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La “Lettera dei 400”: i membri dell’amministrazione americana criticano Biden su Israele

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Ultimo aggiornamento 15 Novembre, 2023, 20:59:29 di Maurizio Barra

NEW YORK – Più di quattrocento rappresentanti dell’amministrazione americana hanno firmato una lettera d’accusa a Joe Biden per la sua politica pro-Israele. L’iniziativa riguarda consiglieri e appartenenti a quaranta agenzia governative, tra cui il dipartimento di Stato e l’Fbi.

La protesta si aggiunge alla decisione di un gruppo di attivisti, il Center for Constitutional Rights, di denunciare Biden alla corte federale in California: il presidente degli Stati Uniti è accusato di “essere venuto meno ai suoi doveri internazionali e alle leggi americane nel prevenire Israele dal commettere genocidio” a Gaza. Nella causa si chiede alla corte di vietare a Washington di fornire a Israele armi, soldi e sostegno diplomatico.

La capitale, dove è stata organizzata la prima marcia di solidarietà verso gli israeliani, appare una città ancora più lacerata dalle divisioni, ma la “lettera dei 400” rappresenta uno strappo clamoroso, prodotto dal dissenso crescente di una parte dell’amministrazione verso la politica di Biden.

I rappresentanti del governo chiedono l’immediato cessate il fuoco, opzione non sostenuta dal Congresso e dalla missione Usa alle Nazioni Unite. Al Consiglio di sicurezza gli Usa si sono schierati al fianco di Israele, convinti che un cessate il fuoco aiuterebbe Hamas a riorganizzarsi.

La lettera è solo l’ultimo atto di protesta ufficiale, che segue alte iniziative non pubbliche. Il New York Times ha citato tre note interne inviate al capo della diplomazia Antony Blinken attraverso un canale di comunicazione speciale creato dai tempi della guerra in Vietnam e firmate da decine di dipendenti del dipartimento di Stato.

Un’altra lettera era stata sottoscritta da più di un migliaio di lavoratori dell’agenzia federale per lo sviluppo internazionale, che però hanno scelto di restare anonimi per “la preoccupazione di perdere potenzialmente il lavoro”.

In una riunione del 23 ottobre, cui hanno partecipato una settantina di funzionari governativi di fede musulmana e origine araba, era stato chiesto se qualcuno avesse ricevuto pressione dalle famiglie a dimettersi, in segno di protesta. Molti hanno alzato la mano per dire di sì. Negli ultimi giorni la Casa Bianca ha sollevato il problema dell’alto numero di vittime tra i civili a Gaza, lo stesso Biden ha dichiarato lunedì che gli “ospedali devono essere protetti”, ma questo non ha fermato le critiche.

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La lettera dei quattrocento funzionari del governo, finita al New York Times, comincia denunciando il massacro del 7 ottobre da parte di Hamas, che ha ucciso più di 1200 israeliani, ma chiede a Biden di fermare il bagno di sangue causato dalla “ritorsione militare” della campagna israeliana a Gaza. “Noi – scrivono – chiediamo al presidente Biden di invocare con urgenza il cessate il fuoco e una de-escalation dell’attuale conflitto, assicurando l’immediato rilascio degli ostaggi israeliani detenuti in modo arbitrario dai palestinesi”.

L’appello punta a riportare a Gaza acqua, carburante, elettricità e altri servizi di base e il “passaggio di adeguati aiuti umanitari nella Striscia”. Tra i firmatari ci sono rappresentanti che abbracciano religioni differenti e lavorano in settori sensibili, dal Consiglio di sicurezza nazionale al dipartimento Giustizia all’Fbi. Alcuni hanno sostenuto la candidatura di Biden alla Casa Bianca e temono che questa politica pro-israeliana possa pregiudicarne la vittoria nel 2024.

“La stragrande maggioranza degli americani – continua la lettera – sostiene un cessate il fuoco”. Il riferimento è a un sondaggio di ottobre secondo cui il 66% degli intervistati, incluso l’80% di Democratici, riteneva necessario che gli Stati Uniti mettessero pressione a Israele per portarla ad accettare il cessate il fuoco. Finora, secondo i dati forniti dal ministero della Salute di Gaza, le vittime palestinesi sono state più di undicimila.

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