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Che cosa ha fatto per noi l’Europa: la risposta al Covid
L’arrivo del Covid in Europa
I primissimi casi di Covid-19 nell’Unione Europea vengono registrati a Bordeaux, in Francia, il 24 gennaio 2020. L’Italia è invece il primo Paese europeo a subire una grande ondata, ma al 17 marzo 2020 tutti i membri dell’Ue hanno già segnato almeno un morto. Dal 13 marzo l’Europa è addirittura dichiarata dall’Organizzazione mondiale della Sanità come l’epicentro dell’epidemia: lo sarà fino al 22 maggio, quando il “primato” passerà al Sudamerica. Nel nostro continente, così come in tutto il mondo, si apre un aspro dibattito su lockdown, salute e libertà personali. Se le prime risposte sono nazionali, anche perché la sicurezza sanitaria è di competenza appunto dei singoli Stati, l’Ue comunque ha già cominciato a sostenerli e coordinarli.

Il 28 febbraio gli Stati Ue uniscono le forze per acquistare guanti, mascherine, ventilatori e tamponi, e poco dopo anche per facilitare la loro produzione. Il 17 marzo l’Unione Europea chiude le frontiere: sono vietati gli ingressi non essenziali dall’esterno del blocco. Le riapre il primo luglio, ma solo per visitatori da 15 Paesi: tra loro Australia, Canada e Nuova Zelanda, ma ad esempio non da Usa, Brasile e Russia. Il 21 luglio 2020 i leader europei concordano un pacchetto di stimolo economico da 750 miliardi, il Next Generation Eu. Nel frattempo è stata lanciata la strategia per l’acquisto comunitario dei vaccini per conto degli Stati membri, e alla fine dell’anno ne comincia la distribuzione. Da allora la Commissione Ue se ne è assicurati 4,2 miliardi di dosi, e nell’agosto del 2023 era stato vaccinato l’84,8% degli adulti. Grazie ai vaccini, secondo uno studio dell’Ecdc, a novembre 2021 erano state salvate 470mila vite in Europa. Un successo che porta la firma della Ue.
La relazione della Commissione speciale
Ma cosa ha insegnato l’emergenza Covid all’Unione Europea? Quali lezioni ne ha tratto? Nel luglio del 2023 ha presentato la sua relazione finale la Commissione speciale del Parlamento europeo sulla pandemia di Covid-19 (Covi), istituita nel marzo 2022, e l’aula l’ha approvata con 385 voti a favore, 193 contrari e 63 astenuti. Ne è emerso che, proprio prendendo spunto dalla reazione al Covid, “i deputati vogliono rafforzare l’Unione europea della salute e la resilienza dei sistemi sanitari nazionali in vista delle sfide future”.

Tra le proposte di maggiore impatto ci sono il rafforzamento dell’autonomia strategica dell’Ue in tema di medicinali, la trasparenza nelle attività di appalto congiunto e un maggiore controllo parlamentare a livello sia europeo che nazionale sul ricorso alle leggi di emergenza. È emersa l’importanza di trasferire queste lezioni nella sfida al cancro e alle malattie rare.
“La relazione della commissione Covi è il frutto di dialogo, consenso e rigore. La risposta dell’Ue alla pandemia è stata esemplare per quanto riguarda l’acquisto dei vaccini, i fondi NextGenerationEU e la preparazione alle future emergenze sanitarie – ha dichiarato la popolare spagnola Dolors Montserrat, relatrice per la Commissione Covi – Dobbiamo rafforzare ulteriormente l’Ue per proteggere i nostri operatori sanitari, per assicurarci di non trascurare alcuna malattia e per aiutare i più vulnerabili. Dobbiamo anche promuovere la ricerca, combattere le notizie false e gli attacchi informatici e creare un settore farmaceutico competitivo in grado di rafforzare l’autonomia strategica dell’Ue in ambito sanitario”.
“La lezione più chiara della pandemia è anche la più semplice – ha dichiarato il vicepresidente della Commissione europea Margaritis Schinas – Noi europei siamo più efficaci quando agiamo insieme”.
Che cosa ne pensano gli europei
E gli europei? Sono d’accordo? I sondaggi mostrano che per loro la salute è una delle materie prioritarie, tanto più lo è dopo la pandemia. In un sondaggio Ipsos-Euronews pubblicato all’inizio di questo mese si vede come la maggioranza relativa dei cittadini dell’Unione, il 40%, è soddisfatta della risposta dell’Ue al Covid, contro il 28% che ha una visione negativa e il 32% che non ce l’ha né negativa né positiva. Tra i Paesi che approvano l’operato di Bruxelles si registrano il Portogallo, la Grecia, l’Italia, la Svezia, la Bulgaria, la Germania, la Francia, la Polonia e i Paesi Bassi.
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Con un post sulla sua piattaforma ha accusato il premier australiano Anthony Albanese di “censura”. “La nostra preoccupazione – ha scritto – è che se qualsiasi Paese è autorizzato a censurare i contenuti di tutti i paesi, allora cosa impedirà a qualsiasi paese di controllare Internet?”
Il primo ministro ha replicato che Musk è un “miliardario arrogante”, cieco di fronte all’angoscia causata dai video. “Faremo ciò che è necessario per affrontare quest’uomo che pensa di essere al di sopra della legge, ma anche al di sopra della comune decenza”, ha detto Albanese all’ABC. “L’idea che qualcuno vada in tribunale per il diritto di pubblicare contenuti violenti su una piattaforma, mostra quanto sia fuori dal mondo il signor Musk”

