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Nato, l’ammiraglio Munsch: “Noi e Napoli insieme, vi spiego come da qui difendiamo la parte meridionale dell’Europa. La Russia è di nuovo una minaccia”
Munsch è al vertice del JFC Naples, l’avveniristica base che ha sede a Lago Patria, sito strategico autorevole, importante e fondamentale nello scacchiere della Nato.
Spiega: “Il mio è un Comando in servizio da molto tempo in un luogo unico nella storia della Nato, fondato qui nel 1951 Quindi Napoli è sempre stata strettamente collegata a noi. In un luogo antico e carico di storia come Napoli, la cosa più eterna è il Vesuvio. Ma spero che uno degli elementi di eternità per il futuro sia proprio la Nato a Napoli”.
Poi entra nel dettaglio: “La Nato è divisa in tre Joint Force Commands, il Joint Force Command Naples è responsabile della difesa territoriale della parte meridionale dell’Europa. Quindi dal Portogallo e dalla Spagna fino alla Romania, alla Bulgaria e alla Turchia. Siamo impegnati anche una serie di missioni al di fuori del territorio della Nato con uno sguardo a 360 gradi su ogni possibile minaccia. JFC Naples supervisiona pure la missione Nato a Baghdad, in Iraq, e in Kosovo, Bosnia Erzegovina, e a Sarajevo. La nostra organizzazione guarda anche al Nord Africa e al Medio Oriente. L’anno scorso eravamo responsabili della Forza di risposta rapida che in un momento di crisi può andare ovunque. E così l’Italia, che ci ospita, gioca un ruolo assolutamente centrale”.
Una struttura sempre attiva che deve modulare le sue azione di continuo guardando gli scenari internazionali che mutano di continuo. “La Nato – dice – ha lavorato molto duramente lo scorso anno per rivedere tutti i piani di difesa per difendere il territorio di nostra competenza. Stiamo approvvigionando le nostre forze per essere in grado di svolgere questi ruoli. E poi quest’anno stiamo enfatizzando l’esercizio, la pratica di tutti i piani per assicurarci di essere pronti”. E assicura: “La Nato è pronta qualora dovessero verificarsi aggressioni contro uno qualsiasi dei nostri paesi membri”.
Sul legame tra la Nato e Napoli l’ammiraglio è voluto tornare anche nell’incontro sulla Mount Whitney: “La Nato è stata fondata nel 1949. Ma non esisteva un’organizzazione militare fino al 1951. Nel 1951 l’ammiraglio Bob Carney, il mio predecessore, entrò nel porto di Napoli con la sua nave ammiraglia USS Mount Olympus. Istituì il Comando a Napoli. Quel comando, alla fine, si spostò a riva e poi in un’altra location. Ma è sempre stato a Napoli. Molte cose sono cambiate negli ultimi 75 anni. Come le minacce, mentre passavamo dall’Unione Sovietica agli estremisti violenti e poi di nuovo alla Russia. La Nato si è adattata lungo il percorso ed è cambiata di conseguenza. Ma ciò che è sempre rimasto lo stesso sono i fondamenti di ciò che la Nato significa: un’alleanza puramente difensiva fondata su principi democratici. Il nostro scopo è semplice: scoraggiare l’aggressione e difendere la libertà e la sicurezza dei nostri popoli. Scoraggiare e difendere”.
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In fiamme la storica Borsa di Copenaghen: crollano guglia e tetto. “È la nostra Notre-Dame”
Come lui decine di dipendenti e passanti si sono uniti alle operazione di recupero del patrimonio custodito all’interno dell’edificio che è stato in gran parte salvato. “Abbiamo evacuato molte centinaia di dipinti e opere d’arte da Børsen, specchi, lampadari a prismi, alcuni orologi e altre piccole cose”, ha spiegato Jul Bastholm, del Museo Nazionale.
Mentre i vigili del fuoco hanno impiegato ore per spegnere l’incendio che si è propagato su circa metà della struttura producendo un’alta colonna di fumo che è stata visibile anche da Malmö, in Svezia.
La polizia danese, che ha aperto un’inchiesta ma che riuscirà ad avviare le indagini soltanto quando si potrà accedere all’area, ha escluso che ci siano state persone coinvolte: gli operai che erano in servizio sul tetto sono tutti tratti in salvo ma la parte andata a fuoco ora rischia di crollare.
Le ipotesi sulla dinamica
L’edificio era attualmente in fase di ristrutturazione e per questo era circondato da impalcature ma i lavori, secondo le prime ricostruzioni, potrebbero aver aggravato la propagazione delle fiamme. Nonostante alcuni dipendenti presenti all’interno della Camera di commercio abbiano sentito l’allarme anti-incendio suonare e dichiarato che non era la prima volta che succedeva, il sospetto è che altri dispositivi fossero stati scollegati per evitare falsi allarmi durante i lavori. Anche le porte tagliafuoco potrebbero essere state rimosse per favorire i lavori.
Sul tema Mikkelsen ha dichiarato di avere piena fiducia nel lavoro della polizia e e delle ditte che sono state coinvolte.
“In fumo 400 anni di storia”
“Un pezzo di storia che va a fuoco”, ha commentato la premier Mette Frederiksen, all’agenzia di stampa Ritzau mentre il re Frederik X ha affidato le sue parole ai social. “Questa mattina ci siamo svegliati con uno spettacolo triste”. “Nel corso delle generazioni, la caratteristica guglia del drago ha contribuito a definire Copenaghen come la ‘città delle torri'” ha concluso il sovrano che proprio oggi sarebbe stato impegnato nei festeggiamenti degli 84 anni della madre, la regina Margrethe che lo scorso gennaio ha abdicato in suo favore.
“Immagini terribili dalla Borsa questa mattina. 400 anni di patrimonio culturale danese in fiamme”, così il ministro della Cultura della Danimarca, Jakob Engel-Schmidt, ha commentato su X.
“La Borsa sta a Copenaghen come Notre-Dame sta a Parigi”, ha commentato il ministro degli Esteri Lars Løkke Rasmussen. E a fare lo stesso parallelismo è stato uno dei primi testimoni sentiti sulla scena. “Questa è la nostra Notre-Dame”, ha detto alla televisione danese un testimone, Henrik Grage, paragonando l’incendio a quello che inghiottì il tetto e la guglia della cattedrale nel centro di Parigi nel 2019. “È una giornata tragica”, ha aggiunto, come riporta la Bbc.
La “Borsen”
La “Borsen”, uno degli edifici più antichi della città, fu costruita sotto il regno di Cristiano IV fra il 1619 e il 1640, e si trova vicino al parlamento danese, il Palazzo Christiansborg, sull’isola di Slotsholmen. Tra le principali mete turistiche della città, ha contribuito con la sua “torre del Drago” a costruire lo skyline di Copenaghen.
La guglia crollata, alta oltre 50 metri, raffigurava infatti quattro draghi le cui code si attorcigliano e simbolicamente si diceva che proteggessero dai nemici e dal fuoco. Fino a oggi la Borsa era sopravvissuta più volte agli incendi che si sono verificati nelle vicinanze: Christiansborg è bruciato più volte, così come il vicino edificio della Privatbanken e il Proviantgården.
Fino al 1974 l’edificio ha ospitato la Borsa di Copenaghen, mentre oggi è di proprietà della Camera di commercio danese Dansk Erhverv.
Tra le opere custodite al suo interno, oltre ai quattro disegni a carboncino di Lorenz Frølich raffiguranti quattro virtù – lavoro, giustizia, coraggio e amore – il grande ritratto di gruppo dell’impressionista danese Peder Severine Krøyer.



