Ultimo aggiornamento 20 Febbraio, 2019, 11:21:40 di Maurizio Barra
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Corea Nord: rimpatriata figlia ex ambasciatore a Roma
Studentessa nordcoreana è stata rimpatriata a novembre con la forza dall’Italia a Pyongyang
PECHINO20 febbraio 2019 08:13
Una studentessa nordcoreana è stata rimpatriata a novembre con la forza dall’Italia a Pyongyang: si tratta della figlia di Jo Song-gil, ex ambasciatore reggente a Roma, “scomparso” nello stesso mese in quello che è visto come un tentativo di diserzione. Sono gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda forniti da Thae Yong-ho, ex numero due dell’ambasciata del Nord a Londra, rifugiatosi a Seul nel 2016. Il blitz, riporta l’agenzia Yonhap, sarebbe avvenuto prima del tentativo della ragazza di riunirsi ai genitori.”Non sono sicuro di quanti figli avesse Jo, ma quella che era in Italia è stata rimandata in Corea del Nord. Jo è attualmente con la moglie”, ha affermato Thae.La ragazza, che
avrebbe 17 anni, era una studentessa delle superiori. “Non posso più dire pubblicamente a Jo di venire in Corea del Sud”, ha aggiunto Thae, ricordando che il Nord è solito procedere ad aspre punizioni e ritorsioni nei confronti dei familiari delle persone che decidono di disertare a Seul piuttosto che in Paesi terzi.L’ex diplomatico aveva più volte sollecitato Jo a puntare sul Sud come destinazione finale, sollecitando il governo di Seul a promuovere sforzi in tal senso, favorendone la fuga. Jo era tornato in Italia con un nuovo mandato diplomatico a maggio del 2015, divenendo incaricato d’affari e quindi reggente della sede fino a novembre 2018, a seguito dell’espulsione dell’ ambasciatore Mun Jong-nam a ottobre 2017 in risposta al sesto test nucleare fatto dal Nord appena un mese prima.
Brexit no deal o accordo in extremis, May da JunckerPresidente Commissione Ue pessimista. Addio Honda alimenta paure
20 febbraio 201910:27
L’ombra di un ‘no deal’ sempre più incombente da un lato, la scommessa su un gioco di prestigio in grado di far quadrare il cerchio all’ultimo minuto dall’altro: si gioca fra queste due sponde l’ennesima missione di Theresa May a Bruxelles annunciata dal portavoce di Jean-Claude Juncker.Difficile immaginare ancora un faccia a faccia decisivo con il presidente della Commissione, a giudicare dall’incessante rimpiattino fra le parti e dal pessimismo espresso dallo stesso Juncker in queste ore a Stoccarda. Anche se, quanto meno a parole, la disponibilità a venirsi (parzialmente) incontro c’è. Di certo il tempo stringe.Innanzi tutto poiché ormai manca poco più di un mese al 29 marzo, data messa nero su bianco dal Parlamento britannico per un’uscita dall’Unione che – salvo rinvii – scatterebbe automaticamente (e traumaticamente) anche in mancanza d’intese. E poi perché già la settimana prossima la premier Tory ha promesso di tornare a Westminster per sottoporsi a un nuovo voto, il 27 febbraio, che stavolta dovrebbe essere dirimente: un verdetto ‘finale’ sul risultato del supplemento negoziale avviato con l’Ue nel tentativo di spuntare qualche assicurazione tale da allontanare il meccanismo del backstop, la contestata clausola teorica di salvaguardia d’un confine post Brexit senza barriere fra Irlanda e Irlanda del Nord.L’incontro preparatorio di lunedì fra il capo negoziatore europeo, Michel Barnier, e i ministri Stephen Barclay e Geoffrey Cox è stato “produttivo”, a credere a Barclay. Ma svolte concrete non ne sono emerse, mentre il piano B più soft del leader dell’opposizione Jeremy Corbyn, al centro di colloqui bruxellesi paralleli giovedì 21, resta sullo sfondo, solo come ipotesi alternativa di riserva. Tanto più dopo la mini scissione subita da Corbyn nel Labour ad opera di 7 deputati dell’ala destra del partito favorevoli a un referendum bis, la cui futura ‘terza forza’ sembra poter attirare per il momento qualche altro laburista e forse un paio di dissidenti Tory pro Remain. A margine del consiglio Affari generali Ue, i rappresentanti di vari Paesi – dal ministro tedesco Michael Roth alla francese Nathalie Loiseau – hanno intanto ribadito il ‘no’ a riaprire l’accordo di divorzio raggiunto a novembre. Ma non senza tendere la mano a Londra, dopo la fallita ratifica di gennaio, sul testo allegato sulle relazioni future: sempre a patto che May mostri un realismo che al momento Roth non intravvede.”L’Ue ha detto che il backstop ha carattere temporaneo, cerchiamo di capire come mettere per iscritto questo concetto in modo legalmente vincolante e accettabile per il nostro Parlamento”, ha tuttavia replicato il viceministro britannico Martin Callanan, insistendo inoltre sulla determinazione del suo governo ad attuare il divorzio il 29 marzo e lasciando cadere per ora lo spiraglio offerto da Juncker sull’ok a un’eventuale richiesta di rinvio. “Una cesura brutale” del resto non conviene a nessuno, ha avvertito, a nome dell’Italia, Enzo Moavero Milanesi; malgrado tutti dicano di prepararsi al peggio e il ministro britannico brexiteer Michael Gove non esiti a minacciare apertamente nel caso “dazi” futuri a difesa dei prodotti alimentari dell’isola. Non conviene di sicuro all’economia d’oltremanica, come ammette uno dei colleghi di Gove più moderati e vicini alla City, il titolare delle Attività Produttive Greg Clark, parlando ai Comuni di una Brexit no deal come di “un colpo di maglio” sull’industria automobilistica, per esempio, alla luce della decisione appena confermata da Honda di chiudere per fine 2021 lo stabilimento inglese di Swindon e di lasciare a spasso 3.500 lavoratori: decisione che non può non risentire delle incognite attuali anche se da Tokyo il presidente della holding, Takahiro Hachigo, l’ha motivata evocando esclusivamente problemi di competitività sul mercato globale. Ma non conviene nemmeno all’allarmato mondo del business di vari Paesi europei esposti nell’interscambio con Londra: Germania in prima fila.
Valanga a Cras Montana, un mortoEra il più grave dei 4 feriti.Concluse ricerche, nessun disperso
20 febbraio 201910:29
– E’ morto uno degli sciatori travolti ieri a Crans Montana, sulle Alpi svizzere, da una valanga. Lo rende noto la polizia cantonale spiegando che si tratta di uno dei quattro feriti estratti ieri dalla neve, un poliziotto francese di 34 anni. Intanto sulla Plaine Morte sono state interrotte le ricerche. In un primo momento la valanga sembrava aver travolto un gruppo di una decina di sciatori, mentre la polizia del cantone Vallese ha fatto sapere di non avere ricevuto segnalazione di ulteriori dispersi. “Le ricerche durate tutta la notte – afferma la polizia su Twitter – sono state interrotte questa mattina. Riprenderanno se la situazione lo esige. Al momento nessuna scomparsa è stata segnalata”. Il bilancio è dunque di un morto e 3 feriti.
Romania, varata riforma della giustiziaCritiche Presidente e opposizione, ‘si vuole controllo politico’
20 febbraio 201910:47
– BUCAREST
– Il governo della Romania ha adottato una nuova ordinanza di urgenza che modifica le leggi sulla giustizia. In particolare, la modifica riguarda la nomina e la durata dei mandati dei magistrati di primo livello e, secondo i partiti di opposizione, sarebbe l’ennesimo tentativo del governo socialdemocratico guidato da Viorica Dancila, di sottoporre il potere giudiziario al controllo del potere esecutivo. L’ordinanza, che arriva in un momento di grande tensione tra il paese balcanico e l’Unione Europea proprio sui temi riguardanti la giustizia e la corruzione, è stata proposta, secondo quanto dichiarato in una conferenza stampa dal ministro della Giustizia Tudorel Toader, dal Consiglio superiore della magistratura. Dura la reazione del presidente Klaus Iohannis: “La Romania non può essere a disposizione di quelli che vogliono instaurare il controllo politico sulla giustizia”.
Qatar investirà 10 mld euro in GermaniaPaese diventerebbe il principale investitore arabo in Germania
20 febbraio 201910:50
– Il vice Primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, Mohamed bin Abdulrahman Al Thani, ha dichiarato che l’emirato è pronto a investire nei prossimi cinque anni dieci miliardi di euro in Germania. Lo riporta Gulf Times.
“Vediamo molte possibilità per investimenti qui. Stiamo discutendo dei progetti” ha dichiarato il ministro qatarino.
Questo ulteriore investimento da 10 miliardi di euro porterebbe il Qatar a diventare il principale investitore arabo in Germania con un totale di 35 miliardi di euro di investimenti nel Paese europeo.
Brexit, Hammond: ‘Uscita senza accordo calamità reciproca’Labour, esce ottava deputata. Ryan denuncia piaga antisemitismo. In arrivo anche 3 Tory
LONDRA20 febbraio 201910:12
Una Brexit senza accordo sarebbe una “calamità reciproca” per il Regno Unito e per l’Unione europea che infliggerebbe un duro colpo all’economia britannica: lo ha detto ieri sera il cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond. Parlando alla cena annuale dell’associazione delle aziende manifatturiere britanniche (Make UK), riportano i media internazionali, Hammond ha inoltre sottolineato che i parlamentari del regno dovrebbero smetterla di cercare di introdurre modifiche al meccanismo del backstop (la contestata clausola teorica di salvaguardia d’un confine post Brexit senza barriere fra Irlanda e Irlanda del Nord) che Bruxelles non accetterebbe con breve preavvisoUn’ottava deputata laburista, Joan Ryan, ha annunciato l’uscita dal maggiore partito britannico d’opposizione e l’ingresso nel Gruppo Indipendente nato dalla scissione di un primo drappello di parlamentari della destra interna al Labour, in polemica col leader Jeremy Corbyn.
Fra i vari punti della contestazione rivolta dal gruppo a Corbyn (anche accusato d’incarnare una linea “di estrema sinistra” e non abbastanza anti Brexit), Ryan – già al governo sotto Tony Blair e presidente della lobby parlamentare dei Laburisti Amici d’Israele – ha incentrato le sue critiche sulla “piaga dell’antisemitismo” e “dell’odio anti israeliano” che infetterebbe oggi il partito. Ryan ha anche sostenuto che il leader sarebbe circondato da “trotzkisti, stalinisti, comunisti” e lo ha bollato come “inadatto” alla carica di primo ministro.
Ai fuoriusciti potrebbe unirsi qualche altro laburista o ex laburista, secondo i media, ma anche 3 deputate Tory pro Remain dissidenti dalla linea di Theresa May sulla Brexit. [print-me title=”STAMPA”]
