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Guadagnino dirigerà Julia Roberts in After the Hunt

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Julia Roberts e il regista Luca
Guadagnino lavoreranno insieme in After the Hunt, un thriller
prodotto da Amazon Mgm. Nella trama, scrive Variety, l’attrice
sarà nei panni di una professoressa universitaria che “si
ritrova a un bivio personale e professionale quando una
studentessa talentuosa lancia un’accusa contro uno dei suoi
colleghi. Mentre affronta la difficile situazione, un oscuro
segreto del suo passato minaccia di venire alla luce”. Gli altri
membri del cast saranno annunciati più in avanti.

   
Lo script è della sceneggiatrice esordiente Nora Garrett,
anche coproduttrice esecutiva con Karen Lunder per Imagine
Entertainment. A produrre il film per la Imagine sono Brian
Grazer e Allan Mandelbaum insieme a Guadagnino con la sua
compagnia Frenesy.

   
Il regista italiano ha già pronto Challengers, in uscita
negli usa il 26 aprile, con Zendaya, Josh O’Connor e Mike Faist
per un un triangolo amoroso ambientato nel mondo del tennis. Si
parla invece di un debutto alla Mostra del Cinema di Venezia per
Queer: Guadagnino ha diretto Daniel Craig nei panni di un
espatriato americano che si infatua di un uomo più giovane nel
Messico degli anni ’40. La storia è ispirata a un romanzo breve
di William Burroughs. Inoltre il cineasta sta lavorando
all’adattamento di Camere separate, tratto dal romanzo di Pier
Vittorio Tondelli, su uno scrittore in lutto che ripercorre la
storia d’amore con il giovane compagno. Josh O’Connor è in
trattative per guidare il cast.

   

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Top Gun 3, Tom Cruise troppo impegnato per girare nuovo sequel

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Un terzo Top Gun? Un nuovo sequel
del film con le acrobazie del capitano Pete ‘Maverick’ Mitchell
potrebbe essere ad un passo dalla realizzazione, ma a mettere i
bastoni tra le ruote c’è un Tom Cruise troppo impegnato.

   
Citando il produttore del franchise, Jerry Bruckheimer,
Variety scrive che l’attore ha un fitto calendario e ciò rende
difficile stabilire una data per realizzare un terzo capitolo
del film che parla delle vicende dei piloti della scuola Top
Gun. All’inizio dell’anno sempre Variety ha confermato che la
Paramount sta sviluppando un Top Gun 3.

   
“Ci sarà Tom Cruise (nel cast, ndr)”, ha detto Bruckheimer a
proposito del progetto. “Tom è straordinario – continua –
abbiamo passato del tempo con lui. Abbiamo una storia. Joe
Kosinski (regista di Top Gun: Maverick, 2022) ha avuto un’idea
meravigliosa per quella storia e Tom ha detto, ‘Mi piace
davvero’, quindi la stiamo sviluppando. Ma non sappiamo quando
la realizzeremo perché Tom è davvero impegnato. Ora sta girando
Mission: Impossible”.

   
Cruise è alle prese con Mission: Impossible 8, sequel di
Mission: Impossible – Dead Reckoning (2023). Top Gun: Maverick è
stato un gran successo per la Paramount. La pellicola è stata
nominata agli Oscar come miglior film e ha incassato quasi 1,5
miliardi di dollari.

   

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Denny Mendez conferma, 'sto con il deputato Cangiano'

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Lui è l’ex di Valeria Marini. Lei è
l’ex Miss Italia 1996, già mamma di una figlia avuta dal
produttore Oscar Generale da cui si è separata. Gimmi Cangiano,
deputato casertano di Fratelli d’Italia, e Denny Mendez stanno
insieme. Lo conferma l’attrice a Monica Setta nella puntata di
Storie di donne al bivio in onda sabato 30 marzo su Rai2 alle
14.

   
Dopo mille indiscrezioni, la certezza. “Si, io e Gimmi ci
stiamo frequentando. Lui è una persona stupenda, tutto è
cominciato con un gioco di sguardi ed è proseguito in modo lento
e serio – racconta Mendez -. Gimmi è presente, attento ed è
anche un ottimo padre, il che ci rende più uniti visto che io ho
una figlia ancora piccola”. “India Nayara non conosce ancora
Gimmi – prosegue Denny Mendez – Ci siamo presi del tempo per
fare le cose bene, senza fretta e senza stare troppo sotto i
riflettori, anzi. La priorità è mia figlia, ma sono una donna
che crede profondamente all’amore e dunque dopo la separazione
da Oscar sogno di ricostruirmi un nucleo tutto mio e di
allargare la famiglia se ci sarà l’occasione. Non mi
dispiacerebbe avere un altro figlio. Per diventare mamma ho
atteso tanto, era un desiderio fortissimo che ho fin da
bambina”.

   

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Neri Marcorè, 'in Zamora faccio i conti con le mie insicurezze'

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“I temi di Zamora sono l’inadeguatezza, che secondo me ci riguarda tutti, e sicuramente l’adolescenza del sottoscritto, e il rapporto tra uomini e donne ben rappresentato in questa storia dai personaggi interpretati da Alberto Paradossi e Marta Gastini. Le donne degli anni Sessanta non prendevano l’iniziativa, era sempre l’uomo a dover fare il primo passo, ma erano sicuramente più mature. Una maturità che vale ancor più oggi: un no detto da una donna spesso viene interpretato dagli uomini come un sì travestito da un no, una cosa poi che spesso degenera nella violenza”. Così oggi a Roma Neri Marcorè racconta Zamora, il suo esordio alla regia in sala dal 4 aprile con 01 e tratto dal libro omonimo di Roberto Perrone (Garzanti). Di scena le disavventure, nei favolosi e irripetibili anni Sessanta, del trentenne Walter Vismara (Alberto Paradossi) ragioniere di professione, ma anche di più nella vita, uno che lavora come contabile in una fabbrichetta di Vigevano. “Questo film mi rispecchia in tutto e per tutto, nel bene nel male – dice ancora Marcorè -. Dentro c’è tanta roba mia. È poi una storia che conoscevo. C’era già stato un progetto in cui si parlava di me come protagonista”. Tornando a Zamora, già passato al Bif&st 2024, vediamo che Walter si ritrova a un certo punto catapultato in un’azienda nella moderna Milano e al servizio di un imprenditore moderno e bizzarro, il cavalier Tosetto (Giovanni Storti). Walter si adatta subito al nuovo lavoro, ma deve fare i conti con il suo boss che adora il football e obbliga fantozzianamente tutti i suoi dipendenti a sfide settimanali ‘scapoli contro ammogliati’. Walter, che non ama il calcio, si inventa così portiere, ma è totalmente imbranato e diventa oggetto di sfottò da parte dei colleghi; tra questi, l’ingegner Gusperti lo ribattezza con ironia ‘Zamora’, grande portiere spagnolo degli anni ’30. Walter sopporta tutto, ma quando si innamora della sua segretaria, Ada (Marta Gastini), cerca un riscatto. Si fa dare così lezioni da un ex-portiere (Neri Marcoré), ormai caduto in disgrazia, per diventare quel campione che non è mai stato. “Questa storia mi rispecchia – ribadisce Marcorè – perché contiene elementi della mia adolescenza, ovvero la mia timidezza, la mia insicurezza, i miei impacci. Ho trovato nel romanzo di Perrone tutti elementi per parlare di me e allo stesso tempo di contemporaneità. Mi riferisco soprattutto al rapporto tra Walter e la sua segretaria che non va come il ragioniere vorrebbe, ma questo solo per colpa sua. Lei gli impartisce una lezione facendogli capire che deve maturare nel rapporto con le donne”. C’è qualcosa di autobiografico anche nel ruolo di portiere? “No, non ho mai giocato come portiere, ma secondo me è il ruolo più affascinante perché, come si dice, ci devi nascere portiere. In questo ruolo hai una responsabilità enorme, ti puoi esporre facilmente a qualche figuraccia. Il calcio in questo film, ci tengo a dirlo, è solo il pretesto in cui si innesca questa storia. È il maschile di questa storia che Walter rifiuta come rifiuta il padre. Anche per questo non gli piace il calcio”. Nostalgia degli anni Sessanta? “Erano tempi diversi, ma anche oggi ci sono cose meravigliose che allora non c’erano. Certo c’è nostalgia per un’epoca in cui c’era innocenza, ma c’è anche perché allora eravamo più giovani”. Riferimenti registici? “Sento sicuramente l’imprinting di Pupi Avati a cui devo molto, ma ce ne sono molti altri”. Quella della regia è un’esperienza da ripetere? “Per ora mi godo il presente, ma credo ci sarà una seconda volta”.

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A Hollywood l'Academy espone un costume di Gina Lollobrigida

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La più grande collezione al mondo di abiti e cimeli di scena non trascura il cinema italiano. Il museo dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences di Los Angeles è pronto ad esporre l’abito che Gina Lollobrigida ha indossato nei panni della soprano Lina Cavalieri in ‘La donna più bella del mondo’. Disegnato dalla Sartoria Peruzzi per il film di Robert Z. Leonard del 1955, l’abito sarà mostrato dal 28 marzo al 5 gennaio nella galleria principale del museo, dove è allestita la mostra Stories of Cinema, i cui pezzi ruotano di continuo.
    Ad annunciare l’omaggio al cinema italiano dell’istituzione hollywoodiana è lasottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni. “Si tratta di un riconoscimento particolarmente importante – sottolinea la senatrice -. È la prima volta infatti che un costume indossato da una grande star italiana viene esposto all’Academy Museum (disegnato da Renzo Piano). E questo è un abito a cui Gina Lollobrigida teneva molto, legato a un film in cui aveva dato prova anche del suo talento come cantante, interpretando la soprano senza alcun doppiaggio, in un ruolo che le è valso il David di Donatello nel 1956”.
    “Siamo entusiasti e onorati di espandere la collezione dell’Academy con questi pezzi eccezionali. Queste componenti vitali del processo di realizzazione cinematografica evidenziano le discipline collaborative che sviluppano e producono i film che amiamo”, aveva dichiarato l’amministratore delegato dell’Academy Bill Kramer a giugno, quando l’istituzione ha comprato alcuni nuovi pezzi, tra cui l’abito senza spalline nero e di pizzo color crema indossato dall’attrice italiana scomparsa a gennaio 2023.
    Il riconoscimento di Hollywood segue la mostra ‘I Mondi di Gina’, che si è tenuta a Roma da giugno a ottobre dell’anno scorso, ideata e curata dalla sottosegretaria Borgonzoni insieme a Chiara Sbarigia, presidente di Cinecittà. “Ringrazio la direttrice del festival Filming Italy Los Angeles, Tiziana Rocca, – ha aggiunto Borgonzoni in una nota – e tutti coloro che hanno lavorato per realizzare il sogno di Gina Lollobrigida: esporre il suo abito all’Academy Museum”.
   

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Golden Globe, la Cbs trasmetterà i premi per cinque anni

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La Cbs trasmetterà la cerimonia
dei Golden Globe per cinque anni. Lo scrivono i media
statunitensi citando una dichiarazione ufficiale. L’accordo è
stato firmato tra il network e la Golden Globe Foundation, il
nuovo ente organizzatore dei premi dopo lo scioglimento della
Hollywood Foreign Press Association nel 2023.

   
Lo scorso gennaio la Cbs aveva trasmetto l’81/a edizione
prendendo il testimone dalla Nbs che, a sua volta, aveva mandato
in onda i premi dopo lo scandalo scoppiato nel 2021 in seguito
ad un articolo del Los Angeles Times. Si accusava la stampa
estera di Hollywood di essere “una casta razzista, facilmente
influenzabile dai dollari delle major”.

   
Anche se la cerimonia di quest’anno è stata stroncata dalla
critica di settore, c’è stato un aumento di audience, circa 9,4
milioni contro poco più di 6 milioni nel 2023. I termini
finanziari dell’accordo tra le due parti non sono stati resi
nota tuttavia George Cheeks, presidente della Cbs, ha detto che
“la collaborazione con i Globes per la messa in onda di
quest’anno si è rivelata una grande vittoria per entrambi e ha
avviato la spinta per gli show di premi nel 2024”.

   

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Castellitto, 'apro la mia scuola agli artisti in guerra'

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Un’iniziativa contro “la diaspora degli artisti in guerra” e tanti progetti per rilanciare il Centro Sperimentale di Cinematografia. Ma un passo alla volta, perché – avverte il nuovo presidente Sergio Castellitto – c’è la burocrazia “che è come il colesterolo: c’è quella buona che serve a realizzare cose che servono alla comunità. E c’è quella cattiva” per cui serve una buona dose di buon senso per sapercisi adattare. “Quando ho accettato l’incarico ho chiesto, e così è stato, di poter lavorare in totale libertà e assoluta indipendenza. Ho coinvolto il cda a cui ho chiesto di essere ‘militante’, di condividere con me l’azione di governo del Centro con idee e progetti”. Ne stanno uscendo tanti, anche se sono altrettante le questioni da risolvere come la gestione delle risorse del Pnrr che, ironizza il cineasta in occasione di un incontro nella sua ‘scuola’, “non è un antibiotico ma una opportunità per la quale siamo arrivati alla conclusione che sia meglio portare a termine 5 progetti piuttosto che sognarne 10 e rischiare di non vederli realizzati”. Il Pnrr è quindi stato rimodulato e con le risorse a disposizione verrà anche ristrutturato il cosiddetto “teatro bruciato”, il vecchio teatro di posa che riprenderà la sua funzione ospitando anche una sala mix ed altri spazi per il funzionamento della scuola. Esce invece dal Pnrr il progetto sul teatro Fiamma di Roma: “Non sarebbe stato possibile terminarlo nei due anni previsti” e inoltre, “c’è chi, come me, pensa che non sia ‘socialmente’ adatto ad un pubblico giovane come quello degli studenti del Csc: l’esperienza del Cinema America, d’altra parte, ci insegna che i ‘luoghi contano'”. Tra i progetti in cantiere della nuova gestione del Centro c’è poi quello sui master di alto livello e quello delle rassegne estive. In via di definizione anche l’utilizzo degli spazi sull’isola di San Servolo a Venezia: considerata la prossimità con le due manifestazioni culturali più importanti del paese, “vogliamo farne una sede decisiva, dove magari pensare ad organizzare corsi con un ‘fuso culturale’ diverso rispetto all’anno accademico”: dalla primavera a fine estate, dunque, in modo da incrociarsi con il Festival del Cinema. E poi c’è l’iniziativa che Castellitto si propone di realizzare nella seconda metà di giugno: aprire il Centro agli artisti provenienti dalle zone di guerra. “Credo che questo luogo debba imparare a rompere la cupola del convento ed aprirsi affettuosamente verso l’esterno. Viviamo tutti la dimensione di allarme sociale politico e soprattutto psichico delle guerre che sono a 2 ore e mezza di volo dalle nostre case e mi è sembrato interessante che questo luogo aprisse le sue porte ad artisti, cineasti, scrittori, musicisti e studenti per potersi confrontare. O anche confliggere… nel limiti del dialogo” ha annunciato il cineasta.” Questo luogo deve decidere se farsi rifugio di se stesso o diventare una platea aperta all’esterno” spiega Castellitto parlando della “iniziativa che stiamo organizzando per la seconda metà di giugno. Sempre che le condizioni lo consentano, perché – ricorda – non si tratta di persone che in questo momento stanno prendendo un Pernod al Cafè de Flore”. L’iniziativa dovrebbe tradursi in un film realizzato dagli studenti del Centro Sperimentale. Anche lui, però, preme per tornare sul set. “Ricordo ai miei colleghi che esisto anche io e che, pur stando qui, non ho l’obbligo di frequenza!!”.

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A Ferrara l'edizione 2025 dello SpencerHill Festival

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Si terrà a Ferrara – dopo la prima
italiana andata in scena nel 2023 a Gubbio con oltre 25.000
visitatori – l’edizione 2025 dello SpencerHill Festival,
kermesse dedicata i fans di Bud Spencer e Terence Hill in
programma nella città estense dal 5 all’8 giugno del prossimo
anno. Si tratta della 22/a edizione per la manifestazione che,
per due decenni, ha avuto come unica sede la Germania.

   
L’annuncio dello sbarco ferrarese è stato dato questa mattina
dalla sala stampa della Camera dei Deputati a Roma dal direttore
artistico Matteo Luschi e dal sindaco di Ferrara Alan Fabbri,
alla presenza del deputato ferrarese Davide Bergamini e delle
figlie di Bud Spencer, Cristiana e Diamante Pedersoli.

   
Al festival sono attesi sul palco ospiti di spicco per
interviste e ‘amarcord’: i film ‘cult’ del celebre duo; musica
dal vivo con i compositori delle colonne sonore delle pellicole;
la gara di costumi di scena; la sfilata delle auto americane dei
set come le Dune Buggy e poi la Movie Parade. Tra le novità, la
gara a cavallo ‘Hector Games’ e il Luna Park di “… altrimenti ci
arrabbiamo”.

   
A Ferrara oltre a un palco principale in Piazza Trento e
Trieste saranno allestiti palchi, maxi schermi cinematografici e
tantissime attrazioni in diversi luoghi del centro città con la
proiezione dei nei luoghi più suggestivi.

   
“La città di Ferrara ha tutte le carte in regola per ospitare
la grande festa della famiglia SpencerHill – afferma Matteo
Luschi, presidente dell’associazione culturale The Bulldozer,
promotrice dell’evento – il sindaco Alan Fabbri e il suo staff
sono entusiasti dell’idea avendo compreso e sposato pienamente
lo spirito dell’iniziativa, per questo stiamo pensando ad una
collaborazione a lungo termine”.

   
Ferrara, osserva il primo cittadino, è felice di accogliere
il festival che farà conoscere la città estense come capitale
dei grandi eventi. Ci sono delle memorie collettive che si
uniscono a quelle personali – chiosa Fabbri – questo capita con
i grandi e accade pensando ai film di Bud Spencer e Terence
Hill”.

   

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Claudia Gerini, il secondo film da regista a inizio 2025

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“L’opera seconda è sempre un po’ più complicata da realizzare, però ci sto riflettendo, Sto pensando a un paio di storie e credo che per gli inizi del 2025 tornerò sul set come regista”: Ad annunciarlo, dopo l’esordio dietro la macchina da presa con Tapirulan, è Claudia Gerini, oggi a margine dell’incontro al Mic con il settore teatro per il nuovo Codice dello Spettacolo.
    In uscita per l’attrice “da settembre in poi” c’è anche, racconta, “Sara, la serie Netflix tratta dal libro di Maurizio De Giovanni, con la regia di Carmine Elia, girata insieme a Teresa Saponangelo. E poi – prosegue – Il corpo, il thriller noir di Vincenzo Alfieri con Andrea Di Luigi. E il nuovo film dei Manetti: U.S. Palmese. È una commedia molto divertente – conclude – in cui recito accanto a Rocco Papaleo nei panni di una poetessa di Palmi molto snob”. 
   

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Nel cartellone del Far East Film Festival 75 film da 11 Paesi

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Sono 75 i film – 47 in concorso -,
provenienti da 11 Paesi, pronti a sfilare sugli schermi della
26/a edizione del Far East Film Festival, tra i più importanti
showcase europei della cinematografia dell’Estremo Oriente, in
programma a Udine dal 24 aprile al 2 maggio.
La manifestazione è stata presentata oggi a Udine dai
responsabili Sabrina Baracetti e Thomas Bertacche, che hanno
annunciato una line-up con 15 prime mondiali, 24 anteprime
internazionali, 19 anteprime europee e 13 anteprime italiane.

   
Nove giorni di proiezioni e oltre un centinaio di eventi
tematici per una festa del cinema che sarà suggellata dalla
presenza di Zhang Yimou, nome di punta della Quinta Generazione,
la fucina creativa che rivoluzionò l’estetica degli anni Ottanta
cinesi, “con una visione libera e totale del cinema”.
Il regista pluripremiato, tre volte candidato agli Oscar,
salirà sul palco del Teatro Nuovo il 2 maggio per ricevere dal
Feff il Gelso d’Oro alla carriera. “Per noi – hanno spiegato
Baracetti e Bertacche – il cinema di Zhang Yimou non rappresenta
solo uno spazio in cui convergono arte, bellezza e grandezza, ma
anche due punti di svolta fondamentali. Il primo è di averci
spalancato gli occhi sulle meraviglie cinematografiche della
Cina continentale, il secondo è di essere stato una delle
scintille da cui ha poi ha preso vita il nostro festival.

   
Vogliamo restituirgli simbolicamente tutto quello che ci ha
dato”.

   
Tra i gli altri highlights del Feff n.26, l’anteprima
internazionale di cinque capolavori restaurati per iniziativa
del produttore taiwanese Chiu Fu-sheng, che a sua volta riceverà
il Gelso d’oro alla carriera, i blockbuster dalla Corea del Sud
firmati da Jae-hyun Jang e Kim Sung-su, due action film di
Herman Yau (Hong Kong), una retrospettiva con 14 titoli sui
grandi successi degli anni Ottanta e Novanta, sette film coreani
degli anni ’50 dal Korean Film Archive di Seoul. La Opening
Night del 24 aprile sarà nel segno di Cina e Corea del Sud, con
due anteprime internazionali: Yolo, campione d’incassi firmato
dall’attrice comica Jia Ling, e Citizen of a Kind della regista
Park Young-ju.

   

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