Ultimo aggiornamento 22 Luglio, 2019, 11:45:43 di Maurizio Barra
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Iran arresta ‘spie addestrate dalla Cia’
Alcuni di loro sono già stati condannati a morte
TEHERAN22 luglio 2019 08:26
– “Diciassette spie addestrate dalla Cia sono state identificate e arrestate in Iran”. Lo rende noto Farsnews citando il direttore generale del dipartimento di controspionaggio del ministero dell’Intelligence. Nei confronti degli arrestati sono già state emesse alcune condanne a morte.
L’accusa è di avere spiato centri sensibili nel Paese. Farsnews, che è vicina ai Pasdaran, definisce l’arresto il secondo colpo dell’intelligence iraniana alla Cia.
Ucraina, Zelensky verso la maggioranzaCon il 44% dei voti contati, conquisterebbe 248 seggi su 450
2 luglio 201909:45
– Con il 44% dei voti già contati, il partito del presidente ucraino Volodymyr Zelensky si avvia a conquistare la maggioranza di 248 seggi sui 450 del Parlamento del Paese. E’ quanto emerge dai dati della Commissione elettorale centrale ucraina.
Gerusalemme,Israele demolisce case arabeOlp: ‘violazione grave della Convenzione di Ginevra’
22 luglio 201909:48
– TEL AVIV
– Un’atmosfera di tensione si è creata oggi a Gerusalemme est con l’inizio della demolizione da parte di Israele di 14 edifici palestinesi eretti nel rione di Zur Baher, a ridosso della Barriera di separazione con le aree autonome palestinesi. Secondo il ministro della sicurezza interna Gilad Erdan 700 agenti sono stati incaricati di proteggere le operazioni di demolizione, che sono state autorizzate dalla Corte Suprema. Per Israele si tratta di edifici costruiti illegalmente, che per la loro ubicazione rappresentano inoltre una minaccia alla sicurezza.
Da parte sua un dirigente dell’Olp, Saeb Erekat, ha accusato Israele di aver violato in modo grave con queste demolizioni la Convenzione di Ginevra. “Il loro unico scopo – ha affermato – è di difendere la espansione degli insediamenti israeliani”. Il governatore di Gerusalemme per conto dell’Autorità nazionale palestinese Adnan Gheit ha avvertito da parte sua che “l’occupazione si assumerà la responsabilità dei crimini compiuti”.
Proteste a Hong Kong, condannati atti di vandalismo’La violenza non risolve i problemi e chiama altra violenza’
PECHINO22 luglio 201910:46
La Cina condanna duramente le proteste della notte contro la sede di Pechino a Hong Kong, tra graffiti sui muri esterni e lancio di uova e palloncini pieni di inchiostro: il Quotidiano del popolo, voce del Partito comunista cinese, ha definito “intollerabili” gli ultimi sviluppi. Il commento, pubblicato in prima pagina e dall’eloquente titolo “l’autorità centrale non può essere sfidata”, amplia le critiche già espresse ieri da un imprecisato portavoce dell’Ufficio per gli affari di Hong Kong e Macao, che fa capo al governo di Pechino. L’agenzia Nuova Cina, infatti, ha riportato le critiche contro le manifestazioni che hanno visto “comportamenti aggressivi di alcuni dimostranti radicali”. “Sosteniamo con forza il governo di Hong Kong perché adotti tutte le necessarie misure nel rispetto della legge per assicurare la sicurezza degli organi del governo centrale basati a Hong Kong, la tutela dello stato di diritto a Hong Kong e la punizione dei criminali”, ha spiegato il portavoce.Gli atti di vandalismo contro la sede della rappresentanza di Pechino a Hong Kong sono “una sfida alla sovranità nazionale”, ha detto la governatrice dell’ex colonia britannica Carrie Lam, in una conferenza stampa in streaming, condannando le violenze di ieri. Forte condanna anche per gli assalti di persone sospettate di legami con le Triadi, armate di bastoni, contro attivisti pro-democrazia alla stazione di Yuen Long. “La violenza non è la soluzione ai problemi e chiama altra violenza. Faremo le dovute indagini”.Il più alto inviato cinese a Hong Kong, Wang Zhimin, ha condannato gli atti vandalici compiuti fino a tarda notte dai manifestanti antigovernativi contro la sede ufficiale del governo centrale: muri esterni e stendardo sono stati imbrattati con graffici e lancio di uova e di palloncini con inchiostro. Un insulto “contro tutto il popolo cinese. Questi atti hanno gravemente danneggiato lo spirito di stato di diritto molto apprezzato di Hong Kong e i sentimenti di tutti i cinesi, compresi sette milioni di connazionali di Hong Kong”, ha detto Wang.Il film della giornata di ieri – Per il settimo weekend consecutivo oltre 400.000 cittadini di Hong Kong sono scesi in piazza per protestare contro la legge sulle estradizioni verso la Cina. E, questa volta, anche per chiedere nuove elezioni e un’indagine indipendente sui metodi che la polizia ha utilizzato per reprimere le manifestazioni dei giorni scorsi.
Ingenti le misure di sicurezza attuate nell’ex colonia britannica dove erano stati dispiegati 4.000 agenti per evitare che le proteste degenerassero in violenze come successo lo scorso fine settimana e due settimane fa quando un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione nel compound che ospita il parlamento.
La polizia ha sequestrato diverse bombe artigianali in un edificio nel distretto industriale di Tsuen Wan e arrestato tre persone. Verso la fine del corteo alcuni manifestanti sono usciti dall’area concessa per la manifestazione per andare davanti al Liaison Office, uno degli uffici del governo locale sostenuto da Pechino, e con vernice spray e uova marce hanno imbrattato l’emblema cinese sulla porta d’ingresso al grido di ‘Hong Kong libera!’ e ‘Democrazia adesso’. La polizia ha sparato gas lacrimogeni e pallottole di gomma per disperdere la folla. La tensione è cresciuta quando un gruppo di uomini, con il volto coperto, si è lanciato contro i manifestanti e li ha aggrediti.Alcuni brandivano dei bastoni e indossavano abiti chiari. Di bianco erano vestite anche molte delle 100.000 persone che sabato hanno partecipato ad un contro corteo di sostegno alla polizia nel centrale quartiere di Admiralty. Nata come una protesta contro una legge che prevede l’estradizione in Cina per i presunti colpevoli di reati, la sollevazione popolare si è estesa alla richiesta di dimissioni del governo guidato da Carrie Lam e di maggiori garanzie democratiche. In particolare l’applicazione delle garanzie del modello ‘Un Paese, due sistemi’, sottoscritto nel 1997 al momento della restituzione di Hong Kong alla Cina da parte della Gran Bretagna e valido, in teoria, fino al 2047.I dimostranti chiedono anche il suffragio universale e il diritto di voto per tutti i residenti di Hong Kong nonchè di far cadere tutte le accuse a carico dei manifestanti che sono stati fermati o arrestati in oltre un mese di proteste. Lam ha sospeso la legge ma questo non ha fermato le proteste. Per Pechino si tratta della più grande crisi nell’ex colonia britannica fino a oggi.
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Siria: l’inviato di Trump in Turchia
Primi incontri Ankara-Washington dopo lo stop agli F-35
ISTANBUL22 luglio 201910:26
– L’inviato speciale Usa per la Siria e la Coalizione anti-Isis, James Jeffrey, è oggi ad Ankara per colloqui che proseguiranno anche domani con le autorità turche. Al centro degli incontri ci sono la situazione in Siria – mentre il governo di Recep Tayyip Erdogan continua a insistere contro l’appoggio americano ai curdi nel nord e per la creazione di una zona cuscinetto – la lotta al terrorismo e la sicurezza internazionale. Secondo fonti locali, la visita dell’inviato di Donald Trump avrà in agenda anche il duro scontro sul programma dei cacciabombardieri americani F-35, da cui la Turchia è stata appena esclusa a seguito dell’acquisto del sistema missilistico russo di difesa antiaerea S-400, da parte di Ankara.
Morto il direttore dell’agenzia Onu AieaEra stato molto coinvolto nel negoziato sul nucleare iraniano
VIENNA22 luglio 201910:43
– Il direttore generale dell’agenzia Onu per l’energia atomica, Yukiya Amano, è morto.
Lo rende noto la stessa Aiea. Amano aveva 72 anni. Non sono state rese note né la causa né la data della morte. L’agenzia Onu terrà la sua bandiera a mezz’asta in segno di lutto. Amano, un ex diplomatico giapponese, era a capo dell’agenzia che regola le emissioni nucleari in tutto il mondo dal 2009.
Amano era stato molto coinvolto nei negoziati, durati anni, che avevano portato all’accordo sul nucleare iraniano del 2015, da cui si sono poi ritirati gli Usa.
Turchia: potremmo comprare aerei non UsaDopo lo stop Usa agli F-35 per l’acquisto di missili russi S-400
ISTANBUL22 luglio 201910:46
– “Se non saranno consegnati gli F-35, la Turchia può soddisfare i suoi bisogni da altre fonti, in attesa di produrre i suoi jet”. Lo ha detto il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, dopo l’esclusione dal programma dei cacciabombardieri americani, deciso a seguito dell’acquisto di Ankara dei missili russi S-400. Nei giorni scorsi Mosca si era detta pronta a vendere alla Turchia anche i suoi jet Su-35.
