Ultimo aggiornamento 5 Agosto, 2019, 10:31:05 di Maurizio Barra
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Salvini: ‘Domani sarò in Senato, vedremo i numeri’
In Aula il decreto sicurezza bis alla prova di Palazzo Madama, possibile fiducia
04 agosto 2019 10:18
“Domani sarò in Senato” per il voto sul decreto sicurezza bis. Lo dice Matteo Salvini ai cronisti che lo interpellano a Milano Marittima. Ci sono i numeri per la fiducia? “Non lo so: non mi sono ancora informato ma lo farò nel pomeriggio”, risponde. Non appare come un ministro che si prepara a una crisi di governo domani, viene notato. E Salvini commenta: “Guardate che bella giornata, ma è ancora presto”.Il governo sul provvedimento sarebbe intenzionato a mettere il voto di fiducia. I numeri sono comunque ristretti, la maggioranza assoluta è di 161 voti ed è quindi appesa a cinque voti. I NUMERI Domani, intanto, si terrà a palazzo Chigi un tavolo sul lavoro.
Verso fiducia, M5S-Lega appesi a 5 votiAl Senato per la maggioranza assoluta servono 161 sì
04 agosto 201916:49
Il decreto sicurezza bis, che scadrà a metà agosto, arriverà in Aula al Senato lunedì e sul provvedimento sarà posta dal governo la questione di fiducia. A Palazzo Madama la maggioranza può contare sulla carta su 167 voti, inclusi due senatori del gruppo Misto, su un totale di 321 senatori, contando anche i sei senatori a vita. La maggioranza dunque assoluta è pari a 161 sì.M5S, il gruppo più numeroso, ha 107 voti, ai quali però potrebbero venire a mancare, oltre a quello di Elena Fattori (che ha già annunciato di non votare la fiducia), il voto di altri senatori (Mattia Mantero, Virginia La Mura, Alberto Airola, Lelio Ciampolillo). Si scenderebbe quindi a 102 pentastellati, ancora meno in caso di assenze. L’altro partner di governo, la Lega, portabandiera con il leader Matteo Salvini del dl sicurezza bis, ha 58 senatori, ma potrebbe scendere a 57 perché Umberto Bossi non è detto che venga a votare per motivi di salute. A questi potrebbero aggiungersi il voto favorevole alla fiducia dell’ex M5S Maurizio Buccarella e quello di tre senatori della Südtiroler Volkspartei (Svp) e uno dell’Union Valdotaine.Con l’apporto di questi quattro la fiducia potrebbe contare alla fine, sottraendo i “dissidenti” 5S, su 166 voti. All’opposizione ci sono 51 senatori del Pd, che voteranno compattamente contro come i 4 del gruppo Misto-Leu, a cui si aggiunge l’ex 5S Paola Nugnes, la senatrice Emma Bonino di +Europa, il senatore del Psi Riccardo Nencini e gli ex M5S Gregorio De Falco e Saverio De Bonis, oltre altri due del gruppo delle Autonomie.Forza Italia può contare su 61 senatori, esclusa la presidente Elisabetta Casellati che per prassi non vota, mentre Fratelli d’Italia su 18 voti. Le opposizioni dunque, al netto delle assenze, potrebbero arrivare a quota 141 senatori.
In M5s il caso Bugani: ‘Mi dimetto dalla segreteria di Di Maio’Stipendio dimezzato dopo attacco a Toninelli e sì a Di Battista. Il frontman M5s su Facebook: ‘Sei un grande’
04 agosto 201917:13
“Mi dimetto da vice-caposegreteria di Di Maio e lascerò anche i ruoli di referente del Movimento 5 Stelle in Emilia-Romagna e dei sindaci”. Lo ha annunciato, in un colloquio con il Fatto Quotidiano, Massimo Bugani, consigliere comunale di Bologna. Bugani è un esponente di primo piano del Movimento: fa parte del direttivo dell’associazione Rousseau (“se diventasse un problema per Davide Casaleggio, non avrò problemi a farmi da parte”) ed è, di fatto, il plenipotenziario del M5s in Emilia-Romagna dove, fra l’altro, fra pochi mesi si vota per le regionali.Tutto è cominciato il 19 luglio con un’intervista, sempre al Fatto, in cui sosteneva che Di Maio e Di Battista fossero complementari. Ma ciò che ha fatto precipitare tutto è stato l’attacco frontale, dai banchi del consiglio comunale, al ministro Toninelli, reo di aver autorizzato il passante autostradale di Bologna, contro il quale il M5s bolognese si è battuto fin dai suoi inizi. “Mi hanno mandato un provvedimento – ha raccontato Bugani – con cui riducono il mio stipendio da 3.800 a 1.600 euro. Io non sono aggrappato ai contratti e allora ritengo doveroso dare anche le mie dimissioni. Ho informato delle mie dimissioni Grillo, Casaleggio e Di Battista, ma quello che ci siamo detti rimarrà tra di noi”.”…e in ogni scontro è colui il quale è disposto a morire che guadagnerà un centimetro. E io so che se potrò avere un’esistenza appagante sarà perché sono disposto ancora a battermi e a morire per quel centimetro. La nostra vita è tutto lì, in questo consiste. E’ in quei dieci centimetri davanti alla faccia”. Massimo Bugani, su Facebook, rilancia un estratto del celebre discorso allo spogliatoio del film “Ogni maledetta domenica”. Parole che il consigliere comunale M5S di Bologna cita nella sua intervista di oggi al Fatto Quotidiano, nella quale illustra il suo dissenso rispetto alla strategia di Luigi Di Maio e annuncia le sue dimissioni da vice-capo segreteria del vicepremier. E, tra i commenti al post su Facebook, spunta anche l’endorsement di Alessandro Di Battista, tra i “casus belli” degli attriti tra Bugani e Di Maio. “Sei un grande”, scrive il “Dibba” sulla bacheca di Bugani.
Pronto il decreto sulla crisi delle imprese, 10 mln per WhirlpoolBozza di 15 articoli. Ci sono anche le tutele rider, disabili e Lsu
04 agosto 201920:25
C’è anche la norma per mantenere la sede a Napoli di Whirlpool nel decreto su ‘Tutela del lavoro e risoluzione di crisi aziendali” che potrebbe arrivare sul tavolo del Cdm prima della pausa estiva. La bozza, di 15 articoli, è pronta e contiene anche tutele per i rider e un rafforzamento di quelle per gli iscritti alla gestione separata Inps, oltre alla possibilità di fare donazioni al Fondo per il diritto al lavoro dei disabili e una proroga al 31 dicembre degli Lsu in attesa di stabilizzazione.A questo proposito il ministro Di Maio Uha precisato che ‘Il fondo esisteva ma chi voleva fare una donazione non poteva farlo, perché mancava l’Iban. Ora istituiremo l’Iban”. Il vicepremier sottolineahe al fondo saranno dirottate anche le risorse provenienti dal taglio degli stipendi dei parlamentari M5S. Previsti anche interventi per le aree di crisi di Isernia e di Sicilia e Sardegna.”Noi siamo al lavoro per questioni importantissime per la vita e il lavoro delle persone. Stiamo per approvare un decreto legge che tiene dentro temi importanti come la sede Whirlpool di Napoli che non chiuderà più. Noi ci mettiamo i soldi per dire a Whirlpool “noi ti diamo una mano, ma tu onora gli impegni”. Con questo intervento ci muoviamo sulla strada di far restare aperto lo stabilimento”. Lo afferma su Fb il vicepremier Luigi Di Maio. “Whirlpool avrà a disposizione oltre 10 milioni di euro e non potrà più dire che va via da Napoli”.Verso più tutele per i collaboratori e le altre categorie iscritte alla gestione separata Inps. Il decreto su rider e crisi d’impresa recupera una proposta già avanzata nei mesi scorsi, ampliata anche alla disoccupazione. Si prevede che basti una mensilità di contribuzione nell’ultimo anno, anziché le attuali tre, per beneficiare della cosiddetta dis-coll, maternità e congedi parentali e dell’indennità di malattia e ricovero ospedaliero. Questa indennità viene aumentata al 100%, producendo un incremento anche di quella per malattia.
Il video di Luigi Di Maio
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Governo alla prova sulla sicurezza bis, stasera il voto di fiducia
Salvini sulla Tav: ‘Chi dice no mette a rischio il Governo’
05 agosto 201909:17
La maggioranza assoluta, con ogni probabilità, non sarà raggiunta. E anche se il decreto sicurezza bis passerà in Senato, Matteo Salvini “conterà i voti” dei senatori M5s, per valutarne la tenuta. Sarà un ulteriore spunto di riflessione per capire se la maggioranza giallo-verde ha ancora la forza di andare avanti. E’ quanto trapela in serata, dopo l’ultimo aggiornamento del pallottoliere in Senato e mentre il leader leghista, da Colico, attacca a testa bassa gli alleati e li avverte sull’altro passaggio atteso in Aula prima delle vacanze, la Tav: “La mozione M5s è un problema, chiunque dirà no metterà a rischio il governo. Sono stufo degli attacchi di Di Battista, Di Maio, Grillo, Toninelli: o tutti fanno il loro lavoro o la pazienza finisce”, avverte. In quarantotto ore, un pericoloso crocevia di voti al Senato sul decreto sicurezza bis e sulla Tav, rischia di aprire una inedita crisi ferragostana. L’attenzione è tanta. Il decreto salvianiano, con un’accelerazione, dovrebbe essere votato con la fiducia lunedì sera e passare, anche grazie ad assenze come quella dei senatori vicini a Toti. Ma Salvini non si fida della capacità di tenuta del gruppo pentastellato: una pattuglia di dissidenti M5s – sei, secondo gli ultimi calcoli – rischia se non di affossare il testo, di far mancare la maggioranza assoluta.E a quel punto potrebbe aprirsi un problema politico. “Vedremo, la giornata sarà lunga, io sarò in Senato per il voto”, dice Matteo Salvini ostentando sorrisi, all’ultimo giorno di vacanza a Milano Marittima. Giornata in spiaggia con i figli, pranzo con amici e colleghi tra cui i ministri Fontana e Bussetti, serata in piazza a Colico, nel lecchese. Il vicepremier ignora le critiche per la sua performance alla consolle del Papeete beach (“Porti rispetto per l’inno di Mameli”, attacca Nicola Zingaretti) e anche per lo scontro con un cronista di Report sul caso Savoini. Non abbassa i toni. E moltiplica gli avvertimenti al M5s. Tanto che ingaggia un nuovo duello con Alessandro Di Battista: “Stasera potrei mandarlo a cagare”, dice greve. E il pentastellato risponde per le rime: “Non me ne frega nulla che si sia inginocchiato davanti ad una cubista, mi indigna che si sia inginocchiato davanti al potere dei Benetton e alle Coop, anche quelle rosse”, infilza. A Luigi Di Maio, il vicepremier leghista ha chiesto di dare il via libera a temi per il M5s tossici come trivellazioni, sanatoria per l’Ilva, Gronda, termovalorizzatori. E Autonomia. Altrimenti, ha scandito, sarà crisi.Di Maio si mostra in video, in t-shirt, ma parla di altro, di norme sul lavoro. Non replica, per non dare sponde alla campagna agostana di Salvini a caccia di voti nel centro-sud, che dal 7 all’11 agosto toccherà Lazio, Abruzzo, Molise, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia. Il pentastellati non vogliono dare all’alleato pretesti per rompere: il ministro Bonafede media sulla giustizia.Ma il problema, spiega un leghista, è che Di Maio rischia di non tenere i suoi gruppi parlamentari. La maggioranza sulla carta conta 167 senatori (difficile però che Umberto Bossi riesca ad esserci). Se il decreto sicurezza bis fosse bocciato – ipotesi assai remota – si aprirebbe la crisi. Ma se, nel voto di fiducia, l’asticella si fermasse sotto la maggioranza assoluta di 161, potrebbe essere anche Salvini, oltre alle opposizioni, a porre il tema politico di una maggioranza che non c’è. A serata in casa leghista trapela ottimismo. Secondo i calcoli, sarebbero sei i Cinque stelle pronti a non votare la fiducia.Ma i Cinque stelle hanno rassicurato la Lega: quel numero può solo ridursi, non aumentare. Oltre a Elena Fattori, che potrebbe votare No, gli altri potrebbero uscire dall’Aula: si citano Virginia La Mura, Lello Ciampolillo, Matteo Mantero, Alberto Airola, Pietro Lorefice, Mattia Crucioli. In più, ad aiutare dovrebbe arrivare l’uscita dall’Aula di cinque o sei senatori ‘totiani’ ma potrebbe esserci anche alcune assenze ‘amiche’, per abbassare il quorum, ad esempio tra le fila FdI. Ancora quarantotto ore assai delicate. Ranghi serrati: tutti convocati. Matteo Renzi, per dire, torna dagli Usa per essere presente in Aula. Perché oltre al dl sicurezza, martedì si voteranno le mozioni sulla Tav e allora emergerà con chiarezza la spaccatura giallo-verde. La Lega voterà contro la mozione No Tav del M5s ma dovrebbe dire sì a quelle pro-Tav di Pd, FI e Bonino. I leghisti scioglieranno la riserva però solo dopo aver riletto i testi, per verificare che non nascondano tranelli.
