Ultimo aggiornamento 15 Settembre, 2019, 10:38:10 di Maurizio Barra
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DALLE 00:07 ALLE 10:38 DI DOMENICA 15 SETTEMBRE 2019
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Pompeo,Iran dietro attacchi in A.Saudita
Rivendicati da Houthi. Trump, sostegno ad autodifesa Riad
WASHINGTON15 settembre 201900:07
– Alla vigilia di un possibile, storico incontro sul nucleare tra Donald Trump e il presidente iraniano Hassan Rohani durante l’assemblea generale dell’Onu, gli Usa puntano il dito contro Teheran per gli attacchi con droni contro due importanti industrie petroliferi saudite, tra cui il più grande impianto al mondo per la lavorazione del greggio, innescando enormi incendi. Raid ufficialmente rivendicati dagli Houthi, i ribelli yemeniti alleati dello Repubblica islamica. Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha dichiarato che “non c’è alcuna prova che gli attacchi siano arrivati dallo Yemen” e ha accusato direttamente l’Iran. Quasi contemporaneamente Trump telefonava al principe ereditario saudita Mohammad bin Salman “per offrire il suo sostegno all’autodifesa dell’Arabia Saudita” e “condannare fortemente l’attacco di oggi a importanti infrastrutture energetiche”, come ha fatto sapere la Casa Bianca.
Riad ferma produzione raffinerie colpiteStop a circa 5,7 mln barili al giorno, 50% della Aramco
WASHINGTON15 settembre 201900:20
– Riad ha fermato temporaneamente la produzione nelle due raffinerie saudite della Aramco oggetto di attacchi con droni rivendicati dai ribelli yemeniti, interrompendo circa metà della produzione totale della società.
Lo ha reso noto il ministero dell’energia saudita. La decisione, ha aggiunto, porterà allo stop di circa 5,7 milioni di barili al giorno, pari al 50% della produzione complessiva.
Usa pronti a uso riserve petrolioPer compensare interruzioni mercati dopo stop produzione saudita
WASHINGTON15 settembre 201902:45
– Il dipartimento Usa dell’energia ha reso noto che gli Stati Uniti sono “pronti a impiegare risorse delle riserve petrolifere strategiche (630 mln di barili, ndr), se necessario, per compensare qualsiasi interruzione dei mercati petroliferi” dopo che Riad ha fermato la produzione nei due maxi impianti attaccati con droni. Il segretario all’energia Rick Perry ha anche dato disposizione di lavorare con la International Energy Agency su potenziali opzioni per una risposta globale collettiva se necessario.
Hong Kong: protesta a consolato GbManifestazione davanti alla sede
HONG KONG15 settembre 201908:07
– Centinaia di manifestanti si sono radunati davanti alla sede del Consolato britannico a Hong Kong chiedendo a gran voce il sostegno della comunità internazionale alla loro protesta e mobilitazione per le riforme democratiche.
I dimostranti sventolano bandiere britanniche, cantano l’inno nazionale (‘God Save the Queen’), scandiscono slogan come “Gb salva Hong Kong”. Hong Kong fu una colonia britannica dal 1841 al 1997 quando tornò sotto la sovranità cinese.
Migliaia di manifestanti, in gran parte vestiti di nero, hanno sfidato il divieto della polizia di Hong Kong, partecipando alla marcia pro-democrazia partita dall’ area dello shopping di Causeway Bay e diretta verso Central, la zona delle sedi governative e istituzionali. Nel 15/mo weekend consecutivo di proteste, le principali strade nel cuore dell’ex colonia risultano sboccate, mentre i centri commerciali hanno dovuto chiudere prima del tempo a causa di possibili tensioni e scontri tra attivisti e polizia in tenuta antisommossa.In centinaia si sono radunati davanti alla sede del Consolato britannico a Hong Kong chiedendo a gran voce il sostegno della comunità internazionale alla loro protesta e mobilitazione per le riforme democratiche. I dimostranti sventolano bandiere britanniche, cantano l’inno nazionale (‘God Save the Queen’), scandiscono slogan come “Gb salva Hong Kong”. Hong Kong fu una colonia britannica dal 1841 al 1997 quando tornò sotto la sovranità cinese.Il sit-in, davanti al cnsolato britannico all’Admiralty, ha lo scopo di sollecitare il governo britannico “a salvare Hong Kong” sulla base della considerazione che il modello “un Paese, due sistemi è morto”, hanno scandito i manifestanti sullo schema concordato da Londra e Pechino per il ritorno dei territori nel 1997 sotto la sovranità cinese. In più, la Cina è stata accusata di non aver ottemperato agli obblighi della dichiarazione congiunta sino-cinese, soprattutto sul suffragio universale, chiedendo a Londra di prendere provvedimenti in tal senso.”Sollecitiamo il governo di Sua Maestà a rivedere lo status di ‘un Paese, due sistemi’ e ad agire contro le violazioni – hanno rimarcato i manifestanti in una nota letta davanti al consolato -. Alla luce del grande pericolo con il quale ci confrontiamo quotidianamente, è un dovere per il governo britannico rivedere le politiche su Hong Kong per proteggere la nostra gente”. Oggetto di contesa sono poi i passaporti per i British National Overseas (Bno), dati ai residenti dell’ex colonia senza connessioni dirette con il passaggio del 1997. La contestazione riguarda il fatto che il passaporto Bno dà ai possessori il libero accesso alla Gran Bretagna, ma non la residenza.La scorsa settimana, circa 130 parlamentare britannici hanno sottoscritto una lettera inviata al ministro degli Esteri Dominic Raab sollecitando gli Stati del Commonwealth a dare ai residenti di Hong Kong la seconda cittadinanza. Un mossa seguita alla freddezza mostrata dallo stesso Raab all’ipotesi di ‘correggere’ il passaporto Bno. Nella vicina Macao, altra ex colonia, il Portogallo ha dato la piena cittadinanza nati prima di una certa data, prima comunque della restituzione dei territori alla Cina del 1999.
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Tunisia al voto per eleggere presidenteSeggi aperti. Massiccio il dispositivo di sicurezza
TUNISI15 settembre 201908:33
– Seggi aperti oggi in Tunisia a partire dalle 8 del mattino fino alle 18 ora locale (le 19 in Italia) per eleggere il secondo presidente della Repubblica a suffragio universale. A scegliere fra i 24 candidati sono chiamati circa 7,88 milioni di elettori. Verrà eletto chi supererà il 50% più una delle preferenze, altrimenti è previsto un secondo turno con i due migliori classificati, che verrà fissato al più tardi il 13 ottobre. Sono circa 70mila gli agenti di polizia e i militari impiegati per garantire la sicurezza nella giornata del voto.
Migliaia anche gli osservatori elettorali, nazionali e internazionali, tra cui quelli dell’Ue (oltre 5.000 in tutto).
Centinaia i giornalisti stranieri accreditati. Si vota anche all’estero. Grande incognita il tasso di astensionismo, molto alto dai primi dati che giungono dalle capitali estere in cui si è già votato.
Messico: resti umani in un pozzoIn 119 buste nere vicino Guadalajara. Identificati 44 corpi
15 settembre 201908:37
– Sono stati identificati 44 dei corpi trovati fatti a pezzi e sepolti in un pozzo nello stato messicano di Jalisco. Lo riferisce la Bbc. La scoperta risale ai giorni scorsi, ma soltanto nelle ultime ore gli esperti sono stati in grado di risalire alle identità di alcuni dei corpi.
Decine, chiusi in 119 sacchi neri e sotterrati nei campi poco fuori la città di Guadalajara, i resti umani sono stati individuati dopo che i residenti hanno cominciato a lamentarsi per il cattivo odore nella zona. Nello stato di Jalisco opera una delle più violenti gruppi criminali messicani legato al traffico di droga e questo é il secondo ritrovamento del genere nell’area quest’anno.
Hong Kong: in migliaia sfidano divietoCorteo da Causeway Bay a Central nel 15/mo weekend di proteste
PECHINO15 settembre 201910:22
– Migliaia di manifestanti, in gran parte vestiti di nero, hanno sfidato il divieto della polizia di Hong Kong, partecipando alla marcia pro-democrazia partita dall’ area dello shopping di Causeway Bay e diretta verso Central, la zona delle sedi governative e istituzionali. Nel 15/mo weekend consecutivo di proteste, le principali strade nel cuore dell’ex colonia risultano sboccate, mentre i centri commerciali hanno dovuto chiudere prima del tempo a causa di possibili tensioni e scontri tra attivisti e polizia in tenuta antisommossa.
