dovrebbe fare la sua prima visita ufficiale in India proprio in questi giorni. Kuleba viene ad assicurarsi che dietro le promesse diplomatiche di Modi vi sia la disponibilità a prendere delle posizioni reali in vista del summit per la pace tche si sta preparando in Svizzera. La proposta di Kyiv è il ritiro di tutte le truppe russe dal territorio ucraino, il ritorno alla frontiera del 1991, dopo al fine dell’Urss, e che si apra una strada perché la Russia affronti le conseguenze dell’invasione. L’India può essere un partecipante chiave nel primo summit di questo conflitto.

Oltre a questa priorità, Zelensky vuole ovviamente rafforzare le relazioni economiche e commerciali con l’India, soprattutto sulle esportazioni agricole, collaborazione nell’aviazione e nell’industria farmaceutica. E l’Ucraina vorrebbe riaccogliere i 20mila studenti indiani che sono rimpatriati durante la guerra. Si parla anche di come l’India possa partecipare nella ricostruzione dell’economia ucraina devastata dai bombardamenti, di come i miliardi dei conglomerati indiani possano trovare investimenti allettanti per il dopoguerra.

Sarà questa l’apertura di un piano di pace indiano? Non è detto che si sia già a questo punto, né che ci si arrivi. Per ora a Zelensky preme soprattutto cercare di spostare l’India dal suo asse che la vede ancora troppo vicina a Mosca, sia per antichi legami storici, sia per interessi economici. Il viaggio di Kuleba nella capitale indiana dovrebbe servire a portare Modi verso una nuova posizione più vicina a Kyiv e meno a Mosca.

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