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Ultimo aggiornamento 18 Novembre, 2018, 12:13:44 di Maurizio Barra

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DALLE 07:28 ALLE 12:13

DI DOMENICA 18 NOVEMBRE 2018

SOMMARIO

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California: 1.300 dispersi, 76 morti
Sceriffo, finora distrutti 600 kmq, 10mila case. Domato al 55%

Florida, Gillum concede vittoria al GopDopo riconteggio voti. Confermato DeSantis, alleato di Trump

La Cia accusa: ‘Principe Bin Salman ordinò la morte di Khashoggi’Trump chiama Pompeo e capo agenzia intelligence

Dazi: nessun accordo a vertice ApecTrudeau, 21 Paesi divisi su protezionismo e rivalità Usa-Cina

Gilet gialli, feriti salgono a 409282 arresti. Ministro Interno, ‘caos totale, azioni di violenza’

La popolarità di Macron precipita al 25%Sondaggio Ifop, presidente al minimo assoluto in 18 mesi –

Tajani, mi candido per secondo mandato
Presidente, ‘Italia sia rappresentata a vertici istituzioni Ue’

Egitto: Hrw, arrestati 40 attivistiOng, ‘giro di vite contro dissenso’. ‘Di alcuni non si sa nulla’ – Parigi, ‘avanti su tassa ecologica’
Ministro dopo ‘gilet gialli’, dobbiamo liberarci dal petrolio

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CHICO (CALIFORNIA

)

– E’ salito ad almeno 1.300 dispersi e 76 morti accertati il bilancio, ancora provvisorio, degli incendi che da giorni divorano il nord della California, i più gravi in oltre un secolo. Lo ha reso noto lo sceriffo della contea di Butte, Kory Honea, che ha aggiornato il numero dei dispersi a fronte delle diverse centinaia che sono stati individuati. Le fiamme, dall’8 novembre, hanno devastato finora 600 chilometri quadrati e distrutto quasi 10.000 abitazioni. L’incendio è domato per il 55%.
– WASHINGTON

– I repubblicani mantengono il controllo della Florida: Andrew Gillum, il sindaco dem della capitale Tallahassee che aspirava a diventare il primo governatore nero dello Sunshine State, ha concesso la vittoria al rivale repubblicano, l’italo americano Ron DeSantis, stretto alleato di Donald Trump. Gillum aveva già ammesso la sconfitta la notte delle elezioni di Midterm ma poi aveva fatto marcia indietro quando lo spoglio delle schede lo aveva avvicinato all’avversario. Dato l’esile scarto tra i due, era stato avviato un riconteggio, nel quale DeSantis appariva in testa.
WASHINGTON – E’ stato il principe ereditario Mohammed bin Salman ad ordinare la brutale uccisione del giornalista dissidente saudita Jamal Khashoggi: la conclusione della Cia, diffusa da tutti i media americani dopo lo scoop del Washington Post, smentisce il governo di Riad e mette in imbarazzo la Casa Bianca, che finora ha tentato di salvare il suo prezioso alleato in Medio Oriente. Donald Trump e’ stato colto apparentemente in contropiede prima di partire per la California devastata dai roghi. “Non sono ancora stato informato, parlerò con la Cia e con il segretario di stato Mike Pompeo oggi, a bordo dell’Air Force One”, ha risposto ai cronisti che lo incalzavano. “Finora ci è stato detto (bin Salman, ndr) che non ha avuto un ruolo”, ha proseguito. Poi è tornato a lodare “il grande alleato” saudita, “davvero spettacolare in termini di posti di lavoro e sviluppo economico”. Poi in volo ha chiamato Pompeo e il capo della Cia Gina Haspel, ma nulla è trapelato.
Il presidente aveva già avuto modo di vedere alcune prove sul coinvolgimento del principe ereditario saudita ma era rimasto scettico. Ora però sarà difficile ignorare le conclusioni della Cia, a meno che il tycoon non metta in discussione i suoi 007, come già fatto con il Russiagate.
La valutazione dell’agenzia di intelligence Usa è la più autorevole per ora tra quelle che legano il principe Bin Salman al delitto e complica gli sforzi dell’amministrazione Trump di proteggere lo stretto alleato. La Cia ha esaminato molteplici fonti di intelligence, compresa una telefonata che il fratello del principe, Khalid bin Salman, ambasciatore di Riad negli Stati Uniti, fece a Khashoggi, dicendogli che doveva andare al consolato saudita di Istanbul per recuperare i documenti necessari al suo matrimonio con una donna turca e assicurandolo che non avrebbe corso pericolo. Non è chiaro, scrive il Wp, se Khalid sapeva che Khashoggi sarebbe stato ucciso ma egli fece la telefonata – intercettata dagli 007 Usa – su ordine del fratello. In risposta alle rivelazioni del Wp, l’ambasciatore saudita in Usa ha twittato che “l’ultimo contatto avuto con Khashoggi fu via sms il 26 ottobre 2017”. “Non ho mai parlato con lui al telefono e certamente non ho mai suggerito di andare in Turchia per nessuna ragione”, aggiunge. La conclusione della Cia è basata inoltre sulla valutazione che il principe è il governante di fatto del Paese e sovrintende anche agli affari minori del regno. La valutazione finale degli 007 americani smentisce la tesi e gli ultimi sviluppi dell’indagine saudita, che ha portato all’ incriminazione di 11 persone (5 a rischio pena di morte) con la narrativa di un’operazione finalizzata a riportare Khashoggi in Arabia Saudita ma finita male, a causa di una overdose letale.
Un’operazione di cui Bin Salman non sarebbe stato a conoscenza. Versione presa subito per buona dall’amministrazione Trump, che si è limitata a sanzionare 17 persone legate all’omicidio, guardandosi bene dal mettere in discussione il principe. Per Trump si tratta di un alleato vitale: in chiave geo-politica per contrastare l’Iran in Medio Oriente, e in chiave economica per il petrolio e i maxi investimenti negli Usa, a partire dagli armamenti. A nulla sono serviti finora indizi pesanti come la registrazione audio dell’omicidio condivisa da Ankara con gli alleati occidentali e la telefonata di un membro del team saudita inviato nel consolato di Riad a Istanbul per comunicare a un suo superiore che l’operazione era finita e che poteva dirlo “al suo capo”. Senza contare i legami diretti di alcuni membri del team con lo stesso Bin Salman.
– PORT MORESBY

– Il teso vertice dell’Apec (Cooperazione economica Asia-Pacifico), centrato sulle politiche tariffarie e sulla competizione fra le sfere d’influenza sull’area del Pacifico fra Stati Uniti e Cina, si è chiuso a Port Moresby, in Papua Nuova Guinea, senza neanche un accordo per un comunicato finale fra i 21 Paesi membri. Lo ha annunciato il primo ministro canadese, Justin Trudeau. La presidenza di turno della Papua Nuova Guinea si è riservata invece di emettere una dichiarazione.
– PARIGI

– Il bilancio della giornata dei gilet gialli si aggrava, secondo cifre diffuse questa mattina dal ministero dell’Interno francese: un morto, 409 i feriti, di cui 14 gravi, 282 gli arresti. Per il ministro Christophe Castaner “siamo di fronte a una disorganizzazione totale, hanno tentato di entrare nelle prefetture, ci sono state azioni di grande violenza”. Intanto, 3.500 gilet gialli sono rimasti in azione tutta la notte. Stamattina i blocchi sono già 40 sulle autostrade.

– PARIGI

– Emmanuel Macron perde altri 4 punti a novembre nei sondaggi di popolarità ed ormai è soltanto un francese su 4 ad apprezzare l’operato del presidente. Secondo una ricerca Ifop, pubblicata stamattina dal Journal du Dimanche, Macron tocca il suo minimo assoluto nei 18 mesi di presidenza con il 25% di popolarità. Crolla di 7 punti anche il primo ministro Edouard Philippe, al 34%. Gli intervistati che si dicono “molto soddisfatti” di Macron sono soltanto il 4%, quelli “piuttosto soddisfatti” il 21%. I “piuttosto scontenti” il 34%, i “molto scontenti” il 39%.

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“Mi ricandiderò per un secondo mandato alla Presidenza del Parlamento Europeo perché l’Italia, Paese fondatore dell’Europa unita e uno dei grandi paesi dell’Unione, non può non essere rappresentata al vertice di una delle istituzioni dell’Ue”. Lo ha detto il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, intervistato da Dario Carella a RegionEuropa, il settimanale europeo della Tgr in onda oggi su Rai 3. “L’Europa va riformata, non abolita, ed il senso del mio lavoro è stato e sarà quello di ricostruire il rapporto di fiducia fra i cittadini e le istituzioni dell’Unione: per fare questo – ha spiegato Tajani – occorre mettere al centro dell’azione politica i valori, e noi Popolari Europei lo abbiamo fatto nel nostro recente congresso a Helsinki”.
– IL CAIRO

– Human Rights Watch (Hrw) denuncia l’arresto in Egitto di almeno 40 avvocati e attivisti nell’ultimo mese, in un giro di vite su ampia scala contro il dissenso. Molti di questi, riferisce l’organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani, erano persone che fornivano sostegno legale e umanitario alle famiglie di detenuti politici. Secondo i familiari, alcuni sono spariti e le autorità si rifiutano di dire dove sono detenuti.
“La repressione delle agenzie di sicurezza egiziane adesso si estende alla sparizione di uomini e donne coraggiosi che hanno provato a proteggere gli scomparsi e a porre fine a questa pratica illegale”, ha detto il vice direttore dell’ufficio regionale di Hrw, Michael Page.

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“In tema di fiscalità ecologica, andiamo avanti sulla traiettoria prevista. Non farlo sarebbe incosciente”. All’indomani delle manifestazioni dei ‘gilet gialli’ in Francia contro il caro-benzina, il ministro della Transizione ecologica, François de Rugy, in un’intervista a Le Parisien, conferma l’entrata in vigore della tassa sul carburante dal 1 gennaio, destinata, nelle intenzioni del governo, a ridurre gli effetti del cambiamento climatico. “Siamo stati eletti per risolvere i problemi che ci eravamo lasciati alle spalle e continueremo a farlo senza sosta. Bisogna assolutamente uscire da questa trappola delle auto, del petrolio e del diesel in cui ci siamo rinchiusi da troppo tempo”, ha aggiunto il ministro. Sulla protesta di ieri in tutta la Francia, da cui è partita anche la richiesta di dimissioni al presidente Emmanuel Macron, de Rugy ha detto: “C’è un’attesa molto forte di risultati, che è molto difficile da soddisfare in 18 mesi. E non è certo capitolando davanti alle difficoltà che riusciremo a farlo”.   [print-me title=”STAMPA”]

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