Ultimo aggiornamento 30 Gennaio, 2019, 12:23:58 di Maurizio Barra
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DI MERCOLEDì 30 GENNAIO 2019
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Ricavi e utili in calo ma Apple non delude
iPhone in difficolta’ ma balzo divisione servizi
30 gennaio 201909:16
Utile e trimestre in calo per Apple nell’ultimo trimestre 2018: è la prima volta da oltre dieci anni che Cupertino archivia con una contrazione gli ultimi tre mesi di un anno, quelli delle festività di Natale fra i più importanti in termini di vendite. Nonostante la flessione, i risultati non deludono e questo probabilmente perché le aspettative erano molto basse dopo il taglio delle stime annunciato. I titoli Apple reagiscono infatti positivamente a Wall Street.I conti comunque non nascondono le difficoltà di Apple di fronte al rallentamento delle vendite di iPhone e a una maggiore dipendenza dalla divisione servizi. Il primo trimestre dell’esercizio fiscale, quello che si è chiuso in dicembre, si è chiuso con ricavi in calo del 5% a 84,31 miliardi di dollari ma sopra le attese degli analisti. L’utile netto si è contratto leggermente a 19,97 miliardi di dollari.I ricavi da iPhone sono scesi del 15% a 51,98 miliardi, mentre quelli della divisione servizi sono saliti del 19% a 10,88 miliardi. I ricavi dal Mac sono aumentati del 9% a 7,42 miliardi di dollari, mentre quelli dall’iPad sono cresciuti del 17% a 6,73 miliardi. In forte aumento quelli dagli accessori, incluso l’Apple Watch e l’HomePod, saliti del 33%. I ricavi in Cina sono ammontati a 13,17 miliardi di dollari. Per il trimestre in corso Apple stime ricavi fra i 55 e i 59 miliardi di dollari, con un margine lordo fra il 37 e il 38%.”Anche se siamo delusi di non aver centrato la guidance sui ricavi, noi gestiamo Apple per il lungo termine e i risultati di questo trimestre mostrano la forza del nostro business”, ha detto l’amministratore delegato di Apple, Tim Cook. “Abbiamo generato un solido cash flow operativo di 26,7 miliardi di dollari durante il trimestre” che si e’ chiuso in dicembre, mette in evidenza il chief financial officer Luca Maestri. ”Abbiamo distribuito ai nostri investitori 13 miliardi di dollari tramite dividendi e riacquisto di azioni”. I risultati di Apple sembrano calmare ma non spazzare via i timori. L’attenzione e’ tutta sulle trattative commerciali fra Stati Uniti e Cina, delle quali in caso di mancato accordo Apple potrebbe restare vittima.
L’automazione ‘ruberà’ il 25% dei lavoriIntelligenza artificiale colpirà più uomini e giovani
30 gennaio 201909:16
Chi lavora in produzione, nella ristorazione e nei trasporti ha un altissimo rischio di perdere il lavoro per colpa dell’automazione e dell’intelligenza artificiale, mentre ‘si salverà’ chi fa mansioni più qualificate, dalla salute agli affari. Lo afferma uno studio della non profit americana Brookings Institution, il pericolo riguarda più gli uomini e i più giovani.Il rapporto si basa sull’analisi degli impatti dell’automazione tra il 1980 e il 2016 e sulla loro proiezione fino al 2030. “Praticamente nessuna occupazione rimarrà invariata con i cambiamenti portati dall’era dell’intelligenza artificiale – si legge -. Quelli più vulnerabili saranno nel settore della produzione, dei trasporti, della ristorazione e dell’amministrazione, con oltre il 70% delle mansioni potenzialmente automatizzabili. Tuttavia i lavori ad alto rischio rappresentano solo un quarto del totale”.Nel dettaglio il settore che verrà più penalizzato sarà quello produttivo, con quasi il 90% delle mansioni rimpiazzabili. A seguire la ristorazione (85%), in cui le azioni più di routine, come il lavaggio dei piatti, verranno fatte da macchine, e i trasporti (78%), che saranno penalizzati dall’arrivo delle auto che si guidano da sole. I più tranquilli saranno invece gli operatori economici, con poco più del 10% delle mansioni che saranno rimpiazzabili, chi si occupa di arte e intrattenimento, gli ingegneri e in generale chi fa lavori che richiedono un’istruzione superiore.Il fenomeno non colpirà indiscriminatamente: secondo l’analisi ad essere più a rischio sono gli uomini, più impiegati nelle mansioni produttive e nei trasporti, e i più giovani, che sono il grosso del personale addetto alla ristorazione.
Poste-Microsot, alleanza sulla trasformazione digitaleSia in ambito retail che business
30 gennaio 201910:09
Il gruppo Poste Italiane amplia la collaborazione con Microsoft a supporto del proprio piano di trasformazione digitale, sia in ambito retail che business. Lo annuncia una nota congiunta delle due società.”Vogliamo avere – commenta l’amministratore delegato di Poste Matteo Del Fante – un ruolo trainante nella trasformazione digitale del Paese e intendiamo dotarci delle soluzioni che permettono di valorizzare la presenza fisica della nostra rete, rendendola ancor più vicina alle esigenze dei nostri 34 milioni di clienti.La collaborazione con Microsoft è dunque coerente con le linee di crescita e gli obiettivi individuati dal nostro Piano industriale”. Per Silvia Candiani, a.d. di Microsoft Italia, “Poste Italiane è parte integrante del tessuto sociale e produttivo del Paese e siamo orgogliosi di mettere la nostra expertise al servizio del loro percorso di trasformazione digitale”.
Amazon guarda al Medio OrienteVuole espandere l’ecommerce
NEW YORK30 gennaio 201910:10
Amazon a caccia di crescita fuori dagli Stati Uniti guarda al Medio Oriente. Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa americana, il colosso di Jeff Bezos avrebbe iniziato a contattare di recente alcuni dei maggiori venditori sulla sua piattaforma informandoli sull’opportunità di vendere i loro prodotti negli Emirati Arabi Uniti prima e in Arabia Saudita poi.Amazon avrebbe spiegato ai venditori di non registrarsi su Souq.com, la società di Dubai per le vendite online acquistata nel 2017, perchè a breve sarà introdotto in Medio Oriente Amazon.com.
Un cyber-attacco globale può causare 200 miliardi di danniEsperti, rischio ransomware per 600mila aziende nel mondo
30 gennaio 201910:16
Un cyber-attacco sferrato su scala globale avrebbe il potenziale di causare danni per quasi 200 miliardi di dollari. A delineare lo scenario è il progetto Cyber Risk Management, un’iniziativa di Singapore specializzata in rischi informatici, di cui fanno parte gli assicuratori Lloyd e Aon. Stando allo studio, un cyber-attacco globale che sfrutta il ransomware – e cioè il virus che “prende in ostaggio” i sistemi informatici per ottenere un riscatto – potrebbe costare 193 miliardi di dollari e colpire oltre 600mila aziende a livello mondiale.Nell’ipotetico scenario delineato, l’attacco è lanciato attraverso un’e-mail infetta, che viene inoltrata a tutti i contatti di chi la apre e che nel giro di 24 ore riesce a diffondersi al punto da sequestrare, criptandoli, i dati contenuti su 30 milioni di dispositivi nel mondo. Le aziende sarebbero quindi costrette a pagare i riscatti o a sostituire i dispositivi infetti.Stando agli esperti, ad essere più colpiti sarebbero il settore sanitario e il commercio al dettaglio, con 25 miliardi di dollari ciascuno, seguiti dal manifatturiero. A livello geografico, l’attacco sarebbe più pesante per gli Stati Uniti, dove metterebbe a rischio 89 miliardi, e per l’Europa (76 miliardi).Nonostante la gravità del rischio – si evidenzia nello studio – l’economia globale non è preparata a un simile attacco. Solo il 14% dei costi complessivi sarebbe infatti assicurato, lasciando 166 miliardi di dollari senza assicurazione. [print-me title=”STAMPA”]
