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Marilyn Monroe, la prima overdose e il detective che la salvò. La storia sconosciuta ora in un libro

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Ultimo aggiornamento 1 Aprile, 2024, 15:53:56 di Maurizio Barra

NEW YORK – La donna che morì due volte: ma solo una fu salvata. Già. Sei anni prima che il cadavere di Marilyn Monroe venisse ritrovato nel letto della sua casa di Brentwood nel 1962 – uccisa da un overdose di farmaci che da dato adito a tante supposizioni giacché fu ritrovata con la cornetta del telefono stretta in mano come se volesse chiedere aiuto – l’attrice più sexy di Hollywood aveva sfiorato la morte un’altra volta: e in circostanze ben più squallide e disperate.

Il libro

Lo racconta un libro in uscita il prossimo 16 aprile intitolato The Fixer: Moguls, Mobsters, Movie Stars and Marilyn dove si racconta la storia di Fred Otash. Ex poliziotto di Los Angeles che dopo aver lasciato il dipartimento divenne il detective tuttofare più fidato delle star: quello, insomma, che le cavava dai guai. «Fred era incontenibile e più strano di ogni finizione» dice di lui Manfred Westphal che lo ha intervistato a lungo prima della sua morte e ora firma il libro con Josh Young, ricordando come diversi personaggi di fantasia – compresi i protagonisti di alcuni libri di James Ellroy sono ispirati a lui. Ebbene, in un’anticipazione del libro che si preannuncia già esplosivo, ricco com’è di segreti delle stelle, si racconta proprio come Marilyn fu salvata in extremis da un’overdose di eroina.

Era un sabato mattina della primavera del 1956 e Otash era stato convocato alle 9 del mattino per far colazione da Nate ‘n’ Al’s a Beverly Hills, una gastronomia ebraica senza pretese amatissima da dive come Rita Hayworth, Ava Gardner e Doris Day (che, secondo la leggenda, si fermava ogni mattina presto in accappatoio per prendere un bagel con crema di formaggio). Fu qui che il detective incontrò Maurice Adler, produttore di quel “Da qui all’eternità” che tre anni prima aveva fatto incassi da record. Lavorava per 20th Century Fox, gli studios che per il loro nuovo progetto, “Fermata d’autobus”, si erano assicurati la partecipazione della Monroe per l’allora importantissima cifra di 100mila dollari. Il produttore andò dritto al punto: “Marilyn è scomparsa”.

Non si era presentata il giorno prima sul set, né aveva chiamato per spiegare la sua assenza. Nessuno la vedeva o sentiva da 24 ore, e pure il suo allora fidanzato – il futuro marito drammaturgo Arthur Miller, che era a New York – era preoccupato. Adler più che spaventato per le sorti dell’attrice era innervosito dalle perdite. La sua assenza costava agli studios 40mila dollari al giorno e le riprese erano andate troppo avanti per poterla rimpiazzare: Otash doveva assolutamente trovarla.

La ricerca

Per una vecchia volpe come lui, non fu troppo complicato: con l’aiuto di due colleghi, setacciò la lista di ospiti di diversi hotel e fu colpito dal nome Pearl Baker – il nome della mamma di Marylin – in un motel da pochi soldi a Santa Monica. L’avevano trovata. Ok, ma una volta ritracciata che fare? Poteva davvero entrare nella stanza di una donna adulta che era andata via di sua volontà? Coi suoi assistenti decise di correre il rischio. Vista la fama della diva, difficilmente avrebbe chiamato la polizia. La scena che si trovarono davanti fu però traumatica: nella stanza c’era un uomo, un noto spacciatore, seminudo. La diva era invece completamente nuda, raccolta in posizione fetale, immobile. Tutto intorno aghi e siringhe. Era ancora viva.

Il team di investigatori agì in fretta. Due rivestirono la diva, la caricarono su un’ambulanza e la fecero ricoverare in una clinica discreta, dove lei si risvegliò ore dopo. L’uomo fu messo su un bus per San Francisco, con la minaccia che si fosse fatto vedere ancora a Los Angeles l’avrebbe pagata cara.

Otash e gli altri casi

Non fu certo l’unico “fattaccio” clamoroso in cui Otash venne coinvolto. Si dice che fu proprio lui a far “pulizia” nella casa di un’altra diva dell’epoca, Lana Turner, la notte in cui il suo fidanzato mafioso Johnny Stompanato fu pugnalato a morte nel 1958. «La versione ufficiale fu che la figlia Cheryl Crane lo uccise. A quel punto era un omicidio giustificabile e la giovane se la cavò”. Restarono sempre i sospetti che invece fosse stato Lana ad ucciderlo. Ma se fosse stata riconosciuta colpevole avrebbe dovuto dire addio alla sua carriera. Il libro è già attesissimo. Chissà quanti altri segreti potrà ancora rivelare.

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