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Ultimo aggiornamento 2 Giugno, 2020, 07:58:18 di Maurizio Barra

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DALLE 00:20 DI DOMENICA 17 MAGGIO 2020

ALLE 07:58 DI MARTEDì 02 GIUGNO 2020

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17 Maggio 2020
Storia | Lo Scudetto del 1982
Vittoria che significa
Seconda Stella!
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Classic Match
Juve-Inter 2016
1-0 Juan Cuadrado. GUARDA LA PARTITA INTERA

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Juve in the World: Plovdiv
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Gli anni ’60 e la Bulgaria
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Viaggiare per l’Europa e superare le frontiere è la nostra normalità da molti anni, prima che scoppiasse la pandemia che ha portato a un restringimento delle possibilità di movimento. C’è stata un’epoca, durata piuttosto a lungo, nella quale invece il continente era diviso dalla cortina di ferro e l’Ovest e l’Est erano due mondi rigidamente contrapposti, materialmente e ideologicamente. Anche nel calcio, ogni qualvolta ci si doveva confrontare con una squadra del mondo comunista, si oscillava tra il mistero, la scarsità di informazioni e la convinzione di un’alterità radicale che si sarebbe manifestata in campo. E se esistevano scuole di un certo peso e di prestigiosa tradizione – la Cecoslovacchia o l’Ungheria, giusto per citare i Paesi contro i quali l’Italia aveva vinto le finali Mondiali del 1934 o del 1938 -, di alcuni si sapeva davvero ben poco.
Tra questi, c’era la Bulgaria. Ultima del blocco sovietico ad arrivare alla ribalta, come testimonia la prima qualificazione ai Mondiali nel 1962, ha in quel periodo una buona continuità di prestazioni a livello di nazionale (nulla di lontanamente avvicinabile, però, a quella di Hristo Stoichkov del 1994 che approderà alle semifinali a Usa ’94). La Juve ne incrocia un club per la prima volta nel 1960, scendendo in campo contro il Cska di Sofia in Coppa dei Campioni. Poi, vi sono due incontri di Coppa delle Fiere nella seconda città del Paese, Plovdiv, disputati nel 1965 e nel 1969.
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Due partite che meritano di essere ricordate al di là del buon risultato conseguito. Come sempre, l’archivio di Hurrà Juventusci guida in un viaggio nel tempo che conserva curiosità che vanno oltre l’interesse puramente sportivo e ci permettono di capire meglio cosa significasse vivere in un mondo fatto di chiusure e conoscenza reciproca molto diversa dagli standard odierni.
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IL RITRATTO DI DIMITROV
Lokomotiv Plovdiv e Juventus si confrontano nel pomeriggio del 10 marzo del 1965 per la gara di ritorno degli ottavi di finale. Si ripete il risultato dell’andata, 1-1. Non prevedendosi i tempi supplementari, si rende necessario uno spareggio che vedrà i bianconeri prevalere 2-1. Sul mensile caro alla tifoseria della Signora, le foto della partita in Bulgaria e le relative didascalie dicono molto di ciò che colpisce gli osservatori italiani. Intanto, si sottolinea la presenza di una numerosa folla e di come “i campi non sono cintati” (per avere questa situazione comune in molti Paesi stranieri noi abbiamo dovuto aspettare la costruzione dello Stadium…).
La foto dell’ingresso delle squadre in campo ruba l’occhio per lo sfondo. “Sulla torre dell’orologio campeggia la fotografia di Dimitrov, il capo spirituale del popolo bulgaro che campeggia in tutti i negozi, uffici e luoghi pubblici”. Una vera icona per la Bulgaria, quella del primo ministro dall’inizio del secondo dopoguerra alla sua morte, avvenuta nel 1949. Il suo corpo è stato imbalsamato nel mausoleo della capitale e si è potuto vederlo fino al 1990. Infine, c’è anche un titolo che rivendica l’orgoglio juventino, Erano sicuri di batterci: la squadra ha infatti saputo resistere a “un combattimento in piena regola”, peraltro su un “terreno più simile ad una risaia che ad un campo per la pioggia che ha smesso di cadere dopo molti giorni soltanto all’inizio dell’incontro”.
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Va detto che al contempo, se si insiste sul “carattere piuttosto intimidatorio del gioco bulgaro, per contro deve essere dato atto al pubblico di un comportamento altamente sportivo, difficilmente riscontrabile su campi italiani. Dire che la gente bulgara è stata larga di ospitalità nei confronti degli italiani è dire poco”. Tanto affetto ha anche una spiegazione nel totocalcio locale, che vede in schedina la presenza di partite della Serie A, di conseguenza estremamente popolare. Della Juve molti sanno tanto e anche di più, visto che ai giornalisti italiani vengono poste domande di mercato inerenti alla possibilità dell’acquisto di Garrincha, mitica ala destra del Brasile.
AVVENTURA NELLA BOLGIA
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Si ritorna a Plovdiv quattro anni e mezzo dopo, stavolta forti di una vittoria guadagnata a Torino col risultato di 3-1, maturato dopo un gol lampo dei bulgari al primo minuto. Anche stavolta l’impegno è duro e l’editoriale di Hurràlo illustra in perfetta sintesi:  “ogni partita, specie all’estero e contro avversari scorbutici come i ferrovieri del Lokomotiv, è sempre un’avventura”. Tale in effetti si è rivelata, alla presenza di 25.000 spettatori. Nella bolgia di Plovdiv la Juve fa deragliare il Lokomotivè il titolo che accompagna i dati tecnici dei 90 minuti. Dove si viene a scoprire che i bianconeri vanno al riposo in vantaggio grazie al gol di Leonardi. Nella ripresa è Anastasi a regalare la vittoria dopo il momentaneo pareggio di Vasiliev. Ma che sia una battaglia lo certificano le due espulsioni di Castano e Furino e l’infortunio del portiere Tancredi (botta alla tibia destra) sostituto da Anzolin, che a sua volta subisce una contusione al costato.
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18 maggio 1975: il sedicesimo Tricolore!

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Black & White Stories | Altafini e il Derby (County)
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Un mercoledì pomeriggio al Comunale
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Ci sono partite che rimangono nel tempo – e nella memoria di chi ha avuto la fortuna di assistervi dal vivo – non solo per l’importanza della posta in palio o  per l’andamento dei 90 minuti e le emozioni che vi sono contenute. A renderle speciali vi è anche il contesto, l’atmosfera, persino la luce di quella giornata. Ed il caso dell’11 aprile 1973 rientra perfettamente in questa ristretta categoria di momenti unici e non solo perché la Juventus si gioca un pezzo di sogno o – per essere più prosaici – l’andata della semifinale di Coppa dei Campioni. Le due contendenti si presentano al cospetto del pubblico alle ore 15.30 di un mercoledì: nei 55.000 presenti sugli spalti è ipotizzabile che la stragrande maggioranza abbia rinunciato a un giorno di lavoro per dedicarsi a un appuntamento immancabile con la propria passione. E che sia davvero enorme basti la foto con i tifosi pericolosamente arrampicati su un traliccio della luce dello stadio.
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“Per vedere la Juve tutto è buono”, recita la didascalia di Hurrà Juventus. Viene da pensare come all’epoca non ci fossero certamente  le norme di sicurezza di oggi (o venissero brutalmente ignorate in occasioni dei big-match).
Juventus contro Derby County si può tradurre anche come Italia contro Inghilterra e non è una forzatura. Sicuramente i confronti tra club non sono riproducibili perfettamente in quelli delle nazionali e viceversa, ma occorre pur sempre ricordare che in quel periodo le squadre non presentavano stranieri (a eccezione di colui che si ritaglierà la parte del protagonista, presente nel nostro Paese da talmente tanto tempo da averci fatto dimenticare di essere brasiliano). E poi, va considerato che solo due mesi dopo, nello stesso scenario del Comunale, gli azzurri sconfiggeranno gli inglesi per la prima volta da quando esiste il calcio, sovvertendo in un bellissimo pomeriggio di giugno l’assioma che li pretende maestri del calcio. Non sarà un caso che in quell’Italia sospinta a gran voce dal pubblico torinese siano presenti quattro juventini, due dei quali – Pietro Anastasi e Fabio Capello – firmano le due reti della storica vittoria.
Come da tradizione, il mensile bianconero racconta Juventus-Derby County attraverso una fitta rassegna stampa che a distanza di anni permette di rivivere il fascino della partita.
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PRIMO TEMPO
Succede poco nella prima parte dell’incontro. E non per ragioni di studio tra le due formazioni, di eccessivo rispetto o tatticismo. L’analisi di Giglio Panza di Tuttosport parte da una considerazione: la Juve soffre “l’azione corale e atleticamente superlativa del Derby County”. Ma la Signora riesce a cambiare l’inerzia della partita dando “un senso alla sua frenesia, proponendo a McFarland e compagni temi di gioco assolutamente imprevedibili”. Tutto nasce da Anastasi, che va a salvare un pallone che sta andando in fallo laterale, vince un contrasto e lo indirizza rapidamente per Altafini. José – il brasiliano, ricordate? – stoppa di destro in corsa e conclude di sinistro imparabilmente. Gianni Brera de Il Giorno vede in questa e altre azioni la sua capacità di caricare “di pratica intelligenza” i pochi palloni che tocca. Due minuti dopo i britannici pareggiano con un gol di Hector, però, si va all’intervallo in una situazione complicata.
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RIPRESA
Al ventesimo minuto la Juve passa nuovamente. Il 2-1 è frutto di una lunga circolazione palla al limite dell’area, fino a quando Causio trova un destro rasoterra che sorprende il portiere. Ma il meglio arriva a 7 minuti dal fischio finale. Un’azione velocissima, con Anastasi che va via all’altezza del cerchio di centrocampo, serve ad Altafini il pallone, secco dribbling e tiro dal limite dell’area, ancora più bello e letale del gol dell’1-0. Italo Cucci, su Resto del Carlino, ne rimane così estasiato da scrivere: “Mi credete se vi dico che il terzo gol di Altafini mi ha colmato di gioia, mi ha addirittura commosso, mi ha fatto capire che il calcio – a volte – può entrarvi anche nell’anima, con dolce violenza, ed esaltarvi, farvi perdere la ragione, farvi trovare d’improvviso tifosi, cioè così vicini alla irrealtà da rasentare la follia?”. Con maggiore freddezza, ma con ancor più convinzione, gli inviati al Comunale convergono nell’idea che il 3-1 sia un risultato troppo stretto per quanto visto e quello più giusto sarebbe stato più rotondo: “Tiriamo le somme: parlare di un 5-1 mancato in parte per precipitazione nel tiro, in parte per mera sfortuna, è dunque tutt’altro che azzardato”, sostiene Alfeo Biagi su Stadio, ripensando a non poche occasioni fallite e a un palo centrato da Causio. Il vantaggio acquisito basterà comunque: in Inghilterra la Juve impatterà 0-0, dimostrando di meritare pienamente il passaggio del turno.
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19 Maggio 2020
«Noi siamo la gente della Juve»: Grazie, Presidente!
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Esattamente 10 anni fa Andrea Agnelli assumeva la guida della Juventus

Scrivere la storia significa anticipare il futuro.
Questo è il principio che ha ispirato Andrea Agnelli fin dal primo giorno alla guida della Juventus, esattamente dieci anni fa. Un’avventura da rivivere, momento dopo momento, con questo video, che inizia con una frase storica della Presidenza Agnelli: «Noi siamo la gente della Juve».
E da tutti noi, gente della Juve, arriva un grande grazie. Per quello che siamo tornati a essere, e per quello che saremo.
Fino Alla Fine!
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19 Maggio 2020
Riaprono gli Juventus Store: date e orari
Da lunedì 18 maggio sono nuovamente aperti gli Store di Torino; riapertura da mercoledì 20 per quello di Roma e venerdì 22 per quello di Milano.
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A partire da questa settimana tutti i tifosi e gli appassionati potranno finalmente tornare a visitare gli Juventus Store!
La prima città ad alzare le serrande è stata Torino, con la riapertura di tutti gli store (City Center, Megastore e Lingotto e anche dello Juventus Store presso Mondojuve Shopping Village) ieri, lunedì 18 maggio.
Poi, mercoledì 20 maggio sarà il turno dello Store Roma City Center nella Capitale, seguito dallo Store Milano City Center, che riaprirà invece venerdì 22 maggio.
Gli orari di apertura saranno i seguenti:
·         Torino City Center: 10.30 – 19.00
·         Stadium Megastore: 10.30 – 19.00
·         Torino Lingotto: 10.00 – 20.00
·         Roma City Center: 11.00 – 19.30
·         Milano City Center: 10.30 – 19.00
Nel rispetto della salute dei clienti e del personale, tutti gli Store adottano misure di sicurezza, tra le quali:
• Personale store dotato di mascherine e guanti protettivi monouso;

• Ingresso solo se provvisti di mascherina ben posizionata (a completa copertura di naso e bocca);

• Ingressi scaglionati in base alla dimensione dello store al fine di garantire un adeguato distanziamento interpersonale;

• Distributori di gel igienizzante a disposizione dei clienti e degli addetti alla vendita;

• Barriere protettive in cassa;

• Distanza di sicurezza alle presse.
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19 Maggio 2020
Today @ JTC | 19 maggio
Le immagini dell’allenamento di oggi alla Continassa

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20 Maggio 2020
Women
#WomenF1rst | Il primo Scudetto delle Juventus Women!
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Accade il 20 maggio 2018, a Novara!

20 Maggio 2020
Storia | Il Quindicesimo Scudetto
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Il 20 maggio 1973 arrivava per la Juve il tricolore numero 15!

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20 Maggio 2020
Black&White Stories | La prima punizione di Michel
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L’estate 1982 e l’attesa di Platini
Black&White Stories | La prima punizione di Michel
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L’estate 1982 e l’attesa di Platini
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Chi ha vissuto l’estate del 1982 e tifa Juventus sa benissimo quali giorni siano stati quelli tra giugno e luglio. Gli amanti della Signora, reduci dalla festa del secondo scudetto consecutivo, erano travolti – come tutto il Paese, del resto – dalle incredibili emozioni del Mundial vinto dagli azzurri, dove il contributo di 6 giocatori bianconeri risultava fondamentale. Ma non c’era “solo” una parata di Zoff, un contrasto di Gentile, una discesa di Cabrini, un colpo di tacco di Scirea, un urlo di Tardelli e un gol di Rossi, per racchiudere in un sommario elenco le imprese dei nostri rappresentanti in Nazionale. A rubare gli occhi ci pensavano anche i due nuovi acquisti stranieri che stavano facendo sognare. Zbigniew Boniek e Michel Platini venivano minuziosamente osservati per alimentare il sogno della Juve che ci sarebbe stata, con tutto il carico di aspettative che si portavano dietro anche per quanto di bello stavano mostrando in Spagna con la Polonia e la Francia.
Nel numero di luglio di Hurrà Juventus, Le Roi si guadagnava la copertina con tanto di maglia bianconera che non avrebbe mai vestito, perché è ancora quella con una stella e va aggiornata con la seconda, appena guadagnata e non ancora materialmente cucita. Sfogliando il mensile, uscito in edicola mentre ancora i destini del Mondiale non si erano compiuti, emerge piuttosto chiaramente come dal francese ci si aspetti sopra ogni altra cosa il gesto tecnico per il quale è famoso internazionalmente.
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Vladimiro Caminiti lo descrive così: “Attendo di vedere i calci di punizione di Platini dal vivo. Io non mi accontento della televisione. Così sciocco sono, così turineis da amare prima di tutto l’erba degli stadi di via Filadelfia, quell’erba che mi sembra sempre primaverile e lì voglio vedere il francese. Come ho visto in un quarto di secolo i tocchi vellutati e perfidi di Sivori, le bombe di Nestor Combino Miranda, o di Chito Vernazza, voglio vedere Michel Platini mettere il pallone sull’erba, dare la sua occhiata medianica al piazzamento del portiere e fregarlo imparabilmente ed impareggiabilmente con la sua esecuzione”. Probabilmente Camin, oltre ai tanti precedenti elencati,  ha in memoria anche l’amichevole tra azzurri e Bleus giocata a Napoli nel 1978: lì, il 10 transalpino disegna una pennellata impeccabile e trafigge in modo inesorabile il futuro compagno di club Zoff; e poiché gliela annullano, la ripete sull’altro palo e stavolta la rete è regolarissima, oltre che beffarda come solo lui sa essere.
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LE PUNIZIONI SONO UN CRONOMETRO
Esiste un segreto per tanta precisione? Prima di venire in Italia, Michel lo racconta a un settimanale non sportivo, Oggi, e Hurràriprende la sua articolata confessione. Intanto, colpisce come il giornalista Willy Molco, che va allo stadio di Saint-Etienne a raccontare l’ultima gara di Platini nel campionato francese, dia una definizione dei suoi calci di punizione mai sentita o letta successivamente: “a noce di cocco”. Per arrivare a battere perfettamente da fermo, c’è tanto lavoro, iniziato dal neo-bianconero già nell’infanzia: “A sette anni colpii per disgrazia una donna, con una pallonata. Lei cadde e finì in ospedale. Arrivarono le guardie, a casa. E da allora volli essere preciso, nel tiro. Mi fissai di colpire bersagli ben determinati. Per ore e ore centravo un albero. Mio padre diceva che la prima qualità di un giocatore è la perfezione nel tiro. Le sveglie si costruiscono subito, ripeteva, ma per preparare un cronometro ci vuole molto tempo. Voleva fare di me un cronometro”.
Il piccolo Michel, non ancora assurto al titolo di “Mozart del calcio” attribuitogli dopo, si esercita come si fa di solito: schiera dei manichini alti 1,85 davanti alla porta, creando delle barriere imperforabili, e calcia centinaia di volte il pallone fin quando non li supera. Un esercizio metodico che lo rafforza in autostima: quando arriva al calcio professionistico, ne ha quanto basta per andare dal capitano del Nancy a chiedergli di affidargli l’incarico. Una richiesta ardita per un minorenne, ma non per uno che si chiama Platini.
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LA PRIMA IN BIANCONERO
Anche in Italia, una volta vestita la divisa della Juve, Michel si affermerà nella sua specialità, regalandoci un campionario vario e sorprendente. Ed è curioso pensare che per assistere ad una delle sue meraviglie si è dovuto aspettare sette mesi, esattamente in Juventus-Udinese di fine febbraio 1983, a conferma di una reale difficoltà d’adattamento (che poi non gli ha impedito comunque di laurearsi capocannoniere al suo torneo d’esordio). Il bello è che la prima delle sue tante punizioni in gol è più una papera del portiere Corti – “maldestro intervento” lo definisce il servizio RAI – che su un tiro rasoterra non irresistibile si fa passare la palla sotto il corpo. Niente di lontanamente paragonabile alle parole dello scrittore Vassilis Alexakis a proposito dell’emozione regalata dalle parabole da fermo di Platini: “Senza saperlo, avevo da sempre atteso questo gol. Mi apriva le porte di un universo leggero e armonioso dove perfino la geometria diventava seducente“.
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20 Maggio 2020
Storia | Il Tricolore del 2005
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Il 20 maggio 2005: è Scudetto numero 28!

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21 Maggio 2020
Storia | Il Tricolore del 2017
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IL 21 Maggio 2017 è il giorno dello Scudetto #LE6END!

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21 Maggio 2020
Storia | La Juve torna Campione!
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L’indimenticabile Scudetto del 1995!

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21 Maggio 2020
La preparazione prosegue al JTC
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Ieri tutto il gruppo squadra ha effettuato test diagnostici, che hanno dato esito negativo.
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Continua il programma di lavoro della Juventus alla Continassa. Da qualche giorno, i calciatori bianconeri effettuano sedute di allenamento individuali a piccoli gruppi, con mantenimento delle distanze.
In applicazione delle indicazioni della Commissione medico scientifica federale della FIGC, ieri tutto il gruppo squadra ha effettuato i test diagnostici che hanno dato esito negativo; in questi giorni riprenderà il lavoro di allenamento con gruppi più numerosi.
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21 Maggio 2020
COVID-19, le misure adottate da Juventus
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I provvedimenti adottati da Juventus in ottemperanza ai DPCM ed ai decreti del Ministero della Salute
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A seguito del DPCM del 17 maggio 2020 recante “misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale”,
la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha deliberato di sospendere fino al 14 giugno 2020 tutte le competizioni sportive calcistiche organizzate sotto sua egida.
Juventus continua a monitorare la situazione relativa al Coronavirus (Covid-19) conformandosi alle disposizioni impartite delle Autorità competenti. Pertanto, preso atto dei DPCM e degli altri provvedimenti straordinari ancora in vigore per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Coronavirus, la Società ha adottato una serie di misure di prevenzione che abbracciano tutte le attività del Club.
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ATTIVITÀ APERTE AL PUBBLICO
Lo Juventus Museum è temporaneamente chiuso al pubblico.
Gli interventi di sanificazione delle superfici dei luoghi di lavoro vengono effettuati con regolarità attraverso l’utilizzo di prodotti disinfettanti a base alcolica od ipoclorito di sodio.
È stata infine operata la sanificazione di ogni sede Juventus, dei pullman delle diverse squadre e di ogni indumento utilizzato dagli atleti tramite tintorie industriali.
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Gli Juventus Store seguiranno un programma di riapertura.
La prima città ad alzare le serrande sarà Torino, con la riapertura di tutti gli store (City Center, Megastore e Lingotto) in programma lunedì 18 maggio.
Poi, mercoledì 20 maggio sarà il turno dello Store Roma City Center nella Capitale, seguito dallo Store Milano City Center, che riaprirà invece venerdì 22 maggio.
Gli orari di apertura saranno i seguenti:
·        Torino City Center: 10.30 – 19.00
·        Stadium Megastore: 10.30 – 19.00
·        Torino Lingotto: 10.00 – 20.00
·        Roma City Center: 11.00 – 19.30
·        Milano City Center: 10.30 – 19.00.
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ATTIVITà AGONISTICA
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A seguito del DPCM del 17 maggio 2020,
la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha deliberato di sospendere fino al 14 giugno 2020 tutte le competizioni sportive calcistiche organizzate sotto sua egida.
Prima Squadra Maschile
A decorrere dal 18 maggio u.s. la squadra sta effettuando sedute di allenamento individuali a piccoli gruppi, con mantenimento delle distanze.
In applicazione delle indicazioni della Commissione medico scientifica federale della FIGC, ieri tutto il gruppo squadra ha effettuato i test diagnostici che hanno dato esito negativo; nei prossimi giorni, pertanto, riprenderà il lavoro di allenamento con gruppi più numerosi.
La partita di Champions League fra Juventus e Olympique Lione è rinviata a data da destinarsi

Il Responsabile del Settore Medico, Dott. Stefanini, in ottemperanza a quanto disposto dal Gruppo Scientifico dei medici sportivi di Serie A, ha comunicato, esplicato e disposto per le Prime Squadre Maschile e Femminile le seguenti 21 regole che valgono anche per dirigenti, personale tecnico e addetti ai lavori.
NON BERE DALLA STESSA BOTTIGLIA
Non bere dalla stessa bottiglietta, borraccia, bicchiere né in gara né in allenamento, utilizzando sempre bicchieri monouso o una bottiglietta nominale o comunque personalizzata, e non scambiare con i compagni altri oggetti come asciugamani, accappatoi, ecc.
NON MANGIARE NELLO SPOGLIATOIO
Evitare di consumare cibo negli spogliatoi.
GLI INDUMENTI
Riporre oggetti e indumenti personali nelle proprie borse, evitando di lasciarli esposti negli spogliatoi o in ceste comuni.
I FAZZOLETTI DI CARTA
Buttare subito negli appositi contenitori i fazzolettini di carta o altri materiali usati come cerotti, bende, ecc.
LAVARSI LE MANI
Lavarsi accuratamente le mani il più spesso possibile: il lavaggio e la disinfezione delle mani sono decisivi per prevenire l’infezione. Le mani vanno lavate con acqua e sapone per almeno 20 secondi e poi, dopo averle sciacquate accuratamente, vanno asciugate con una salvietta monouso; se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcol al 60%.
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SERVIZI IGIENICI
Evitare, nell’utilizzo di servizi igienici comuni, di toccare il rubinetto prima e dopo essersi lavati le mani, ma utilizzare salviette monouso per l’apertura e la chiusura dello stesso.
DISPENSER E DISINFETTANTE
Favorire l’uso di dispenser automatici con adeguate soluzioni detergenti disinfettanti, sia negli spogliatoi, sia nei servizi igienici.
NON TOCCARSI OCCHI, NASO, BOCCA
Non toccarsi gli occhi, il naso o la bocca con le mani non lavate.
TOSSIRE NEL BRACCIO
Coprirsi la bocca e il naso con un fazzoletto – preferibilmente monouso – o con il braccio, ma non con la mano, qualora si tossisca o starnutisca.
CAMBIO D’ARIA
Arieggiare tutti i locali il più spesso possibile.
PULIRE TAVOLI, SEDIE, RUBINETTI
Disinfettare periodicamente tavoli, panche, sedie, attaccapanni, pavimenti, rubinetti, maniglie, docce e servizi igienici con soluzioni disinfettanti a base di candeggina o cloro, solventi, etanolo al 75%, acido paracetico e cloroformio.
COSA FARE IN PISCINA
In caso di attività sportiva o allenamento in vasca, richiedere un costante monitoraggio dei parametri chimici (cloro o altre soluzioni disinfettanti) e dei parametri fisici (fra cui il pH o la temperatura, che influisce sul livello di clorazione) .
COSA FARE AI PRIMI SINTOMI
Gli atleti che manifestino sintomi evidenti di infezione respiratoria e/o febbre devono immediatamente abbandonare il resto della squadra, possibilmente, isolarsi, e avvisare il medico sociale nelle squadre professionistiche o il responsabile medico della federazione nei raduni federali, che provvederà a rivolgersi, se ne sussistesse l’indicazione, al Numero 112 o al Numero 1500 del Ministero della Salute operativo 24 ore su 24, senza recarsi al Pronto Soccorso.
VACCINARSI CONTRO L’INFLUENZA
Per chi non fosse ancora vaccinato contro l’influenza, ricorrere il più rapidamente possibile il vaccino antiinfluenzale, in modo da rendere più semplice la diagnosi e la gestione dei casi sospetti.
I CONTATTI A RISCHIO
Informarsi dagli atleti e dal personale societario se ci sono stati eventuali contatti in prima persona o all’interno del proprio ambito familiare con persone rientrate da zone a rischio o in quarantena.
LO SCREENING MEDICO SPORTIVO
Utilizzare la visita medico-sportiva quale fondamentale strumento di screening, attraverso un’attenta anamnesi ed esame obiettivo per l’individuazione di soggetti potenzialmente a rischio immunitario o con sintomatologia.
I RADUNI DELLE NAZIONALI
In caso di raduni nazionali o di atleti o di manifestazioni di circuito internazionale autorizzate anche all’estero, prevedere sempre la presenza di un Medico di Federazione che possa valutare clinicamente, a livello preventivo, tutti i partecipanti, identificando eventuali soggetti a rischio e adottando le più idonee misure di isolamento, seguendo adeguate procedure gestionali secondo gli indirizzi del Ministero della Salute.
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I MEDICI SOCIALI
Lo staff medico deve monitorare con attenzione i Paesi verso cui si è diretti o da cui si rientra, secondo le indicazioni del Ministero della Salute. La FMSI ha istituito un collegamento diretto e indirizzi di posta elettronica specifica per tutti i Medici Federali, che sono il punto di riferimento delle Società e degli Atleti, per un più efficace coordinamento delle informazioni grazie alla linea diretta fra Ministero della Salute, Ministero dello Sport, Coni e FMSI.
NIENTE PREMIAZIONI
Evitare premiazioni o altre forme di contatto con il pubblico (es. club o manifestazioni varie)
IL RISCHIO DELLE INTERVISTE
Utilizzare un unico microfono nelle interviste da disinfettare ogni volta (quindi non vari microfoni tenuti in mano dal giornalista)
EVITARE IL CONTATTO CON I TIFOSI
Uscire dal centro di allenamento e/o dallo stadio nel bus della squadra o sull’auto privata evitando il contatto fisico con tifosi (es. evitare selfie, autografi e abbracci).
Prima Squadra Femminile
E’ definitivamente sospesa l’attività FIGC della Divisione Calcio Femminile, ad eccezione del Campionato di Serie A e della Coppa Italia. Le giocatrici della Prima Squadra femminile si stanno allenando individualmente presso il JTC di Vinovo.
Under 23
Sospeso il campionato di Serie C; una selezione dei giocatori della Under 23 ha iniziato presso lo Juventus Training Center di Vinovo un programma di allenamenti individuali in vista della probabile ripresa degli allenamenti di gruppo della prima squadra, a cui alcuni di loro verranno aggregati
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Settore giovanile

A seguito del DPCM del 10 aprile 2020, la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha deliberato di sospendere definitivamente dei seguenti Campionati e Tornei giovanili organizzati dal Settore Giovanile e Scolastico, programmati per la stagione sportiva 2019/2020:
−      Campionati Giovanili Nazionali, Under 18 Serie A e B, Under 17 Serie A e B, Under 17 Serie C, Under 16 Serie A e B, Under 16 Serie C, Under 15 Serie A e B e Under 15 Serie C;
−      Tornei Giovanili a carattere nazionale, fasi interregionali e fasi finali Under 14 PRO e Under 13 PRO;
−      Fasi interregionali e fasi finali dei Campionati Giovanili Nazionali Femminili Under 17 e Under 15.
Settore giovanile maschile
UNDER 19 – Tutte le gare del Campionato Primavera 1 TIM, SONO sospese. Sospesi anche gli allenamenti, rinviata a data da destinarsi la partita di Youth League contro il Real Madrid, prevista inizialmente per l’11 marzo.
UNDER17-UNDER15 – attività ufficiale sospesa.
UNDER14-UNDER13 –  attività ufficiale sospesa.
UNDER12-UNDER7 –  attività ufficiale sospesa.

Settore giovanile femminile
A seguito del DPCM del 10 aprile 2020, la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha deliberato di sospendere definitivamente lo svolgimento del Campionato Nazionale Primavera organizzato dalla Divisione Calcio Femminile.
TUTTE le attività (Under 19 compresa) sono sospese.
ESPORTS
Le gare della sesta giornata del torneo eFootball.Pro, cui la Juventus partecipa con il suo team, inizialmente in programma per sabato 7 marzo, sono rinviate a data da destinarsi
DIPENDENTI
Di seguito, invece, il paragrafo finale sulle sedi di lavoro e i dipendenti, che abbiamo visto insieme a Fabio Tucci, che ci legge
I luoghi di lavoro Juventus sono stati riaperti ai dipendenti, pur con un contingentamento delle presenze: pertanto, si lavora a turni, privilegiando il lavoro agile domiciliare nel rispetto delle norme di legge vigenti.
Attualmente la Sede Principale ospita, a turnazione, un quarto dei dipendenti di Juventus (circa 50 persone).
L’ingresso avviene in modo flessibile da non creare assembramenti in ingresso, fino alle 10.30. All’arrivo viene rilevata la temperatura corporea e vengono consegnati al dipendente i dispositivi di protezione individuale necessari per la settimana lavorativa.
I luoghi di lavoro sono sanificati periodicamente e igienizzati quotidianamente. All’interno degli stessi è obbligatorio l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale (mascherine), transitando nelle parti comuni o qualora la distanza di 1,5 m non possa essere rispettata. Tali regole sono contenute in uno specifico protocollo sanitario le cui  norme essenziali sono state riassunte e divulgate, sia attraverso pratiche “Golden Rules”, sia utilizzando un sistema interattivo digitale (comprensivo di F.A.Q.), che tutti i dipendenti hanno ricevuto via e-mail.
Juventus ha anche predisposto un servizio di mental health di supporto psicologico per i dipendenti in questo periodo di crisi dovuta all’emergenza Covid-19
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I dipendenti sono invitati ad attenersi scrupolosamente alle indicazioni igienico sanitarie di seguito riportate:
• lavarsi spesso le mani e utilizzare le soluzioni idroalcoliche per il lavaggio delle mani;
• evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute;
• evitare abbracci e strette di mano;
• igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie);
• evitare l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri;
• non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani;
• coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce;
• non assumere farmaci antivirali e antibiotici a meno che siano prescritti dal medico;
• pulire le superfici e gli strumenti aziendali di lavoro con disinfettanti a base di cloro o alcol;
• Mantenere il distanziamento fisico di almeno 1,5 metri;
• Non creare assembramenti.
E’ stata inoltre riaperta, presso la Sede Principale, la Club House interna che accoglie i dipendenti – secondo turnazione e con una limitazione del tempo massimo di presenza – assicurando per chi consuma il pasto un’area per postazione di 4 metri quadrati con una capienza massima di 15 persone.
E’ assicurata inoltre ai dipendenti anche la possibilità del servizio di asporto: i pasti, previa prenotazione, devono essere consumati nella corte esterna della sede, appositamente attrezzata con sedie e tavolini posizionati in modo da garantire il rispetto del richiesto distanziamento fisico.
I locali degli ambienti di lavoro Juventus sono areati e periodicamente sanificati.
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22 Maggio 2020
UCL:
1996: la Champions League!
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Quella notte, a Roma!

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22 Maggio 2020
Storia | 1977, lo Scudetto numero 17
Le immagini della vittoria tricolore!

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22 Maggio 2020
Black&White Stories | La cosa più semplice del mondo…
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La sicurezza di Lilian Thuram
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Ci sono giocatori che regalano un’impressione di sicurezza e la mantengono coerente nel corso del tempo. Vi riescono attraverso la totale naturalezza con la quale riescono ad esprimere al meglio le proprie doti fisiche. Tanto da far pensare in automatico che la loro dimensione atletica potrebbe essere trasferita tout court in un’altra disciplina e il risultato sarebbe identico. “Battilo tu, uno così, in qualunque sport”, ha scritto Sandro Veronesi a proposito di Thuram, individuando in lui un prodigio di armonia senza paragoni. Lilian ci ha regalato la suggestione che quella calcistica sia stata solo una delle innumerevoli possibilità avute per esprimere tutto il suo talento. Ed è un bene che sia andata così perché vederlo in campo impegnato in recuperi impossibili o in contrasti implacabili è stato uno spettacolo. Sembrava farlo senza sforzo, come se fosse la cosa più semplice del mondo. Solitamente per i difensori non è così. C’è tutta una motivata retorica che li descrive – e li pretende – come guerrieri. Lui no, non aveva bisogno della faccia cattiva per risultare insuperabile.
Peraltro, lo si era capito subito di che pasta fosse fatto. Negli anni di Parma Thuram si è guadagnato una considerazione internazionale partita dopo partita. Anche per il suo modo del tutto particolare di mettersi in mostra nelle situazioni che contano. Lo dicono i gol con la Nazionale francese, gli unici due che ha messo a segno in una carriera fatta di 142 presenze. Li va a fare nientemeno che nella semifinale di France ’98, nella sfida contro la Croazia. E la cosa che più colpisce è che sono due reti quasi identiche, come se – per l’appunto – fosse la cosa più semplice del mondo.
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Alla Juventus arriva nel 2001, nell’anno delle grandi operazioni di mercato. Gli fa compagnia Gigi Buffon, che con lui davanti si sente ancor più sicuro. E se il portiere straccia i record di quotazione nel suo ruolo (un investimento di lunga prospettiva, si è poi visto…), anche Thuram è fino a quel momento il difensore più pagato. I suoi 29 anni costituiscono una garanzia, non un limite. I 4 scudetti in 5 campionati sono la dimostrazione che il club ha fatto bene a puntare su di lui e che lui aveva ragione a presentarsi a Torino dicendo che “era facile scegliere questa destinazione. Parlando con i miei compagni e con altre persone ho fatto un po’ di domande: sono stato “costretto” a scegliere la Juventus perché è la società migliore che c’è”.
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Nel gennaio del 2005,Hurrà Juventuslo intervista, registrando un suo alto livello di soddisfazione. A partire dall’avere ritrovato al centro della difesa il partner dei primi tempi in Serie A, Fabio Cannavaro: “Abbiamo trascorso a Parma 5 anni fantastici, giocato assieme tantissime partite. Gli devo tanto perché quando arrivai in Italia ero un ragazzo di 24 anni e lui mi aiutò ad inserirmi in una realtà per me tutta nuova. E’ una persona solare, è sempre allegro, si diverte. Diciamo che se sono diventato quello che sono è grazie a quanto abbiamo vissuto assieme in quegli anni”.
IL VICE-CAPITANO
E’ un leader, Lilian Thuram, non può non esserlo chi riesce a stare su livelli d’eccellenza per lungo tempo. Eppure, c’è in lui una certa ritrosia di fondo a proporsi come tale. Alla sua quarta stagione in bianconero, viene nominato vice-capitano, pronto a indossare la fascia ogni qualvolta non c’è Alessandro Del Piero nell’undici di partenza. Una responsabilità non nuova, ma vissuta diversamente rispetto al passato: “Pensate che quando ero ragazzino, avrò avuto 15 anni, prima di una partita l’allenatore mi promosse capitano. Finita la gara gli dissi che non l’avrei fatto mai più perché mi sentivo diverso dagli altri con quella fascia al braccio. Rifiutai per molto tempo, era una sensazione strana. Poi mi capitò qualche volta a Monaco e a Parma e adesso qui alla Juventus. Ovviamente con gli anni sono cambiato, non mi sento più diverso, ma spesso ripenso a quell’episodio”. Ed a proposito di mister, questo è il ritratto di Fabio Capello, con il quale lavora da pochi mesi: “Mi dà l’idea di essere persona onesta. Non è facile fare delle scelte quando in una squadra ci sono tanti giocatori forti, le cose vanno bene solo quando l’allenatore ha lo stesso atteggiamento con tutti e dice le cose in faccia. Inoltre Capello stimola sempre i giocatori a migliorarsi, cerca di farci capire gli errori, le sue critiche sono sempre costruttive”.
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UNO SPOT PER TORINO
Un anno prima delle Olimpiadi invernali del 2006, Thuram è già uno spot per la città. Dei torinesi ama la virtù della “riservatezza”, allineandosi in questo a ciò che raccontano molti giocatori che a Torino vivono senza timori di eccessive intrusioni alla loro privacy. Ma Lilian va oltre e fa un ritratto del luogo in cui vive che farebbe felice l’Assessorato alla Cultura: “Mi piacciono anche il teatro e le mostre. L’anno scorso ho visitato più di una volta quella sull’Africa e ci ho portato anche i miei figli, che ora vorrei accompagnare a fare il giro della Torino sotterranea. Ho visto il Don Chisciotte, ho ascoltato volentieri una rassegna di musica etnica e ho avuto modo di andare all’auditorium del Lingotto, oltre che al Conservatorio e al Regio”.  Dimentica di citare solo un’altra meraviglia: la rete segnata al Milan due anni prima, l’unica della sua avventura in bianconero fatta di 204 partite, in una delle partite più belle vissute nella storia del Delle Alpi.
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22 Maggio 2020
Today @ JTC | 22 maggio
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Le immagini dell’allenamento di oggi al Training Center Continassa

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22 Maggio 2020
Rugani: «Un mese particolare che mi ha dato tanta forza»
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La scoperta e la guarigione dal Covid-19, nel mentre la gravidanza della compagna, e poi il ritorno in campo: il difensore bianconero racconta le sue ultime settimane
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E’ stato il primo calciatore in Serie A a risultare positivo al Covid-19, ne è guarito, insieme alla compagna, ed è ritornato in campo alla riapertura del JTC, con ancora più forza ed energia positiva.
L’ultimo periodo di Daniele Rugani è stato sicuramente «particolare», come lui stesso l’ha definito ai microfoni di Sky Sport, ai quali ha raccontato gli eventi delle ultime settimane, facendo anche il punto sugli obiettivi futuri.
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«Sto molto bene, sono di buon umore. Ho passato un “mesetto” particolare, ma l’importante è che sia andato tutto bene e mi ritengo fortunato. E’ iniziato tutto con una dose di paura nell’apprendere la notizia – spiega Daniele, commentando la scoperta della positività al Covid-19 – perché temevo di aver trasmesso la malattia alla mia compagna, che è incinta. Per sicurezza ho deciso di andare subito in ritiro in Continassa ed è stata la cosa migliore e più corretta per tutti; devo ringraziare i Dottori per la loro professionalità e per la bravura nel tranquillizzarci. Sicuramente uscire da questa situazione ha dato, a me e alla mia compagna, moltissima forza ed energia positiva».
«Ho visto la Bundesliga – commenta Rugani in merito alla ripresa dei campionati, iniziata già lo scorso weekend in Germania – e fa strano vedere gli stadi vuoti e i giocatori separati in panchina, ma giustamente bisogna fare il massimo per tornare in campo con la maggior sicurezza possibile, e le misure vanno seguite per la salute di tutti».
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«Il mio obiettivo – spiega il numero 24 – è quello di dare sempre il massimo contributo alla squadra. Dovessimo ricominciare, ci saranno tante partite ravvicinate quindi sarà fondamentale essere pronti ad aiutare, perché vogliamo portare a casa i traguardi collettivi che ci siamo prefissati».
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23 Maggio 2020
The Best | de Ligt, il primo anno in bianconero
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Le più belle giocate del campione olandese all’anno di esordio in bianconero

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23 Maggio 2020
Storia | 1997, lo Scudetto numero 24
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Le immagini della vittoria tricolore!

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24 Maggio 2020
Juve in The World: Bruges
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1978 e 2005: due gare per due epoche diverse
Il Belgio rientra tra quei Paesi che hanno deciso di interrompere lo svolgimento del campionato in seguito all’emergenza causata dal Coronavirus e di rendere ufficiale la situazione di classifica così come è maturata fino ad oggi. Non si giocheranno pertanto i play-off che designano la squadra campione e il titolo è stato assegnato al Club Bruges, che nella prima fase del torneo ha maturato 15 punti di vantaggio sul Gent, la concorrente più vicina. Per la squadra campione non è una novità trionfare: storicamente solo l’Anderlecht ha vinto più campionati.
Negli incroci con la Juventus – il primo in Coppa dei Campioni, il successivo in Champions League – il teatro della sfida è lo Jan Breydel Stadion. Poco meno di 30.000 posti, è stato costruito nel 1974 ed ha ospitato diversi momenti di ristrutturazione, la più importante delle quali è avvenuta in occasione dell’Europeo del 2000 che il Belgio ha organizzato con l’Olanda. Attualmente in città ferve il dibattito su un’ipotesi di edificazione di una nuova architettura sportiva, per la quale il Bruges costruirebbe un impianto di proprietà in un’area adiacente allo stadio esistente, ampliando la capienza di circa 10.000 unità e implementando l’area con l’inserimento di altri campi da gioco.
Quando la Juve si recò la prima volta, in ragione anche dell’importanza dell’evento – ci si giocava la conquista del biglietto per la finale – la sensazione immediata fu quella di un luogo che riusciva ad aiutare la squadra con la spinta dei suoi tifosi, grazie agli spalti attaccati al terreno di gioco. Anche se non va dimenticato che nel match d’andata il Comunale ruggì probabilmente anche di più, soprattutto nel finale, quando Roberto Bettega riuscì a trovare la via della rete e Antonio Cabrini andò vicino al punto del raddoppio con un’esaltante azione personale.
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LA PRIMA SFIDA
Chi l’ha vissuta, la gara del ritorno non l’ha certo dimenticata. Per il senso d’ingiustizia ad essa collegata e anche per l’andamento beffardo, visto che le due reti dei padroni di casa arrivano in testa e in coda dei 120 minuti che occorrono per decretare chi passa il turno. Su Hurrà Juventus è Angelo Caroli, storica firma nonché ex giocatore bianconero negli anni ’50, a raccontare le fasi salienti. A partire dall’ottima reazione della squadra trovatasi immediatamente in svantaggio: “La Juve non ne rimase traumatizzata. Giocò il suo più bel match all’estero. Dominò le operazioni a centrocampo, ma dimostrò di risentire ancora della psicosi del fuorigioco”. Per opporsi a questa mossa tattica, utilizzata in maniera rigorosa dal Bruges – e più in generale anche dalla nazionale belga – il calcio italiano non aveva ancora trovato le contromisure e gli accorgimenti, forse perché “indignato” moralmente, lo leggeva come una strategia scorretta. Lo si vide anche nell’Europeo due anni dopo, con gli azzurri incapaci di bucare la linea difensiva degli avversari e un Enzo Bearzot a commentare amareggiato per “l’atteggiamento dei belgi: hanno giocato per non perdere e per far ciò si sono dimenticati del pubblico che si attendeva un buono spettacolo”.
Bruges-Juventus si decide a 4 minuti dal termine con la rete del 2-0 ad opera di Vandereycken (futuro genoano) e c’è un che di ulteriormente assurdo perché arriva su contropiede. Prima e dopo, ci sono due decisioni dell’arbitro Eriksson che hanno un peso: il secondo cartellino giallo per Gentile e – soprattutto – il penalty non accordato per fallo su Cabrini, una decisione che fa urlare d’indignazione il pur moderato Bruno Pizzul, telecronista del match: “Il rigore c’era e c’era tutto!”
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TREZEGOL 100
La “vendetta” viene servita a decenni di distanza. Ci si ritrova nel 2005, stavolta nella gara d’avvio del girone, tre anni prima che a Bruges nasca il Museo delle patatine fritte, considerato dalla Lonely Planet tra i dieci “musei alimentari più strani al mondo”, una tappa curiosa per tutti coloro che si recano nella città nota anche come “Venezia del Nord” per la presenza di una fitta rete di canali.  Non è strano, invece, che la differenza di valori tra le due formazioni si esprima lungo i 90 minuti, dando modo alla Juve di prevalere per 2-1.  In gol vanno Pavel Nedved e David Trezeguet e la rete del francese ha un potente significato simbolico essendo la sua numero 100. Un traguardo che il bomber confessa a Hurrà di avere “accusato”: “Al di là del valore che aveva la prima partita in Champions League, c’era questo centesimo gol che, anche inconsciamente, continuava a girarmi in testa. D’altronde quando ti manca un passo per raggiungere un obiettivo così importante è normale sentirsi un po’ nervoso”. L’importanza della sfida non è paragonabile a quella precedente, anche perché il Bruges non riesce più a emergere nel contesto internazionale, mentre nel 1978 anche nella finale con il Liverpool fu riconosciuto il suo valore ed uscì sconfitto da Wembley solo per effetto di una rete dello scozzese Kenny Dalglish.
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25 Maggio 2020
Black & White Stories | Umberto Colombo, l’uomo che ha imparato a vincere
Un’intervista del 1995
Da sempre nella Juventus c’è una consistente schiera di giocatori che hanno imparato a vincere – per poi proseguire a farlo con continuità – riuscendo a emergere dopo anni non facili. E’ questa una dimostrazione tutt’altro che scontata di carattere, di capacità nel superare quelli che ad un certo punto sembrano limiti invalicabili. Si prendano le prime fasi delle grandi svolte nella storia della Signora, dal primo anno di Marcello Lippi a quello di Antonio Conte: in quei gruppi, non erano pochi i componenti che non avevano mai assaporato il piacere del successo. Anzi, non era piccola la parte di critica che li riteneva inadatti per dare consistenza alle prospettive di rinascita della squadra. Invece – ma non è una sorpresa per chi sa come nel calcio non ci sia mai nulla di definitivo, tanto meno le bocciature – sono stati proprio loro a costituire quello zoccolo duro rivelatosi necessario nel riuscire a dare quel qualcosa in più nel momento topico della stagione. Trovando energie insperate, regalate evidentemente dal desiderio di affermazione maturato nelle lunghe stagioni difficili.
Risalendo indietro nel tempo, una delle figure più significative in tal senso è Umberto Colombo, che proprio in questi giorni – esattamente il 21 maggio – ha appena compiuto 87 anni. Nato a Como, fa il suo esordio in bianconero nel 1954-55, meritandosi subito uno spazio d’attenzione: non è ancora un titolare fisso, ma i numeri parlano per lui perché non sono pochi 5 gol in 19 apparizioni nel suo primo campionato di Serie A. Gli exploit sono figli delle sue doti d’inserimento.
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In un calcio non esageratamente dinamico come quello praticato nella sua epoca si fanno notare le sue incursioni da centrocampista, bravo a rimanere freddi quando si presenta davanti al portiere. Sono anni difficili, però, per la squadra. Ma è proprio in questa situazione che Colombo si guadagna la stima necessaria per essere uno dei protagonisti della Juventus che dal 1957 – con l’innesto di John Charles e Omar Sivori – tornerà a trionfare con 3 scudetti in 4 anni, ai quali vanno aggiunte 2 Coppe Italia (e una – davvero storica – la alzerà con la maglia dell’Atalanta).
Nel 1995, quando la sua “seconda vita” è nel campo assicurativo, Hurrà Juventus lo va a incontrare per farsi raccontare la Juventus di ieri e anche quella che si sta apprestando a vivere un grande finale di stagione, impegnata com’è su tre fronti: campionato, Coppa Uefa e Coppa Italia.
LA BELLEZZA DI GIOCARE A CALCIO
C’è una ricetta per essere un calciatore professionista di buon livello, stare 7 anni alla Juventus e mettere in fila 193 presenze? Per Umberto sì: “Ho sempre saputo giocare con passione ed entusiasmo, senza mai pormi un traguardo diverso dal più puro e schietto divertimento”. Oltre alla “vocazione” personale, è fondamentale il contesto nel quale ci si trova: “La società era contraddistinta da un ambiente molto familiare, nel quale regnava una schietta amicizia tra tutti i giocatori, e ciò coinvolgeva anche Sivori, nonostante il suo carattere notoriamente non troppo facile. Eravamo davvero uniti, tant’è che si andava in vacanza insieme e la domenica o il lunedì sera era quasi obbligatoria per tutti i componenti della squadra una capatina alla discoteca “Arlecchino” o al night: venivamo dalla guerra, avevamo tanta voglia di libertà e di divertimento…”. La bellezza dei 20 anni o poco più combinata insieme a una professione bellissima. Volgendo lo sguardo all’indietro, diventa automatico proporre  una riflessione profonda su “un lasso temporale che mi sembra sia durato un secolo, mentre il resto dell’esistenza extracalcistica è volato via in un batter d’occhio…”.
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LA JUVE VINCERA’
Umberto Colombo è stato anche un appassionato opinionista televisivo, uno juventino combattivo in tante trasmissioni. Chiamato a rispondere sulle prospettive della formazione bianconera, appena dopo che ha conquistato il titolo d’inverno del campionato 1994-95, esprime ottimismo e convinzione circa l’esito finale sulla base di tre ragioni. La prima parte dall’esperienza diretta: “Conobbi Lippi qualche anno fa a Bergamo, e già allora mi impressionò favorevolmente. Ma ora lo ritengo ulteriormente migliorato, in quanto mi pare faccia tesoro di ogni esperienza aggiornando continuamente il suo bagaglio tecnico, che è assolutamente completo e di primo ordine”. Quindi si concentra su risorse aggiuntive che il mister ha a disposizione: “I vari Kohler, Baggio e Vialli sono veri e propri allenatori in campo, il che rappresenta un ‘ulteriore garanzia circa il rendimento della squadra”. Infine, la terza riproduce ciò che ha vissuto lui, a poco meno di 40 anni di distanza: “La “rosa” comprende soltanto ottimi giocatori che hanno una gran voglia di vincere qualcosa di importante, e per riuscirci sono certo che faranno gruppo anche fuori dal campo, come succedeva ai nostri tempi”. Come sia andata a finire, è noto a tutti: la Juve di Lippi, esattamente come quella di Colombo, ha conquistato 3 tricolori in 4 anni, per non fermarsi fino a quando non ha centrato tutti gli obiettivi in Europa e nel mondo.
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25 Maggio 2020
Today @ JTC | 25 maggio
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Squadra al lavoro alla Continassa!

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26 Maggio 2020
Tanti auguri, Juan!
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Cuadrado spegne 32 candeline: buon compleanno, Panita!
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Oggi in casa Juve si festeggia il compleanno di uno dei giocatori più rappresentativi di tutto il gruppo.
Parliamo di Juan Cuadrado, che compie 32 anni. Un compleanno che il nostro laterale trascorrerà al lavoro, dopo aver ripreso da qualche giorno gli allenamenti.
In due parole, Cuadra è allegria e qualità. Sono due ingredienti del suo essere campione che fin da subito abbiamo imparato ad amare. Sulla fascia del campo, che sia la destra o la sinistra, Juan non fa mai mancare un apporto fondamentale: un vero e proprio Jolly, che non si tira mai indietro, qualsiasi sia la posizione in cui in quel momento c’è bisogno di lui.
Qualità, assist, gol. E, si diceva, il sorriso: quell’allegria che esplode in un balletto quando c’è da esultare, ma è uno dei suoi tratti distintivi sempre, dentro e fuori dal campo.
Buon compleanno, Panita! Che sia una giornata di grande allegria!
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26 Maggio 2020
Juventus Academy World Cup … at Home!
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Il torneo internazionale dedicato alle Academy bianconere di tutto il mondo non si ferma e cambia location: anziché a Torino si terrà … online!
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Si avvicina il momento di quello che, da calendario, avrebbe dovuto essere l’evento più importante della stagione per il progetto Juventus Academy: la Juventus Academy World Cup.
Quanto è accaduto e sta accadendo in tutto il mondo ha ovviamente reso impossibile replicare, per questo 2020, il grande successo di un evento che lo scorso anno ha portato a Torino oltre 2500 persone tra ragazzi (1000 i giocatori che hanno preso parte alle attività), famiglie e accompagnatori, per un’indimenticabile settimana di calcio, amicizia e divertimento.
Ma l’entusiasmo, la voglia di continuare a condividere e giocare insieme, l’amicizia e il divertimento non si fermano e così seppur in una modalità diversa dal solito, il Club ha deciso di organizzare un’attività che coinvolgerà comunque i ragazzi bianconeri di tutto il mondo.
Quest’anno, dunque, la Juventus Academy World Cup si svolgerà … at Home! In questo modo forse non si potrà avere a Torino i partecipanti ma l’attività verrà portata direttamente nelle case dei ragazzi, in tutti i continenti.
Saranno infatti ben 64 le Juventus Academy che, in base all’età, si sfideranno su differenti tipologie di esercizi, trick e prove di abilità.
Originalità, impegno e, ovviamente, juventinità i parametri richiesti per superare le varie fasi a gironi ed aggiudicarsi il podio. In pieno spirito Academy, non sarà dunque sufficiente conquistare tutte le prove per diventare la vincitrice: occorrerà impegnarsi, collaborare e stupire nel produrre, in ogni fascia di età, i contenuti più interessanti.
Contenuti che verranno condivisi con tutti i tifosi bianconeri, attraverso i canali social di Juventus; un modo per coinvolgere tutti nella partecipazione a questa grande festa bianconera in tutto il mondo.
Un’ulteriore occasione, questa, per rafforzare il messaggio che, sebbene distanti, siamo tutti uniti.
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Ed è così che in queste settimane in cui, forzatamente, le Academy sono state costrette alla chiusura (eccezion fatta per la sede in Vietnam), i ragazzi si sono cimentati in divertenti challenge con i loro amici e i loro parenti, spaziando dal calcio alla cucina (una delle sfide più divertenti è stata quella della pizza… bianconera)
Al di là delle sfide più creative e fantasiose i ragazzi sono sempre stati seguiti dai loro tecnici e dallo Staff Juventus, che ha preparato per loro piani di lezioni tecniche e allenamenti online che culmineranno con la Juventus Academy World Cup…at home.
Di qui in poi ci si augura che i giovani calciatori possano pian piano tornare a giocare in campo. Ed è importante guardare avanti, con ottimismo: le Juventus Academy stanno infatti cominciando a riaprire, in alcuni luoghi del mondo, come Cina, Australia e Polonia (ovviamente seguendo le  indicazioni delle autorità locali) e i primi Training Camp post emergenza sono confermati, al momento, in Svezia, Repubblica Ceca e Serbia.
Inoltre il progetto Juventus Academy Year Round Training si allargherà ulteriormente: sono previste le aperture negli Stati Uniti (a St Louis), a Londra e a Istanbul.
Infine, in attesa di poter annunciare la vincitrice della Juventus Academy World Cup…at home il team è già al lavoro per l’edizione 2021 del torneo, un evento che non avrà eguali poiché vedrà il ritorno alla realtà di quello che non è semplicemente un evento, bensì un’espressione unica dei valori e della passione bianconera manifestata attraverso il calcio giocato dai ragazzi che in tutto il mondo indossano i colori del Club.
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27 Maggio 2020
Sedici anni fa l’addio al Dottore
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Il 27 maggio 2004 ci lasciava Umberto Agnelli
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Una vita per la Juventus e con la Juventus. Umberto Agnelli, il Dottore, ci lasciava sedici anni fa, dopo aver scritto, con eleganza e passione, pagine indimenticabili della nostra storia.
Con lui abbiamo vinto tutto, in un percorso condiviso durato una vita intera e cominciato formalmente nel 1955, quando divenne il più giovane presidente della nostra storia. Ruolo lasciato poi nel 1962 dopo aver conquistato tre Scudetti, tra cui quello della Prima Stella, e due Coppe Italia.
Il suo legame con la Juventus, però, andava oltre i ruoli formali e non si è mai spezzato, risaldandosi ulteriormente nel 1994, quando tornò a occuparsi in prima persona del club e condividere altri momenti indimenticabili, altre vittorie, fino ad arrivare sul tetto d’Europa e del mondo.
Cinque Scudetti, una Coppa Italia, quattro Supercoppe italiane, una Coppa Intertoto, una Supercoppa europea, la Champions League e la Coppa Intercontinentale: queste le aggiunte alla sua lista dei trofei in bianconero.
Una lista ricca, cui aggiungiamo, idealmente, anche tutti i titoli conquistati in questi anni. Dedicati al Dottore, che non dimenticheremo mai.
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27 Maggio 2020
Black&White Stories | I 7-0 in Europa
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La storia di 3 goleade di Coppa
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Nella storia delle competizioni europee ci sono tre partite dove la Juventus, davanti al proprio pubblico, ha travolto gli avversari con ben 7 gol. Coppa delle Coppe, Coppa dei Campioni e Champions League le manifestazioni. 1983, 1986 e 2003 sono gli anni nei quali il Comunale per due volte e il Delle Alpi nell’ultima hanno assistito al tiro a segno ai danni del Lechia Danzica, del Valur e dell’Olympiacos. Polonia, Islanda e Grecia le nazioni dei club. Nel primo e nel terzo caso un po’ di stupore per il divario così ampio è legittimo, tenendo conto di come il calcio polacco fosse in ottima salute all’epoca e di quanti incroci ben più sofferti ci siano stati con l’Olympiacos prima e dopo, valga per tutti quel 3-2 in rimonta vissuto allo Stadium nell’edizione che ci avrebbe poi portato fino alla finale di Berlino.
Ci sono elementi in comune alle tre goleade? Sebbene il campione preso in esame sia ridotto, si possono scorgere situazioni che ricorrono da una gara all’altra? Proviamo a indagare.
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I SEGNALI DELLA VIGILIA
Partiamo innanzitutto dalle condizioni di partenza. Contro il Lechia e il Valur, la Juve di Trapattoni fa il suo debutto stagionale in Europa. Legittimo sperare che la pratica si possa indirizzare a proprio favore già nei primi 90 minuti con un risultato corposo (il classico 3-0 in casa), ma di riuscire a rendere praticamente superfluo il match di ritorno non ne parla nessuno. Diverso, invece, è il contesto del match con l’Olympiacos: Lippi si è già guadagnato la qualificazione nel girone e si gioca il primo posto, una differenza di stimoli troppo ampia rispetto a un avversario ultimo in classifica e senza più traguardi da raggiungere.
Che segnali ci sono alla vigilia dell’incontro? Nel 1983 la Juve è reduce da 7 gol segnati all’Ascoli nella prima giornata di campionato tre giorni prima. Ma Jartrebowski, tecnico del Lechia, rivendica una vittoria dei suoi in patria altrettanto significativa (5-0) e si presenta ottimista: “Siamo in forma eccellente e speriamo di superare il turno”. Il Valur, invece, è rappresentante di un calcio che è ancora lontano anni luce dalle straordinarie gesta dell’Islanda dell’ultimo periodo, che l’hanno portata a raggiungere i quarti di finale all’ultimo Europeo e alla sua prima storica partecipazione a un Mondiale nel 2018. Le premesse della sfida con l’Olympiacos sono invece rappresentate dallo stato di forma della Juve, reduce da 3 sconfitte di fila (due in campionato, una in Champions con il Galatasaray). C’è perciò l’esigenza di dover dimostrare che una via d’uscita è possibile e una partita senza particolari tensioni può essere un’occasione da non lasciarsi sfuggire.
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L’EROE E IL PUNTO DI ROTTURA
Nei 21 gol messi a segno nei 3 incontri, emerge una linea tattica comune: la Juve trova con esagerata facilità la profondità, mettendo a nudo i limiti di una difesa che tiene la linea alta o che comunque non riesce a impedire agli attaccanti bianconeri di trovare spazi favorevoli per presentarsi a tu per tu con il portiere. Nel tiro al bersaglio, poi, vi è la compresenza di più attori, anche se uno dei bomber riesce a conquistare la parte del protagonista.
Nel 1983, Penzo fa il suo esordio in Coppa delle Coppe con un poker di gol, un exploit che illude un po’ sulle sue medie di realizzazione che poi non saranno più all’altezza di così tanta aspettativa. “La Coppa ha la stessa importanza del campionato”, dice alla fine il neo-acquisto bianconero, aggiungendo una sua forte convinzione: “Se poi dovessimo scegliere, io e credo i miei compagni sceglieremmo lo scudetto” (dilemma che verrà spazzato via dalla vittoria nell’una e nell’altra competizione). Con il Valur è Michael Laudrup a eccellere con una tripletta, mischiando una conclusione da fuori di esterno-collo destro che è un capolavoro a due reti di freddezza nordica in area di rigore. Profondamente diverso è il tabellino nel 7-0 all’Olympiacos: la partecipazione al gol è fortemente democratica, con ben 6 autori diversi. L’unico a ripetersi, tanto per cambiare, è David Trezeguet, per lui due reti sono la normalità.
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Infine, è interessante constatare in quale momento all’interno delle partite si è determinato il punto di rottura dell’argine avversario facendo capire che la sera sarebbe stata a senso unico. Per il Lechia il crollo è praticamente immediato: a metà del primo tempo passa dall’1-0 al 4-0 in soli 5 minuti. Una situazione non molto diversa per l’Olympiacos, che incassa la prima rete al quattordicesimo minuto ed esattamente nello stesso lasso di tempo successivo ne subisce altre tre. Il Valur frana inesorabilmente, invece, dopo l’ora di gioco: andata al riposo sul 3-0, la squadra islandese sembra tenere nel primo quarto d’ora della ripresa, salvo poi incassare 4 reti nei successivi 18 minuti prima di un finale di “tregua”.
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28 Maggio 2020
La Juventus saluta Roberto Sassi
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Arrivato nel 2011, il “Prof” terminerà la sua esperienza in bianconero il 30 giugno prossimo, dopo aver dato un contributo fondamentale ai successi e alla crescita del club
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Per il mondo dello sport e del calcio in particolare è uno dei massimi esperti di preparazione atletica, ma alla Juve, nello spogliatoio o nei corridoi della sede è, e sarà sempre, semplicemente “il Prof”. Roberto Sassi terminerà la sua esperienza in bianconero il prossimo 30 giugno, dopo aver dato un fondamentale contributo a questi anni di successi irripetibili, prima come responsabile del Training Check e poi della Sport Science.
Arrivato alla Juventus nel 2011, dopo le esperienze con il Varese, il Lecce, la Lazio, l’Avellino, il Torino, il Verona, la Salernitana, la Fiorentina, il Valencia, l’Atletico Madrid, il Chelsea, il Parma, la Sampdoria e la Dinamo Mosca, ha avuto un ruolo cruciale nella crescita del club, non solo sotto il profilo sportivo. L’applicazione di metodi di ricerca innovativi e l’istituzione e l’aggiornamento costante dei Corsi di Formazione hanno permesso lo sviluppo di un “metodo Juventus” di preparazione, oggi esteso a tutti gli staff e le formazioni bianconere.
A questo si aggiungono gli otto scudetti, le quattro Coppe Italia e le quattro Supercoppe italiane, conquistate anche grazie alla passione e alla professionalità che Roberto Sassi ha quotidianamente dimostrato.
Ecco allora che, nel momento di salutarlo, tutta la Juventus si unisce nel ringraziarlo per questi anni straordinari e nell’augurargli il meglio per il suo futuro professionale.
«Grazie di tutto Prof!».
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29 Maggio 2020
Trentacinque anni fa, l’Heysel
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In trentanove persero la vita a Bruxelles, il 29 maggio 1985. Il nostro ricordo.
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Sono passati trentacinque anni, ma la memoria di chi c’era, di chi ha assistito dai teleschermi di casa, e anche di chi non era ancora nato ma ha conosciuto i fatti leggendo i libri di storia, è qualcosa che si risveglia, immediatamente, al solo leggere o sentire quella parola.
Heysel.
Quel giorno a Bruxelles c’era il sole. Un sole che stava lasciando sul campo i suoi ultimi raggi, quando proprio su quel campo, e su quegli spalti, prima dell’inizio della Finale di Coppa dei Campioni fra Juve e Liverpool, si consumò l’incredibile.
Si consumò l’orrore.
Successe tutto in pochi istanti: le cariche, la corsa per scappare, quel muro che crolla. E il panico. Una notte, quella di Bruxelles, che si portò via 39 persone, quasi tutte italiane: il più giovane fra loro aveva solo dieci anni.
È alla loro memoria che oggi, come ogni giorno, dedichiamo il nostro raccoglimento, e il nostro dolore.
Perché passano gli anni, ma quella parola continua a evocare in noi lo stesso, immutato dolore.
Heysel.
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29 Maggio 2020
La Serie A riparte: il calendario della Juve!
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Ufficializzato il calendario di Serie A dall’8ª giornata di ritorno (Bologna-Juve) fino alla 16ª (Udinese-Juve)
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E’ ufficiale: il calcio italiano ripartirà, e lo farà da giugno, dopo la lunga sosta forzata, dovuta all’epidemia di Covid-19.
In attesa dell’ufficialità relativa alle date di Coppa Italia, la Lega Serie A ha oggi diramato il calendario della Serie A dall’ottava alla sedicesima giornata di ritorno.
Per tutti i bianconeri la data da cerchiare è quella di lunedì 22 giugno (alle ore 21:45), quando la Juve riprenderà il suo cammino in campionato in casa del Bologna.
A luglio invece sono in programma il derby della Mole all’Allianz Stadium (sabato 4 luglio ore 17:15) e le sfide con Milan (martedì 7 luglio ore 21:45 a San Siro), Atalanta (sabato 11 luglio ore 21:45 all’Allianz Stadium) e Lazio (lunedì 20 luglio ore 21:45 all’Allianz Stadium).
Di seguito il calendario completo:
8ª GIORNATA RITORNO – Lunedì 22 giugno ore 21:45 – Bologna-Juventus
9ª GIORNATA RITORNO – Venerdì 26 giugno ore 21:45 – Juventus-Lecce
10ª GIORNATA RITORNO – Martedì 30 giugno ore 21:45 – Genoa-Juventus
11ª GIORNATA RITORNO – Sabato 4 luglio ore 17:15 – Juventus-Torino
12ª GIORNATA RITORNO – Martedì 7 luglio ore 21:45 – Milan-Juventus
13ª GIORNATA RITORNO – Sabato 11 luglio ore 21:45 – Juventus-Atalanta
14ª GIORNATA RITORNO – Mercoledì 15 luglio ore 21:45 – Sassuolo-Juventus
15ª GIORNATA RITORNO – Lunedì 20 luglio ore 21:45 – Juventus-Lazio
16ª GIORNATA RITORNO – Giovedì 23 luglio ore 19:30 – Udinese-Juventus
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I tifosi della Juventus possono dunque prendere carta e penna e segnarsi gli appuntamenti di un’estate che si annuncia intensa ed emozionante.<

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Ramsey: «Il campo ci è mancato tanto»
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La vita in quarantena e la ripresa. Aaron Ramsey racconta come ha vissuto questi ultimi mesi a Torino
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Sono passati quasi tre mesi dall’ultima gara disputata dai bianconeri. Tre mesi di quarantena, allenamenti a casa, e poi, il ritorno al JTC Continassa, prima individualmente, e poi, di nuovo in gruppo. Tre mesi che Aaron Ramsey ha raccontato ai microfoni di Sky Sport.
«Sto molto bene – spiega il gallese – Abbiamo iniziato con sedute individuali all’inizio, che era un’esperienza molto strana per come eravamo abituati, ma era la cosa più giusta per la nostra salute e per il rispetto delle regole. Poi siamo tornati ad allenarci in gruppo, ed è stato bello perché è quello che amiamo di più»
Ramsey ha deciso di passare questo periodo interamente in Italia, cercando di trarre il meglio dalla situazione:
«L’Italia è stato uno dei primi paesi ad andare in lockdown e ho deciso di rimanere qui. E’ stato ovviamente difficile rimanere in casa per così tanto tempo, ma ci sono stati anche molti aspetti positivi: tra tutti, il tempo passato con la mia famiglia, per il quale sarò sempre grato».
«Sono molto entusiasta – commenta Aaron, parlando dell’evoluzione della situazione in Italia e della prospettiva del ritorno del calcio giocato – L’Italia ha gestito bene le cose e tutto sta ripartendo pian piano, tornando ad una nuova normalità. Siamo fiduciosi, seguiamo i protocolli e non vediamo l’ora di tornare a giocare. Sarà strano farlo a porte chiuse, come già abbiamo provato con l’Inter, ma è l’unico modo per riuscire a completare la stagione. Ci è mancato tanto il campo e ora ci mancano le partite».
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Una partita, quella con l’Inter, nella quale il numero 8 bianconero aveva lasciato il segno con il gol del vantaggio: «Una partita stranissima: una delle più importanti della stagione ma con un’atmosfera insolita. Abbiamo cercato di motivarci al massimo e far vedere tutta la nostra professionalità. E’ stato importante vincere – aggiunge Aaron – perché volevamo tantissimo quei tre punti che ci hanno permesso di tornare in testa alla classifica».
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29 Maggio 2020
+ 39 RISPETTO
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A 35 anni dalla tragedia di Bruxelles, la Mole Antonelliana si è illuminata per ricordare le vittime di quella follia. Durante il giorno, tante cerimonie di commemorazione
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La Mole Antonelliana illuminata con la scritta “+39 RISPETTO” ha concluso anche quest’anno la giornata dedicata alla memoria delle vittime della Tragedia dell’Heysel.
E, come ogni anno, sono state tante le iniziative cui Juventus ha partecipato, in un 29 maggio che per il Club significa memoria e raccoglimento.
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Questa mattina, si è tenuto a Bruxelles,al King Baudouin Stadium, quello che  nel 1985 era lo stadio Heysel, il  “Commemoration 35 years Heysel drama” . La Juventus ha inviato una composizione floreale e una lettera di ricordo da parte del Presidente Andrea Agnelli indirizzata al sindaco della città, Philippe Close. Erano presenti alla cerimonia anche l’Ambasciatore Italiano in Belgio, Elena Basile, l’assessore allo Sport per Bruxelles, Benoit Hellings, e l’ambasciatore del Regno Unito in Belgio, Martin Shearman.
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Nel pomeriggio, a più di mille chilometri di distanza, a Reggio Emilia, il Comitato “Per Non Dimenticare Heysel”, rappresentato  dalla Presidente, Iuliana Bodnari e dal Direttivo del Comitato si è riunito davanti al Monumento delle Vittime per depositare l’omaggio floreale della Juventus e leggerne il  messaggio di partecipazione al dolore delle famiglie.
Il Club ha partecipato anche alle commemorazioni tenutesi a Grugliasco, al”Giardino Vittime dell’Heysel”, e a Cherasco, presso il monumento dedicato ai caduti, inaugurato nel 2016 e situato nei giardini del santuario Madonna delle Grazie: Alessandro Siano, portiere della Juventus U23, ha presenziato in entrambe le occasioni, depositando i fiori  inviati dalla società.
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Anche lo Juventus Official Fan Club di Grugliasco “Alessio e Riccardo” ha onorato le vittime dell’Heysel, riunendosi in una celebrazione insieme al sindaco di Grugliasco, Roberto Montà, e all’assessore allo sport, Gabriella Borio.
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30 Maggio 2020
Classic Match: Juve-Milan, 2017
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Il lampo della Joya decide la sfida da rivivere dal primo all’ultimo minuto GUARDA L’INTERO MATCH!</blockquote>JUVENTUS TUTTE LE NOTIZIE
31 Maggio 2020
Juve in the World | Amsterdam
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Una frequentazione che parte da lontano
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Dici Amsterdam e non si può che pensare immediatamente all’Ajax, club con il quale la Juventus ha intrecciato il suo percorso svariate volte, comprese due finali “epocali”: la prima nel 1973, a Belgrado, dove hanno vinto i lancieri; la seconda nel 1996 a Roma, con la Signora ad aggiudicarsi la coppa dalle grandi orecchie ai calci di rigore. Se questi sono due appuntamenti unici, diversi sono stati i viaggi dei bianconeri nella città olandese, a partire dal 1974, nei confronti ad andata e ritorno. Sei gare con un bilancio più che positivo: tre successi, due pareggi e una sconfitta di misura che non ha comunque compromesso il passaggio del turno. Amaro è stato invece l’ultimo atto della Champions League del 1997-98, quando all’Amsterdam Arena – inaugurata due anni prima e oggi ribattezzata in onore del profeta del calcio totale Johan Cruijff – il Real Madrid ha prevalso con la rete di Mijatovic.
A precedere questo fitto quadro di impegni – sparso tra Coppa Uefa, Coppa dei Campioni, Champions League ed Europa League – c’è una gara amichevole molto lontana nel tempo. Risale al 7 settembre 1938, quando il club prepara il campionato rispondendo a una chiamata prestigiosa. Il Comitato dei festeggiamenti per il quarantesimo anno di regno della Regina Guglielmina invita la Juventus a effettuare un’amichevole con la Nazionale olandese (una consuetudine non rara nel tempo, anche a Torino si sono viste rappresentative di un Paese scendere in campo contro i bianconeri). Si può intuire il motivo di così tanta attenzione: gli Orange hanno partecipato ad entrambi i Mondiali vinti dall’Italia nel 1934 e – per l’appunto – nel 1938. Ospitare la Juventus significava pertanto confrontarsi con un bel po’ di giocatori affermati internazionalmente. La formazione bianconera arriva ad Amsterdam passando per Parigi e soggiornandovi una notte (un particolare importante che tornerà successivamente). La gara si conclude 1-1: vanno in vantaggio i bianconeri con Luigi Busidoni; per l’Olanda la rete è di Franciscus van der Veen, un diciannovenne, quasi a indicare come già ai tempi la politica dei giovani fosse la direttrice di un calcio che avrebbe poi trovato una stabile dimensione di vertice a partire dagli anni ’70 e che ha in oggi nel nostro Matthjis de Ligt uno degli esempi più evidenti.
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AMSTERDAM? NO, AJAX
Più volte vi abbiamo raccontato attraverso gli articoli di Hurrà Juventus come insieme all’evento agonistico ci fosse il desiderio di scoprire e narrare la città che lo ospitava. In un mondo molto meno connesso di quanto lo sia oggi, varcare le frontiere coincideva con il passaggio della soglia nella fiaba, la stranezza e le diversità che si proponevano davanti acuivano lo sguardo. Curiosamente, non è il caso di Amsterdam, nonostante di leggende – più o meno “metropolitane” – sull’originalità della città ne esistano in gran numero. Più del luogo, conta il club, il senso rivoluzionario che si porta appresso quell’Ajax delle meraviglie, che dal 1971 al 1974 infila un trittico di successi di fila in Coppa dei Campioni. Perciò, quando l’11 dicembre la Juve va ad affrontare gli olandesi in casa loro, 5 mesi dopo la consacrazione del nuovo calcio proposto anche dalla Nazionale al Mondiale tedesco, il focus d’attenzione è tutto rivolto al merito del confronto. “Cancellato dalla Coppa “il Grande Ajax”, si proclama felici dell’impresa in Coppa Uefa.
E a rafforzare il concetto, si dà spazio ai tifosi bianconeri che si sono gustati dal vivo l’impresa, non prima di avere fatto scalo a Parigi a issare le bandiere bianconere sulla Tour Eiffel,  proprio come dei conquistatori. Gli innamorati della Signora giungono da tutta Europa, tanti sono gli emigrati italiani che Beppe Barletti descrive così: “C’è gente che aspetta un anno per gridare “forza ragazzi, giocate stasera anche per noi, dateci stasera un po’ di gioia per scaldare il nostro cuore nei mesi a venire, quando scenderemo settecento, mille metri sottoterra a cavar carbone, per scaldare il nostro animo nei lettini che ci accoglieranno per riposi troppo brevi, mentre intorno altra gente con idiomi stranieri parlerà di cose che molti di noi non capiscono né vogliono capire”.
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AJAX? NO, JUVE
Un anno dopo il trionfo di Roma, la Juve affronta nuovamente l’Ajax in semifinale. La gara di Amsterdam è tra le più belle della storia europea, un manifesto sull’identità della squadra di Lippi. Stavolta gli “olandesi” – se si intende con il termine non un’appartenenza nazionale ma un’attitudine al coraggio, al rinnovamento e alla gioventù – siamo noi, trascinati dai gol della coppia Amoruso-Vieri e dalla sfrontatezza esuberante dei loro 45 anni in due. Hurrà esulta, non aspetta il verdetto del ritorno (ancor più rilevante, un 4-1 implacabile) per celebrare l’impresa. A partire dal riconoscimento del santone ajacide, il tecnico Louis Van Gaal, che dichiara: “Mai visto una squadra così!”. Per proseguire, poi, elencando gli attestati di stima della stampa di ogni dove, dall’Equipe al Daily Mirror, da Le Soir al Pais, dalla Bild Zeitung al De Telegraaf e chiudere con le testate italiane che associano alla Juve termini come “show”, “mito”, “infinita” e “irresistibile”.
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01 Giugno 2020
1967: lo Scudetto numero 13!
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La Juve conquista il Tricolore il 1 giugno 1967!

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01 Giugno 2020
Black&White Stories | Francesco Morini, il pirata
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Ritratto dello stopper nel 1972
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Come nascano e come attecchiscano certi soprannomi, quanta fortuna abbiano nel presente e quanto riescano a rimanere nel tempo: tra i tanti aspetti curiosi del mondo del calcio, quello del nuovo “battesimo” che vivono molti giocatori è tra i più intriganti. Anche perché apre diverse strade interpretative. Si prenda il caso di uno dei veterani bianconeri, Francesco Morini, undici anni a difendere la causa della Signora al centro dell’area di rigore, implacabile stopper – oggi si dice difensore centrale – raramente inquadrato da solo perché perennemente attaccato al centravanti da marcare. Il servizio che gli dedica Hurrà Juventus nel febbraio del 1972, è indicativo: la foto che lo vede impegnato in campo è emblematica di cosa fosse la marcatura a uomo. Praticamente, il numero 5 – e Morini è stato il 5 da definizione da dizionario – diventava l’ombra del numero 9: dove andava l’uno, lo seguiva l’altro. Letteralmente, il compito era quello di togliere il respiro.
Non è una conseguenza automatica che uno così venga chiamato con il nome di un pirata. Pensate a Marco Pantani, il Pirata più noto dello sport, ai suoi irresistibili scatti in salita volti a lasciare indietro gli altri a mordere il terreno. Una ricerca della solitudine vincente, esattamente il contrario di Morini, che ti si appiccica addosso e non ti molla più. Morini diventa per tutti Morgan, leggendario ammiraglio, corsaro, politico e per l’appunto pirata gallese del XVII secolo, celebrato da scrittori quali Emilio Salgari e John Steinbeck, immortalato in film di diverse epoche e scelto come nome d’arte dal cantante Marco Castoldi. Raffigurato con il consueto stile dalla caricatura di Franco Bruna, Francesco merita l’accostamento a Morgan per la sua bravura nel depredare gli avversari del pallone. A vederlo così è stato una firma storica del giornalismo italiano che ci ha lasciato recentemente, un grande narratore di calcio perché ne amava l’essenza tecnica: Bruno Bernardi, firma de La Stampa, cuore juventino e acuto spirito d’osservazione.
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IL FRANCOBOLLO
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Sul mensile bianconero Angelo Caroli celebra l’ottimo periodo di Francesco, che al suo terzo anno alla Juve si appresta a vincere il primo dei suoi cinque scudetti e con 45 presenze registra il suo record di permanenza in campo. “Un vero “pirata” del calcio, un francobollo rompiscatole che è meglio girargli alla larga. Non ha molta grazia (a che serve, dirà lui, l’importante è non far beccare il pallone agli altri!), nel senso che non tira di fioretto; preferisce le piattonate con tanto di spada o di scimitarra. E’ un vero “corsaro” e quando affonda i colpi, attaccante salvati! Ma non è cattivo. Tutt’altro. E’ piuttosto tignoso, appiccicaticcio, asfissiante, ossessivo, spigoloso e, soprattutto, concentrato al massimo”.
Lui conferma il ritratto. Ha 27 anni, una buonissima riserva d’esperienza per sapere descrivere bene la sua carta d’identità calcistica: “Il maggior pregio è quello di concentrarmi sempre, di non sottovalutare nessuna situazione e una grande forza di volontà”. Chi lo ha visto giocare, sa bene che Morgan non tradisce mai, ha nella costanza di rendimento ciò che lo rende un fattore di sicurezza per la squadra e l’allenatore. Da quando è alla Juve, Morini ne ha avuti già quattro e tutti lo hanno considerato un elemento di provata affidabilità. Non solo: uno di loro – Armando Picchi – lo ha inorgoglito con “il più bel complimento che io abbia ricevuto come calciatore”, dicendogli che nel passato glielo avevano dipinto come un “killer” e conoscendolo ha avuto modo  di farsi tutt’altra idea. Pirata sì, ma corretto. Perciò Morgan ce l’ha con certe maldicenze messe in giro da alcuni attaccanti: “Certe denigrazioni i colleghi non dovrebbero neppure sognarsele. Ma il calcio è strano a volte. Come la vita. C’è da aspettarsi di tutto. Io tiro avanti per la mia strada. E a conferma che sono nel giusto, faccio notare che nessun Giudice mi ha mai squalificato. Un bel record, non è vero, per un ammazza-tutti come me?”.
PIRATA A META’
La Juve del 1972 è un gruppo che offre una sensazione molto forte al calcio italiano: stanno emergendo nomi che andranno a costituire l’ossatura della Nazionale negli anni a venire. Morini reclama uno spazio.
“Se ha da puntualizzare qualcosa che non gli va giù, lo fa senza reticenze, però con un tal garbo da sguarnire anche il giornalista armato di veleno”, scrive Caroli, per il quale in definitiva Morgan “è pirata a metà, che non fa male, che sa difendersi; soprattutto dialetticamente, quando la concorrenza tenta l’arrembaggio”. La sua auto-candidatura all’azzurro è giustificata. Gli ci vorrà, però, ancora un anno, prima di indossare la meritata maglia dell’Italia, esordendo il 25 febbraio del 1973 in Turchia in una gara valevole per le qualificazioni Mondiali. Quel giorno il blocco Juve costituisce la spina dorsale della  squadra, come attesta la presenza insieme a Morgan di Dino Zoff, Luciano Spinosi, Giuseppe Furino, Franco Causio, Pietro Anastasi (autore del gol della vittoria) e Fabio Capello.
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01 Giugno 2020
Silvia Piccini guiderà l’Under 19 Femminile
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Cambia la guida tecnica della Primavera: Mister Spugna saluta i colori bianconeri
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La prossima stagione, sulla panchina dell’Under 19 Femminile ci sarà un volto nuovo. Sarà Silvia Piccini, già allenatrice nel nostro settore giovanile per le categorie Under 11 femminile e Under 9 maschile, a guidare la squadra. A lei, pronta a vivere questa esperienza con l’entusiasmo e con la professionalità che l’hanno sempre contraddistinta, auguriamo fin da subito buon lavoro.
«Apriamo un nuovo ciclo puntando su un gruppo molto giovane con un progetto di crescita biennale – il commento dell’Head of Juventus Women Stefano Braghin -. Abbiamo scelto di affidare il gruppo a Silvia perché ha talento e competenze, ma soprattutto ha dimostrato di essere un’ottima istruttrice e io penso che la crescita di una squadra giovanile passi innanzitutto dal miglioramento individuale».
Silvia raccoglie il testimone di Mister Alessandro Spugna, cui vanno i più sentiti ringraziamenti per il lavoro svolto in questi anni ricchi di soddisfazioni. Un grazie sia per i risultati ottenuti sul campo, dove la sua Juventus è sempre stata assoluta protagonista, sia per la dedizione e professionalità nell’interpretazione del suo ruolo. Gli rivolgiamo, inoltre, un caloroso in bocca al lupo per la sua prossima avventura professionale. QUI TUTTI I VIDEO BIANCONERI!

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