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Una guerra contro la democrazia

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Ultimo aggiornamento 24 Febbraio, 2023, 07:11:22 di Maurizio Barra

Niente come la guerra, anche nel nuovo secolo fatta di corpi, sangue, terra e fuoco, ha un potere evocativo e simbolico, capace ogni volta di azzerare il tempo nella tentazione di riscrivere la storia, mentre cambia la geografia. Il conflitto in Ucraina risale addirittura due millenni, recupera l’origine sacra del mondo slavo nella separazione dall’Occidente, quando nell’acqua leggendaria del Dnepr l’intera popolazione si convertì alla croce venuta da Costantinopoli, con il nodo della Rus’ primigenia che tiene insieme Kiev, Minsk e Mosca nel culto delle origini.

Nel momento in cui l’Ucraina si volta verso Occidente, guardando alla Ue e alla Nato e sciogliendo questi vincoli, Putin le sbarra la strada con l’invasione, dichiarando guerra alla democrazia che è venuta a bussare fin qui, alla porta santa della Russia eterna. Non è una conquista territoriale il movente che spinge il leader del Cremlino a occupare un Paese a cui ha appena detto “abbiamo tradizione, mentalità, storia e cultura comuni, lingue simili, siamo un unico popolo”: è piuttosto un’angoscia della storia, che Mosca vede deragliare nel cuore dell’Europa, privando la Russia del mito primigenio e nello stesso tempo impedendole di compiere la sua missione universale, realizzando infine il destino imperiale che le è stato assegnato. Come se la Tradizione che lega i popoli e i sovrani si scoprisse senza un inizio e una fine, dunque amputata e resa sterile, incapace di produrre cultura collettiva e coscienza comune.

Quando Putin un anno fa diede l’ordine dell’invasione, non inseguiva dunque la restaurazione dell’Urss. Piuttosto, relativizzava l’esperienza sovietica, riducendola a parentesi in una storia che celebra la perennità dell’anima imperiale della Russia: che esisteva prima dell’avventura bolscevica e non è affondata con l’ammainabandiera dell’Urss nel ’91, ma dura fino ad oggi. È la rivendicazione di un ruolo, ben più che di un territorio. Un ruolo antagonista all’Occidente, che fa della Russia la guida del fronte alternativo alla cultura democratica e liberale. La seconda guerra del Cremlino, contro la democrazia, è quindi dichiarata: e questa volta, anche noi siamo in prima linea.
 

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