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L’aneddoto di Alex Rodriguez
Del quarterback tre volte campione del mondo parla anche uno “sponsor” eccellente: Alex Rodriguez, icona del baseball, sport di cui il papà di PM è stato un atleta professionista. Una sintesi: “Patrick Mahomes ha sempre avuto il cuore di un campione. Ricordo Pat da ragazzino venire ad allenarsi con suo padre (…) ricordo distintamente di avergli dato il peggior consiglio di sempre. “Non farlo giocare a football. I soldi sono nel baseball”. Sono felice di essermi sbagliato e felice che non mi abbia ascoltato! (…) Il suo desiderio insaziabile di vincere è superato solo dalla sua passione nel restituire e rendere migliore il mondo che lo circonda. L’eredità di Patrick sopravvivrà ben oltre i suoi giorni da giocatore e, come dimostrano le sue vittorie consecutive al Super Bowl, non ha ancora finito! “.
Il goat
PM è inseguito dai paragoni, eccellenti, con i grandissimi del football, due su tutti: Joe Montana e Tom Brady. Tema unico: diventerai più forte di loro? Sei in rampa di lancio per essere The Goat, il migliore dei migliori? Ma il quarterback dribbla l’interrogativo con la stessa abilità del suo gioco di gambe. Le sue risposte, e non da ora, sono sempre uguali qualcosa di riassumibile così: “E’ presto, se ne può parlare a fine carriera, forse. Ora penso solo a giocare, ma sarà difficilissimo eguagliare quelle vette”. Parlando di grandissimi, Mahomes cita anche chi non ha vinto mai un Super Bowl: Dan Marino.
Tom Brady e l’inganno dell’età
Tom Brady in campo (e ai play off) sino a 45 anni è stato un grande inganno, fa capire PM. E si spiega: “Giocando sino a un’età incredibile ha fatto credere a tutti che sia possibile e facile per molti se non per chiunque. Ma non è affatto così. Tom è stato fantastico nella cura del suo corpo e in tutto. Sarà difficile eguagliare ciò che Tom ha fatto per così tanto tempo; così come quello che hanno fatto Peyton Manning o Aaron Rodgers. Ci sono così tanti ragazzi che sono stati ad un livello così alto per tanto tempo. Per partecipare a questa conversazione devi farlo anno dopo anno. Non puoi dare per scontato di averlo fatto l’anno prima”. Umile e concreto.
Elogio di Taylor Swift
Immancabile la domanda sulla pop star – legata al tight end dei Chiefs Travis Kelce – che sta trascinando milioni di nuovi fan verso il football Nfl. La risposta su Taylor Swift è positiva: PM ne parla come di una ragazza intelligentissima e interessata a tutto, allegra e simpatica, capace di fare le domande giuste persino sul gioco dei touchdown. La sua presenza, dice, ci mette ancor di più sotto i riflettori, ma alla squadra piace esserlo.
La carriera e la famiglia
Patrick è combattuto: da una parte, dice, vuol fare di tutto per restare in campo il più a lungo possibile. Dall’altra, non vuol trovarsi all’improvviso con figli adolescenti e scoprire di non esserseli cresciuti. Così, cerca una mediazione: “Giocherò finchè il mio impegno sarà compatibile con quello della famiglia, ma se dovessi accorgermi che la trascuro lascerei tutto”. Gli crediamo?
Il quarterback, le elezioni Usa, il razzismo e le armi
Interessante ascoltare cosa dice il quarterback dei Chiefs su temi politici e sociali molto delicati. Com’è noto la parata del team è stata funestata da una sparatoria che ha fatto una vittima e diversi feriti. Mahomes ha versato 50mila dollari per aiutare chi necessitava di cure ma non ha voluto (ancora) sottoscrivere una campagna contro l’uso delle armi per i cittadini: “Mi sto documentando, voglio studiare a fondo il tema, non voglio parlare senza sapere tutto, ma è certo che queste situazioni devono finire”, si è un po’ barcamenato. Idem su una possibile indicazione di voto alle prossime elezioni americane: “Non intendo fare pressione su nessuno affinché voti per un certo presidente piuttosto che per un altro. Voglio che le persone usino la propria voce e si esprimano verso chiunque credano. Voglio che facciano la loro ricerca e poi decidano”. Netta invece la posizione che il qb prese contro il dilagante razzismo e le azioni violente della polizia sugli afroamericani: sottoscrisse un documento, assieme alla stragrande maggioranza dei giocatori, in cui non lesinava critiche, senza citarla, alla Nfl che in qualche modo aveva censurato le proteste degli atleti con il celebre ginocchio a terra, inaugurate da un altro collega di ruolo, Colin Kaepernick. Letteralmente sparito dai radar di ogni team dopo (appunto) l’inginocchiamento che, nonostante questa sorta di censura, ha fatto epoca.
L’ultima impresa
Time si sofferma molto ovviamente anche sull’ultima impresa: il Super Bowl vinto in rimonta sui San Francisco 49ers al termine di una stagione soffertissima e segnata anche da diverse sconfitte e da una crisi di risultati che ha coinciso con il Natale. Poi la graduale e inarrestabile risalita con il quarterback che ha recuperato un equilibrio nervoso perfetto ed è riuscito a non far pesare i clamorosi errori dei suoi ricevitori “che lasciavano troppo spesso cadere la palla e vanificavano i suoi lanci”, sottolinea la rivista, non certo lui, sempre pronto pubblicamente a difendere i compagni. Una qualità fondamentale per chi di mestiere fa il quarterback e deve avere carisma e leadership. Così ha ricostruito una mentalità vincente tra i colleghi e il team si è stretto attorno a lui.
I complimenti di Joe Montana
Per la terza volta, dunque, Mahomes ha risalito la corrente ostile con i suoi Chiefs nella partita della vita, il Super Bowl, per poi alzare il trofeo intitolatò a Vince Lombardi. “E’ un giocatore che si gode il momento”, prova a spiegare la mentalità di un qb vincente il grande Joe Montana, che ha costruito la sua reputazione mantenendo la calma quando tutto attorno gli franava e guidando incredibili rimonte, in circostanze a dir poco frenetiche. “Tu sai che non è la verità far finta di nulla, ma lui (e anche Joe Cool era così, ndr) gioca come se non significasse nulla. Lui semplicemente lascia andare il gioco. È se stesso in quei momenti. Questo è quello che vuoi da un quarterback”.
Nella testa dei quarterback che hanno vinto tutto funziona così…Grandioso no?
Aung San Suu Kyi ai domiciliari mentre la giunta golpista del Myanmar affronta la minaccia più grande
“Trasferita per l’ondata di caldo”
Il portavoce della giunta, il generale Zaw Min Tun, ha dichiarato che l’ondata di caldo che sta colpendo il Paese (temperature fino a 41 gradi) ha spinto le autorità a prendere misure per proteggere i detenuti più vulnerabili. “Non soltanto Aung San Suu Kyi e Win Myint (l’ex presidente, ndr) ma anche altri prigionieri anziani hanno ricevuto le cure necessarie a causa del caldo”. Tuttavia non è ancora chiaro se la decisione riguardante la Lady sia una misura temporanea o se invece si tratti di una riduzione della pena. Non è chiaro al momento nemmeno dove esattamente Suu Kyi sia stata trasferita.
“Il trasferimento dalle prigioni alle case è positivo, perché le case sono meglio delle prigioni. Tuttavia, devono essere liberati senza condizioni. Devono assumersi la piena responsabilità per la salute e la sicurezza di Aung San Suu Kyi e Win Myint”, ha dichiarato all’agenzia Reuters Kyaw Zaw, portavoce del governo ombra.
L’amnistia per oltre 3mila prigionieri
Contestualmente alla decisione su Suu Kyi, la giunta ha annunciato anche un’amnistia per 3.300 prigionieri, in occasione del Capodanno birmano: la loro pena sarà ridotta di un sesto, ad eccezione di quelli condannati per omicidio, terrorismo e traffico di droga. Le amnistie di massa durante le festività non sono insolite in Myanmar: già nel luglio dello scorso anno i golpisti avevano concesso un’amnistia per più di 7mila prigionieri in occasione della Quaresima buddista.
L’arresto e le condanne
Arrestata nel febbraio del 2021 quando l’esercito prese il potere con un colpo di Stato, la Lady – che all’epoca era la leader di fatto del Paese, a capo del partito che aveva la maggioranza nel Parlamento – ha accumulato da allora condanne fino ad arrivare a 27 anni di carcere per una serie di accuse, tra cui corruzione, possesso illegale di walkie-talkie e mancato rispetto delle restrizioni sul Coronavirus.
I gruppi per i diritti umani hanno descritto il processo come una farsa e uno strumento per allontanare la leader dalla politica: una figura che resta molto popolare nel Paese nonostante la sua reputazione internazionale sia stata macchiata dagli orrori commessi dall’esercito nei confronti della minoranza dei Rohingya.
Dopo il colpo di Stato era finita agli arresti domiciliari, poi trasferita nel giugno 2022 in isolamento in una prigione della capitale. Da quando è stata arrestata dai militari è stata avvistata solo una volta nelle foto sgranate dei media statali scattate in un’aula di tribunale di Naypyidaw e ha avuto problemi di salute. I media locali hanno riferito che durante il processo, durato diversi mesi, Suu Kyi ha sofferto di vertigini, vomito e a volte non riusciva a mangiare a causa di un’infezione ai denti.
A febbraio scorso, il figlio Kim Aris aveva dichiarato che sua madre era tenuta in isolamento e che era di buon umore “anche se la sua salute non è buona come in passato”. Le notizie su Suu Kyi sono strettamente controllate dal governo militare e persino i suoi avvocati non possono parlare con i media.
Arresti e morti
Secondo l’Associazione di assistenza per i prigionieri politici, un gruppo indipendente che monitora le vittime e gli arresti, 20.351 persone arrestate dalla presa di potere dell’esercito nel 2021 sono ancora in carcere, la maggior parte delle quali non ha ricevuto condanne penali. La stessa associazione stima che dall’inizio della repressione siano morti più di 4.800 civili.
La giunta sotto pressione: la caduta di Myawaddy
La giunta sta ora affrontando la più grande minaccia di sempre, subendo battute d’arresto e pesanti perdite negli ultimi mesi. La settimana scorsa l’esercito ha perso il controllo di Myawaddy, città chiave al confine con la Thailandia, importante snodo commerciale di frontiera che funge da porta d’accesso del Myanmar al resto del Sud-Est asiatico, ora in mano ai ribelli appartenenti all’etnia Karen. Migliaia di residenti sono fuggiti verso la Thailandia, in vista della controffensiva delle truppe golpiste.
Negli ultimi mesi le forze di resistenza hanno conquistato decine di città e avamposti militari nelle zone confinanti con Bangladesh, Cina e India. Accerchiando i golpisti. Nell’ottobre scorso tre gruppi etnici ribelli hanno lanciato un’offensiva congiunta contro l’esercito, conquistando alcune aree al confine con la Cina. Due settimane fa, il 4 aprile, gruppi ribelli hanno lanciato droni che hanno colpito la capitale Naypyidaw: sono stati abbattuti sventando così un raro attacco al cuore del potere.
Dal colpo di Stato del 2021, gruppi etnici armati e ribelli pro-democrazia hanno formato un’ampia alleanza per combattere la giunta. A febbraio il regime ha annunciato che avrebbe iniziato ad applicare una legge sulla leva vecchia di decenni, segno che le forze della giunta si stavano esaurendo. Una serie di sconfitte negli Stati Shan e Kachin a nord e nello Stato di Rakhine a ovest hanno lasciato l’esercito a corto di reclute. Migliaia di soldati sono stati uccisi, feriti, catturati o hanno disertato.
Esercitazioni cinesi ai confini
A partire da oggi la Cina terrà esercitazioni di difesa aerea e a fuoco vivo vicino al confine con il Myanmar. Preoccupata per le interruzioni del commercio e per l’afflusso di rifugiati, la Cina sta provando ad agire come mediatrice nel conflitto. Dopo che cinque persone erano rimaste ferite nella provincia cinese dello Yunnan, a gennaio Pechino ha chiesto un cessate il fuoco immediato.

