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La Polonia pronta a ospitare armi nucleari. E la Russia già minaccia rappresaglie

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Il presidente Duda apre all’atomica della Nato in risposta alle bombe di Putin in Bielorussia

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Irlanda, la crisi delle patate. Troppa pioggia, a rischio l’alimento nazionale

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LONDRA – Per secoli è stata l’alimentazione base sulla povera tavola degli irlandesi: il cibo che garantiva di sfamarli. Ma oggi l’Irlanda, a causa del cambiamento climatico, rischia di rimanere senza l’umile ed economica patata. La pioggia incessante delle ultime settimane ha reso il terreno inadatto a seminare il più importante prodotto agricolo nazionale.

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Affonda la Kommuna: perché la perdita della nave vecchia un secolo può fermare la flotta russa

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La guerra non rispetta neppure le leggende del mare. Non c’è pietà nemmeno per il veterano di un secolo di battaglie: un guscio di metallo che racchiude la Storia. La Kommuna, una nave molto speciale in servizio con la flotta russa da 111 anni, è stata colpita ieri da almeno

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Francia, Le Monde sul caso Scurati: “Meloni ha voglia di rivalsa contro la cultura della Resistenza”

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PARIGI – “Censura. Nel giro di ventiquattro ore, il termine è entrato a far parte del dibattito pubblico italiano”. Le Monde dedica un articolo al caso Scurati-Rai, spiegando che lo scrittore, noto anche in Francia per la serie di romanzi su Benito Mussolini, “avrebbe dovuto leggere, per commemorare la liberazione dell’Italia il 25 aprile 1945, un testo che denunciava l’incapacità della destra al potere di ritrovarsi su una base antifascista”.

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Germania-Turchia, la diplomazia del kebab: il presidente tedesco Steinmeier vola a Istanbul con un gigantesco “doner”

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Il presidente tedesco Frank Walter Steinmeier è atteso oggi in Turchia, dove si recherà con un enorme doner kebab di 60 kg, preparato in Germania per essere offerto in un ricevimento presso la residenza tedesca di Istanbul in programma questa sera.

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La Georgia in bilico tra Europa e Russia: la legge putiniana divide Parlamento e piazza

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TBILISI Ara rusul kanons, ki Evropas. Ogni giorno da un’intera settimana, centinaia di volte, da mattina a notte inoltrata, i georgiani scandiscono a perdifiato le stesse parole: “no alla legge russa, sì all’Europa”. E poi, tavisupleba, “libertà”, uno dei primi termini che impara chi passa un po’ di tempo in questa piccola Repubblica del Caucaso meridionale, stretta tra la Russia e la Turchia ma protesa sul mar Nero, attraverso cui vi giunsero Greci e Romani.

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Sabreen Erooh, figlia della tragedia: nata dalla madre morente dopo un raid israeliano su Rafah diventa simbolo di speranza per la Striscia

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L’orrore della guerra ha partorito una bambina. I medici di Gaza l’hanno dovuta estrarre dal ventre della mamma morente Sabreen al-Sakani: una giovane donna incinta di 30 settimane quando un attacco aereo israeliano le ha raso al suolo la casa, uccidendone la famiglia.

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Israele, il mea culpa del capo dimissionario dell’intelligence militare: “Il 7 ottobre non siamo stati all’altezza”

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Cade una prima testa israeliana per il disastro del 7 ottobre, quando Hamas riuscì a forzare un blocco ritenuto erroneamente insuperabile provocando la morte di 1.200 persone e il rapimento di 253 ostaggi. Il generale Aharon Haliva, capo della direzione dell’intelligence militare delle forze armate israeliane (Idf), si è dimesso lasciando una lettera sulla scrivania del capo di stato maggiore Herzi Halevi in cui ne spiega le ragioni.

“In una decisione presa con il capo di stato maggiore e con l’approvazione del ministro della difesa, Haliva concluderà il suo ruolo e si ritirerà dall’Idf dopo aver nominato un successore attraverso un processo ordinato e professionale”, hanno reso noto le forze armate con un comunicato. Resta dunque temporaneamente in carica, ma le sue dimissioni sono comunque accettate.

Haliva si prepara a lasciare dopo 38 anni di carriera militare. Ma la catena di errori e l’avere pesantemente sottostimato la possibilità che Hamas forzasse il blocco nonostante gli avvertimenti ricevuti è un macigno che pesa sulla coscienza e con cui l’intera catena di comando israeliana sa che dovrà fare i conti, prima o poi. Certamente lo dovrà fare quando si chiuderà l’emergenza della crisi, che oggi minaccia di estendersi nell’operazione di terra a Rafah.

E non è l’unico errore enorme sulle spalle di Haliva, e non certo solo sulle sue: nonostante l’attacco ai pasdaran ospitati nell’ambasciata iraniana a Damasco, in cui è stato ucciso l’alto ufficiale delle guardie rivoluzionarie islamiche Mohammad Reza Zahedi, fosse stato preparato per due mesi analizzando tutte le possibili repliche iraniane e la necessaria protezione e reazione successiva israeliana, l’intelligence militare ha ampiamente sottostimato la risposta iraniana, che per la prima volta ha bucato l’Iron Dome colpendo direttamente il suolo israeliano.

Nella sua lettera, Haliva si assume la responsabilità del fallimento del 7 ottobre e promette che ora farà del suo meglio, nel tempo che gli rimane al comando, perché vengano raggiunti gli obiettivi, tra cui il ripristino del dominio militare nel nord e nel sud della Striscia di Gaza, la restituzione degli ostaggi e la dissuasione alle minacce iraniane e di altri nemici. “Porto con me quel giorno nero” e “il dolore della guerra”, scrive il generale: “Sabato 7 ottobre 2023 Hamas ha commesso un attacco a sorpresa mortale contro lo Stato di Israele. La divisione di intelligence sotto il mio comando non è stata all’altezza del compito che ci era stato affidato”.

La sua è la prima ma non certo l’ultima testa che cadrà per il 7 ottobre. Lo stesso generale Herzi Halevi, il capo di Stato maggiore sulla cui scrivania ha lasciato la lettera di dimissioni, si è assunto la responsabilità del fallimento già all’indomani del massacro e chi lo conosce bene non ha dubbi che si dimetterà non appena avrà portato a termine l’incarico. Le pressioni dell’opinione pubblica contro i vertici sono d’altronde sempre più forti, non solo per aver permesso il 7 ottobre scioccando l’intero Paese che da allora ha perso la percezione di sicurezza nello scudo difensivo, ma anche per l’insuccesso di questi sei mesi e mezzo in cui – nonostante le promesse e i 34mila morti palestinesi – gli ostaggi restano in cattività nelle mani di Hamas, e il capo dei miliziani Yayah Sinwar, è ancora libero e introvabile.

E non è solo dalla catena di comando militare che ci si aspetta il pagamento del conto per gli errori: Vladimir Beliak, del partito Yesh Atid del capo dell’opposizione Lapid, ha twittato la richiesta di “istituire subito una commissione d’inchiesta statale. Il primo ministro deve dimettersi immediatamente”.

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Chi sono gli sciiti di Kataib Hezbollah, la milizia filo-Iran che vuole cacciare gli americani dall’Iraq

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Nella notte tra domenica e lunedì le forze della coalizione internazionale in Siria sono tornate nel mirino dei gruppi iracheni filoiraniani: diversi razzi sparati dalla provincia di Ninive sono caduto nei pressi della base di Kharab al-Jir, nel Nordest del Paese, e del campo petrolifero di al Omar nell’Est

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Referendum in Ecuador, il popolo decide: “Sì all’esercito in strada contro i narcos”

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Una schiacciante vittoria nel referendum di domenica consente al presidente Daniel Noboa di militarizzare l’Ecuador. Sarà l’esercito a controllare le piazze e le vie appoggiando la polizia nella gestione dell’ordine pubblico. La consultazione prevedeva 11 quesiti che toccavano soprattutto il tema della sicurezza.

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