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Ucraina, a Zaporizhzhia droni contro la centrale. L’Aiea: “Si rischia l’incidente atomico”

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Ultimo aggiornamento 9 Aprile, 2024, 08:58:21 di Maurizio Barra

KRAMATORSK — Tre droni hanno colpito le infrastrutture della centrale atomica di Zaporizhzhia, nel sud dell’Ucraina, che coprono un’estensione enorme di terreno sulla sponda sinistra del fiume Dnipro. Il fatto è avvenuto domenica e poche ore dopo l’Agenzia atomica internazionale ha fatto questa diagnosi: «Attacchi di droni hanno causato un impatto fisico su uno dei sei reattori dell’impianto e hanno ferito una persona (che poi è morta, secondo aggiornamenti successivi, ndr). I danni all’unità sei (uno dei sei reattori) non hanno compromesso la sicurezza nucleare ma si tratta di un incidente grave che potrebbe minare l’integrità del sistema di contenimento del reattore». Secondo un’altra versione dei fatti, un drone ucraino sarebbe stato abbattuto mentre sorvolava quell’area e i pezzi sarebbero caduti dentro al perimetro dell’impianto.

La situazione dentro alla centrale è poco decifrabile perché ormai da due anni è occupata dalle truppe russe, che trattano tutto il complesso di edifici come se fosse una guarnigione militare e lo usano anche per parcheggiare mezzi corazzati. Prima i soldati hanno tenuto sotto sequestro tutto il personale ucraino per mesi e poi lo hanno sostituito con tecnici importati dalla Russia. La stampa non ha accesso e soltanto una delegazione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica compie visite di ispezione. Con i suoi sei reattori, la centrale è la più grande d’Europa ma ora è inattiva perché, tra le altre cose, andava a pescare l’acqua di raffreddamento in un bacino collegato al Dnipro ma il livello del fiume si è abbassato di molto dopo l’esplosione della diga di Nova Kakhovka nel giugno 2023.

(reuters)

La Russia accusa del bombardamento con droni l’Ucraina: domenica la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha detto che «il mondo deve reagire agli atti di terrorismo atomico da parte dell’Ucraina». L’Ucraina accusa invece del bombardamento con droni la Russia: il portavoce dell’intelligence militare ucraina, Andriy Yusov, ha detto che «gli attacchi russi, compresi gli attacchi simulati, sul territorio della centrale nucleare ucraina sono da tempo una pratica criminale ben nota e costante degli occupanti». In pratica accusa i russi di essersi attaccati da soli per provocazione – ma non presenta prove a sostegno di questa tesi. «La Russia deve ritirare tutte le sue truppe dalla centrale – aggiunge Yusov – perché è l’unico modo per ripristinare il rispetto di tutti gli standard internazionali necessari e il controllo su un importante impianto di energia nucleare».

Il direttore dell’Agenzia internazionale per l’Energia atomica, Rafael Grossi, dichiara che «gli attacchi sconsiderati alla centrale aumentano in modo significativo il rischio di un grave incidente nucleare e devono cessare immediatamente». L’attacco di ieri è avvenuto appena venti minuti dopo la visita di una delegazione dell’Agenzia atomica, che ha il compito di tenere sotto controllo cosa succede dentro all’impianto ma non può, secondo le regole del mandato delle Nazioni Unite, accusare l’una o l’altra parte per i bombardamenti.

(reuters)

In teoria ciascun reattore è protetto da una calotta di cemento e acciaio spessa un metro e capace di resistere all’impatto di un aereo di linea che per sfortuna cadesse proprio sulla centrale, e può sopportare l’esplosione di un razzo o di un drone standard. Non ci sono dati su quello che potrebbe succedere se l’impianto fosse preso di mira con le armi più potenti in dotazione all’esercito ucraino oppure a quello russo.

Il direttore Grossi sospetta che dietro alla ripresa degli attacchi, che erano in pausa da quindici mesi, ci sia un gioco di provocazioni politiche. Ma non può muovere accuse specifiche contro una parte. E scrive su X che «nessuno può in teoria trarre beneficio o ottenere alcun vantaggio militare o politico dagli attacchi contro gli impianti nucleari. Faccio appello fermamente ai responsabili militari affinché si astengano da qualsiasi azione che violi i principi fondamentali che proteggono gli impianti nucleari». A marzo l’Agenzia atomica aveva chiesto alla Russia con una risoluzione ufficiale di ritirare soldati e mezzi militari dalla centrale. Mosca ha ignorato la richiesta.

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