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Authority sotto controllo, ecco il piano di Trump se vincerà nel 2024

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Ultimo aggiornamento 18 Luglio, 2023, 01:56:04 di Maurizio Barra

New york — Smantellare l’apparato statale americano, eliminando le agenzie indipendenti, in modo da consegnare al presidente un potere assoluto senza limiti o controlli. È una vera rivoluzione costituzionale, quella che prepara Donald Trump nel caso venga rieletto alla Casa Bianca l’anno prossimo, secondo le rivelazioni pubblicate dal New York Times. E chissà poi se si fermerebbe qui, o magari cercherebbe di cambiare anche la regola che vieta più di due mandati presidenziali, in modo da restare al potere fino a quando vorrà, come l’autocrate cinese Xi o quello russo Putin.

Un progetto di Steve Bannon

Quando era stato eletto nel 2016, il suo consigliere Steve Bannon non aveva fatto mistero di volere la «deconstruction of the administrative state», ossia smantellare l’amministrazione federale, dove si annidavano le quinte colonne burocratiche della sinistra, decise ad imporre la loro volontà su qualunque persona ottenesse la carica di presidente. Le cose poi non erano andate esattamente così, un po’ perché lo stesso Bannon aveva fatto una brutta fine, un po’ perché Trump non era riuscito ad organizzare e realizzare bene i suoi piani, e un po’ perché il sistema democratico dei check and balances alla fine aveva svolto la funzione per cui era stato pensato. Donald però non ci ha rinunciato, e anzi adesso medita la vendetta, se nel 2024 gli elettori americani gli daranno la possibilità di prendersi la rivincita.

Lo fa apertamente, parlandone in pubblico mentre i suoi collaboratori stendono il programma, in modo da poter poi dire che gli elettori sapevano tutto in anticipo e quindi gli hanno dato il mondato di completare la sua rivoluzione: «Demoliremo — ha minacciato durante un recente comizio in Michigan — il deep state. Cacceremo guerrafondai, globalisti, comunisti, marxisti e fascisti, e la classe politica malata che odia il nostro paese».

Il “Project 2025”

Secondo quanto ha scritto il New York Times, all’operazione lavora il Project 2025, una struttura guidata dal think tank conservatore Heritage Foundation e finanziata con 22 milioni di dollari, per preparare i piani della transizione. Dentro ci lavorano diversi membri della prima amministrazione Trump, come John McEntee e Russell Vought, che non lo hanno abbandonato neppure dopo l’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021, anzi giustificandolo proprio nell’ottica di sconfiggere il deep state.

Il primo obiettivo sarebbe quello di sottoporre il dipartimento della Giustizia alla volontà del presidente, eliminando qualsiasi parvenza di imparzialità, in modo da poterlo usare liberamente per perseguitare i suoi avversari, a partire da Biden e la sua famiglia. Quindi si passerebbe alle agenzie indipendenti, come la Federal Communications Commission che regola il settore delle comunicazioni, o la Federal Trade Commission, che si occupa dell’antitrust e la protezione dei consumatori. Entrambe verrebbero messe sotto il controllo diretto del presidente. Il capo della Casa Bianca poi reclamerebbe il diritto di impounding, ossia impugnare i provvedimenti approvati dal Congresso che in base alla Costituzione ha il potere della borsa, e rifiutarsi di spendere i soldi destinati a programmi che non condivide. Infine toglierebbe le protezioni garantite ai funzionari pubblici, in modo da poter cacciare chiunque non si allinei ai suoi desideri, anche nel settore dell’intelligence, la difesa e la diplomazia.

La Federal Reserve non è citata nei programmi, ma non mancano i consiglieri di Trump che sostengono la necessità di riportarla sotto al potere del presidente, che così potrebbe alzare o abbassare il costo del denaro a seconda delle sue convenienze elettorali. Non si parla neppure di togliere la regola che vieta più di due mandati presidenziali, ma in passato lo stesso Donald aveva accennato all’opportunità di cancellarla. Una deriva autoritaria, che metterebbe a rischio la sopravvivenza della stessa democrazia americana, trasformandola in una semi dittatura non troppo lontana da quelle di Xi e Putin.

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