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DI VENERDì 16 NOVEMBRE 2018

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Privacy: Soro, più educazione su rischi
Percezione del mondo digitale è sbagliata,consegniamo pezzi vita

Privacy ha un prezzo, 50 euro al mesePer italiani ne servono 100 per cedere quelli su salute

Natale, Instagram incentiva lo shoppingLe aziende potranno vendere anche attraverso i video

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Serve una maggiore educazione da parte dei cittadini sui rischi che derivano dalla condivisione e dalla cessione dei dati alla rete. Lo ha affermato il presidente dell’Autorità Garante della privacy, Antonello Soro, ritirando il premio Vincenzo Dona conferito dall’Unione Nazionale Consumatori. “Dobbiamo imparare a conoscere il mondo in cui viviamo. La percezione che si ha del mondo digitale – ha aggiunto Soro – è quella di un luogo in cui si ricevono servizi gratuiti, invece bisogna capire che consegniamo ai gestori delle piattaforme pezzi importanti della nostra vita e quindi dobbiamo avere la capacità di governare quella dimensione. Così come educhiamo i nostri figli ad attraversare la strada quando il semaforo è verde, così – ha proseguito – dobbiamo educare noi stessi a muoverci in questa dimensione dentro una serie di regole, pretendendo la stessa trasparenza e liceità di comportamenti che pretendiamo nella vita fisica. Le istituzioni – ha concluso Soro – lo fanno già, ma dovrebbero farlo molto di più, la famiglia e la scuola in un’alleanza che coinvolge tutti quelli che colgono questo cambiamento straordinario, per viverlo bene, per coglierne i lati positivi e non subirne i rischi”.
– Anche la privacy ha un prezzo, e vale 50 euro al mese, che diventano 100 se le informazioni sono anche medico sanitarie. La cifra è emersa dal sondaggio di Phd Italia presentato alla consegna del premio Dona dell’Unione Nazionale Consumatori (Unc) oggi a Roma.
La ricerca, ha spiegato Alessandro Lacovara, managing director di Phd, è basata su duemila interviste raccolte in tre ‘ondate successive’, prima e dopo lo scandalo Cambridge Analitica e dopo l’introduzione del Gdpr, il nuovo regolamento sulla privacy in rete della Ue. Il 73% degli italiani si dichiara consapevole del valore commerciale dei propri dati personali, e il 62% vorrebbe essere ricompensato in denaro. Uno su cinque tra gli intervistati accetterebbe di essere monitorato per 50 euro al mese, mentre uno su tre darebbe informazioni medico sanitarie o della sfera sessuale per 100. “Accanto al concetto di valore – ha spiegato Lacovara -, si fa strada anche quello di potere del dato: il 59% degli italiani si dice infatti convinto del fatto che un utilizzo improprio dei dati personali possa manipolare la democrazia”.
I dati, ha sottolineato Massimiliano Dona, il presidente dell’Unc, sono l”oro del nostro tempo’. “Il valore della data economy in Italia è stimato in 28 miliardi – ha sottolineato -.
Le aziende sono ormai disposte a cedere gratuitamente i propri servizi pìin cambio dell’autorizzazione allo sfruttamento dei dati personali, divenuta essenziale per la crescita economica, ma il loro uso può portare anche dei rischi”.
– Instagram si candida a essere la piattaforma su cui trovare i regali per il prossimo natale. Il social delle immagini ha introdotto tre novità che puntano a incentivare lo shopping. Dopo gli adesivi nelle Storie per avere dettagli sui prodotti, lanciati lo scorso settembre, ora l’azienda dà alle aziende la possibilità di vendere partendo dai video.
Nei filmati pubblicati da brand e negozi, il tasto “shopping” in basso a sinistra dello schermo consente di avere i dettagli sui prodotti mostrati, da un capo d’abbigliamento a un complemento d’arredo. La funzione, finora limitata ai contenuti postati nelle Storie, adesso è arriva anche nei video pubblicati nel Feed.
Instagram ha anche introdotto la “Shopping collection”, una sezione in cui gli utenti possono salvare tutti i prodotti di loro interesse per poterli tornare a vedere in un secondo momento. La terza novità è il tasto “Shop” nei profili aziendali, che dà accesso alle informazioni sui prodotti delle società e ai post in cui sono mostrati.   [print-me title=”STAMPA”]

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DI GIOVEDì 04 OTTOBRE 2018

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Privacy: Ue, maxiconferenza mondiale
Dopo Gdpr, da Tim Cook a fondatore web Lee, sino a Garanti

Google, lo smartphone si usa con la voceArriva Voice Access, per gestire il telefono a mani libere

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BRUXELLES

– Una partecipazione sempre maggiore e un panel stellare, dall’ad di Apple Tim Cook al fondatore del web Tim Berners Lee, segno di un’attenzione crescente al tema e al ruolo chiave assunto dall’Europa con le nuove regole del Gdpr in vigore dallo scorso maggio. E’ la fotografia a tre settimane dall’avvio della 40esima maxiconferenza mondiale sulla privacy, organizzata in questa occasione a Bruxelles sotto l’egida del Garante europeo per la privacy, l’italiano Giovanni Buttarelli, e ospitata al Parlamento europeo. Tema al centro dell’evento che raccoglie i garanti della privacy a livello internazionale (non solo dall’Ue ma anche da Paesi quali Canada, Sudafrica, Filippine e così via), che si terrà dal 22 al 26 ottobre con una sessione pubblica il 24 e il 25, sarà l’etica digitale. “Dibattere l’etica: dignità e rispetto nella vita guidata dai dati” è il titolo del dibattito che vedrà confrontarsi i ‘big’ del settore, industriali. Oltre al numero uno di Apple, saranno presenti inventori come Berners Lee, ricercatori e accademici di punta come il direttore del centro di ricerca sull’intelligenza artificiale Hkust Pascale Fung, filosofi e scrittori come Anita Allen e Jaron Lanier, responsabili politici come le commissarie Ue alla giustizia e alla concorrenza Vera Jourova e Margrethe Vestager, il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ma anche i presidenti della Corte europea per i diritti umani e della Corte Ue di giustizia, oltre ai responsabili per la tutela della vita privata di molti Paesi extra Ue, per un totale di oltre 1000 partecipanti. “Alla luce delle nuove sfide che riguardano l’intelligenza artificiale è necessario un approfondimento per preparare la società del futuro”, spiega Buttarelli, la conferenza ha quindi “l’obiettivo di individuare principi etici volti a orientare al meglio lo sviluppo delle nuove tecnologie per comprendere ciò che è tecnicamente possibile da ciò che è eticamente sostenibile”.

– Google lancia una nuova applicazione per andare incontro alle persone con disabilità. Si chiama Voice Access e consente di utilizzare lo smartphone a mani libere, solo attraverso comandi vocali. Con la voce si può passare da una finestra all’altra, usare le app, scrivere testi e correggerli, interagire con Google Assistente.
L’applicazione è dedicata a chi è affetto da malattie e disabilità, ma non solo. “Sebbene offra grandi benefici alle persone con morbo di Parkinson, sclerosi multipla, artrite o lesione del midollo spinale, Voice Access può essere utile anche a chi non ha disabilità ma, ad esempio, sta cucinando”, spiega il product manager del team Accessibilità di Google.
Dopo due anni di sperimentazione, lo strumento è ora reso disponibile a livello globale. E’ scaricabile anche in Italia ma, almeno per ora, si può usare solo in lingua inglese. Il supporto ad altre lingue è previsto per il futuro.   [print-me title=”STAMPA”]