Tag: Mmondo tutte le notizie
Corsa agli armamenti, in tutto il mondo aumenti record delle spese per la difesa: Usa e Cina sono in testa
Aumento globale
Lo scorso anno la spesa militare globale ha raggiunto 2433 miliardi di dollari, una crescita del 6.8 per cento rispetto all’anno precedente e il rialzo annuo più ampio dal 2009 a oggi. È il nono anno consecutivo che la spesa militare mondiale aumenta anziché diminuire. Ma per la prima volta in quindici anni la spesa militare è aumentata in tutte e cinque le aree geografiche in cui il Sipri suddivide il mondo, coni maggiori incrementi registrati in Europa, Australia/Oceania e Medio Oriente. Tutti e dieci i Paesi che spendono di più per le armi, con in testa Stati Uniti, Cina e Russia, hanno aumentato le proprie spese militari nel 2023.
“L’aumento senza precedenti della spesa militare è una diretta conseguenza del deterioramento globale della pace e della sicurezza”, commenta Nan Tian, ricercatore senior dell’istituto svedese e co-autore del rapporto. “Gli stati danno la priorità alla forza militare ma rischiano di mettere in moto una spirale in un panorama geopolitico sempre più incerto”.
Più 24 per cento in Russia
Fra i dati più significativi dello studio emerge che la Russia ha aumentato la propria spesa militare del 24 per cento rispetto al 2022, per un totale di 109 miliardi di dollari, e del 57 per cento rispetto al 2014, anno della sua prima invasione dell’Ucraina. La spesa militare russa è stata lo scorso anno il 16 per cento dell’intera spesa pubblica nazionale. Per resistere all’attacco di Mosca, lo scorso anno anche l’Ucraina ha aumentato la spesa militare, di un impressionante 51 per cento, raggiungendo quota 64 miliardi di dollari. Nel corso dell’anno ha ricevuto anche 35 miliardi di dollari in aiuti militari dalla Nato, di cui 25 miliardi dagli Usa.
Gli Usa numero uno
I 31 paesi della Nato hanno speso complessivamente 1341 miliardi di dollari per la difesa durante il 2023, pari al 51 per cento della spesa militare mondiale. La spesa militare degli Stati Uniti è aumentata del 2,3 per cento rispetto al 2022, arrivando a 916 miliardi di dollari, pari al 68 per cento della spesa militare della Nato. Ma anche tutti i membri europei della Nato hanno aumentato la propria spesa militare, per un totale del 28 per cento della spesa militare Nato, il livello più alto in un decennio. Undici dei 31 Paesi della Nato hanno raggiunto o superato il target del 2 per cento del prodotto interno lordo per la spesa militare, l’impegno preso formalmente dalla Nato dieci anni fa.
La Cina si rafforza
La Cina, secondo Paese del mondo per la spesa militare dopo gli Usa, ha aumentato la propria spesa militare del 6 per cento nel 2023, per un totale di 296 miliardi di dollari. È il 29esimo anno di fila che Pechino incrementa il budget per la difesa. E la spesa militare cinese rappresenta da sola la metà della spesa militare di tutta l’Asia e l’Oceania messe insieme. La spesa militare di Taiwan è cresciuta dell’11 per cento, fino a quota 16 miliardi di dollari. Anche quella del Giappone è aumentata dell’11 per cento, arrivando a 50 miliardi di dollari. L’India è il quarto Paese del mondo per la spesa militare, con un aumento del 4 per cento rispetto al 2022, a quota 83 miliardi di dollari.
La guerra di Gaza
In Medio Oriente, la spesa militare è cresciuta complessivamente del 9 per cento, per un totale di 200 miliardi di dollari, l’aumento più grande in un decennio. In Israele è cresciuta del 24 per cento, fino a 27 miliardi di dollari, in larga parte come risultato della guerra di Gaza in risposta all’aggressione di Hamas del 7 ottobre scorso. Alle spalle di Israele, come Paesi che spendono di più per la spesa militare nella regione, ci sono Arabia Saudita e Iran.
La lotta ai narcos
Di rilievo c’è anche l’aumento vertiginoso della spesa militare in Centroamerica e nei Caraibi, come risultato della lotta al narco traffico e alla criminalità: un incremento globale del 54 per cento rispetto a dieci anni or sono. In Messico, la spesa militare è aumentata del 55 per cento rispetto al 2014. “L’uso dei militari per combattere gang criminali e trafficanti di narcotici è da anni una crescente tendenza in America Latina”, afferma il rapporto, “per l’incapacità dei governi ad usare metodi convenzionali o per la preferenza per una reazione più drastica e più violenta”.
Usa, la caduta dell’ultimo cowboy. La star dei rodei costretta al ritiro dopo lo scontro con il toro nero
La misteriosa uccisione dell’americano che combatteva con i russi nel Donbass
Dagli Usa sanzioni all’Idf, monito su Rafah. E Israele posta il Colosseo colpito dall’Iran
Andrea Dernbach: “Mettono a tacere chiunque ricordi a chi si ispira questo governo”
Eric Jozsef: “Il caso Scurati dimostra che in Italia c’è una deriva illiberale. Serve un risveglio delle coscienze”
“Il caso Scurati fa paura, e riguarda tutto il Continente”
Che uno scrittore riconosciuto in tutto il continente – Scurati ha ricevuto tra l’altro, nel 2022, il Premio Europeo del Libro – venga censurato dal servizio pubblico per un monologo sul fascismo, questa volta non può che allarmare i democratici europei.
Piscine e rubinetti a secco: l’emergenza siccità mette gli spagnoli contro i turisti
Non è un problema solo catalano, ma è la grande emergenza spagnola di quest’anno, dopo le prime, serie avvisaglie dell’estate scorsa: la crisi idrica affligge i residenti e complica le giornate dei visitatori stranieri, finendo per mettere gli uni contro gli altri. Lo si è visto in modo chiaro sabato alle Canarie, quando migliaia di residenti sono scesi in piazza per protestare contro il turismo di massa nell’arcipelago, “insostenibile e a beneficio di pochi”.
Il motivo: provoca un aumento incontrollato dei prezzi delle case accentuando le disuguaglianze, in una regione dove un terzo della popolazione è a rischio di esclusione sociale. Preoccupazione che si estende anche all’eccessivo consumo di risorse locali, acqua compresa, a discapito dei residenti.
Dilemma non da poco, che vale non solo per le Canarie ma per l’intero territorio spagnolo: nelle isole il turismo contribuisce al 36 per cento del Pil e genera il 40 per cento dei posti di lavoro; la Spagna è seconda al mondo per numero di visitatori solo dietro alla Francia, con 85 milioni di presenze l’anno, un industria che crea il 12 per cento del Pil. Però i bacini idrici sono a secco e le autorità regionali devono correre ai ripari in qualche modo, anche a costo di scontentare gli ospiti stranieri. Una settimana fa il Daily Mirror ha scagliato un duro attacco contro la Spagna che «taglia l’acqua ai turisti britannici, lasciandoli in condizioni da Terzo mondo». Il tabloid londinese raccoglieva le lamentale dei visitatori del lussuosissimo complesso residenziale di Sotogrande, nella provincia andalusa di Cadice, che si sono ritrovati con i rubinetti a secco.
In realtà, le ultime decisioni del presidente conservatore dell’Andalusia, Juan Manuel Moreno Bonilla, hanno provocato maggiori proteste tra i residenti che tra i turisti. perche il governo guidato dai Popolari ha stabilito che possono essere riempite le piscine pubbliche e dei club sportivi come quelle degli hotel, mentre dovranno restare vuote quelle private o condominiali.
Nella Catalogna governata dalla sinistra indipendentista di Esquerra Republicana, invece, sono state imposte limitazioni all’uso dell’acqua nelle stanze d’albergo uguali a quelle in vigore nelle case private. Misure tampone, guardando al cielo nella speranza che arrivino piogge provvidenziali. Ma soprattutto nell’attesa che il governo di Pedro Sánchez porti a compimento il suo piano di investimenti che dovrebbe consentire di modernizzare i sistemi di approvvigionamento idrico e promuovere il riciclaggio e la desalinizzazione dell’acqua.


