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Ultimo aggiornamento 25 Ottobre, 2019, 07:21:02 di Maurizio Barra

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Bolivia, 4 Paesi America: intervenga Osa
‘Verifichi il risultato delle elezioni presidenziali’

BOGOTÀ25 ottobre 2019 00:33

– I governi di Argentina, Brasile, Colombia e Stati Uniti hanno sollecitato alla Bolivia di permettere all’Organizzazione degli Stati americani (Osa) di verificare il risultato delle elezioni presidenziali o, eventualmente, di accedere ad un ballottaggio quale meccanismo che garantisca il risultato delle votazioni presidenziali svoltesi domenica.
In un comunicato pubblicato a Bogotà, i quattro Paesi hanno sottolineato di essere “preoccupati” per le “anomalie” presentatesi nel “processo di scrutinio in Bolivia, il 20 ottobre”.
Per questo hanno chiesto alle autorità elettorali della nazione sudamericana di “lavorare con la Missione di osservazione elettorale (Moe) dell’Osa per garantire uno scrutinio trasparente e credibile”.
“Nel caso che la Moe – si aggiunge – non fosse in grado di verificare i risultati del primo turno, rivolgiamo un appello alla Bolivia a restaurare la credibilità del suo sistema elettorale attraverso la ufficializzazione di un ballottaggio, libero, giusto, e trasparente, fra i due candidati più votati”.

Amnesty: da Turchia rimpatri forzatiA guerra in corso e prima dell’intervento di Ankara nel Nord

25 ottobre 201902:01

– Una nuova ricerca di Amnesty International ha rivelato che, nei mesi che hanno preceduto la sua incursione militare nel nordest della Siria e prima del tentativo di creare la cosiddetta “zona sicura” oltre i suoi confini, la Turchia avrebbe rimpatriato forzatamente rifugiati siriani.
Amnesty International ha incontrato o parlato con rifugiati che hanno denunciato di essere stati picchiati o minacciati dalla polizia turca affinché firmassero documenti in cui attestavano di aver chiesto di tornare in Siria. “In realtà – sostiene la Ong -, le autorità turche li hanno costretti a tornare in una zona di guerra e hanno posto le loro vite in grave pericolo”.

Bolivia: ministro a Osa, no ballottaggioDue ministri boliviani a riunione consiglio di Washington

LA PAZ25 ottobre 201902:01

– Il ministro della Giustizia e quello degli Esteri boliviani, Héctor Arce e Diego Pary, hanno partecipato ieri alla riunione straordinaria a Washington del Consiglio permanente dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa), affermando in quella sede che l’organismo, come garante dello stato di diritto nei Paesi che ne fanno parte, non può chiedere un ballottaggio nelle elezioni della Bolivia, perché questo dal punto di vista costituzionale non è appropriato.
“L’Osa – ha detto Arce – è una istituzione garante dello stato di diritto e della democrazia in ciascuno dei 30 Paesi che ne fanno parte, e non può in alcun modo sollecitare, mettendo fra parentesi la Costituzione politica del nostro Stato, di indire un ballottaggio in termini non prescritti dal nostro testo costituzionale”.
L’Osa ha sostenuto che per la Bolivia la migliore opzione sarebbe organizzare un secondo turno elettorale presidenziale, anche se il presidente Evo Morales dovesse ottenere una vittoria al primo turno con stretto margine.
Arce ha quindi ripetuto che l’art.166, primo paragrafo, della Costituzione boliviana stabilisce che vince una elezione presidenziale il candidato che ottenga la maggioranza assoluta dei voti o, in subordine, con più del 40% e dieci punti di vantaggio sul suo principale avversario.
“E’ impossibile considerare o pensare – ha poi osservato – che si possa alterare quello che stabilisce la Costituzione politica dello Stato sulla base di suscettibilità o su richiesta di persone o organismi nazionali e internazionali”.
Comunque, ha infine assicurato, se i risultati del computo finale non daranno una differenza di più del 10% fra il primo e il secondo candidato (Carlos Mesa, ndr.), con sicurezza il partito Mas al governo rispetterà lo svolgimento del ballottaggio.

Giappone: ministro Commercio si dimetteImplicato in scandalo su finanziamenti privati agli elettori

TOKYO25 ottobre 201902:36

– Nuova mina sull’esecutivo giapponese del premier conservatore Shinzo Abe, a poco più da un mese dal rimpasto di governo. Il ministro del Commercio, Isshu Sugawara, ha rassegnato le dimissioni, dopo che sono emersi particolari sulle donazioni personali effettuate nei confronti di elettori privati, contravvenendo alle leggi sui finanziamenti da parte dei politici. Nell’annunciare la sua decisione, Sugawara ha detto che non intende creare distrazioni prima dell’inizio della sessione della Dieta, il parlamento di Tokyo. Il ministero del Commercio ha riferito che sta ancora indagando se si sono verificati i presupposti di una violazione delle leggi sui finanziamenti.

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Russiagate: indagine Barr diventa penale
Più poteri ad attorney John Durham e rischio incriminazioni

WASHINGTON25 ottobre 201904:32

– L’indagine ordinata dall’attorney general Usa William Barr sulle origini del Russiagate e’ diventata ora un’inchiesta penale. Lo riferisce Politico citando una propria fonte. Questo significa che i dirigenti e gli ex dirigenti dell’Fbi e del dipartimento di giustizia eventualmente coinvolti rischiano un’incriminazione e che aumenteranno i poteri di raccogliere prove dell’attorney John Durham – titolare dell’inchiesta – anche con mandati emessi da un grand giuri’ per acquisire documenti e testimonianze.

Bolivia: Morales a +10,56% su MesaSpoglio ufficiale al 99.99%, risultato contestato da opposizione

LA PAZ25 ottobre 201905:23

– Lo spoglio praticamente concluso da parte del Tribunale supremo elettorale (Tse) delle schede (99,99%) delle elezioni presidenziali di domenica in Bolivia danno come responso la vittoria al primo turno di Evo Morales, davanti al suo sfidante, l’ex presidente centrista Carlos Mesa.
Due giornali – La Razon e Los Tiempos – riferiscono che quando manca lo 0,1% dei voti da scrutinare, il capo dello Stato uscente ha raccolto il 47,07%, mentre a Mesa è andato il 36,51%.
Questo fa una differenza del 10,56% che, in linea con la Costituzione boliviana, abilita un candidato a proclamarsi vincitore.
Il risultato continua però a essere messo in dubbio dall’opposizione boliviana che organizza proteste in varie città, dall’Organizzazione degli Stati americani (Osa), dalla Ue e dagli Usa che ritengono che varie irregolarità nel processo elettorale spingono a ritenere che la questione dovrebbe essere risolta comunque con un ballottaggio.

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