Ultimo aggiornamento 19 Ottobre, 2019, 22:27:15 di Maurizio Barra
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Brexit: fiumana a Londra pro referendum
Il corteo del popolo pro Remain verso Westminster
LONDRA19 ottobre 2019 13:40
– Torna in piazza il popolo anti Brexit a Londra, con una fiumana di persone in marcia nel cuore della capitale britannica per la People’s Vote March: la terza grande manifestazione di massa organizzata in questi mesi per invocare un secondo referendum sull’uscita dall’Ue. Il raduno, assecondato da una giornata di cielo sereno, appare colorato, fra slogan, cartelli, bandiere britanniche e dell’Ue e vessilli di partito. Gente di ogni età e d’estrazione varia si è radunata a Park Lane, vicino ad Hyde Park, per poi muoversi in corteo verso Parliament Square, dove l’evento si concluderà di fronte a Westminster in contemporanea con l’incerto dibattito in corso alla Camera dei Comuni sull’accordo raggiunto dal premier conservatore Boris Johnson con Bruxelles per completare il divorzio del Regno dall’Ue il 31 ottobre. Sono previsti in conclusioni comizi di diversi esponenti politici pro Remain: laburisti, liberaldemocratici, indipendentisti scozzesi, centristi e dissidenti Tory .
Catalogna: Torra,no a violenza,ma avanti’Sanchez fissi subito un tavolo di negoziati senza condizioni’
19 ottobre 201914:18
– “Nessuna forma di violenza ci rappresenta e rappresenta l’esercizio della democrazia e della libertà”, lo ha detto il presidente della Catalogna Quim Torra, sottolineando tuttavia che “la causa della libertà è inarrestabile e andremo fino a dove il popolo della Catalogna vorrà andare”. Torra, dalla sede della Generalitat all’indomani della manifestazione di Barcellona, ha quindi sollecitato il premier Sanchez “perché fissi giorno e ora per aprire un tavolo di negoziati senza condizioni”. Lo riferisce El Pais.
Siria: ong, calma a est dell’EufrateDopo raid turchi ieri, aiuti ancora bloccati fuori da Ras al Ayn
ISTANBUL19 ottobre 201914:20
– Tiene in queste ore la fragile tregua nel nordest della Siria. Dopo le ripetute violazioni di ieri, quando curdi e ong avevano denunciato raid turchi, negati dal presidente Recep Tayyip Erdogan, non si segnalano al momento nuovi bombardamenti, mentre una situazione di “relativa calma prevale in tutta l’area a est dell’Eufrate”: lo riporta l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus).
Proseguono tuttavia sporadici scontri sul terreno tra i combattenti curdi e le milizie siriane filo-Ankara nell’area di Ras al Ayn, la città al confine sotto il più duro assedio turco.
Le stesse milizie arabe, denunciano i curdi e l’Ondus, continuano a impedire l’ingresso nella cittadina dei convogli di aiuti e di medici, tra cui quelli della Mezzaluna Rossa curda, giunti per prestare assistenza alle migliaia di civili rimasti intrappolati.
L’accordo sul cessate il fuoco tra Ankara e Washington prevede l’evacuazione delle milizie curde dalla fascia di sicurezza concordata alla frontiera entro martedì sera.
Svizzera domani al voto per ParlamentoSondaggi prevedono un rafforzamento dei partiti ambientalisti
GINEVRA19 ottobre 201914:25
– Gli svizzeri sono chiamati al voto domani per eleggere il nuovo parlamento. Lo scrutinio dovrebbero condurre ad un lieve spostamento a sinistra e un rafforzamento delle formazioni ecologiste.
I sondaggisti pronosticano infatti un aumento dei voti a favore dei due partiti ambientalisti: i Verdi (PES, sinistra) e i Verdi liberale (PVL, centro).
Sul fronte opposto è l’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice e prima forza politica elvetica), che secondo le previsioni dovrebbe perdere un paio di punti percentuali rispetto alle ultime legislative nel 2015.
In gioco è il rinnovo dei 200 seggi del Consiglio nazionale (Camera del popolo) e gran parte dei 46 seggi del Consiglio degli Stati (Camera dei cantoni).
Le urne chiuderanno domani a mezzogiorno e le prime tendenze sono attese nel pomeriggio. Molti elettori hanno già votato per corrispondenza e il tasso di partecipazione risulta in rialzo rispetto alla media.
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Cile: in fiamme il palazzo dell’Enel a Santiago
Nella notte. Ora situazione sotto controllo. Distrutti due piani
19 ottobre 201915:58
Due piani del palazzo dell’Enel a Santiago del Cile sono stati distrutti dalle fiamme appiccate nella notte da sconosciuti, attorno alle 23 ora locale, saliti al 16mo piano dalle scale esterne di emergenza. In fiamme il 14/mo e 15/mo piano. La situazione ora è sotto controllo nell’edificio che si trova nel centro di Santiago. Non ci sono vittime ma in città la situazione è scappata di mano per gli attentati che si ripetono, i trasporti sono fermi e il clima è di paura. Lo si è appreso da fonti locali.L’incendio nella sede Enel di Santiago del Cile “è stato domato”, i danni all’edificio “sono circoscritti alla scala antincendio e agli interni di alcuni piani” e “al momento sono da escludere possibili crolli”. Lo afferma il gruppo elettrico in una nota. L’incendio, prosegue l’Enel, è stato “un atto doloso avvenuto nell’ambito delle proteste, in corso nella città, contro l’aumento del prezzo dei biglietti della metropolitana di Santiago e compiuto da persone non ancora identificate”L’incendio, indica ancora l’Enel nella nota, è stato “compiuto da persone non ancora identificate. L’azienda informa che non ci sono feriti tra i propri dipendenti e che i pochi colleghi presenti nell’edificio al momento dell’incendio, appiccato in tarda serata, sono stati tutti immediatamente evacuati senza disordini”. Infine “durante la giornata odierna si svolgeranno dei sopralluoghi tecnici per accertare l’entità dei danni”.
Jane Fonda in manette, mi ispiro a GretaIcona del no a guerra in Vietnam,a 81 anni torna a ‘disobbedire’
19 ottobre 201916:25
– WASHINGTON
– “Greta Thunberg mi ha davvero colpita”, così Jane Fonda rivela perché è tornata nelle fila della disobbedienza civile, impegnandosi in prima persona per il clima, cinquant’anni dopo essere arrestata per una protesta. Nota per la sua storica opposizione alla guerra in Vietnam, l’attrice il 18 ottobre manifestava davanti a Capitol Hill ed è stata una delle 17 persone arrestate con l’accusa di dimostrazione illegale. In manette anche l’attore Sam Waterston.
“La prossima settimana – ha detto in un’intervista all’Ap -, ci concentreremo sugli oceani e verrà arrestato Ted Danson, che ancora non è stato mai fermato. Mi sto trascinando dietro i miei amici”.
Fonda, oggi ottantunenne, era stata arrestata e poi rilasciata già venerdì scorso. Ieri indossava lo stesso cappotto rosso di una settimana fa, mentre il basco questa volta era nero. L’attrice ha spiegato che punta ad essere arrestata ogni venerdì per sostenere la battaglia per una riduzione urgente del consumo di combustibile fossile.
“Sono stata un’attivista per il clima per lungo tempo e ho fatto conseguenti scelte di vita privata: guido un’auto elettrica, riciclo, mangio meno carne, evito la plastica. Ma sono consapevole che queste scelte individuali non possono cambiare le cose con la necessaria velocità – ha spiegato -. Mi sono chiesta allora che cosa potessi fare di più e Greta Thunberg, la studentessa svedese che ha dato il via allo sciopero della scuola tutti i venerdì, mi ha davvero colpito. Poi ho letto l’ultimo libro di Naomi Klein ‘On Fire: The Burning Case For a Green New Deal’. E queste due cose mi hanno fatto capire che dovevo mettere me stessa in gioco, unirmi alla lotta degli studenti e di Greta”. “L’unico problema per me è che sono vecchia – ha raccontato -, ho avuto difficoltà a salire sul veicolo della polizia perché ero ammanettata dietro la schiena e non avevo nulla a cui aggrapparmi”.
Jane Fonda ha spiegato di rivolgersi alle persone come lei, quelle che “cercano di ridurre l’uso di plastica e guidare auto a basso consumo”, ma che per il resto “non sanno cosa fare e si sentono impotenti”. “Stiamo cercando di incoraggiare le persone a diventare più attive a prescindere dall’età. Sappiamo che gli arresti, specie di persone note, attirano l’attenzione. Penso soprattutto alle azioni di Randall Robinson negli anni Ottanta contro l’apartheid – ha concluso -. Spero che queste ‘esercitazioni antincendio del venerdì’ si diffondano. Le chiamiamo così perché Greta ha detto: ‘Dobbiamo agire come se le nostre case fossero in fiamme, perché è così’, ed è proprio quello che sta succedendo”.
Hillary Clinton, russi con candidata demSecondo media sarebbe Tulsi Gabbard. Lei, accuse da vigliacchi
WASHINGTON19 ottobre 201917:50
L’ex segretaria di Stato Hillary Clinton ha denunciato che i russi “tengono gli occhi su qualcuno che attualmente è nelle primarie democratiche a la stanno preparando per diventare la candidata di un partito terzo” per dividere gli elettori liberali e aiutare la rielezione di Donald Trump. “E’ la favorita dei russi” ha aggiunto, senza fare il nome della candidata, che però è stata identificata dai media Usa nella deputata delle Hawaii Tulsi Gabbard. Lei replica: “Accuse vigliacche”. Definisce poi l’ex first lady di essere “la regina dei guerrafondai” e di orchestrare una campagna “per distruggere la mia reputazione”. (NOTIZIA, QUESTA, DA ME GIà BATTUTA QUESTA MATTINA E DUNQUE GIà RIPORTATA).
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Serbia: 75/mo liberazione Belgrado
Medvedev con presidente Vucic ed altre autorità alla parata
19 ottobre 201914:39
– BELGRADO
– Il premier russo Dmitri Medvedev è a Belgrado per una breve visita in occasione delle celebrazioni del 75/mo anniversario della liberazione della città dal nazifascismo, alla quale diedero un contributo determinante le truppe dell’Armata Rossa sovietica. Insieme al presidente serbo Aleksandar Vucic, alla premier Ana Brnabic e alle altre autorità serbe, Medvedev assisterà alla parata militare in programma in una base aerea alle porte di Belgrado. Al centro dei colloqui del premier russo l’ulteriore rafforzamento della collaborazione economica e commerciale fra Russia e Serbia, con la firma di alcuni accordi bilaterali nei campi agricolo e delle infrastrutture ferroviarie.
Medvedev terrà un discorso al parlamento serbo nel quale dovrebbe ribadire tra l’altro il pieno sostegno a Belgrado sulla questione del Kosovo. Mosca non riconosce l’indipendenza di Pristina ed è schierata in appoggio dell’integrità territoriale della Serbia.
Stop a Johnson,Westminster rinvia BrexitPassa l’emendamento che impone slittamento del voto sul deal
LONDRA19 ottobre 201915:58
– La Camera dei Comuni britannica ha approvato l’emendamento che impone lo slittamento del voto sull’accordo con l’Ue, di fatto aprendo la strada ad una nuova proroga della Brexit, rispetto alla scadenza del 31 ottobre.
L’emendamento, promosso dal dissidente Tory, Oliver Letwin – che afferma di essere favorevole all’accordo raggiunto dal premier Boris Johnson con l’Ue, ma di voler essere sicuro di evitare ogni rischio di no deal “per errore” – ha avuto il sostegno trasversale di altri ‘ribelli’ conservatori, degli unionisti nordirlandesi del Dup e della gran parte dei deputati dei partiti di opposizione. Ha ottenuto 322 sì contro 306 no.
Esso di fatto mira a imporre una nuova proroga della Brexit: suggerendo la sospensione della ratifica del deal fino all’approvazione di tutta la legislazione connessa, se necessario anche oltre la scadenza del 31 ottobre, contro il volere di Johnson.
Brexit: Johnson, non negozierò un rinvioPremier sfida la legge anti-no deal, voto su deal martedì
LONDRA19 ottobre 201916:12
– Boris Johnson si rifiuta di chiedere un rinvio della Brexit oltre il 31 ottobre, malgrado la legge anti-no deal approvata dalle opposizioni in Parlamento. E annuncia dopo l’ok all’emendamento di oggi di voler spostare l’accordo sul suo deal alla settimana prossima, allegato alla legislazione connessa.
