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Elezioni in Turchia, Erdogan sconfitto: all’opposizione Istanbul, Ankara e le altre grandi città

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Ultimo aggiornamento 1 Aprile, 2024, 03:34:02 di Maurizio Barra

I risultati arrivano durante la cena dell’Iftar che chiude la giornata di digiuno. Ankara, Istanbul, poi Smirne. Una macchia rossa, repubblicana, che consegna al presidente Erdogan e al suo partito islamo-conservatore, l’Akp, una cocente sconfitta di Ramadan alle elezioni comunali di domenica, forse la più dolorosa nei suoi oltre 20 anni al potere. Mentre i piccoli e medi centri dell’Anatolia centrale, tradizionalmente feudo dei conservatori, hanno ribadito il loro sostegno all’Akp, le grandi città della Turchia – le prime cinque, la capitale Ankara, la ricca Istanbul, la cosmopolita Smirne, Bursa e Adana – hanno scelto i candidati del Chp, il principale partito di opposizione. L’anno scorso il presidente aveva vinto di misura le elezioni nazionali in una Turchia spaccata a metà. Un anno dopo, i consensi del suo Akp calano in tutto il Paese. Non è la fine dell’erdoganismo, ma una significativa battuta d’arresto: la leadership del presidente ora è contendibile, e contesa.

L’opposizione riconquista fiducia

“Oggi i nostri elettori hanno preso una decisione molto importante, hanno deciso di stabilire una nuova politica in Turchia”, dice emozionato in tv Ozgur Ozel, il presidente del Chp, che manda un messaggio di unità: “Non c’è nessun perdente in questa vittoria. Il nostro successo non sarà la sconfitta di nessuno. Non vogliamo che nessuno si senta perso, qualunque sia il partito per cui ha votato”.

La corsa vincente di Imamoglu a Istanbul

Ad Ankara il sindaco uscente Mansur Yavas stacca il rivale di oltre 10 punti, a Smirne Cemil Tugay guida la corsa con ampio distacco. Ma è sul Bosforo che si consuma lo smacco più bruciante. “Chi governa Istanbul governa la Turchia”, ha sempre sostenuto Erdogan che nella megalopoli da 16 milioni di abitanti è nato e ha iniziato la sua ascesa politica negli anni Novanta. Il sindaco uscente, Ekrem Imamoglu, è riuscito nell’impresa di rimotivare un’opposizione intimorita e delusa dopo la sconfitta alle ultime presidenziali. Quarantatrè anni, musulmano praticante, liberale, nel 2019 strappò Istanbul ai conservatori dopo 25 anni di governo dell’Akp presentandosi come un uomo del popolo: a suo agio con la gente nei mercati, vicino alle casalinghe che indossano il velo e al contempo paladino delle libertà sociali e civili, amico degli operai e degli industriali.

L’opposizione divisa e i media sotto controllo

Domenica ha prevalso contro il candidato del presidente, il tecnocrate Murat Kurum, nonostante Erdogan si sia speso in prima persona nella campagna elettorale e con una opposizione frammentata, non avendo più alle spalle la coalizione con i curdi e nazionalisti che gli aveva garantito l’elezione cinque anni fa. E sebbene il governo abbia potuto contare sull’assenza di pluralismo che gli ha permesso di “imporre il suo discorso unico su tutti i media, con un controllo palese sulla televisione pubblica”, denuncia Reporter Senza Frontiere.

L’astensione e il messaggio al governo

Rispetto alle comunali del 2019, l’affluenza è scesa dall’85% al 76%.Gli elettori dell’opposizione sono andati a votare in un clima che l’analista politica Seda Demiralp definisce di “apatia politica e alienazione. Ma anche se avevano il cuore spezzato, hanno visto l’opportunità di ritrovare fiducia nei candidati a Istanbul e Ankara”.

La vittoria ridà loro speranza e proietta Imamoglu come candidato più forte del Chp alle presidenziali del 2028, se il sindaco dimostrerà non solo di saper governare ma anche unire le diverse anime dell’opposizione turca.

Le conseguenze per Erdogan

Nell’altro campo, l’astensione sembra aver penalizzato soprattutto il governo e manda un messaggio chiaro a Erdogan e al suo gruppo di potere in un Paese in cui l’inflazione è al 67% e la lira è sprofondata rispetto al dollaro: “I suoi sostenitori hanno voluto manifestare la loro disaffezione non avendo interesse per i nomi e i discorsi presentati loro”, dice Demiralp. Sul piano interno è probabile che la sconfitta spingerà Erdogan a rivedere la squadra di governo, di certo frena la tentazione del Raìs di cambiare ancora la Costituzione per potersi lasciare aperta la porta di un terzo mandato, anche se ha continuato a ripetere che queste erano le sue ultime elezioni. Sul piano internazionale, non cambierà la linea politica di Ankara nè frenerà le ambizioni di Erdogan di porsi come leader del mondo musulmano e mediatore nei conflitti in Ucraina e Medio Oriente. Ma l’immagine dell’uomo solo al comando è appannata, e di questo i potenti del mondo terranno conto nelle trattative con il Raìs.

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