Ultimo aggiornamento 1 Settembre, 2019, 12:02:03 di Maurizio Barra
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In Umbria Pd con civico Fora per Regione
Commissario Verini, “disponibili, è una tappa, punto partenza”
PERUGIA31 agosto 201912:01
– Il Pd dell’Umbria è disponibile ad appoggiare la candidatura del civico Andrea Fora come candidato del centro sinistra alla presidenza della Regione Umbria. Lo ha sottolineato il commissario del partito Walter Verini nel corso della riunione a Perugia dell’Organismo dirigente. “È stato detto un po’ da tutti che la figura di Andrea Fora può rappresentare una sintesi e quindi noi siamo disponibili a far parte di questo processo” ha sottolineato.
“Una scelta – ha spiegato il commissario – anche per sottrarre voti e consensi a quel mondo sociale e civico dal quale la destra vorrebbe attingere per vincere le elezioni”.
Rivolgendosi poi anche a Fora ha sottolineato: “se il Pd è disposto a sostenere questo sforzo per noi questa è una tappa, un punto di partenza e non una cambiale in bianco”.
Verini ha quindi ribadito che “occorre fare tutti i tentativi perché questo percorso non escluda nessuno”.
Verini, elezioni Umbria test nazionale”Dare colpo a chi voleva minare istituti democratici”
PERUGIA31 agosto 201912:33
– “Dall’Umbria bisogna dare un colpo alle aspirazioni di chi voleva minare gli istituti democratici e che Matteo Salvini avrebbe voluto fare con la richiesta di voto immediato”: per il commissario del Pd umbro Walter Verini le elezioni regionali del 27 ottobre saranno quindi “un test nazionale”. Verini, durante la riunione dell’Organismo dirigente del Partito democratico in Umbria, ha commentato le dichiarazioni dell’ex ministro degli interni. “Quando Salvini vuole fare un test nazionale delle nostre elezioni regionali – ha detto Verini – questo accresce le nostre responsabilità e la consapevolezza della posta in gioco”. “Per questo motivo – ha aggiunto – serve il contributo di tutti, mondo civico e sociale, forze di centrosinistra e moderate”.
Governo: Conte avanti sul programma Grillo spinge 5S-Pd all’intesaChiama i Dem: ‘Abbiamo occasione unica’. E al Movimento dice: ‘Basta nomi-punti’.
01 settembre 201911:16
La trattativa sul programma è decollata. Nel lungo vertice a Palazzo Chigi con Giuseppe Conte, Pd e M5S hanno cominciato a sciogliere il grumo che da un giorno stava bloccando il dialogo. E che aveva portato il premier incaricato a ventilare addirittura la possibilità di rinunciare al mandato. Il quadro si è chiarito anche grazie all’incontro al Quirinale che ha aperto una giornata tutto sommata fruttuosa. In un’ora e più di faccia a faccia, Conte ha confidato a Sergio Mattarella tutte le preoccupazioni per le liti fra i promessi alleati. Gli ostacoli restano infatti tanti e si concentrano sempre più sulla composizione della squadra di governo. In serata entra in gioco Beppe Grillo e lo fa a gamba tesa sui suoi mentre scolpisce nella pietra l’endorsement definitivo all’alleanza con il Pd: “mi rivolgo al Pd. Alla base dei ragazzi del Pd, è il vostro momento questo, abbiamo un’occasione unica, Dio mio, unica. E allora cerchiamo di ricompattare i pensieri, di sognare un attimo a dieci anni con la visione”, scrive sul suo blog invitando il Movimento al coraggio della scelta. Ma non basta, il padre fondatore non cita mai Di Maio ma è chiaro ugualmente: “sono esausto. Abbiamo da progettare il mondo, invece ci abbruttiamo, e le scalette e il posto lo do a chi e i dieci punti, i venti punti, basta!”. E infine un richiamo all’energia originario dei pentastellati: “questa pena che vedo, questa mancanza di ironia, dovete sedervi a un tavolo e essere euforici perché appartenete a questo momento straordinario di cambiamento”. Parole che forse possono rappresentare la svolta interna ai Cinque stelle e mettere il turbo all’accordo con il Pd. E a cui ha risposto Zingaretti via twitter: “Caro @beppe_grillo, mai dire mai nella vita. Cambiamo tutto e rispettiamoci gli uni con gli altri”. Governo, Delrio: “Passi in avanti sul programma”
Infatti a far salire la tensione erano stati proprio i venti punti messi sul piatto da Luigi Di Maio,
con tanto di richiamo alle elezioni nel caso in cui non fossero stati accolti nei piani del governo, e la reazione del Pd, che aveva definito l’uscita del leader M5S un “inaccettabile ultimatum”. Senza considerare che, fin dall’inizio, il confronto è stato scandito dai veti e dai rilanci. D’altronde, la disputa è fra partiti che devono far digerire al proprio elettorato un’alleanza imprevista fino a poco fa. Come nel tiro alla fune, ognuno deve portare l’altro dalla propria parte. In più, i Cinque Stelle guardano non senza ansia al risultato senza appello che uscirà dalla consultazione su Rousseau prevista tra lunedì e martedì. Sui programmi le posizioni si stanno avvicinando. Al vertice di Palazzo Chigi con il premier, hanno partecipato i capogruppo alla Camera e Senato del Pd, Graziano Delrio e Andrea Marcucci, e dei Cinque Stelle, Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli. Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio tessono la tela dietro le quinte, lasciando ai fiduciari le trattative. Zingaretti ha incontrato i suoi al Nazareno, Di Maio ha riunito lo stato maggiore in una casa in centro a Roma. Ufficialmente la nave va. ma ancora manca l’incontro tra i leader.”Ieri alcuni esponenti del Partito Democratico hanno parlato di “ultimatum” del Movimento 5 Stelle. È davvero paradossale il fatto che quelli del Pd considerino “ultimatum” idee e soluzioni sacrosante per il benessere collettivo. Luigi ha parlato come ha il dovere di parlare il Capo politico del Movimento. Ha parlato come avrei parlato io e migliaia di attivisti. Ha parlato a nome di un Movimento che un anno e mezzo fa ha vinto le elezioni proprio perché ha proposto gli stessi temi di ieri”. Così, in un post su Fb, Alessandro Di Battista. IL POST DI DI BATTISTA
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Il leader della Lega, Matteo Salvini si rivolge al Capo dello Stato. “Presidente Mattarella, basta, metta fine a questo vergognoso mercato delle poltrone, convochi le elezioni e restituisca la parola e la dignità agli Italiani”.
Intanto il segretario del Pd Nicola Zingaretti prova a guardare oltre. “L’apertura di una nuova possibile fase politica e di Governo già ci ha fatto guadagnare 600 milioni di euro. In prospettiva potrebbero essere fino a 15 miliardi. Euro che tornano alle famiglie e alle imprese italiane. Ecco perché continuiamo a chiedere una stagione nuova e un governo di svolta. Per un Italia che scommette sul lavoro, l’ambiente, la scuola e la ricerca, gli investimenti pubblici e privati” dice in un post su Facebook. Zingaretti accompagna il post con la foto della prima pagina del Sole 24 Ore di oggi che, in apertura, sottolinea che ‘dal calo dei tassi per i Btp dopo l’avvio della soluzione della crisi di governo’ possono arrivare ‘preziosi risparmi per le casse dello Stato’. Si tratta, scrive il giornale che ha elaborato i dati, di risparmi sugli interessi del debito che potrebbero arrivare fino a 15 miliardi. ‘Se le aste di questa settimana, in cui sono stati collocati 9,25 miliardi di euro, fossero state effettuate il 9 agosto, subito dopo l’annuncio della sfiducia al primo governo Conte, i costi per interessi sarebbero stati 600 milioni in più. Se i tassi restassero ai livelli attuali anche nel 2020 – sottolinea il Sole 24 Ore – il ‘bonus’ potrebbe arrivare a ridosso dei 15 miliardi di euro’.
IL POST DI ZINGARETTI
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Ceriscioli, ricostruzione torni centrale
Ripartire da deroghe capaci di superare vincoli norme ordinarie
ANCONA31 agosto 201915:27
– “La priorità è rimettere al centro dell’agenda politica il tema della ricostruzione del Centro Italia. Tema assente nei 20 punti del programma proposto da di Di Maio”. Lo chiede il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli che stamattina era alla sede del Pd a Roma per un incontro col segretario dem Nicola Zingaretti insieme al sindaco di Pesaro Matteo Ricci e al segretario regionale Giovanni Gostoli.
“Ci siamo battuti in ogni sede chiedendo norme straordinarie per un evento unico che nella Marche ha questi numeri – ricorda Ceriscioli – 30mila sfollati, 45mila edifici inagibili. Solo una guerra ha queste conseguenze. Ma noi abbiamo sempre lavorato per la ricostruzione dei nostri borghi meravigliosi che deve ripartire con deroghe capaci di superare i vincoli e le lentezze delle norme ordinarie”.
Presidente Umbria scriverà a premier”Ricostruzione sia a centro programma del Governo”
NORCIA (PERUGIA)01 settembre 201910:57
– “La ricostruzione post terremoto sia al centro del programma del nuovo Governo”: a chiederlo è il presidente della Regione Umbria Fabio Paparelli.
Il quale ha annunciato che lunedì invierà una lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
Paparelli sta seguendo la situazione in contatto con la Protezione civile regionale e nazionale. “Non risultano danni alle strutture già messe in sicurezza – ha detto – ma sarà necessario rifare i sopralluoghi agli edifici privati con danni lievi. La macchina si è già rimessa in moto anche se in realtà non si è mai fermata”.
Sul piano politico, per Paparelli servono “norme per far ripartire i territori colpiti”. “Abbiamo bisogno – ha aggiunto – che vengano snellite le procedure e personale amministrativo.
Servono norme di emergenza per le imprese del turismo e del commercio per evitare che gli imprenditori abbandonino queste terre”.
Alan Kurdi, Trenta e Toninelli firmano lo stopSalvini: ‘Il Pd dica se vuole riaprire i porti e far ricominciare il business dell’immigrazione clandestina’
01 settembre 201911:17
Il divieto di ingresso in acque italiane firmato dal ministro dell’interno Matteo Salvini per la Alan Kurdi nave della ong tedesca Sea Eye che ieri ha soccorso 13 migranti e si è mossa verso Lampedusa, è stato firmato anche dai ministri Elisabetta Trenta e Danilo Toninelli. Lo fa sapere il Viminale. Nelle scorse ore il provvedimento è stato notificato al comandante della nave.Ieri il segretario del Pd Nicola Zingaretti, nel pieno delle trattative per la formazione del nuovo governo aveva battuto un colpo per la nave Mare Jonio e Matteo Salvini rilancia: “Se il Pd vuole riaprire i porti e far ricominciare il business dell’immigrazione clandestina, lo dica agli italiani”.”Queste cose non vogliamo più vederle. Non è umano. Fate scendere subito questi esseri umani” ha detto ieri Zingaretti. La nave è bloccata da tre giorni a Lampedusa con 34 migranti a bordo dal divieto di sbarco del ministro dell’Interno Matteo Salvini, sottoscritto anche dai colleghi stellati Elisabetta Trenta e Danilo Toninelli. Le parole di Zingaretti non sono naturalmente state gradite dal titolare del Viminale. “Se qualcuno vuole riaprire i porti – ha commentato Salvini – lo dica chiaramente. Lo ha detto poco fa il segretario del Pd. Se si pensa di riavviare il business dell’immigrazione clandestina e cancellare il decreto sicurezza siamo alla truffa”. Ma non c’è solo la Mare Jonio. La Eleonore di Mission Lifeline è ferma da 5 giorni fuori dalle acque maltesi con oltre 100 salvati e la Alan Kurdi di Sea Eye oggi ha soccorso 13 persone (di cui 8 donne) su un barchino sovraccarico ed ora è in navigazione in direzione Lampedusa. Anche in questo caso Salvini ha firmato il divieto di ingresso nelle acque territoriali. Sono dunque tre le navi umanitarie senza un porto dove sbarcare. E presto arriverà in zona salvataggi anche la Ocean Viking di Sos Mediterranee-Medici senza frontiere, attualmente in sosta a Marsiglia per rifornimento e cambio di equipaggio. Dalle coste africane si continua a partire, come dimostrano anche i nuovi sbarchi registrati ieri in Sardegna (46 algerini) e a Linosa (4 tunisini). Per la Mare Jonio, Mediterranea parla di “situazione preoccupante” e diffida le autorità italiane: “fateli scendere o partirà una denuncia”.Ma il ministero dell’Interno, autorità competente per l’indicazione del Pos (il posto sicuro di sbarco), continua a dire no, come ha indicato la Guardia costiera nella risposta alla ong. Interviene anche l’arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro. “Facciamo appello alle autorità competenti affinché al più presto si decidano di permettere alla Mare Jonio di attraccare”, dice il cardinale. “Prima di qualsiasi disputa politica – sottolinea – vi sono i diritti umani che vanno difesi sempre e comunque”. Le persone rimaste a bordo sono “ormai stremate fisicamente e psicologicamente, dopo diversi giorni di sosta in alto mare, sballottati dalle onde e privati del sacrosanto diritto di salvaguardare la loro vita. Assistiamo a una forma ingiustificata di durezza”. Un plauso alla presa di posizione di Zingaretti arriva dal compagno di partito Matteo Orfini. “Bravo segretario. È proprio per non vedere più queste cose che il dl sicurezza va abrogato”. Ed Erasmo Palazzotto, di Sinistra Italiana, chiede “con forza che si ponga fine a questa infinita vergogna. Non c’è alcuna ratio nel decreto sicurezza, solo tanta disumanità”. Situazione analoga alla Mare Jonio – con Malta al posto dell’Italia – sta vivendo la Ocean Viking. “Ci sono 110 persone a bordo, sempre più sfinite, su una nave lunga 20 metri e larga 5. E’ impossibile dormire a sufficienza in questa situazione. E sono 5 notti consecutive passate così”, lamenta Mission Lifeline.
