Ultimo aggiornamento 3 Giugno, 2019, 17:45:06 di Maurizio Barra
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Memorial Tournament, vince Cantlay
Americano ottavo nel ranking: “Successo dedicato a Nicklau
03 giugno 2019 02:35
– Vittoria show per Patrick Cantlay, che si prende in rimonta il Memorial Tournament (PGA Tour) salendo all’8/o posto del ranking. A Dublin, nell’Ohio, il 27enne di Long Beach con 269 (68 69 68 64, -19) colpi ha superato al fotofinish la concorrenza di Scott, secondo con 271 (-17), e Kaymer, terzo con 273 (-15).
Intascando anche un assegno di 1.638.000 dollari (su un totale di 9.100.000) e piazzandosi 6/o nella classifica della FedEx Cup. E’ il secondo successo in carriera sul massimo circuito americano per l’ex numero uno del World Golf Amateur ranking. Sul percorso del Muirfield Village Golf Club (par 72), gran finale per Woods. Il californiano, nono con (279, -9), s’è reso protagonista di un ultimo giro che gli ha permesso di recuperare sedici posizioni. Il campione Usa ha chiuso alle spalle di Spieth, settimo con 278 (-10), ma davanti a Rose (numero 3 mondiale), 13mo (280, -8). Solo 22mo DeChambeau (283, -5), nonostante una rimonta nel round conclusivo.
Nba, Warriors-Raptors 1-1 dopo gara 2Partita spettacolare di Golden State che va sotto e poi trionfa
MA03 giugno 201915:59
E’ di 1-1 il bilancio delle Finals Nba dopo il secondo incontro che ha visto di fronte i Toronto Raptors e i Golden State Warriors, campioni in carica e grandi dominatori della regular season. Stanotte i Warriors, con Barack Obama spettatore d’eccezione a bordo campo, hanno vinto per 109-104 gara 2 al termine di una battaglia spettacolare. Ancora assente Durant, in corso d’opera i Warriors hanno perso Looney per una contusione alla clavicola e Thompson per un problema muscolare, Curry non era in gran condizione. Ma il risultato ha dato ragione ai Warriors, che hanno rispolverato le astuzie del mestiere e dell’esperienza ribaltando una gara che a metà tempo pareva compromessa con un -12 che faceva paura. Nella ripresa invece un incredibile 18-0 ha rovesciato il corso della sfida, i canadesi si sono disuniti, lasciando campo ai rivali. A 6 secondi dalla sirena il canestro di Iguodala ha sigillato il risultato. Il duello riprenderà nella notte fra mercoledì e giovedì gara 3, a Oakland.
Golf, Lee6 trionfa all’US Women’s OpenSudcoreana vince primo Major in carriera da rookie
MA03 giugno 201909:
– Vittoria da sogno per Jeongeun Lee6. La sudcoreana, nel South Carolina, ha conquistato la 74/a edizione dell’U.S. Women’s Open, secondo dei cinque major femminile, firmando anche la prima impresa in carriera sul LPGA Tour. “Sono davvero incredula – la gioia della ventitreenne asiatica -. Non credevo di poter raggiungere un trionfo simile in così poco tempo”. A Charleston, da “rookie”, la sudcoreana con 278 (-6) colpi, ha battuto big del calibro di Lexi Thompson, Angel Yin e So Yeon Ryu, tutte seconde con 280 (-4).
Pallavolo, al via a ‘Milano Volley Week’Presidente Fipav Cattaneo: “sarà un successo”
SA03 giugno 201913:
– Milano per una settimana sarà capitale della pallavolo con la “Crai Volley Week”, presentata oggi nella Sala Alessi di Palazzo Marino. Il capoluogo lombardo infatti ospiterà due importanti eventi nel mese di giugno: dal 14 al 16 di fronte alla Torre del Filarete del Castello Sforzesco si disputerà la prima tappa del campionato italiano di beach volley (con 448 atleti attesi), dal 21 al 23 invece arriverà al nuovo Allianz Cloud la Nations League, con la Nazionale maschile del ct Blengini che affronterà Serbia, Argentina e Polonia. Sarà il primo appuntamento ufficiale all’ex PalaLido, che sarà inaugurato la settimana precedente. In piazza Gae Aulenti verranno proposte esperienze per avvicinare il pubblico agli atleti e alla pallavolo. “Sono davvero felice e soddisfatto ?dice il presidente Fipav, Bruno Cattaneo? e sono certo sarà un grande successo”.
Giro, nel 2020 il via dall’UngheriaTanto sud, ritorno sul Gavia e possibile scalata dello Zoncolan
VERONA03 giugno 201913:11
– La 103/a edizione del Giro d’Italia di ciclismo, nel 2020, tornerà a varcare i confini italiani, prendendo il via da Budapest. Per la 14/a volta nella storia la corsa rosa scatterà lontano dai confini nazionali, restando in Ungheria per ben tre tappe prima del giorno di riposo. L’approdo in Italia avverrà dalla Sicilia, come l’anno scorso, quando il Giro partì da Gerusalemme e si snodò per le strade di Israele.
Da questo punto in poi non ci sono certezze, ma circolano voci sempre più insistenti. Nell’attesa di ospitare la ‘Grande partenza’ del 2021, l’Isola rappresenta un’ottima soluzione in modo da risalire lo Stivale e dare spazio al sud che quest’anno è stato saltato quasi a piè pari. Per quanto riguarda le grandi montagne, si cercherà di rifare il Gavia – quest’anno cancellato dalla neve – e probabilmente il famigerato Zoncolan, il ‘Kaiser della Carinzia’.
Giro: Chiappucci, bravo Nibali’I corridori italiani non riescono a sopportare la pressione’
VERONA03 giugno 201913:15
– “Nibali a parte, non si è visto granché in questo Giro per i colori italiani. I nostri corridori non riescono a rimanere sulla cresta dell’onda, manca loro la continuità. Magari emergono, però non riescono a gestire la pressione. Ci affidiamo ad Aru, ma bisognerà vedere in che condizioni rientra. Ciccone? Un conto è andare in fuga perché non sei in classifica, un conto è dare battaglia da favorito”.
Claudio Chiappucci, che ancora oggi chiamano il ‘Diablo’, boccia il ciclismo italiano che pedala nelle corse a tappe. L’ex
rivale di Indurain e Bugno osserva che la corsa rosa appena conclusa “è stata molto veloce, ma scarsamente avvincente”.
“Nibali ci ha provato, Carapaz è stato bravo e forte, ma in troppi corrono di rimessa”. “Se somiglio a Carapaz? Certo, anche se io in Ecuador non ci sono mai stato. Anche l’anno scorso mi avevano accostato a lui”, conclude Chiappucci.
Scherma: Mattarella, fascino inalteratoPresidente interviene a Palermo a cerimonia 110 anni federazione
SAPALERMO03 giugno 201913:20
– “La scherma è inserita pienamente nella società del Paese. Non è un mondo artificiale, è uno sport genuino in cui la passione fa superare i sacrifici e gli impegni che richiede la pratica. È anche uno sport in cui la prestazione è realizzata insieme all’avversario e quindi con rispetto”. Così il capo dello Stato, Sergio Mattarella, nel suo intervento che ha concluso a Palazzo dei Normanni, la cerimonia per i 110 anni della fondazione della Federazione nazionale scherma. “Il mondo della scherma è affascinate, il cui valore come sport autentico è rimasto inalterato”, ha aggiunto Mattarella. Rivolgendosi poi a Irene Camber, oro ad Helsinki 1952, il capo dello Stato ha detto: “Ho un’età che mi consente di ricordare i suoi successi”.
Ciclismo: morto Fabbri,gregario GimondiVinse ventina di corse e azzurro in 6 Mondiali. Poi ottimo ds
MA03 giugno 201913:40
– E’ morto presso l’Ospedale di Cisanello a Pisa Fabrizio Fabbri, protagonista del ciclismo degli anni ’70.
Ne dà notizia l’associazione dei Direttori Sportivi. Fabbri era nato a Ferruccia di Agliana (Pistoia) nel 1948, e cominciò a distinguersi da dilettante, fino al passaggio nei professionisti. Atleta di grande temperamento, al servizio di campioni come Francesco Moser e Felice Gimondi, ma anche in grado di mettere la ruota davanti a tutti e vincere una ventina di corse. Nel suo albo d’oro figurano il Giro di Puglia, due volte il Gp Industria e Commercio a Prato, la Tre Valli Varesine e il Giro dell’Appennino, una tappa al Giro di Svizzera e 3 al Giro d’Italia da lui disputato 9 volte. Con la nazionale italiana ha preso parte a 6 Mondiali su strada, dal 1973 al 1978, ottenendo come miglior risultato un 13/o posto. Disputò anche un Tour de France e due Giri di Spagna. Ma il ciclismo lo ricorda anche come apprezzato direttore sportivo: per 10 anni è stato alla Mapei guidando campioni come Franco Ballerini.
Golf a scuola, il green guarda al futuroAl M.Simone alunni in campo. Biagiotti, Siete la nostra felicità
03 giugno 201914:31
– Sorrisi e divertimento, voglia di crescere ed emergere. Insieme. Al Marco Simone Golf & Country Club, teatro della Ryder Cup 2022, con “Golf a scuola” il domani è già qui. Dai banchi al green. Nel circolo della famiglia Biagiotti sessantasette ragazzi coinvolti nel progetto quadriennale della Federazione Italiana Golf (Fig) e l’Istituto per il Credito Sportivo (ICS), con il patrocinio del Coni e del CIP – e il supporto del Miur -, hanno toccato con mano l’esperienza del golf. Dalla teoria alla pratica, tra swing e putt. La gioia dei giovanissimi studenti dell’Istituto Comprensivo Leonardo da Vinci di Guidonia Montecelio (Roma) ha contagiato tutti. Da Lavinia Biagiotti, che ha fatto gli onori di casa spiegando come i giovani “siano il progetto più bello in vista della Ryder Cup 2022. Perché il vostro sorriso è la nostra felicità”.
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Roland garros: Djokovic ai quarti
Struff ko in tre set, serbo affronterà uno tra Fognini e Zverev
3 giugno 201915:56
Senza aver ancora perso un set, Novak Djokovic approda ai quarti di finale del Ronald Garros, secondo slam stagionale del tennis. Il n.1 al mondo ha regolato in tre partite il 29enne tedesco Jan Lennard Struff, n.45 del ranking mondiale, col punteggio di 6-3. 6-2, 6-2 e ora attende di conoscere il prossimo avversario che uscirà dal match tra Fabio Fognini e Alexander Zverev.
Giro: Nibali, niente polemica con RoglicLo ‘Squalo’ su Instagram ringrazia “tifosi, compagni e rivali”
03 giugno 201916:01
“Volevo ringraziare di cuore tutti i miei tifosi e quelli dei miei colleghi rivali per il loro sostegno lungo le strade del @giroditalia. Rivolgo i miei più sinceri complimenti a @richardcarapaz per questa grande e meritata vittoria, a @primozroglic per essere stato un degno e grande avversario”. Comincia così il messaggio che Vincenzo Nibali pubblica il giorno dopo avere ottenuto il secondo posto al Giro d’Italia. “Ci tengo a precisare – prosegue lo ‘Squalo’, a proposito delle polemiche con Primoz Roglic – che la mancanza di una stretta di mano tra me e @primozroglic non è stato un gesto voluto. Poco prima avevamo parlato del nostro futuro e delle prossime vacanze, congratulandoci a vicenda. Sulla strada siamo tutti rivali ma a ruote ferme facciamo parte della grande famiglia del ciclismo”. “Un ringraziamento speciale va a tutto il @bahrain_merida staff e compagni che mi hanno supportato tutti i giorni fino alla fine. Vi aspetto sulle strade….#losqualodellostretto”, conclude.
Carapaz un campesino in rosa, impresa è storica Ecuadoriano trionfa a Verona e si commuove: “Sacrifici ripagati”
03 giugno 201917:14
Quando Richard Antonio Carapaz Montenegro tornerà in Ecuador verrà accolto come un eroe leggendario. Per il vincitore del Giro d’Italia 102, disputato 110 anni dopo il primo del 1909, è pronta una onorificenza del presidente ecuadoriano: il capo dello Stato si chiama Lenin Moreno, un nome che richiama l’ideologia rivoluzionaria sovietica, e nel 2017 si presentò alle elezioni con la sinistra. Nessuno, nemmeno lo stesso Carapaz, avrebbe osato immaginare un’impresa sportiva di questo livello. Oggi, quando il ‘campesino’ ha visto materializzarsi “il sogno di una vita”, si è sciolto in un mare di lacrime. Un’impresa storica, la sua. Carapaz è un atleta di frontiera, perché cresciuto al confine fra Ecuador e Colombia: ha costruito giorno dopo giorno il proprio trionfo, plasmandolo fra le Alpi e le Dolomiti, a dispetto di una concorrenza sempre agguerrita: Nibali, Roglic, Simon Yates, Lopez, il compagno Landa, che avrebbe dovuto aiutare a vincere, trasformandolo invece in gregario, e poi ancora Dumoulin finché è rimasto in corsa.Cresciuto in una località chiamata El Carmelo (dal nome di una parrocchia), Carapaz non ha mai perso la fiducia nei propri mezzi, anche quando era stato preso (solo metaforicamente, però, non come Lopez col tizio che ieri lo ha fatto cadere) a schiaffi nelle crono. In quelle prove, Roglic sembrava un treno e lui, Carapaz, che chiamano la ‘Locomotora del Carchi’, ha dovuto alzare bandiera bianca. Sapeva che la strada avrebbe ricominciato a salire e che lui l’avrebbe spianata. Una fatica di poco conto rispetto a quando la mamma Ana Luisa era malata di cancro e lui andava per i campi: la sua famiglia andava avanti soprattutto con i proventi della vendita del latte prodotto da tre mucche del padre Antonio. Famiglia di contadini, i Carapaz, Richard finì nel ciclismo perché abbagliato dalle imprese di Marco Pantani che, quando lui nasceva nel 1993, cominciava a conquistare i primi Gran premi della montagna. Lo vide volare sui pedali grazie ai filmati di youtube e se ne innamorò. Richie salì su una mountain bike a 8 anni, ma la gettò via, preferendo una bici scassata e senza tubolari. Cominciò a scalare montagne e, alla fine, in Colombia – che era a 20′ da casa sua – si accorsero di lui. Ne è passato di tempo da quando mungeva le mucche. Oggi, entrando nell’Arena, ha visto “passare davanti agli occhi i ‘frame’ di tutti i sacrifici”. I genitori lo hanno abbracciato, è salito sul podio con i due figli, ha finalmente liberato un sorriso, dopo giorni di tensione, dubbi e tormenti.E’ stato abile, Carapaz, anche ad approfittare del dualismo autolesionistico fra Nibali e Roglic, che si sono marcati, lasciando andare il ‘campesino’ e sottovalutandolo anche. Le curve sono ciò che più assomiglia alla traiettoria della vita e Carapaz le ha disegnate con estrema lucidità. Ha ricevuto il riconoscimento dei propri meriti dagli avversari, Nibali su tutti. Anche perché, il suo Giro in rosa è stato caratterizzato da due vittorie di tappa: a Frascati e Courmayeur, dopo quella 2018 a Montevergine di Mercogliano. Carapaz è la maglia rosa più ‘alta’, perché è nato e cresciuto a quasi 3 mila metri e perché ha domato tutte le salite, tranne il Gavia, ‘tagliato’ per le bizze del meteo. La mamma adesso sta bene e gioisce con lui, ma anche Richie è un ‘sopravvissuto’, visto che nel 2014 venne fuori da un grave incidente mentre si allenava sulle strade di casa. L’anno scorso si prese il quarto posto, quest’anno ha fatto felice i poco meno di 90 mila ecuadoriani che lavorano in Italia. “Corro per l’Ecuador – dice Carapaz – e poco importa se sono diventato corridore in Colombia. I miei colori sono quelli dell’Ecuador”. Questo si che si chiama senso di appartenenza.
Universiadi: domani si accende la torciaPrimo tedoforo Tizzano.Il 12 in Vaticano la benedizione del Papa
NAPOLI03 giugno 201916:54
– Parte domani da Torino, un omaggio alle Universiadi del 1959, le prime della storia, il percorso della torcia simbolo dei Giochi di Napoli. Tra l’accensione di domani (alle 15 nella sede del Rettorato dell’università piemontese) e il rito del braciere nella cerimonia d’apertura in programma allo stadio San Paolo di Napoli il 3 luglio, nove tappe e oltre cento tedofori tra sportivi, rappresentanti delle istituzioni e della società civile. Il due volte campione olimpico di canottaggio Davide Tizzano sarà il primo tedoforo (“Un grande onore per me. C’è stata una grande risposta tanto che alcuni tedofori marceranno in coppia”). Con lui domani si alterneranno, tra gli sportivi, Jessica Rossi (campionessa olimpica a Londra 2012 di tiro a volo) e la campionessa mondiale di tiro con l’arco Chiara Rebagliati. A chiudere il percorso di 4,15 km (dal rettorato al Castello del Valentino, sede del Politecnico), saranno il presidente della Fisu Oleg Matytsin e il rettore del Politecnico Guido Saracco.
Giro: Carapaz il top, per Simon Yates un altro flop Prima corsa rosa a un ecuadoriano. Nibali chiude a testa alta
03 giugno 201917:11
Come ogni anno, il Giro d’Italia regala sorprese e conferme. Ma soprattutto verdetti. In montagna, in pianura, ma anche in discesa o a cronometro c’è spazio per velleità e rimpianti. A volte non bastano nemmeno 3.600 km per dipanare la matassa, tra fughe mancate, alleanze sfumate, ambizioni lasciate sulla strada. Nel Giro di Carapaz qualcuno ha fallito e qualcun altro, invece, è addirittura andato al di là dei pronostici.Ecco top e flop della corsa rosa.RICHARD CARAPAZ – Ha vinto due tappe, a Frascati e Courmayeur, ha scalato montagne e si è lanciato in discese ardite. E’ stato sempre nel vivo della corsa, presente e reattivo, sempre protagonista, mai un calo, una distrazione, un ‘fuorigiri’. Ha meritato di vincere, dimostrando di essere solido e forte come una roccia. Ma non solo: ha confermato di essere dotato di un senso tattico invidiabile.VINCENZO NIBALI – Non ha vinto il terzo Giro d’Italia, ma non si può dire che non ci abbia provato. Sul Mortirolo si è spremuto, prima ancora aveva tentato allunghi e colpi di mano. Il suo credo: la fantasia al potere. Lo ‘Squalo’, quando e se può – nel senso che le gambe lo sorreggono – ci prova sempre, in salita come in discesa.MIKEL LANDA – Ha avuto il pregio e l’umiltà di mettersi al servizio del compagno di team Carapaz, dopo essere partito con i gradi di capitano della Movistar. Il suo karma recita: “Devi lavorare sempre per qualcun altro”. E anche quest’anno è stato così. Landa ha dimostrato di essere lo scalatore più forte: non ha potuto fare il diavolo a quattro per rispetto degli ordini di scuderia subentrati dopo che l’ecuadoriano è andato in rosa.PRIMOZ ROGLIC – Ha vinto due crono su tre, ha indossato la maglia rosa per cinque giorni, prima di cederla a Valerio Conti. Unico neo: la scarsa predisposizione ad assumere l’iniziativa. Il catenaccio pagava un tempo nel calcio, forse anche nel ciclismo, ma è un vezzo oltremodo démodé. Nibali non gliele ha mandate a dire e lui non ha cambiato atteggiamento, restando però a mani vuote. Nemmeno la fortuna l’ha aiutato.MIGUEL ANGEL LOPEZ – A proposito di sfortuna: l’Oscar è suo. Fra salti di catena, forature, spettatori che lo tirano giù, buttandolo sull’asfalto, non può essere contento del proprio Giro d’Italia. Poteva fare sfracelli, il colombiano, aveva i mezzi per spianare qualsiasi salita, ma è rimasto irretito fra le braccia della Dea bendata che, però, gli dava le spalle. Nemmeno il podio per l’hombre Astana.PASCAL ACKERMANN – Ha vinto la maglia ciclamino, aggiudicandosi gli sprint a Fucecchio e Terracina, secondo a Santa Maria di Sala, dove è stato beffato da Cima. Il suo Giro è da incorniciare, anche per essere riuscito ad arrivare fino a Verona. Impresa non da poco.VALERIO CONTI – Per una settimana ha vestito la maglia rosa: è il primo romano della storia a esserci riuscito. Ha lottato per il primato con orgoglio e passione, sapendo che lo avrebbe ceduto in salita. Ha riportato l’Italia sul tetto del Giro dopo tre anni.GIULIO CICCONE – Ha indossato la maglia azzurra di miglior scalatore, mettendo insieme una sequela di Gp della montagna. L’abruzzese ha ingoiato con straordinaria voracità tutte le salite, mettendo assieme punti preziosi per la classifica della maglia più sudata. Qualcuno dice che il futuro delle corse a tappe per il ciclismo italiano sia nelle sue gambe. Si vedrà.ELIA VIVIANI – A Orbetello è stato declassato per cambio di direzione allo sprint, da allora non è riuscito più a mettere la ruota davanti a quelle dei rivali. Si è fermato dopo il penultimo sprint, a Novi Ligure. Bocciatura piena, anche in relazione al fatto che era la maglia ciclamino uscente.SIMON YATES – Alla vigilia, a Bologna, aveva manifestato propositi bellicosi. Ma solo a parole, però. “Se fossi un mio avversario, me la farei sotto”, disse. All’inizio sembrava invisibile: avrà imparato a gestirsi, pensavano gli esperti. Macché. Simon Yates non è mai stato in gara. Solo un lampo nella crono bolognese, secondo a 19″ dal vincitore Roglic. Poi, il buio. [print-me title=”STAMPA”]
