Ultimo aggiornamento 12 Gennaio, 2020, 09:43:06 di Maurizio Barra
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Lady Gaga, io stuprata più volte all’età di 19 anni
Confessione popstar durante intervista con Oprah Winfrey
NEW YORK09 gennaio 2020 10:52
Lady Gaga è stata stuprata ripetutamente all’età di 19 anni. Lo ha ricordato la stessa popstar durante un’intervista con Oprah Winfrey. L’artista ha aggiunto anche che in seguito alle violenze subite ha sviluppato disturbi post-traumatici da stress.
Il periodo coincide con l’avvio della sua carriera, quando all’improvviso si è ritrovata ad essere una star e a girare il mondo. “A causa di questo – ha detto – non sono riuscita ad elaborare ciò che mi era accaduto”.
La cerimonia degli Oscar sarà di nuovo senza presentatoreIl 9 febbraio. Nel 2019 formula era stata premiata da ascolti
NEW YORK09 gennaio 202012:42
– Per il secondo anno consecutivo la cerimonia di assegnazione degli Oscar, il 9 febbraio prossimo, sarà senza presentatore. Lo ha annunciato Karey Burke, presidente di ABC Entertainment, il network che manda in onda la cerimonia.
La decisione è stata presa d’accordo anche con Academy of Motion Picture Arts and Science (ente che organizza gli Oscar).
L’anno scorso la formula aveva dato i suoi frutti in termini di ascolti e quindi è stato deciso di ripeterla. Ha aiutato anche inoltre a contenere i tempi di durata dello show. “Lo scopo principale – ha spiegato la Burke – è di far rientrare lo show nelle tre ore. I produttori hanno deciso saggiamente di non avere un presentatore e di far sì che i film siano i veri protagonisti”.
Lo scorso anno la cerimonia è stata vista da 29 milioni e 600mila telespettatori con un incremento del 12% rispetto al 2017.
Da Emma Dante alla Merini, a teatro sarà anno delle donneProve d’attrice per Angiolini, Lazzarini, Guarnieri, Ricci
10 gennaio 202009:42
A due anni dall’esplosione mondiale del #metoo, nel pieno del fiorire di campagne contro femminicidio e gender-gap, si può forse davvero parlare di una nuova ondata di consapevolezza femminile che in qualche modo si riflette e cresce anche sui palcoscenici del teatro italiano.
Dove a scorrere i cartelloni dei primi mesi del 2020, sembra sempre più saldo e promettente un “teatro delle donne”, che dalle donne è diretto, scritto, recitato o che le donne racconta a platee che non siano, però, per forza esclusivamente “rosa”.
Titolo molto atteso è certo “Misericordia”, nuovo spettacolo di Emma Dante, regista che all’universo femminile si dedica spesso in diverse declinazioni, da successi come “Le sorelle Macaluso” all’Eracle femmina al Teatro greco di Siracusa. Questa volta la Dante porta in scena la forza delle donne condannate a lottare per sopravvivere, a combattere con ogni possibile risorsa per emergere dal degrado e dallo squallore in cui la società pare averle relegate, con la storia di Anna, Nuzza e Bettina, che lavorano a maglia di giorno e si vendono la notte, e del povero orfano menomato che vive con loro (debutto 14 gennaio al Piccolo di Milano).
Dopo il successo di “In nome del padre” è alla Madre, figura spesso intoccabile, a volte soffocante nei confronti dei figli, altre escludente verso i padri, che Mario Perrotta dedica il secondo capitolo della sua trilogia sulla famiglia, con la consulenza di Massimo Recalcati (dal 7 gennaio al Piccolo poi in tournée). Laura Curino e Lucia Vasini raccontano invece le storie de “L’anello forte” che Nuto Revelli, cantore di un’Italia contadina d’altri tempi, assegna alle donne: memorie di lavoro e tenacia, storie struggenti di soprusi ed emancipazione dove in campagna prima e nell’industria poi si affrontano i desideri di autonomia e libertà per un futuro diverso per se stesse e per i propri figli (maggio al Gobetti di Torino).
Ci sono poi i grandi omaggi. Ai dieci anni della scomparsa la Merini rivive in scena con Milvia Marigliano in “Alda. Diario di una diversa” (maggio, Duse di Genova). Vivian Maier, astro della street photography americana, è al centro di “Tutt’intera” di Guillame Poix con Tamara Bartolini e Michele Baronio (febbraio, India di Roma). Mary Anderson, che inventò il tergicristallo, Maria Curie, Nobel per la fisica, Tina Anselmi, primo ministro della Repubblica Italiana, Tina Modotti, fotografa di guerra, sono tutte in palcoscenico in “Se non posso ballare… non è la mia rivoluzione”, il nuovo spettacolo di Lella Costa ispirato a “Il catalogo delle donne valorose” di Serena Dandini (tournée al via il 25 gennaio dal Teatro Trivulzio di Melzo – MI).
L’attualità irrompe poi con l’indagine teatrale di Carlotta Corradi sullo scandalo delle “baby squillo” dei Parioli in “Nel bosco” (dal 9 gennaio all’India). O con il tema del femminicidio in “Scene di violenza coniugale / atto finale” di Gérard Watkins, per il quale Elena Serra firma una regia nello spazio di un vero appartamento (dal 20 gennaio alla Galleria d’arte Franco Noero di Torino).
Tahar Ben Jelloun, tra le voci più alte e libere della letteratura araba, apre una finestra sulla condizione femminile nel suo mondo con “Creatura di sabbia” interpretato da Raffaella Azim (febbraio, Duse di Genova). Da una storia vera, Anna Della Rosa ne “L’angelo di Kobane” di Henry Naylor diventa la giovane Rehana che in un villaggio della Siria sogna di diventare avvocato, ma si ritrova in prima linea contro l’ISIS (marzo, Brancaccino di Roma e poi tournée).
Elena Sofia Ricci torna al teatro e affronta il tema dell’Olocausto nei panni di Sylvia, l’ebrea, casalinga, improvvisamente colpita da paralisi dei “Vetri rotti” di Arthur Miller (febbraio, Eliseo di Roma e poi in tournée), inaugurando una lunga galleria di bellissime occasioni per una prova d’attrice. Come “Il nodo” di Johnna Adams, in cui Ambra Angiolini e Ludovica Modugno si fronteggiano sul tema dell’educazione dirette da Serena Sinigaglia, a sua volta regista che solo nei prossimi sei mesi vanta il record personale di ben 11 spettacoli in scena. Ma c’è anche “Harper Regan. Due giorni nella vita di una donna” per Elena Russo Arman con cui Elio De Capitani ha fatto conoscere in Italia la scrittura di Simon Stephens (giugno, Elfo Puccini di Milano). O la madre e la figlia attiviste politiche de “L’eclisse” Joyce Carol Oates che Francesco Frongia affida a Ida Marinelli ed Elena Ghiaurov (marzo, Elfo Puccini). Per la Ghiaurov c’è anche l’ossessione del tempo che passa di “Jezabel”, da uno dei romanzi più noti di Irène Némirovsky per la regia di Paolo Valerio (febbraio, Rossetti di Trieste e poi in tournée). E ancora Mascia Musy è “Anna dei miracoli” che William Gibson ha tratto dalla storia vera della sordo-cieca Helen Keller e della sua insegnante Anne Sullivan, per la regia di Emanuela Giordano (dal 9 gennaio al Duse di Genova e poi in tournée). Fino a due grandissime signore del palcoscenico italiano: Anna Maria Guarneri e Giulia Lazzarini, in un cult di risate e noir come “Arsenico e vecchi merletti” di Joseph Kesserling, dirette da Geppy Gleijeses (dal 7 gennaio al Quirino Gassman di Roma e poi in tournée).
Coez, primo italiano a registrare Spotify singlesAll’estero coinvolti Ed Sheeran, Taylor Swift e Sam Smith
09 gennaio 202012:58
– Spotify ha scelto Coez per il lancio degli Spotify Singles in Italia. Il cantautore, in esclusiva per la piattaforma, ha registrato una versione inedita di “La tua canzone”, tratta dal suo ultimo album E’ sempre bello, e la cover “Via” di Claudio Baglioni presso gli iconici Abbey Road Studios di Londra. I due singoli sono già disponibili.
Il programma Spotify Singles prevede la realizzazione in esclusiva per Spotify di alcuni brani rivisti da artisti famosi: una canzone propria e la cover di un brano, scelto per aver rappresentato qualcosa di importante per il percorso dell’artista.
L’iniziativa è già partita in molti Paesi: ad oggi sono stati coinvolti ben 185 artisti (tra quelli coinvolti ci sono Ed Sheeran, Taylor Swift e Sam Smith), che hanno registrato più di 600 Singles, per un totale di 23 ore di musica e quasi 3 miliardi di ascolti.
“Sono molto contento di essere il primo artista a portare in Italia Spotify Singles – afferma Coez -. Per l’occasione abbiamo scelto due brani molto diversi tra loro: il primo è la reinterpretazione di La tua canzone. Abbiamo cercato di dare una nuova chiave di lettura, più morbida rispetto alla versione rock del disco, solo con piano e voce. Mentre per il secondo pezzo, abbiamo scelto una cover degli anni ’70 di Claudio Baglioni: Via. Anche in questo caso abbiamo cercato un ritmo diverso rispetto al pezzo originale, precisamente drum and bass, fornendo una nuova chiave interpretativa, nel rispetto dello spirito del pezzo”.
“Singles è un omaggio ai 45 giri. Per il debutto del programma in Italia abbiamo scelto Coez che, con la sua scrittura, ha dato il via in Italia a un genere crossover tra rap e pop con cui ha dominato le classifiche, collezionando oltre 20 dischi di platino e diventando un portavoce della sua generazione, oltre che un simbolo del nuovo cantautorato italiano”, ha dichiarato Federica Tremolada, Managing Director, Southern and Eastern Europe di Spotify.
Reggia Caserta: oltre 40 mila visitatori per feste NataleIn continuo incremento presenze in complesso vanvitelliano
CASERTA09 gennaio 202013:27
– Oltre 40mila persone hanno scelto la Reggia di Caserta per le festività natalizie appena trascorse. Un trend di crescita costante quello registrato dal Complesso vanvitelliano che, dall’istituzione dei musei autonomi voluta nel 2014 dal Ministro dei Beni e delle Attività culturali e per il Turismo Dario Franceschini, ha raddoppiato il numero di visitatori nel periodo compreso tra il 24 dicembre e il 6 gennaio. La Reggia di Caserta si conferma così un formidabile attrattore culturale e turistico. I dati dei biglietti delle feste lo attestano: dai 22444 nel 2014 ai 43813 di quest’anno.
Sono stati il 30 dicembre e il 2 gennaio i giorni di apertura ordinaria che hanno fatto registrare la maggiore affluenza, con 4518 presenze nel penultimo giorno del 2019 e 4619 nel secondo giorno del 2020 (primo giorno di apertura dell’anno della Reggia di Caserta). Non solo numeri, però. La Direzione della Reggia di Caserta ha infatti avviato in questi mesi una valutazione delle potenzialità e criticità del complesso.
Giornalisti: morto Italo Moretti, storico volto Rai86 anni, ex direttore Tg3, raccontò orrori regimi in Sud America
09 gennaio 202013:45
– E’ morto a Roma, all’età di 86 anni, il giornalista Italo Moretti. Volto storico della Rai, era stato a lungo inviato in Sud America. Lo rende noto il Tg3.
Iniziò la sua carriera a 17 anni, collaborando a Perugia con le redazioni locali dei quotidiani nazionali. Entrò in Rai nel 1966. Si occupò di sport, cronaca, politica interna e politica estera. Nel 1968 iniziò il suo lavoro in America Latina.
Raccontò le delicate situazioni di quegli anni in Cile, Argentina e Uruguay.
Nel 1976 Italo Moretti entrò nella redazione del Tg2 continuando a dedicarsi al Sud America, ma anche alla politica di Portogallo e Spagna. Nel 1987 fu nominato vide-direttore del Tg3 di cui diventò poi direttore nel 1995. Dal ’96 al ’98 fu condirettore della Tgr.
La Rai perde un volto storico e interprete del giornalismo televisivo. Addio a Italo Moretti, famoso inviato della Rai in Sud America. Aveva 86 anni. È stato conduttore del Tg2 e direttore del Tg3. E’ morto a Roma all’età di 86 anni.Nella sua vita è sopravvissuto a una sciagura aerea nello scalo di Addis Abeba, vicenda di cui fece un reportage che gli valse il Premio Saint-Vincent. Ha sempre inseguito la verità sul caso Alpi-Hrovatin, e non a caso è stato anche presidente del Premio Ilaria Alpi per il giornalismo televisivo.Originario di Giulianova, in Abruzzo, classe 1933, aveva iniziato la sua carriera a soli 17 anni collaborando a Perugia con le redazioni locali dei quotidiani nazionali. Intelligente, tenace, entrò in Rai nel 1966. Nella sua lunga carriera si è occupato di sport, cronaca, politica interna ma soprattutto di politica estera. Nel 1968 iniziò il suo lavoro in America Latina. Da Cile, Argentina e Urugua, ha raccontato i regimi golpisti e autoritari di quei paesi, documentando la tragedia dei desaparecidos. Nel 1976 Italo Moretti passò alla redazione del Tg2 continuando a dedicarsi al Sud America, ma anche alla politica di Portogallo e Spagna.Nel 1987 fu nominato vice-direttore del Tg3 di cui diventò poi direttore nel 1995. Dal ’96 al ’98 fu condirettore della Tgr Italo Moretti è stato anche scrittore . Tra i tanti riconoscimenti anche la Colomba d’Oro per la pace, il Microfono d’Argento, il Premiolino, il Premio Scarfoglio. Tra i messaggi di cordoglio alla famiglia quello congiunto della Federazione Nazionale della Stampa italiana e l’Usigrai che ricordano Italo Moretti come “un uomo che ha davvero onorato con il suo impegno e la sua passione per il giornalismo la funzione del servizio pubblico, che ha contrastato ogni forma di oscurità, oscurantismo e bavaglio, in Italia e non solo. Milioni di italiani hanno conosciuto attraverso i suoi reportage gli orrori e le atrocità delle dittature in America Latina”.Tanti i messaggi di cordoglio alla famiglia: il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’Informazione e all’Editoria, Andrea Martella sottolinea in nota: “La scomparsa di Italo Moretti segna una perdita significativa. Non solo per il mondo del giornalismo che da tempo lo colloca tra i suoi principali maestri, ma anche per tanti italiani che grazie alla sua professionalità e al suo certosino lavoro di inchiesta hanno potuto beneficiare di un eccellente servizio pubblico”. Ma tiene a rilevare anche “un sentimento di gratitudine nei confronti di questo grande giornalista che ha interpretato il suo ruolo senza mai risparmiarsi bensì addentrandosi in realtà sociali, luoghi e vicende di particolare complessità e drammaticità. Tra gli esempi emblematici di questo suo taglio, l’impegno costante per far luce sull’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin”.In una dichirazione congiunta il presidente e l’ Ad Rai tengono a rilevare: “Italo Moretti, cronista attento, inviato delle vicende politiche e sociali dell’America Latina, indimenticato direttore del Tg3, è stato un modello per tutti i giornalisti. La sua passione per la notizia in tutte le sue declinazioni, il suo respiro internazionale e la sua capacità di comunicare con il pubblico trasferendo competenza, credibilità e emozione hanno dato orgoglio e lustro alla Rai”. Infine in un comunicato congiunto la Federazione Nazionale della Stampa italiana e l’Usigrai ricordano Italo Moretti come “un uomo che ha davvero onorato con il suo impegno e la sua passione per il giornalismo la funzione del servizio pubblico, che ha contrastato ogni forma di oscurità, oscurantismo e bavaglio, in Italia e non solo. Milioni di italiani hanno conosciuto attraverso i suoi reportage gli orrori e le atrocità delle dittature in America Latina”.
A Riad in scena la forza delle donne nello show LeilaIl 16 gennaio al King Fahd Stadium e in diretta su tv nazionale
RIAD11 gennaio 202021:45
Al King Fahd Stadium, che accoglie più di 30 mila persone, in scena il 16 gennaio (e in diretta sulla tv nazionale) “Leila, the Land of Imagination”, spettacolo senza precedenti in Arabia Saudita ideato e creato da Balich Worldwide Shows. Team tutto al femminile capitanato dalla Creative Director italiana Anghela Alò per celebrare una nuova generazione di donne in Arabia Saudita. Lo show chiude la Riyadh Season, il festival con più di 100 eventi artistici e sportivi, in 12 zone della capitale, che ha ospitato milioni di visitatori, grazie anche alle recenti aperture verso il turismo straniero.
“Leila è il simbolo della nuova generazione femminile saudita che vive una realtà mutevole, in profondo cambiamento. Il concetto dello spettacolo potrebbe essere ripreso in un’unica frase: le linee del terreno e le linee della mano sono le stesse. Il futuro, che è alle porte, è nelle mani di Leila ma, per poterlo conoscere, ha solo bisogno di dare libero sfogo alla sua immaginazione” dice Anghela Alò.
Lo show è costituito da 7 segmenti principali con performance di danza e teatro, ma anche numeri acrobatici, di parkour, videoproiezioni, film, ologrammi ed effetti speciali, sia acquatici che pirotecnici, che hanno coinvolto circa 500 artisti, 300 membri del team provenienti da 26 paesi diversi, oltre 90 ballerini, più di 600 costumi, 260 elementi scenici straordinari, musiche originali e produzioni video spettacolari.
Nel team centinaia di professionisti sauditi, danzatori folcloristici e artisti locali. Il più giovane di tutti è un acrobata di 8 anni, giovane promessa del panorama saudita. Ma vede anche la partecipazione di artisti speciali come Samira Al Khamis, la prima ballerina saudita, lo scrittore saudita Youssef Al Mohaimeed, la cantante Amel Sdiri, il calligrafo Mohammed Khodr. Lo show verrà trasmesso dalla tv nazionale saudita dalle 20:30 ora locale. Su http://www.instagram.com/balichws/?hl=it il racconto social dalle 18:30 ora italiana.
Fellini 100 anni: il successo, gli attori, le donnePillole a tema per ricordare il maestro del cinema
11 gennaio 202019:54
Federico Fellini e il successo, le donne, i film e poi la sua amata Giulietta, suo porto e approdo. Pillole a tema per ricordare il maestro del cinema che ha sempre confuso sogno e realtà, in occasione dei cento anni dalla sua nascita (20 gennaio).Leggi anche FELLINI, 100 ANNI DOPO DIARI E SOGNI IN LIBRERIA IL SUCCESSO – Fellini lo ha ottenuto essendo solo se stesso e attingendo esclusivamente alla sua vita, senza indicare strade, giudicare, voler essere un maestro di pensiero. “Non faccio film – diceva – per dibattere tesi o sostenere teorie. Faccio film alla stessa maniera in cui vivo un sogno che è affascinante finché rimane misterioso e allusivo, ma che rischia di diventare insipido quando viene spiegato”. Chi avrebbe mai scommesso che questo ragazzo di provincia che avrebbe poi conquistato quattro Oscar? E tutto questo raccontando solo se stesso. “Sono autobiografico anche quando parlo di una sogliola” aveva detto con un certo orgoglio e molta onestà il regista di Rimini parlando della sua creatività. Ma nell’immaginario collettivo il suo premio più grande è stato l’Oscar alla carriera ricevuto nel ’93 dalle mani di Sofia Loren e di un Marcello Mastroianni visibilmente commosso. E questo al teatro Dorothy Pavillon di Los Angeles dove tra il pubblico c’era una piangente Giulietta Masina. “Per favore, sedetevi, restate a vostro agio – aveva detto allora Fellini -. Che posso dire? Beh, non me lo aspettavo davvero… Vorrei naturalmente, prima di tutto, ringraziare tutte le persone che hanno lavorato con me. Non posso nominare tutti, quindi lasciate che faccia un solo nome, quello di un’attrice che è anche mia moglie. Grazie, carissima Giulietta, e per favore, smettila di piangere!”.
I SUOI FILM – Sogno, fumetto, circo e fantasia, ovvero l’idea che nel mondo c’è sempre un po’ di magia, anche se si fosse all’inferno. Gran parte dei film di Fellini seguono questa surreale grammatica con l’aggiunta ovviamente del vento come colonna sonora. E questo da LO SCEICCO BIANCO, esordio del 1952, fino a GINGER E FRED del 1985, terz’ultimo lavoro nel segno della nostalgia. In mezzo, in ordine di tempo, troviamo I VITELLONI con protagonisti cinque perditempo in una città di provincia tanto simile a Rimini; LA STRADA, premio Oscar come miglior film in lingua straniera con la storia di due artisti di strada (Anthony Quinn e Giulietta Masina) e , nel 1957 LE NOTTI DI CABIRIA, altro premio Oscar per il film straniero, protagonista ancora la Masina (Palma d’oro a Cannes) che sceglie la prostituzione come rimedio alla povertà. È ancora Palmares nel 1960 con LA DOLCE VITA (Oscar per i costumi e Palma d’oro a Cannes) uno dei film più conosciuti al mondo anche solo per la scena della Ekberg che fa il bagno nella fontana di Trevi. 8½, forse il suo film più maturo e intimo, si porta a casa due premi Oscar, miglior film straniero e per i costumi. Di scena la storia di un regista in crisi (Mastroianni). Anche in GIULIETTA DEGLI SPIRITI del 1965 tracce di autobiografia. Qui troviamo una donna tradita dal marito (Masina) a cui viene in soccorso la vicina (Sandra Milo). Con ROMA Fellini torna poi al passato, quello di un giovane di provincia che arriva alla stazione Termini nel 1939 e con AMARCORD, infine, va ancora più dentro alla sua memoria: quella dell’infanzia in famiglia. LE DONNE – Fellini, come è noto, amava le donne abbondanti, quelle che negli anni Sessanta si chiamavano ‘maggiorate’, e così non a caso ha riempito i suoi film di attrici extralarge. È il caso di Anita Ekberg in LA DOLCE VITA, quello di Magali Noel (la mitica Gradisca di AMARCORD) e, su tutte, della generosa tabaccaia Titta (Maria Antonietta Beluzzi) sempre dello stesso film del 1973. Traditore seriale come era, Fellini aveva un’idea della donna del tutto particolare che si lega alla meraviglia. La stessa che ha rappresentato in AMARCORD nella scena in cui una folla, a bordo di piccole imbarcazioni, attende il passaggio nell’Adriatico del transatlantico Rex. Ma una vera sintesi dell’immaginario di Federico Fellini e del suo rapporto con le donne sta tutta nel suo 8½. Qui Guido Anselmi, suo alter ego interpretato da Mastroianni, immagina un’inconfessata fantasia erotica comune a tutti gli uomini: un harem in cui tutte le donne convivono felicemente.
GIULIETTA – Forse il film più bello Federico Fellini non lo ha mai scritto, quello dedicato al suo infinito amore per Giulietta Masina. Sposati il 31 ottobre del 1943, i due restarono insieme tutta la vita. E questo contro tutto e tutti. Tra le cose più dolorose subite dalla Masina, le rivelazione dell’attrice Sandra Milo che dichiarò di avere avuto una relazione durata diciassette anni con Fellini. E anche che il regista sarebbe stato pronto a lasciare la moglie. Eppure la minuta e dolce Giulietta, la donna più lontana dall’idea estetica di Fellini, superò tutto e restò il grande amore del regista come dimostra questo commovente episodio. Ovvero il messaggio che Federico scrisse alla moglie nel 1992 prima di entrare in sala operatoria per un ictus: “Ancora un bacetto prima di addormentarmi. È un grande conforto sapere che quando mi risveglierò ti vedrò vicina a me come sempre, mia adorata Giulietta. Lo so, le parole sono un po’ goffe, convenzionali, ma tu sai di essere veramente la mia vita. A tra poco amore mio, con profonda tenerezza e gratitudine».
GLI ATTORI – “Io avevo bisogno di un italiano, di un amico che accettasse con umiltà di essere come un’ombra rispettosa, che non venisse fuori in modo eccessivo. Così ho preso Mastroianni, lo conoscevo già, ed è stato bravissimo: così allusivo, discreto, simpatico, antipatico, tenero, prepotente. C’è e non c’è. Perfetto”. Così Federico Fellini sulla scelta dell’attore protagonista di 8½ e de LA DOLCE VITA, ovvero quel Marcello Mastroianni che è stato il suo attore feticcio, il suo alter ego. Conservatore con Mastroianni, come con la sua adorata Giulietta Masina, Fellini fu rivoluzionario quando scelse, ad esempio, Paolo Villaggio e Roberto Benigni per LA VOCE DELLA LUNA, suo ultimo film del 1990.
‘Gli anni più belli’ di Claudio Baglioni – IL VIDEORegia di Gabriele Muccino. Il brano dà anche il titolo al suo nuovo film
11 gennaio 202000:32
E’ online il video de ‘Gli anni più belli’, il nuovo brano inedito di Claudio Baglioni, già in radio e in digitale.“Gli anni più belli’ dà anche il titolo al nuovo film di Gabriele Muccino, nelle sale cinematografiche dal 13 febbraio 2020. Ed è stato proprio Gabriele Muccino a dirigere il video del brano, disponibile sul canale ufficiale Youtube dell’artista:Nel video, le immagini di Claudio Baglioni si intrecciano con alcune scene del film del regista romano. ‘Gli anni più belli’ è un brano sulla limpidezza, la vitalità e il richiamo di libertà dei sogni dell’adolescenza; sul valore dell’amicizia e il rapporto tra amore e dolori; sull’esigenza di cercare dentro di noi le energie per vivere il futuro ma anche sulla saggezza e la profondità dell’età matura.
Ed è anche una delle 12 tracce che comporranno il nuovo album di inediti di Baglioni, in uscita nella primavera 2020. VAI ALLA POLITICA VAI ALLE NOTIZIE DEL PIEMONTE VAI ALLE NOTIZIE DAL MONDO VAI ALLA CRONACA VAI ALLO SPORT VAI AL CALCIO
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Campiello, Paolo Mieli presidente giuria 58/ma edizione
Il 29 maggio la cinquina, cerimonia premiazione il 19 settembre
VENEZIA10 gennaio 202011:22
Sarà il giornalista e storico Paolo Mieli il presidente della Giuria dei letterati della 58/a edizione del Premio Campiello, che vedrà il 29 maggio a Padova la selezione della cinquina finalista e il 19 settembre a Venezia la cerimonia di proclamazione del vincitore. Mieli è stato direttore de ‘La Stampa’ e de ‘Il Corriere della sera’ e fino al 2016 è stato presidente di RCS Libri S.p.A. “Come da tradizione – afferma Enrico Carraro, per la prima volta presidente della Fondazione Il Campiello e di Confindustria Veneto – anche quest’anno la Fondazione Il Campiello ha affidato la guida della Giuria dei letterati ad una personalità di alto profilo della cultura italiana. Paolo Mieli, che ringraziamo per aver accettato l’incarico, è uno dei giornalisti più autorevoli e un profondo conoscitore delle vicende storiche del nostro Paese. Siamo certi che saprà coordinare con competenza e autorevolezza i lavori della Giuria. Questo premio è diventato non solo uno dei concorsi letterari più prestigiosi, ma anche una manifestazione culturale tra le più importanti e seguite in Italia e rappresenta l’espressione delle energie e dell’impegno degli imprenditori del Veneto nella promozione della cultura. Voglio infine rivolgere un ringraziamento particolare a Carlo Nordio che con professionalità ed intelligenza ha presieduto la Giuria dei letterati nelle ultime due edizioni”. Gli altri componenti della Giuria sono Federico Bertoni, docente di Critica letteraria e letterature comparate all’Università di Bologna, Daniela Brogi, docente di Letteratura Italiana contemporanea all’Università per Stranieri di Siena, Silvia Calandrelli, direttore di Rai Cultura, Philippe Daverio, storico dell’arte, Chiara Fenoglio, docente di Letteratura Italiana all’Università di Torino, Luigi Matt, docente di Storia della lingua italiana all’Università di Sassari, Ermanno Paccagnini, docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea alla Cattolica di Milano, Lorenzo Tomasin, Docente di Filologia Romanza all’Università di Losanna, Roberto Vecchioni, cantautore, ed Emanuele Zinato, docente di Letteratura italiana contemporanea all’Università di Padova.Al 58/mo Campiello possono partecipare i romanzi pubblicati per la prima volta in volume tra il primo maggio 2019 e il 30 aprile 2020 e regolarmente in commercio. Non sono ammessi saggistica, né poesia, né opere tradotte in italiano da altre lingue.
Ginette Kolinka, ‘Superiamo l’odio’95 anni, sopravvissuta a lager, i ricordi in un libro
10 gennaio 202010:24
GINETTE KOLINKA CON MARION RUGGERI, RITORNO A BIRKENAU (PONTE ALLE GRAZIE, PP. 89, EURO 12,00). Deportata a Birkenau quando aveva 19 anni, fra gli ultimi sopravvissuti ai campi di concentramento dove è stata da aprile del 1944 a giugno 1945, Ginette Kolinka, matricola 78599 come mostra sul braccio tatuato, dice a 95 anni che “l’odio è all’origine di tutti gli orrori”.
“Hitler odiava gli ebrei e voleva sterminare tutti quelli che c’erano in Europa. Questo odio è all’origine di tutto e ai ragazzi che incontro nelle scuole chiedo di rendersene conto. Di capire che quando dicono – come si fa spesso, con leggerezza, quando si è molto giovani – ‘a me stanno sulle scatole gli ebrei o i neri, oppure i musulmani’ si ha già un piede dentro Auschwitz”, spiega la Kolinka in questi giorni in Italia dalla Francia dove vive con ‘Ritorno a Birkenau’ scritto con la giornalista Marion Ruggieri.
Nel libro, pubblicato da Ponte alle Grazie, Ginette, che è una donna luminosa, sorridente e di grande energia, si racconta, dopo 50 anni di silenzio su quello che ha vissuto. A farle riaprire quello che considerava un libro chiuso è stato Steven Spielberg che, dopo il film Schindler’s List, ha creato una fondazione e mandato dei giovani cineasti in giro per il mondo a raccogliere la testimonianza dei deportati. “Quando mi hanno contattata ho rifiutato il colloquio perchè per me la deportazione era una pagina chiusa. Non ricordavo e non avevo voglia di ricordare. Ma hanno talmente insistito che a un certo punto mi hanno convinta. I colloqui mi hanno fatto scoprire un sacco di cose. Ma quando parlo ai giovani cerco anche di divertirli. Faccio battute su quello che, per esempio, vedo al supermercato quando compro la carta igienica: c’è una scelta enorme, diversi spessori, colori, disegni. Io per 15 mesi non ho avuto a disposizione neppure un coriandolo di carta” racconta Ginette che dai primi anni Duemila si dedica a tramandare la memoria della Shoah.
“Le cose sono molto cambiate. All’inizio i ragazzi dicevano ‘Ah, che bello! Viene questa, ci racconta una storia così non c’è lezione’. Adesso c’è più preparazione, anche da parte degli insegnati. I ragazzi ascoltano” afferma.
“Certo, nessuno è perfetto, gli esseri umani non sono fatti soltanto di bontà, ma spero che le manifestazioni di odio siano sempre meno. Che si riescano a tenere sotto controllo in modo da non creare una seconda Auschwitz. Per il momento non vedo questo rischio, però i pregiudizi sono duri a morire. Ebrei e musulmani dovrebbero darsi la mano. Ciascun popolo è stato vittima di altri. Faremmo bene a non detestarci più” è l’invito della Kolinka.
In ‘Ritorno a Birkenau’ uscito in Italia nella traduzione di Francesco Bruno – che purtroppo in copertina riporta il numero di matricola di Ginette con un refuso, un 6 al posto di un 5 – la Kolinka è riuscita a raccontarsi in modo diretto, semplice, ma sono tante anche le cose di cui non ha parlato.
“Non ci penso mica sempre a quello che ho vissuto. E’ difficile ricordare. Quando ne parlo rivedo le cose e le rivivo, ma senza quel dolore. Potevano esserci anche meno venti gradi a Birkenau a febbraio o marzo. Adesso, quando andiamo in visita con gli studenti siamo vestiti di tutto punto, berretto, guanti, sciarpa. Noi non avevamo niente. Dovevamo congelare. Erano previste la fame, la sete, il freddo. Io però non li ricordo, l’unica cosa che mi torna in mente è che quando avevo molto freddo alle mani per scaldarle, durante l’appello, le mettevo sotto le ascelle della compagna che avevo davanti” racconta Ginette che, dopo la guerra, per molti anni ha tenuto un banco di articoli di maglieria al mercato di Aubervilliers, con il marito. La gente “ci vede come esseri sovrannaturali per il fatto che siamo tornati. Quello che abbiamo passato è difficile da credere. Noi stessi abbiamo difficoltà a renderci conto di che cosa ci è stato inflitto”.
Tra le cose che più la fanno ancora soffrire l’aver spinto, dopo il terribile viaggio in treno, il padre, il fratello minore di 12 anni, Gilbert, e il nipote a salire sui camion che portavano i più stanchi al campo senza sapere che così sarebbero finiti direttamente nelle camere a gas. “Sono andati in fumo subito dopo l’arrivo. Ho sempre avuto il rimorso di aver raccontato a mia madre con tanta brutalità quale era stata la sorte degli uomini della famiglia. Certo per me i sentimenti sono una cosa problematica. Per farmi piangere ce ne vuole”.
Berlinale, Jeremy Irons sarà presidente della giuria 2020L’attore: “sono onorato, è un festival che ammiro da tempo”
BERLINO09 gennaio 202018:42
L’attore britannico Jeremy Irons sarà il presidente della giuria della Berlinale 2020. Lo ha annunciato lo stesso festival attraverso una nota. “Sono molto lieto di questo incarico.- ha commentato Irons – E mi sento onorato di poter essere presidente della giuria del festival di Berlino, un festival che ammiro da tempo e che ho sempre frequentato con piacere”. Sulla nomina di Irons è intervenuto Carlo Chatrian, nuovo direttore della Berlinale: “Le figure iconiche che ha interpretato Jeremy Irons e il suo stile inconfondibile mi hanno accompagnato nel mio viaggio nel cinema e mi hanno messo davanti agli occhi la complessita’ della natura umana. Io ammiro Jeremy Irons come uomo, e come artista – ha sottolineato Chatrian – e sono orgoglioso di poterlo salutare come presidente della 70/ma edizione della Berlinale”.
Weinstein, legali chiedono rimozione giudicedifficile selezione della giuria, troppi conoscono il caso
10 gennaio 202009:45
“Il giudice e’ di parte” e la difesa di Harvey Weinstein ne chiede la rimozione. Il magistrato che presiede sul processo newyorchese contro l’ex produttore di Hollywood si e’ visto recapitare una lettera con la richiesta di farsi da parte per aver minacciato di mandare in prigione l’imputato se non avesse smesso di mandare sms dall’aula del tribunale.
Prevedibilmente il giudice James Burke ha risposto picche: “Non c’era nulla di incendiario o di parte nel rimproverare un imputato che non rispetta i regolamenti della corte”, ha detto il magistrato in apertura dell’udienza: “Non ho alcun pregiudizio verso di lui e anzi, ho fatto il possibile perche’ il vostro cliente abbia il processo equo che si merita”.
Un legale di Weinstein aveva scritto al giudice affermando che i suoi commenti “ne hanno messo in dubbio l’imparzialità”. L’uso dei cellulari in aula è severamente proibito dalla corte, ma l’avvocato aveva sostenuto che Weinstein avrebbe inviato i messaggi prima dell’inizio dell’udienza.
L’avvocato, Arthur Aidala, aveva osservato che le parole del giudice “hanno aggiunto un ulteriore elemento ai molti ingiusti pregiudizi” che il suo cliente ha di fronte. Procede intanto con difficoltà la selezione della giuria: molti dei potenziali giurati sono state esclusi perchè a conoscenza del caso e convinti che Weinstein dovrebbe essere riconosciuto colpevole.
“E’ un procedimento laborioso” ha detto un ufficiale giudiziario al sito Deadline Hollywood davanti a oltre duemila convocazioni inviate per quello che dovrebbe essere un processo di otto settimane. La selezione dovrebbe proseguire la prossima settimana in vista della scadenza del 21 gennaio fissata al momento per la presentazione del caso da parte della procura e della difesa.
Weinstein e’ accusato a New York di violenze e stupro su due donne mentre un altro caso si e’ aperto a Los Angeles con quattro capo di imputazione basati sulle denunce di altre due donne, tra queste una attrice italiana. L’ex boss di Miramax, che ha 67 anni e che rischia dunque di restare a vita in prigione se riconosciuto colpevole, ha sempre sostenuto che con le sue accusatrici il sesso e’ stato consensuale.
Fellini 100 anni: omaggio Vince Tempera con colonne sonoreIl 20 gennaio a Rimini nel giorno del compleanno del maestro
RIMINI11 gennaio 202012:04
– Nel giorno del compleanno Rimini omaggia Federico Fellini con il concerto ‘Buon Compleanno Federico’: lunedì 20 gennaio al Teatro Galli sarà Vince Tempera a rendere onore al regista che in quella data avrebbe compiuto 100 anni, dirigendo, raccontando e suonando le colonne sonore che hanno accompagnato le pellicole di Fellini con la Simphonitaly e con l’Orchestra sinfonica Oles di Lecce e del Salento diretta da Eliseo Castrignanò. Sul palco, insieme a Tempera, oltre 45 elementi.
Tempera proporrà in concerto le musiche di Nino Rota e le colonne sonore che hanno accompagnato le pellicole felliniane, racconterà le atmosfere dei film e, in maniera evocativa, ne spiegherà le musiche. “La suggestione predominante – dice – non era tanto la precisione, quanto la dimensione del sogno; la musica nei film echeggiava in modo onirico, così come era lui in effetti, sia come regista che come uomo. La musica come qualcosa che trasportava, perché Federico Fellini aveva una sua letteratura musicale precisa”.
A tutto Fellini, tra Rimini e il mondoMostre ed eventi, tanti gli omaggi per il centenario
11 gennaio 202015:01
– Le fotografie, gli oggetti personali, le sceneggiature, i disegni, e poi ovviamente tanti, tantissimi fotogrammi, in cui si è espressa tutta la visionarietà del suo genio di cineasta e grande narratore di storie: entrano nel vivo le celebrazioni per il centenario della nascita di Federico Fellini, avvenuta a Rimini il 20 gennaio 1920. A rendergli i primi omaggi è stata la sua città, dove già il 14 dicembre scorso è partita la grande “festa collettiva” nel segno del regista – tante attività riunite sotto l’etichetta ‘Fellini 100′ (e lo speciale logo firmato da Paolo Virzi’) e coordinate dal Comitato Nazionale – con l’inaugurazione di “Fellini 100 Genio immortale. La mostra”, in programma fino al 15 marzo a Castel Sismondo. Una sezione della mostra è dedicata anche alla presentazione del progetto permanente del Museo Internazionale Federico Fellini, che aprirà i battenti a dicembre 2020. Anche Roma rende omaggio al regista, con una selezione di trenta immagini provenienti dalla Fototeca Nazionale (Centro Sperimentale di Cinematografia) che compone la mostra “Federico Fellini. Ironico, beffardo e centenario”, in programma dal 20 gennaio al 28 febbraio alla Biblioteca Angelica. “Ricordiamo Federico Fellini” è invece il titolo del grande convegno internazionale organizzato a Palazzo Reale a Milano il 20 gennaio. Sempre Palazzo Reale ospiterà dal 17 settembre al 15 novembre la mostra “1920 – 2020 Federico Fellini. Un racconto”, che chiuderà l’anno di celebrazioni. Il ricordo di Fellini si celebra anche oltreconfine: da marzo 2020 a marzo 2021 sarà realizzata “Il Centenario. Fellini nel mondo”, esposizione itinerante in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e gli Istituti Italiani di cultura nel mondo che toccherà 10 città, tra cui Mosca, San Paolo, San Pietroburgo, Toronto, Buenos Aires, Tirana, Berlino.
Parte la corsa agli Oscar, lunedì le nominationScorsese, Tarantino, Joker in pole. Polemiche Netflix/studi
NEW YORK11 gennaio 202019:58
A Hollywood potrebbe essere l’anno di “C’era una volta…a Hollywood”. Ma anche la rivincita di “The Irishman” di Martin Scorsese per Netflix snobbato ai Golden Globes, o la vendetta del “Joker” dopo le polemiche seguite all’uscita del film di Todd Phillips ispirato da DC Comics e premiato a Venezia. La corsa agli Oscar dopodomani entra nel vivo quando nella mattina di Los Angeles (primo pomeriggio in Italia) l’Academy annuncerà le candidature per i 24 premi in palio il 9 febbraio. Molti i concorrenti con pedigree, ma manca quest’anno un chiaro frontrunner. “Parasite” di Bong Joon Ho potrebbe fare storia non solo come il primo film sudcoreano candidato al miglior film straniero, ma anche come miglior film. Gli omaggi alla diversità, nei pronostici della vigilia, si fanno peraltro desiderare: in un anno in cui donne registe hanno sfornato film eccellenti, la categoria del miglior regista sarà probabilmente una cinquina tutta maschile (Pedro Almodovar per ‘Pain and Glory’, Bong Joon Ho, Sam Mendes per ‘1917’, Scorsese e Tarantino) mentre, dopo che a Londra le venti nomination dei Bafta sono andati a attori bianchi, anche la rosa degli Oscar sarà probabilmente altrettanto monocromatica. Fino a dieci candidature sono a disposizione nella categoria miglior film: oltre a “The Irishman” e “Marriage story” di Netflix, “Once Upon a Time in Hollywood”, “The Joker” e “Parasite”, i papabili includono “1917” (che a sorpresa ha vinto il Golden Globe), “Jojo Rabbit”, “Little Women”, “Marriage story”, “Ford vs Ferrari” e “Knives Out”, tutti vincitori di candidature della Pga, l’associazione dei produttori. Ad indebolire i film Netflix, in questa e altre categorie, è l’opinione di molti giurati, Steven Spielberg in testa, secondo cui il colosso dello streaming non dovrebbe partecipare agli Oscar dopo aver fatto fare una tappa di pochi giorni soltanto nelle sale alle sue produzioni che includono, tra le papabili, anche “I due Papi” e “Dolemite is My Name”. Quasi tutta bianca la cinquina delle migliori attrici, secondo i pronostici della vigilia: la rosa potrebbe includere Renée Zellweger (Judy Garland in “Judy”), Saoirse Ronan (Jo di “Piccole Donne”), Charlize Theron (“Bombshell”) e Scarlett Joahnnson (“Marriage Story”), con Awkwafina (Golden Globe per “The Farewell”), Cynthia Erivo (“Harriet”), Lupita Nyong’o (“Us”), Alfre Woodard (“Clemency”) a contendersi la quinta candidatura. Nel ruolo del migliore attore dovrebbero entrare in finale Adam Driver (“Marriage Story”) in competizione con Leonardo DiCaprio (“C’era una volta a… Hollywood”), Taron Egerton (“Rocketman”), Antonio Banderas (“Pain and Glory”) e Joaquim Phoenix (“Joker”). In forse Robert De Niro dopo esser stato snobbato oltre che dai Globes, dalle nominations dei SAG), ma la sua potrebbe essere la sorpresa di lunedì.
Luna Nera, il fantasy in Italia lo fanno le donneLa caccia alle streghe su Netflix. 6 puntate dal 31 gennaio
10 gennaio 202009:52
Un fantasy completamnte made in Italy targato Netflix con un team femminile che ha confezionato un prodotto inedito e forte focalizzato sulla caccia alle streghe nell’Italia del XVII secolo: Luna Nera, in uscita il 31 gennaio 2020 sulla piattaforma e composta da sei puntate. Basato sul primo volume della saga Le Città Perdute di Tiziana Triana che ha appena iniziato le pubblicazioni per la casa editrice Sonzogno, ma la serie è entrata in produzione prima dell’uscita in libreria del romanzo, ha avuto il fondamentale supporto di Francesca Comencini, diventata direttore artistico e regista del progetto insieme a Paola Randi e Susanna Nicchiarelli. In questa appassionante vicenda per ragazzi (ma non solo) ambientata in Italia, la storia dell’Inquisizione prende forma trasportando indietro nel 1600, secolo della Rivoluzione scientifica e del fanatismo religioso: tra grandi avventure, passioni amorose e ingiustizie, La serie narra di streghe del Seicento in un fittizio paesino della Tuscia alle prese con incantesimi e pericoli. Le figure femminili, vere eroine illuminate, in tempi di terrore e di buio della mente.
Susanna Mastroianni ha curato i costumi e Laura Buffoni è il produttore delegato. Le sei puntate, sono state girate nel Lazio per sedici settimane. Anche il team di sceneggiatrici è femminile: oltre alla stessa scrittrice anche Francesca Manieri, Laura Paolucci e Valentina Picciarelli.
La storia ambientata nel Seicento vede una giovane levatrice di nome Ade di 16 anni affrontare le conseguenze di un’infamante accusa di stregoneria. Come si vede nel trailer la giovane è rimasta sola con la responsabilità in più di occuparsi del fratellino piccolo. Dopo la strana morte di un neonato è costretta a fuggire dal proprio villaggio che già diffidava di lei. Troverà rifugio in una comunità di donne, al limitare del bosco, emarginate dalla società in quanto ritenute streghe e che, appunto, dichiarano di avere un potere che gli altri fanno bene a temere (e che si scatenerebbe in concomitanza di una misteriosa eclissi). Ade verrà accolta in questa nuova realtà.
La ragazza si vedrà costretta a fare una scelta: l’amore impossibile per Pietro – figlio del capo dei Benandanti, i cacciatori di streghe – o l’adempimento del suo vero destino, una minaccia per il mondo in cui vive, diviso tra ragione e misticismo”. Il cast unisce esordienti (otto i debutti) e talenti emergenti con grandi interpreti, anche della scena, come Manuela Mandracchia e Federica Fracassi.
I protagonisti della serie sono: Antonia Fotaras (Ade), Giada Gagliardi (Valente), Adalgisa Manfrida (Persepolis), Manuela Mandracchia (Tebe), Lucrezia Guidone (Leptis), Federica Fracassi (Janara), Barbara Ronchi (Antalia), Giorgio Belli (Pietro), Gloria Carovana (Cesaria); Giandomenico Cupaiolo (Sante), Filippo Scotti (Spirto), Gianmarco Vettori (Nicola), Aliosha Massine (Benedetto), Nathan Macchioni (Adriano), Roberto De Francesco (Marzio Oreggi), Martina Limonta (Segesta), Giulia Alberoni (Petra), Camille Dugay (Aquileia), e Gaetano Aronica (padre Tosco). La serie è prodotta da Fandango.
Brachetti torna ‘Solo’ con 60 personaggiRe del quick-change in scena al Sistina di Roma
ROMA09 gennaio 202016:14
– Dai personaggi dei telefilm a Magritte e le grandi icone della musica pop, passando per Biancaneve e la lotta con i raggi laser in stile Matrix. Tutto in meno di una manciata di istanti. Dopo il trionfale debutto in Europa (oltre di 300.000 biglietti venduti in 300 repliche e innumerevoli sold out), Arturo Brachetti, il più celebre trasformista al mondo, torna il 10 gennaio sul palco del Teatro Sistina di Roma nel suo caleidoscopico one man show “Solo. The Legend of quick-change” (in cartellone fino al 19 gennaio e poi ancora in tournée a Corigliano Calabro -CS, Palermo, Cesena-Fc e Udine).
Un vero e proprio assolo, dopo il trionfo dei suoi precedenti one man show L’uomo dai mille voli e Ciak!, applauditi da 2.000.000 di spettatori in tutto il mondo. Ma anche un ritorno alle origini per Brachetti che in questo spettacolo apre le porte della sua casa, fatta di ricordi e di fantasie. Una casa senza luogo e senza tempo, in cui il sopra diventa il sotto e le scale si scendono per salire.
Così, reale e surreale, tra verità e finzione, magia e realtà, in 90 minuti di show il maestro internazionale di quick-change, uno dopo l’altro indossa, letteralmente, i panni di oltre 60 personaggi, in un viaggio che ripercorre anche la sua storia artistica, da grandi classici come le ombre cinesi, il mimo e la chapeaugraphie, o nuove tecniche come la poetica sand painting, raggi laser e videomapping.
Pitti Uomo: il comfort avvolgente della maglieriaPaesaggi nordici per scelte ecosostenibili
IRENZE09 gennaio 202016:34
– L’inverno fa sognare paesaggi innevati e un guardaroba su cui contare, scelto anche per da brand che nordici non sono. Design minimal, tessuti caldi e tanta maglieria, soprattutto in cachemire, oppure in lana effetto bouclé e mohair, lavorate con linee e design sobri, vivacizzate da inserti jacquard. Brooksfield rinnova il suo stile coinvolgendo la maglieria in una capsule in chiave green.
Malo punta sulla maglieria nei colori dell’autunno. Navigare lancia il girocollo in maglia rigata, fondo lavorato con punto links a rilievo con effetto 3D. La lavorazione è a motivo di trecce all-over. La tecnica vanisè dona inoltre il tipico effetto bicolore. C’è anche il dolcevita rigato a due colori, lavorato con un punto mosso. Invece il girocollo a losanghe sul davanti è in morbido filato cardato. Il maglione dolcevita davanti è in un mix di punti e trecce. Aeronautica militare presenta la nuova collezione e una capsule celebrativa dei 60 anni delle Frecce Tricolori. Lardini pensa alla superficie ghiacciata del lago Bajkal e il volto del lupo siberiano nelle illustrazioni che riproduce sulla maglieria, lavorata ad intarsio. Non mancano avvolgenti cardigan in baby alpaca e giacche-maglia dal taglio sartoriale. Collezione di calze e maglieria sul tema ambiente intitolata Hurracane dal marchio In The Box. Anche Cividini presenta una collezione che punta sulla maglieria in una summa dei suoi must have, coprendo per pesi e tipologia di filati e di lavorazioni ogni necessità maschile. Si parte da polo e girocollo leggeri, colli alti in lana e cotone a tessitura tubica con disegni rubati al clan Rob Roy, fino ai classici colorati ad aerografo oppure con l’utilizzo del jet print, lavorazione tintoriale che unisce alta tecnologia ed artigianato con cui si ottengono risultati coloristici inediti.
Must have sono le maglie tricot in in puro cachemire o in cachemire blend a 12 fili ispirate al tradizionale aspetto dei maglioni da sport d’hiver. Capi tecnici in taffettà di poliestere foderati di puro cachemire con la novità di stagione della fodera in bouclè d’alpaca.
Pitti Uomo: Armani Exchange e lo street style anni NovantaCapsule speciale per uomo e donna dedicata a Pitti
FIRENZE09 gennaio 202016:35
– Dopo il debutto dello scorso giugno, A|X Armani Exchange torna a Pitti Immagine Uomo, con le collezioni uomo e donna autunno/inverno 2020/21. Novità di quest’anno è l’A|X Park. Immaginario scenario in cui stile pop e colore si mescolano alla forte ispirazione anni Novanta, periodo in cui Giorgio Armani ha lanciato questa linea. Rispettando il dna del marchio, lo scenario è quindi lo street style degli anni Novanta presente nelle stampe all over e nelle grafiche con il logo tape o pattern su capospalla e abiti per lei, e nei volumi baggy con dettagli sportivi in bianco, nero, blu e arancio di pantaloni e giacche maschili. La collezione comprende anche la serie ‘back in the years’: felpe con cappuccio, bomber e T-shirt ispirate alle campagne pubblicitarie degli anni Novanta che hanno contribuito a creare il linguaggio visivo di A|X. Infine, presentata anche una esclusiva capsule Pitti, per uomo e donna, in tessuto tecnico rosso e nero, e in blu effetto denim, con dettagli lime fluo e patch logato.
Pitti Uomo: moda green con IED, Consorzio Detox e GreenpeaceSeconda tappa progetto The time is now!, 6 capsule per giugno
FIRENZE09 gennaio 202017:13
– Il progetto The time is now! sulla moda sostenibile, lanciato nelle scorse edizioni di Pitti Uomo entra in una seconda fase che guarda all’identità e alle scelte del cittadino contemporaneo. L’Istituto Europeo di Design, il Consorzio Italiano Implementazione Detox – Cid e Greenpeace Italia, hanno presentato l’evoluzione del progetto The time is now!, che ha visto il lancio di cinque capsule collection sostenibili durante le scorse edizioni di Pitti Immagine Uomo.
“Oggi The time is now! accoglie la sfida del New citizen 1.5, questa la declinazione 2020 del progetto, e indaga il profilo di un cittadino contemporaneo che compie delle scelte e che quindi, con il suo comportamento, è consapevole di poter determinare un cambiamento, non solo nel suo modo di vivere ma anche di riflesso nella società. – hanno detto i responsabili dell’Istituto Europeo di Design, del Consorzio Detox (Andrea cavicchi) e di Greenpeace Italia . “Il cittadino contemporaneo – ha detto Chiara Campione di Greenpeace Italia – è anche cosciente della crisi climatica che affronta il nostro Pianeta, parliamo infatti di un cittadino 1.5, dove l'”1.5″ indica l’aumento massimo della temperatura media globale, secondo gli accordi di Parigi, per limitare i cambiamenti climatici”.
L’evoluzione del progetto The time is now! ha preso il via dall’intenzione di Greenpeace Italia di voler ridisegnare l’identità del proprio Green Market, andando ad inserire al suo interno prodotti che nel loro utilizzo possano orientare comportamenti sostenibili e la riduzione dei consumi. In collaborazione con le aziende impegnate in Detox, selezionate per i processi attenti all’ambiente e che anche quest’anno forniranno i tessuti con cui saranno realizzate le collezioni, è stata lanciata una nuova call agli studenti IED delle Scuole di Moda, Design, e Comunicazione delle sedi di Milano, Roma, Torino, Firenze, Venezia, Cagliari e dell’Accademia di Belle Arti Aldo Galli di Como, dal 2010 nel Network IED, che una volta selezionati, con la guida di Italo Marseglia creeranno 6 capsule che saranno presentate nell’edizione di giugno di Pitti Uomo.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Un avatar robot per visitare a distanza Santa Maria Scala Siena
Controllato in remoto permette a disabili di ‘muoversi’ in museo
FIRENZE09 gennaio 202019:38
Un avatar robotico per permettere a chi ha difficoltà motorie di visitare ‘in remoto’ il complesso museale Santa Maria della Scala di Siena. Si tratta del primo museo dotato di ‘BrainControl Avatar’, servizio unico al mondo messo a punto dall’azienda senese Liquidweb.
Collegandosi con il sistema sarà possibile pilotare a distanza l’avatar robotico per muoversi all’interno degli spazi museali in modo del tutto autonomo, osservare gli oggetti in maniera ravvicinata, ed interagire con il pubblico. Si tratta di un servizio avanzato di accessibilità che pone il Santa Maria della Scala all’avanguardia nel campo dell’innovazione tecnologica e dell’inclusione sociale. Il servizio è rivolto a persone con diversi gradi di disabilità e il dispositivo integra differenti modalità di interazione: dal simulatore di mouse ai puntatori oculari, fino alla modalità Bci (Brain-computer interface), che interpreta e classifica le onde cerebrali generate dal movimento immaginato.
Filarmonica Romana, in scena Raffaele PeIl controtenore il 23/1 con il suo Giulio Cesare, eroe barocco
ROMA09 gennaio 202018:13
– Il controtenore Raffaele Pe in scena il 23 gennaio al Teatro Argentina con il suo “Giulio Cesare, un eroe barocco” nel primo appuntamento del 2020 della Accademia Filarmonica Romana. Il cantante, fra i più appressati della nuova generazione, propone al pubblico della capitale il progetto, inciso su cd per l’ etichetta Glossa, al quale l’ associazione dei critici musicali italiani ha assegnato il premio Abbiati 2019 per la ”rigogliosa ricchezza di mezzi vocali e l’impeccabile proprietà stilistica. Raffaele Pe, 34 anni di Lodi, sarà sul palcoscenico con l’ ensemble La lira Di Orfeo, da lui fondatp nel 2014 per riscoprire e promuovere il repertorio antico e barocco. Dopo la tappa romana, il controtenore sarà impegnato in una internazionale che toccherà il Valletta Baroque Festival e la Wigmore Hall di Londra. Pe conduce il pubblico in un viaggio alla scoperta dei mille volti della figura di Giulio Cesare la cui fortuna barocca produsse ben cinque opere a lui dedicate. La stagione della Filarmonica Romana prosegue fino a maggio con oltre 30 appuntamenti fra musica, danza, teatro. In cartellone, l’integrale dei Quartetti per archi di Beethoven (Il 2 e 20 febbraio, e il 26 marzo), il recital del pianista Denis Matsuev (il 27 febbraio), l’attore Edoardo Pesce protagonista il 13 febbraio di una serata su Marcel Proust. Per la danza dal 12 febbraio al 1 marzo i leggendari Momix saranno al Teatro Olimpico con “Alice”, ispirata alla favola di Lewis Carrol, e da 3 all’ 8 marzo sarà la volta della nuova coreografia di Micha van Hoecke “Shine.
Pink Floyd Moon” con i Pink Floyd Legend dal vivo. Il gran finale è in programma il 10 maggio nei Giardini della Filarmonica con una intera giornata dedicata a Beethoven.
Raffaello: per mostra alle Scuderie è boom di prenotazioniDiecimila richieste già nelle prime 48 ore di prevendita
09 gennaio 202018:21
– Diecimila prenotazioni nelle prime 48 ore di prevendita. Tutto fa pensare ad un avvio da record per “Raffaello”, la rassegna evento in programma dal 5 marzo alle Scuderie del Quirinale a Roma. Le richieste, sottolineano dal museo romano, arrivano da ogni dove, dalla Corea al Giappone, dagli Stati Uniti e da tutti i paesi europei. In mostra 200 capolavori provenienti da tutto il mondo, 50 dei quali frutto della collaborazione con gli Uffizi di Firenze.
Quella delle Scuderie, viene fatto notare, si configura come “la più grande rassegna dedicata ad un artista mai realizzata in Italia”.
Tornano i Delitti del Barlume su Sky con 2 nuove storieCon Timi e Lucia Mascino e Guzzanti il 13 e il 20 gennaio
10 gennaio 202009:48
Torna in tv con due nuovi appuntamenti a gennaio, dopo le feste natalizie, la provincia toscana raccontata da I Delitti del Barlume, la serie di gialli a tinte comedy con protagonisti Filippo Timi e Lucia Mascino, e la regisa ancora una volta Roan Johnson. Una produzione Sky Original coprodotta con Palomar, ispirata al mondo dei romanzi di Marco Malvaldi editi da Sellerio Editore. Saranno due le nuove storie: Donne con le Palle (dall’omonimo racconto di Malvaldi) in onda lunedì 13 gennaio e Ritorno a Pineta, tratto dal mondo del BarLume, lunedì 20 gennaio, entrambe alle 21.15 su Sky Cinema Uno. I due film saranno visibili anche in 4K HDR con Sky Q satellite e disponibile anche on demand su Sky e NOW TV, in una collezione dedicata dove è già possibile recuperare tutte le storie precedenti.
Nel cast i gli attori che hanno reso celebri i personaggi del “BarLume”: Filippo Timi veste ancora i panni di Massimo Viviani, Lucia Mascino quelli del Commissario Fusco, Enrica Guidi è la Tizi, mentre tornano Stefano Fresi e Corrado Guzzanti per interpretare Beppe Battaglia e Paolo Pasquali. Immancabile anche il “quartetto uretra”, capitanato da Alessandro Benvenuti (Emo), insieme ad Atos Davini (Pilade) Marcello Marziali (Gino) e Massimo Paganelli (Aldo).
La sitcom La tata diventerà un musical a BroadwaySerie trasmessa negli anni ’90 in oltre novanta paesi
NEW YORK10 gennaio 202009:50
‘La tata’ approderà su un palcoscenico di Broadway. Secondo quanto scrive Hollywood Reporter è in lavorazione un adattamento musicale della sitcom andata in onda negli anni ’90 e il cui titolo originale è The Nanny. Saranno gli stessi Fran Drescher, nella serie la protagonista nei panni di Francesca Cacace e Peter Marc Jacobson, autore della stessa nonché ex marito della Drescher, ad occuparsi dell’adattamento teatrale. La serie ebbe undici nomination agli Emmy e fu trasmessa in oltre 90 paesi e in trenta lingue.
La trama ruota intorno alla Cacace che dopo essere licenziata dal suo datore di lavoro si ritrova a fare la tata a tre bambini figli di un ricco vedovo di Manhattan. Sempre secondo Hollywood Reporter non c’è ancora un cast o una data di uscita.
Antonio Teti, viaggio nella Virtual HumintLa nuova frontiera dell’Intelligence
10 gennaio 202010:13
ANTONIO TETI, ‘VIRTUAL HUMINT – LA NUOVA FRONTIERA DELL’INTELLIGENCE’ (RUBBETTINO, pp. 166, – Euro 15,00) . All’inizio di un nuovo decennio, non può mancare un viaggio nella Virtual Humint, ovvero la Human Intelligence che rappresenta la metodologia di intelligence basata sulla raccolta di informazioni per mezzo di contatti interpersonali. Ad aprire questa finestra sul futuro con il suo 15/o libro è Antonio Teti, responsabile del Settore Sistemi Informativi e Innovazione Tecnologica dell’ Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara, e docente di Cyber Intelligence alla Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia di Roma e di Cyber Espionage e Cyber Counterintelligence alla Luiss “Guido Carli” di Roma e al Master in Intelligence della Unical. “Si tratta – spiega Teti – della tecnica più antica di acquisizione delle informazioni praticata sin dal 4.000 a.C. dai Sumeri per controllare i loro centri abitati”.”Al giorno d’oggi questa tecnica, basata su rapporti ‘reali’, viene ancora praticata nella società attuale, ma stiamo assistendo ad una inarrestabile e rapida migrazione delle pratiche di spionaggio e controspionaggio nel mondo ‘virtuale’ attraverso l’ analisi soprattutto dei profili social e delle informazioni in esse contenute. Nulla di nuovo sotto il sole, si tratta semplicemente di adeguarsi ai continui cambiamenti epocali, che influiscono sia a livello tecnologico che sociale”.
Quattro capitoli che si prefiggono di condurre il comune lettore, quindi anche non esperto di information technology, all’interno dell’intricato mondo dei social media. Si inizia dall’analisi della psicologia dei social media proseguendo con la descrizione delle tradizionali tecniche di human intelligence, fino ad approdare alla descrizione del connubio della humint con il mondo dei social media. ‘Virtual Humint – La nuova frontiera dell’Intelligence’, pubblicato da Rubbettino con la prefazione di Gianfranco Linzi e l’introduzione di Mario Caligiuri, è un libro divulgativo che può essere letto da chiunque sia interessato a comprendere come si possano facilmente acquisire informazioni dal mondo virtuale e come le stese possano essere utilizzare per finalità diverse. Non mancano degli esempi concreti sull’applicazione delle tecniche di virtual humint e la descrizione di esperienze reali condotte a livello mondiale da operatori di intelligence.
“Siamo noi stessi, in maniera inconsapevole – avverte Teti – a fornire materiale informativo. Ogni dato che inseriamo in rete, a partire dai social per finire sul web, può essere accoppiato ad altre informazioni assimilabili nel mondo virtuale per creare un ‘prodotto di intelligence’ utile per applicazioni diverse”.
La virtual humint “non è un pericolo, è solo una tecnica di raccolta di dati nel mondo virtuale. Il vero problema è rappresentato dall’uso che se ne fa”.
Il libro vuole assumere anche la connotazione di un percorso finalizzato alla comprensione di ciò che ci attende in futuro: un mondo virtuale fatto di profili reali o ‘fake’ in cui si confondono dati veri e falsi ma che producono conseguenze nella vita reale di ognuno di noi. Infine l’appello: inserire meno informazioni in rete. “Non bisogna dimenticare che tutto ciò che viene immesso in rete rimane in rete per sempre”.
Mostre e residenze d’artista allo Csac di Parma’Through time: integrità e trasformazione dell’opera’
PARMA10 gennaio 202010:33
– Il Centro studi e archivio della comunicazione (Csac) dell’Università di Parma riapre gli spazi rinnovati e restaurati dell’Abbazia di Valserena con ‘Through time: integrità e trasformazione dell’opera’, un programma di mostre e residenze d’artista realizzato in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020, con la partecipazione di Massimo Bartolini, Luca Vitone ed Eva Marisaldi.
L’Archivio-Museo Csac conserva dal 1968 oltre 12 milioni di pezzi suddivisi in cinque sezioni: Arte, Fotografia, Media, Progetto e Spettacolo. Un patrimonio su cui gli artisti sono invitati a riflettere proponendone una propria lettura.
Il primo capitolo vedrà protagonista Massimo Bartolini con un progetto dal titolo ‘On Identikit’, che inaugura il 16 febbraio (fino al 22 marzo) negli spazi della grande Chiesa dell’Abbazia, focalizzato sulle opere di Luigi Ghirri e Luciano Fabro.
Seguiranno Luca Vitone, con ‘Il Canone’ (4 aprile-30 maggio), ed Eva Marisaldi dal 5 settembre al 17 ottobre.
Campiello: al via 58/a edizione, Mieli presidente giuria (2)
Il 29 maggio la cinquina, cerimonia premiazione il 19 settembre
VENEZIA10 gennaio 202011:13
– Sarà il giornalista e storico Paolo Mieli il presidente della Giuria dei letterati della 58/a edizione del Premio Campiello, che vedrà il 29 maggio a Padova la selezione della cinquina finalista e il 19 settembre a Venezia la cerimonia di proclamazione del vincitore. Mieli è stato direttore de ‘La Stampa’ e de ‘Il Corriere della sera’ e fino al 2016 è stato presidente di RCS Libri S.p.A.
“Come da tradizione – afferma Enrico Carraro, per la prima volta presidente della Fondazione Il Campiello e di Confindustria Veneto – anche quest’anno la Fondazione Il Campiello ha affidato la guida della Giuria dei letterati ad una personalità di alto profilo della cultura italiana. Paolo Mieli, che ringraziamo per aver accettato l’incarico, è uno dei giornalisti più autorevoli e un profondo conoscitore delle vicende storiche del nostro Paese. Siamo certi che saprà coordinare con competenza e autorevolezza i lavori della Giuria.
Questo premio è diventato non solo uno dei concorsi letterari più prestigiosi, ma anche una manifestazione culturale tra le più importanti e seguite in Italia e rappresenta l’espressione delle energie e dell’impegno degli imprenditori del Veneto nella promozione della cultura. Voglio infine rivolgere un ringraziamento particolare a Carlo Nordio che con professionalità ed intelligenza ha presieduto la Giuria dei letterati nelle ultime due edizioni”.
Gli altri componenti della Giuria sono Federico Bertoni, docente di Critica letteraria e letterature comparate all’Università di Bologna, Daniela Brogi, docente di Letteratura Italiana contemporanea all’Università per Stranieri di Siena, Silvia Calandrelli, direttore di Rai Cultura, Philippe Daverio, storico dell’arte, Chiara Fenoglio, docente di Letteratura Italiana all’Università di Torino, Luigi Matt, docente di Storia della lingua italiana all’Università di Sassari, Ermanno Paccagnini, docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea alla Cattolica di Milano, Lorenzo Tomasin, Docente di Filologia Romanza all’Università di Losanna, Roberto Vecchioni, cantautore, ed Emanuele Zinato, docente di Letteratura italiana contemporanea all’Università di Padova.
Al 58/o Campiello possono partecipare i romanzi pubblicati per la prima volta in volume tra il primo maggio 2019 e il 30 aprile 2020 e regolarmente in commercio. Non sono ammessi saggistica, né poesia, né opere tradotte in italiano da altre lingue.
Brunori Sas, il mio Cip! in un mondo che urla”Sanremo? La gara non è per me”. “Le Sardine sono scintilla vitale”
11 gennaio 202011:18
Il cinguettio di un tenero e fiero pettirosso in un mondo dove la normalità è gridare. Cip! è il titolo che Brunori Sas ha scelto per il suo nuovo album di inediti. “Non volevo che l’attenzione fosse focalizzata su un concetto piuttosto che su un altro – spiega il 42enne cantautore calabrese -. Questo disco parla di ciò che ho sentito: e come faccio a spiegare ciò che ho sentito? Con un suono. Che è un Cip, ironico, ma deciso con il suo punto esclamativo, in tutto questo gridare che ci circonda”. Undici tracce, registrate tra Milano e la Calabria e prodotte dallo stesso artista con Taketo Gohara, per parlare “dell’Uomo, e non degli uomini”.Un lavoro, anticipato dall’uscita della struggente Per due che come noi e di Al di là dell’amore, che cerca di sfumare divisioni e confini e si muove tra i temi cari all’artista: etica, esistenza, amore, vita, morte. “Stavolta quello che è cambiato veramente è il tono, che definirei più sentimental-patetico. Nel corso del tempo, oltre alle parole, ho capito l’importanza di come trasmetti certe cose. E ho sentito il bisogno di un approccio più pacificato, con il desiderio di guardare il mondo da una prospettiva più ampia e d’insieme. Ed è forse un album anche della mia età, basato su un amore per l’opposizione e l’attrito che si può creare, a patto che questo attrito provochi scintille vitali, altrimenti è inutile” (e tra le scintille delle ultimi tempi cita il movimento delle Sardine: “Ho partecipato alle loro riunioni a Cosenza, condivido la necessità di confrontarsi in carne e ossa. Una visione poetica del mondo contro una politica antipoetica”).Un disco, il quinto, che torna in parte alle origini (“E’ come se fosse il 1/bis per il recupero di una certa sincerità non filtrata dall’ironia a tutti i costi, di quello sguardo un po’ da fanciullino pascoliano che non si dovrebbe mai abbandonare”, dice) e si abbevera alla fonte della tradizione più classica del cantautorato italiano. Ci sono echi di Lucio Dalla, di Francesco De Gregori. “E dire che io arrivo dall’heavy metal, dall’hard rock. E, a dirla tutta, da ragazzo i cantautori mi rompevano un po’: conoscevo le canzoni più popolari perché era necessario saperle quando facevi i falò in spiaggia. Trovarmi a fare il cantautore ha significato anche scoprire tutto un mondo di cose meravigliose che avevo ignorato bellamente fino a 32 anni. C’è stata un’influenza a posteriori”, ammette con il suo tono sempre ironico, anche se aggiunge “ora ascolto poco, “sono in una fase di saturazione”.In molti speravano di vederlo sul palco dell’Ariston, e Brunori non nega di aver ricevuto la “chiamata”. “Sì, è vero. E’ arrivata, ma in gara proprio non mi ci vedo. Evidentemente non l’avverto come esigenza. E immagino che abbia a che fare con il mio carattere e con l’imperativo che mi sono dato: cantare in una condizione emotiva e non competitiva. L’anno scorso sono andato, ma come ospite, e questo mia ha fatto sentire più a mio agio”. A marzo Brunori sarà in tour nei palazzetti: dopo la data zero a Vigevano, il debutto è fissato a Jesolo per il 3 marzo.
Casimiro Piccolo, i suoi segreti tra elfi e fateViaggio nell’universo magico dell’ultimo barone di Calanovella
PALERMO10 gennaio 202019:38
GIUSEPPE RUGGERI, ‘I SEGRETI DI CASIMIRO PICCOLO’ (GIAMBRA EDITORI, PP 35, 8 EURO)”A tavola ci sedevamo curando sempre di apparecchiare il posto di mamam anche dopo la sua dipartita. Io ne avvertivo nitidamente la sua presenza, udivo perfino la sua voce che m’indicava quali fossero le quantità di bevande e cibo che si doveva somministrarle”. Era un rituale che si ripeteva ogni giorno, come raccontava il barone Casimiro Piccolo di Calanovella, fratello della botanica Agata Giovanna e del poeta Lucio e cugino di Giuseppe Tomasi di Lampedusa che scrisse il famoso romanzo “Il Gattopardo”. Lui non credeva all’esistenza di un confine tra corpo e anima. Alla sua figura è dedicato un libro “I segreti di Casimiro Piccolo”, scritto da Giuseppe Ruggeri,pubblicato da Giambra Editori.L’autore racconta, di aver avuto una notte un dialogo proprio con il fantasma del barone che era “considerato un’autorità in metapsichica e il suo nome era ben noto negli ambienti americani d’oltreoceano. Perfino la rivista americana Atlantic parlava di lui come se fosse un negromante”. Ma oltre a quelle degli spiriti le passeggiate notturne di Casimiro registravano pure la presenza di “strane creature che gli capitava di rinvenire, affermava, ai piedi degli alberi, su una pianta, su un punto indefinito del cielo, ovunque insomma la sua sbrigliata fantasia lo spingesse a immaginarli”. Ed erano proprio questi personaggi a ispirare la vena artistica del barone che nacque a Palermo il 1894 e morì il 4 dicembre 1970. Elfi, fate, gnomi, folletti, streghe, ritratti al ritorno dalle lunghe passeggiate all’interno del parco della villa, prendevano forma nei suoi acquarelli, 34 in tutto realizzati tra il 1943 e il 1970. Sono adesso esposti nella “Casimiroteca” presso la fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella a pochi chilometri da Capo d’Orlando nel Messinese.Scrive Ruggeri: “il barone mi confidò di non aver mai amato la luce. Le persiane della sua stanza restavano sempre chiuse dormiva tutto il giorno e si alzava nel tardo pomeriggio”. Poi vestito in abito scuro e indossando un papillon “disseminava ciotole d’acqua dappertutto, in casa e in ogni angolo del giardino per abbeverare le creature che avrebbe evocato”. E con la sua macchina fotografica cercava di fermare le loro immagini sulla lastra per dar conferma della loro esistenza. “Per Casimiro, la fotografia – ricorda il cavaliere Carmelo Germanà figlio di Giuseppe che fu amministratore della famiglia Piccolo di Calanovella – costituiva un’arte vera e propria alla quale dedicava molto tempo e attenzione. Si faceva inviare le pellicole direttamente dagli Stati Uniti. Casimiro catalogava minuziosamente ogni foto in base ai parametri tecnici. In quei tempi la fotografia era roba per intenditori come lui, che stavano ore e ore prima di realizzare lo scatto e sviluppavano le immagini in camera oscura curando che la resa fosse il più possibile nitida ed esteticamente apprezzabile”.”I fratelli Piccolo, specie Lucio e Casimiro, sono apprezzati e conosciuti dal pubblico a patto che accanto alla loro bravura si parli delle loro stranezze. – sottolinea nella prefazione Andrea Italiano – Ecco, fermandoci a Casimiro, credo che sia finalmente giunto il tempo di superare questo binomio, che alla fine è un ostacolo per il riconoscimento globale della caratura assoluta della sua capacità di essere artista, quindi in nuce visionario, trasgressivo, originale. Folle”. “Ad esempio, quanti guardando i film della saga del ‘Signore degli anelli – prosegue – hanno pensato ai folletti, agli stregoni, agli gnomi di Casimiro? Pochi, anzi pochissimi. Eppure credo che per qualche strana via della conoscenza quei personaggi, le loro fisionomie, persino il loro comportamento, debbono qualcosa alla creatività del nostro nobile artista”.
Tv: C’è posta per te fa 20 anni, tra gli ospiti Johnny DeppDe Filippi torna in prima serata su Canale 5
10 gennaio 202020:48
– La superstar hollywoodiana Johnny Depp è tra gli ospiti di C’è Posta per Te che riparte da sabato 11 gennaio, in prima serata su Canale 5. Tornano protagonisti in Tv i sentimenti, le emozioni, le sorprese, i sorrisi e gli imperdibili ricongiungimenti che Maria De Filippi narra con attenzione, delicatezza, cura, e discrezione. L’amato people show compie 20 anni e inaugura anche la 23° edizione di programmazione (la prima puntata è andata in onda il 12 gennaio 2000). In questi vent’anni “C’è Posta per Te” ha instaurato un rapporto di fiducia con i telespettatori, grazie alla veridicità delle storie e alla straordinaria capacità di storytelling di Maria De Filippi nel raccontare importanti vicende umane.
Ad aprire questa attesissima stagione la grandissima stella di Hollywood Johnny Depp. Il carismatico “pirata” del cinema, è pronto ad ascoltare le vicissitudini, i dolori e le gioie al centro del programma e a mettersi in gioco per regalare ai protagonisti un momento indimenticabile.
Un’ulteriore sorpresa vede in studio per la prima volta insieme la bellissima coppia formata dall’attore Luca Argentero e la sua amata Cristina Marino.
Un successo internazionale – ricorda in una nota Mediaset – che ha visto la vendita del format originale di Maria De Filippi in oltre 24 nazioni tra cui: Spagna, Francia, Grecia, Germania, Portogallo, Libano, Turchia, Marocco, Tunisia, Argentina, Perù, Venezuela, Romania, Bulgaria, Belgio, Canada e USA.
Il programma ideato da Maria De Filippi e Alberto Silvestri, è prodotto da Fascino P.g.t. per Mediaset. Regia: Paolo Pietrangeli.
Cdp, 28,5 mln per nuovo centro YslPalermo, recuperiamo immobile Scandicci e creiamo posti lavoro
FIRENZE10 gennaio 202013:15
– Cassa Depositi e Prestiti investirà 28,5 milioni di euro per la riqualificazione del Palazzo delle Finanze di Scandicci, in provincia di Firenze, che ospiterà un nuovo centro di Yves Saint Laurent per sviluppo e produzione di accessori di pelletteria, nonché formazione di nuovi professionisti. La firma del contratto di locazione di 27 anni è stata annunciata oggi da Fabrizio Palermo, ad di Cdp che è proprietaria dell’immobile, da Francesca Bellettini, ad di Ysl e dal sindaco di Scandicci Sandro Fallani. “Non solo recuperiamo per la collettività un immobile che era trascurato ma creiamo anche posti di lavoro”, ha spiegato Palermo. Il complesso immobiliare, costruito fra il 1991 e il 1994 per il ministero delle Finanze, completato soltanto all’85% e mai utilizzato, è composto da due edifici per una superficie lorda di circa 28.700 mq, e secondo le previsioni sarà consegnato al brand del gruppo Kering nel mese di settembre del 2022.
Dalla quercia al fiume Lete, ecco l’Italia di Dante2021, Franceschini e Poste presentano iniziative nei comuni
10 gennaio 202019:46
-La grande quercia sul delta del Po che secondo la leggenda aiutò il poeta a ritrovare la strada di casa, i luoghi del suo esilio dalla Toscana a tutto il centro nord della penisola, la reggia che fu teatro dell’amore di Paolo e Francesca.Chiamata a raccolta dal Comitato per le celebrazioni, con il sostegno dello Stato ma anche quello di Poste Italiane, l’Italia dei comuni si prepara a celebrare i 700 anni dalla morte di Dante, che ricorrono nel 2021. Ed è un profluvio di iniziative e di progetti, dai festival di lettura agli studi scientifici, dai parchi a tema alle mostre e agli itinerari di scoperta, persino i restauri. Tante idee per ritrovare i luoghi del sommo poeta, ma anche quelli in cui l’autore esiliato della Divina Commedia di fatto non mise mai piede, come il piccolo Pietravairano, 2.906 anime nel casertano, che pure ha voluto essere della partita presentando un progetto che invita “a riveder le stelle” dalle piazze del Sud (“Con Dante non c’entriamo niente, è vero, – si sbraccia appassionata la rappresentante del comune – ma abbiamo il fiume Volturno nelle cui acque si bagna il Lete e la memoria vale per tutti… “).Non poteva essere diversamente perché quello di Dante, sottolinea il presidente del Comitato Nazionale Carlo Ossola, è “davvero un centenario particolare”. Difficile limitarlo ad un luogo solo, con la fuga e l’esilio la geografia delle testimonianze si è ampliata, spiega il professore, e ci permette, anzi, “una rappresentazione molto più aderente alla realtà italiana”. Il progetto immaginato con Poste (Franceschini lanciò la proposta all’ad del Fante alla fine dello scorso ottobre in una affollatissima ed emozionata riunione di sindaci) punta proprio su questo: mettere insieme l’Italia dei comuni, dei centri piccoli e piccolissimi, i borghi, le frazioni. La sorpresa comunque è arrivata da basso, tanto che il Comitato per le celebrazioni ne è stato travolto: “Ci aspettavamo 50 domande di partecipazione, ne abbiamo ricevute addirittura 322 anche dall’estero”, racconta Ossola. Tanto che anche il budget iniziale si è dimostrato insufficiente perché la somma delle richieste “è di 11 volte superiore alle nostre disponibilità”.Una montagna di proposte e di progetti, insomma, che ora, ad un anno dalla partenza, bisognerà capire se e come finanziare tutte. “Il progetto di Poste prevede di puntare su 70 comuni, ma potranno essere anche di più”, anticipa l’ad Matteo Del Fante. Che per il momento mantiene la riservatezza sull’ammontare del suo contributo, ma si dichiara pronto ad aperture. Tant’è, l’impegno globale dello Stato per le celebrazioni dantesche, chiarisce da parte sua Franceschini, è di due milioni di euro (uno aggiunto proprio con l’ultima finanziaria). Ma è certo che pure il Mibact metterà del suo e farà di tutto per trovare ulteriori risorse. Un appello parte dritto al mondo delle imprese: “Poste contribuisce, gli altri facciano altrettanto”, rilancia Franceschini : “Non possono sottrarsi, tutti loro quando vanno all’estero lo fanno forti del prestigio dell’Italia”. Quasi una chiamata alle armi, quella del ministro, che tira in causa treni, aerei, tv: “Mi aspetto di vedere Dante dappertutto”, dice, mentre chiede alla Rai di produrre “qualcosa da far circolare anche fuori dall’Italia”.Nella grande sala del Collegio Romano i sindaci applaudono. Ad ascoltare il ministro con l’ad di Poste e la presidente Bianca Maria Farina (“Ai piccoli comuni dedichiamo sempre un’attenzione particolare”) sono arrivati in 70, ognuno con la sua proposta. Impossibile dare spazio a tutti, l’organizzazione ne ha selezionati quattro. Uno dopo l’altro, emozionati, cercano di spiegare cosa immaginano di realizzare.Con quello che resta della grande quercia di San Brebino frazione di Ariano del Polesine, per esempio, si vorrebbe avviare uno studio sui cambiamenti climatici e in sua memoria (l’alberone è caduto nel 2013) si vorrebbe dare vita a un festival. La rocca di Gradara, ovvero il castello degli amanti Paolo e Francesca, vuole invece essere il punto di partenza per un lavoro interregionale tra Marche ed Emilia Romagna con un focus sulla figura di Francesca da Rimini e tre mostre a Urbino, Gradara e Rimini. Il comune di Mulazzo (Massa Carrara) immagina un parco a tema con tecnologie per coinvolgere i ragazzi “speciali”.Anche chi non ha avuto un ruolo 700 anni fa oggi scalpita per esserci :”La nostra – spiega la delegata di Pietravairano – sarà una memoria interpretata. La Divina Commedia è memoria pure per noi”. Franceschini è d’accordo. A Roma, ricorda, saranno le Scuderie del Quirinale (che a marzo aprono le porte a Raffaello) ad accogliere la grande mostra nazionale. Nel nome di un Paese, sottolinea non a caso il ministro Pd, che di unità e di orgoglio “oggi ha molto bisogno”.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Cinema: nelle sale 5 film di Fellini in versione restaurata
Per celebrare centenario nascita regista il 20 gennaio
BOLOGNA10 gennaio 202013:43
– Cinque film di Federico Fellini sono distribuiti, in versione restaurata, nelle sale cinematografiche di tutta Italia grazie all’impegno congiunto di Cineteca di Bologna, Csc-Cineteca Nazionale e Istituto Luce-Cinecittà (in collaborazione con Rti-Mediaset e Cristaldifilm), per celebrare il centenario della nascita del regista, che cadrà il 20 gennaio.
Da lunedì 13 gennaio sarà possibile vedere sul grande schermo – come amava Fellini, sostenitore della visione in sala – ‘Lo sceicco bianco’, ‘I vitelloni’, ‘La dolce vita’, ‘8½’, ‘Amarcord’. I cinque restauri saranno disponibili per tutto il 2020 e il calendario aggiornato sarà consultabile al link distribuzione.ilcinemaritrovato.it/fellini-100.
Il percorso va dall’esordio solitario di Fellini con ‘Lo sceicco bianco’, dopo la co-regia assieme ad Alberto Lattuada di ‘Luci del varietà’, al successivo ‘I vitelloni’, per giungere a quel personale catalogo di ricordi rappresentato da ‘Amarcord’, passando per più rappresentativi ‘La dolce vita’ e ‘8½’.
Pitti Uomo: un finale tra denim, tute e diviseStreet da Armani Exchange, moto e motori da Gas e Lamborghini
FIRENZE10 gennaio 202013:52
– L’ uomo nuovo proposto a Pitti n.97 ha mostrato il suo lato classico, attento alle regole, ma anche quello ribelle, anche se decisamente metropolitano. Ama la classicità del tailoring di matrice inglese, il comfort della maglieria in lane pregiate, ma non trascura il suo lato rock, affidandosi al denim, o alla street culture (Armani Exchange), cedendo al fascino del militar style, o a quello agender che propone capi, come la mantella pied de poule e i colori neutri, adatti ad ambo i sessi (Gabriele Pasini). Il tutto in una estetica sostenibile che ha contagiato un pò tutti i marchi presenti a Pitti. Must-have del nuovo guardaroba è il cappotto, che per il rock boy deve sottolineare la spalle (Paltò) come negli anni Ottanta, oppure deve trasformarsi in passepartout da portare anche sulla tuta (American Vintage).
Tra i capispalla irrinunciabili c’è anche la giacca in stile biker (Aeronautica Militare) e il gilet imbottito che lascia intravedere felpe grintose, il trench classico come quello de L’Impermeabile. I tagli sartoriali diventano imprescindibili (Luigi Bianchi di Mantova) e rendono possibile l’alternarsi della pelle alla seta (Carlo Pignatelli) e ai velluti. Come dire, duri ma con stile. Lo spirito rock si esprime soprattutto nelle stampe che richiamano simboli e icone care al mondo underground, unite a frasi che inneggiano all’indipendenza e al coraggio di essere se stessi. Anche il mondo delle uniformi, militari (Blauer Usa) e da lavoro, torna ad influenzare l’estetica delle collezioni autunno-inverno 2020-21 e restituisce capi dall’anima rétro, ridisegnati in chiave contemporanea e resi impeccabili dall’impiego di materiali di alta qualità. Dettagli, dalla palette dei colori alla scelta di bottoni e alamari, che attingono alle linee vintage delle divise navali inglesi e giapponesi, capispalla comodi che citano le giacche dell’ aeronautica francese degli anni Trenta, scarponcini pensati per l’esercito italiano. Gas connette il denim al mondo del moto-racing, del suo dna, e presenta la nuova capsule Indigo Racing Club. La collezione Automobili Lamborghini punta a tre linee: Informal Luxury, Casual e Pilota Ufficiale.
Pitti Uomo: da Herno Globe il piumino è biodegradabileSi autoelimina in 5 anni anziché 50
FIRENZE10 gennaio 202013:55
– Da Herno il piumino è completamente biodegradabile comprese le zip e le imbottiture e si auto-elimina in 5 anni se gettato in una discarica anziché in 50 anni come quelli comuni. Fa parte della linea Herno Globe, contenitore che racchiude e tutti i progetti eco-sostenibili della collezione main di Herno. La prima apparizione dell’etichetta Globe, con 2 progetti, è stata durante la collezione primavera/estate 2020, di fatto lo step successivo e la naturale evoluzione del primo studio di impatto ambientale certificato, Pef, di cui l’azienda si era fatta promotrice fin dal 2016 con Herno First Act. La sostenibilità per Herno è un progetto culturale, di presa di coscienza e sensibilità a livello aziendale e personale, del suo presidente Claudio Marenzi, e dei dipendenti, che lo ritengono essenziale in un sistema fatto di valori comuni e responsabilità che avranno conseguenze sul nostro pianeta in futuro.
Per la stagione AI 2021 Herno Globe aggiunge 3 nuovi progetti, raccontando il prodotto, sottolineandone le origini dei materiali, le tipologie di lavorazione e le rispettive peculiarità ambientali. Per questa collezione presenta su un tessuto 20 denari, 2 piumini completamente biodegradabili perché occorrono solo 5 anni per essere smaltiti, accessori e imbottitura in piuma inclusi. Il processo di biodegradazione risulta più veloce che nel comune nylon, che invece si elimina in circa 50 anni. Si tratta di un bomber e cappotto in tessuto Fastdegradabile: un nylon appunto 20 denari creato dal filato di poliammide 6.6 Amni Soul Eco. Passando ad un altro progetto, sono invece 3 i modelli in Nylon 100% rigenerato Econyl, fibra prodotta utilizzando rifiuti pre e post consumo derivati da reti da pesca e scarti di tessuti provenienti da stabilimenti produttivi e da moquette destinate alla discarica. Un parka, un cappotto ed un blazer, di cui anche l’imbottitura deriva da piuma rigenerata ricavata da duvet dismessi. Il terzo progetto è la lana riciclata effetto melange derivata da materiale di scarto per cappotti e peacoat.
Cecilia Alemani dalla High Line alla Biennale ArteE’ la prima direttrice italiana. Franceschini:”sarà innovativa”
VENEZIA10 gennaio 202019:55
– Il ministro della Cultura Franceschini, che nel 2017 la volle alla guida del Padiglione Italiano, già la applaude: “Il suo sarà certamente un progetto innovativo e coraggioso”. Classe 1977, studi milanesi e carriera di successo nella Grande Mela dove vive ormai da 15 anni, Cecilia Alemani è da oggi alla guida della Biennale Arte 2021, prima donna italiana a ricoprire quello che per un curatore è forse l’incarico più di prestigio offerto dalle istituzioni del Belpaese. Una nomina arrivata in estremis dal cda della Biennale in scadenza (il mandato del presidente Baratta scade il 30 gennaio) dopo aver preso atto che non si poteva più rimandare per non compromettere la realizzazione del progetto (di solito l’incarico veniva dato poco dopo la chiusura della precedente edizione) e che la curatrice italiana, da tempo inserita nella lista delle personalità più influenti dell’arte stilata da Art Review, accoglie con il consueto aplomb: “Capisco e apprezzo la responsabilità e anche l’opportunità che mi è stata offerta e mi riprometto di dare voce ad artiste e artisti per realizzare progetti unici che riflettano le loro visioni e la nostra società”.Cresciuta a pane e musei (il prozio era Lodovico Barbiano di Belgiojoso progettista della Torre Velasca di Milano, ma anche i nonni e i genitori sono stati fondamentali nel dirigere verso l’arte la sua formazione), laureata in filosofia estetica a Milano, master al Beaubourg, corsi alla Tate Modern e al Bard College di New York, Alemani è del resto una solida professionista abituata anche ai primati.In America, dove si è trasferita nel 2005 proprio per ragioni di studio e dove vive con il figlio e il marito Massimiliano Gioni (anche lui curatore d’arte ha guidato tra l’altro la Biennale Arte nel 2013) , è stata la prima curatrice under 40 quando nel 2011 le venne affidata la direzione artistica della High Line di New York, la passeggiata costruita sul percorso in disuso di una ferrovia merci ai bordi dell’Hudson. Non ha deluso le aspettative: in pochi anni con gli oltre 200 artisti internazionali che ha chiamato ad esporre, ha saputo trasformare la passeggiata in una delle maggiori attrattive artistiche della città, percorsa ogni anno da 8 milioni di visitatori, tanto per capire un milione in più rispetto al Colosseo, il monumento più visitato d’Italia.Ha lavorato con molti degli artisti più importanti della scena contemporanea, da Olafur Eliasson a Barbara Kruger, da John Baldessari all’italiana Paola Pivi, Ed Ruscha, Nari Ward e Adrián Villar Rojas, tanto per citarne alcuni. Sempre dal 2011 è curatrice anche di Frieze projects, programma no profit di Frieze New York. Ha collaborato con musei, istituzioni, fondazioni, guest curatrice di Performa, la biennale di performance di New York, co fondatrice di No Soul For Sale, festival di spazi indipendenti.Nel 2017, scelta appunto da Franceschini, ha firmato un’edizione molto applaudita del Padiglione Italiano alla Biennale Arte 57. Nel 2018, in collaborazione con la città di Buenos Aires e Art Basel Cities, Hopscotch (Il gioco del mondo), ha curato una mostra di arte pubblica che ha celebrato il ricco ecosistema culturale della città argentina. Attenta all’innovazione, ma anche al discorso sul femminile, si preannuncia come un interessante mix di equilibrio e spregiudicatezza. Un mese fa, intervistata da D di Repubblica , la signora della High Line, come qualcuno la chiama, ha incoronato artista del 2020 Simone Leigh, l’artista afroamericana famosa per le sue donne con le grandi gonne, molto impegnata socialmente, protagonista tra l’altro di una personale al Guggheneim dopo aver vinto il prestigioso Hugo Boss Prize. “Per lei – ha detto – solo l’inizio di una grandissima carriera”. Di solito non sbaglia.
Pitti Uomo: Trussardi riparte dal simbolo del LevrieroCapsule artisti e designer, la prima con Giorgio Di Salvo
10 gennaio 202015:04
– Trussardi, a Pitti, riparte con le Beautiful Minds. Un percorso di collaborazioni a più livelli con alcuni selezionati talenti creativi che gravitano attorno al mondo della moda e del lifestyle. Menti artistiche, appassionate del marchio del levriero, fondono il proprio stile con il dna di Trussardi. Il primo appuntamento è la presentazione della collezione autunno/inverno 2020-21 pensata e realizzata da Giorgio Di Salvo, direttore creativo del brand di culto United Standard.
La collezione parte dall’idea primaria di ridare respiro e attualità al patrimonio di Trussardi, quello degli anni ’80 e ’90, ibridandolo col contemporaneo e le evoluzioni subite dalla moda in questo ultimo decennio. “Trussardi, nell’immaginario collettivo, rappresenta un’eleganza sofisticata ma mai inaccessibile; l’invenzione del lifestyle italiano, la sublimazione di una voglia di distinguersi ma con gusto” afferma lo stesso Di Salvo. “Mi ricorda, in qualche modo, il sapore di alcuni salotti di case di amici in cui durante l’adolescenza andavamo a giocare in assenza dei genitori. Se chiudo gli occhi e torno a quelle sensazioni trovo sempre un dettaglio che mi riporta al levriero. L’atmosfera che ho voluto ricreare con questa collezione è proprio questa: l’arrivo di una nuova generazione nel salotto buono della moda milanese. Un incontro di stili e una stratificazione di generazioni da cui nasce sempre qualcosa di nuovo, seppur strettamente legato all’intuizione originale di Nicola Trussardi”.
Ne viene fuori una collezione casual, disinvolta, elegante, adatta alla personalizzazione e che tiene conto dei processi in atto che stanno progressivamente assottigliando la linea di demarcazione fra formale e sportivo, fra giorno e notte, fra lavoro e tempo libero. Un esercizio di stile che aggiorna gli stilemi che hanno reso Trussardi celebre nel mondo: la pelle, il denim, le grafiche, declinate sia sul jersey sia sulla maglieria, con il levriero che torna protagonista.
Herzog incontra Gorbaciov ed è testamentoIn sala dal 19 al 22 gennaio il docu sull’ultimo leader Urss
10 gennaio 202015:57
– Nonostante ‘Herzog incontra Gorbaciov’ sia solo un documentario fatto di tutta una serie di interviste e materiali di repertorio, non manca di fascino perché quello che racconta è grande storia. Distribuito da Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection, in sala dal 19 al 22 gennaio, il documentario ha come protagonista l’88enne ultimo presidente dell’Unione sovietica e premio Nobel per la pace, Mikhail Gorbaciov. È lui che racconta, senza mai annoiare e con la sua faccia da contadino, gli anni che rivoluzionarono il corso del Novecento, dalla firma degli accordi sul disarmo nucleare alla fine della Guerra fredda e al crollo dell’Urss. Insomma i momenti più importanti della sua vita politica (1985-1991) e privata in quello che può essere definito una sorta di suo testamento morale ed esistenziale. Realizzato dal regista Werner Herzog e dal regista e produttore André Singer, il film racconta Gorbaciov dall’infanzia contadina agli studi all’Università di Mosca, fino alla sua rapida ascesa nelle fila del Partito Comunista Sovietico. È un viaggio tra ricordi, materiali d’archivio in bianco e nero e testimonianze d’eccezione, dalla Thatcher a Reagan, per ripercorrere le tappe salienti della politica degli ultimi decenni.
Harry Potter, a New York apre il primo megastore ufficialeAccanto al Flatiron, flagship sarà il più grande del mondo
NEW YORK11 gennaio 202011:23
J.K. Rowling si prepara a diventare ancora più ricca: la prossima estate a New York aprirà i battenti il primo megastore ufficiale dedicato a Harry Potter. Il negozio “flagship” occuperà tre piani di un palazzo accanto all’iconico Flatiron, area Eataly per intendersi, nel cuore di Manhattan.”Sarà il più grande negozio di Harry Potter nel mondo e una meta obbligata per i fan più entusiasti anche per le esperienze interattive e le opportunità di ‘selfie’ offerte”, ha detto Sarah Roots, vicepresidente della divisione viaggi e retail di Warner Bros, lo studio hollywoodiano dei film della serie. La data dell’inaugurazione deve essere ancora fissata: il Consiglio di quartiere ha infatti contestato all’unanimità il progetto dello studio di design Superette di installare dettagli architettonici (aste per la bandiera a forma di drago, ad esempio), a modifica della facciata dello storico edificio di Broadway, uno dei primi costruiti esclusivamente a scopo commerciale: “Se Harry Potter può installare un drago, Nike potrà installare una scarpa, e il fornaio dietro l’angolo un croissant. Non si sa dove si va a finire”, è stata la motivazione. Il negozio di Harry Potter apre però apre a fronte di una crisi del retail a New York dove department store e boutique continuano a chiudere e Madison Avenue sembra diventata un cimitero di serrande abbassate e locali sfitti. La flagship debutterà a 12 anni dall’ultimo romanzo della serie,”Harry Potter and the Deathly Hallows,” a riprova che la magia del mondo creato dalla Rowling continua a generare profitti: al Lyric Theater di Broadway è ancora in scena lo spinoff “Harry Potter and the Cursed Child,” mentre la marca di skateboard Vans l’anno scorso ha tenuto a battesimo una collezione di sneaker. Ci sono poi ovviamente il negozio online dove già si possono acquistare mantelli da maghi, divise di Hogwarts e bacchette magiche e le opportunità di acquisto offerte dagli studi Universal di Los Angeles e Orlando e dagli studi Warner a Londra, ma la flagship “ospiterà la più grande collezione di prodotti Harry Potter e Bestie Fantastiche nel mondo”, ha anticipato la Warner.
In mostra a Livorno le pagelle del liceo di ModiglianiDa archivio Niccolini documenti fanno allestire altra rassegna
LIVORNO10 gennaio 202016:38
– Livorno ritrova ed espone le pagelle di un ginnasiale Amedeo Modigliani (1884-1920), mentre prosegue con grande successo la super-mostra dedicata all’artista. Frutto di una ricerca all’Archivio storico del Liceo Ginnasio Niccolini Guerrazzi di Livorno, dove Modigliani fu studente, è allestita nei locali della biblioteca di via Ernesto Rossi dell’attuale Liceo Niccolini Palli, la mostra ‘A scuola di Dedo’, quadro d’insieme della vita del liceo negli anni in cui Modigliani lo frequentò. La rassegna è stata possibile dopo il ritrovamento di documenti e materiali inediti, tra i quali il registro dei voti, i libri dei verbali e il tabellone della sessione autunnale del 1898 consentendo di ricostruire la carriera scolastica dell’artista, che fu iscritto al Liceo classico Niccolini Guerrazzi negli anni 1893-98.
L’esposizione sarà visitabile (ingresso gratuito) dal 16 gennaio al 17 febbraio. Fino al 16 febbraio aperta la mostra ‘Modigliani e l’avventura di Montparnasse’ al Museo della Città.
Tv: Don Matteo vola al 30%, non delude dopo 20 anniRovazzi guest star prima puntata “sono felice”. Social impazziti
10 gennaio 202017:42
– Che Terence Hill sia molto amato è un dato incontrovertibile, sia dalle vecchie che dalle nuove generazioni, e a Don Matteo è difficile non voler bene: forse non proprio tutti hanno la faccia tosta di confessare che lo guardano in tv su Rai1 dopo 20 anni e continuano a farlo, anche alla 12/a stagione. Ma i dati non lasciano scampo, tonaca e bicicletta sono una certezza annunciata per Rai1: la prima puntata della dodicesima serie con Terence Hill e Nino Frassica nei panni del maresciallo Cecchini, andata in onda ieri sera, intitolata ‘Non avrai altro Dio all’infuori di me’ (il filo conduttore della nuova stagione sono i 10 comandamenti) ha registrato risultati boom. È stata seguita, infatti, da 7.005.000 spettatori pari al 30.6% di share. Il primo episodio ha visto anche la partecipazione di Fabio Rovazzi che ha interpretato uno spietato documentarista che spara a Don Matteo.
L’esordio vincente della serie targata Lux Vide ricorda i dati del debutto dell’undicesima stagione. La prima puntata, trasmessa a gennaio del 2018, registrò 7.632.000 spettatori pari al 31.6% di share. Canale 5 ha trasmesso ieri il film ‘The legend of Tarzan’, che si è fermato a 1.797.000 spettatori (share 7.9%). Guest star Rovazzi, con poche battute che hanno mandato in tilt i social (#Donmatteo12 si è aggiudicato la prima posizione nella classifica dei trending topics Italia) . C’è chi ha postato divertito: “Rovazzi crea il panico a Spoleto” e chi: “Da andiamo a comandare, a andiamo a confessare è un attimo”. In tanti chiedono il suo ritorno nelle prossime puntate.
Lo stesso Rovazzi ha commentato: “Inizialmente mi ha molto spaventato questa richiesta di recitazione, ma una volta andato in onda Don Matteo ho ricevuto talmente tanti complimenti che ringrazio e ringrazierò sempre per avermi coinvolto in questo incredibile ruolo. Sono anche molto contento – ha aggiunto – che la puntata in cui ho esordito abbia ottenuto questi risultati”.
Il direttore di Rai Fiction Eleonora Andreatta sottolinea: “Colpisce il dato complessivo e, nel dettaglio, impressiona il successo fra i ragazzi (32% fra gli 8 e i 14 anni) e le ragazze (35% fra gli 8/14 e 37% fra i 15/24)”. Per Andreatta “la serie dimostra così la sua vocazione profondamente inclusiva con risultati omogenei dal Nord al Sud e in tutti livelli socio-economici e di istruzione”. “Una longevità – rileva ancora – straordinaria, dovuta a un carisma inossidabile e all’ininterrotto lavoro che via via ha riarticolato trame e personaggi, fino alla svolta di questa edizione con puntate di cento minuti, ciascuna tematizzata su uno dei dieci comandamenti. E’ un impareggiabile testimonial questo sacerdote in bicicletta di Terence Hill che con la sua umanità riesce a parlare al cuore di tanti e dei suoi compagni di strada, primo tra tutti Il maresciallo Cecchini, nella grandiosa interpretazione di Nino Frassica”.
Hit parade, Tha Supreme resta in vettaIl rapper al top anche tra i singoli. Pink Floyd dominano vinili
10 gennaio 202019:54
– Resta pressoché invariata la classifica Fimi-Gfk degli album più venduti della settimana. In vetta si conferma 23 6451 di Tha Supreme, che guida anche la top ten dei singoli con Blun7 a Swishland. Alle sue spalle resta Marracash con Persona, al terzo posto Tiziano Ferro con Accetto Miracoli.Appena fuori dal podio resiste la coppia d’annata Mina Fossati, con il disco che porta il loro nome. Resiste al quinto posto Colpa delle favole di Ultimo, che questa settimana torna ad occupare anche la decima posizione con Peter Pan, da ben 100 settimane in classifica. Guadagna tre posizioni ed è sesto il gruppo trap FSK Satellite, con FSK TRapshit revenge, che precede Salmo Con Playlist Live, Vasco Rossi con Vasco Nonstop Live e Cesare Cremonini, 2C2C the best of.Tra i vinili dominano incontrastati i Pink Floyd con gli ‘evergreen The Dark Side of The moon, The Wall e Wish You Were Here.Ecco la top ten Fimi/Gfk degli album più venduti della settimana dal 27 dicembre 2019 al 2 gennaio 2020:1) 23 6451, THA SUPREME (EPIC-SONY)2) PERSONA, MARRACASCH (ISLAND-UNIVERSAL MUSIC)3) ACCETTO MIRACOLI, TIZIANO FERRO (VIRGIN-UNIVERSAL MUSIC)4) MINA FOSSATI, MINA & IVANO FOSSATI (PDU-SONY)5) COLPA DELLE FAVOLE, ULTIMO (HONIRO-BELIEVE)6) FSK TRAPSHIT REVENGE,FSK SATELLITE (THAURUS-UNIVERSAL MUSIC)7) PLAYLIST LIVE, SALMO (EPIC-SONY)8) VASCO NONSTOP LIVE, VASCO ROSSI (VIRGIN-UNIVERSAL MUSIC)9) CREMONINI 2C2C THE BEST OF, CESARE CREMONINI (VIRGIN-UNIVERSAL MUSIC)10) PETER PAN, ULTIMO (HONIRO-BELIEVE)Ecco la classifica dei primi cinque singoli più scaricati:1) BLUN7 A SWISHLAND, THA SUPREME (EPIC-SME)2) DANCE MONKEY, TONES AN I (ELEKTRA-WMI)3) TI VOLEVO DEDICARE, ROCCO HUNT FEAT. J-AX & BOOMDABASH (RCA RECORDS LABEL-SME)4) TUTTO QUESTO SEI TU, ULTIMO (HONIRO BELIEVE)5) FUCK 3X, THA SUPREME (EPIC-SME)Infine la classifica dei vinili:1) THE DARK SIDE OF THE MOON, PINK FLOYD (PARLOPHONE-WMI)2) THE WALL, PINK FLOYD (PARLOPHONE-WMI)3) WISH YOU WERE HERE, PINK FLOYD (PARLOPHONE-WMI)4) BACK TO BLACK, AMY WINEHOUSE (USM-UNIVERSAL MUSIC)5) GREATEST HITS I, QUEEN (USM-UNIVERSAL MUSIC)
E’ morto Neil Peart, batterista dei RushIl musicista canadese aveva 67 anni e un tumore al cervello
LOS ANGELES (USA)11 gennaio 202020:15
E’ morto in California all’età di 67 anni Neil Peart, batterista e paroliere del famoso gruppo rock progressive Rush; aveva un cancro al cervello. Lo ha annunciato ieri la band canadese.
“È col cuore spezzato che condividiamo la terribile notizia che il nostro amico, fratello e partner Neil ha perso martedì la sua battaglia di 3 anni e mezzo contro il glioblastoma”, hanno scritto i Rush su Twitter. “Coloro che desiderano esprimere le proprie condoglianze possono scegliere un’organizzazione di ricerca sul cancro e fare una donazione per conto di Neil”, ha aggiunto la band nata nel 1968 e a cui Peart si era unito nel 1974 in sostituzione di John Rutsey, iniziando così la sua avventura con il cantante-bassista Geddy Lee e il chitarrista Alex Lifeson.
Partendo dall’hard-rock per spostarsi gradualmente verso il jazz-rock, Neil Peart aveva uno stile brillante e una tecnica molto precisa, che lo rendeva uno dei batteristi più rispettati e apprezzati dai suoi colleghi e musicisti.
Lucinda Riley, la mia ragazza del soleIl sesto capitolo delle Sette sorelle
11 gennaio 202011:18
– LUCINDA RILEY, LA RAGAZZA DEL SOLE (GIUNTI, PP 912, EURO | 19,80).
Ci porta dai grattacieli di New York alle pianure del Kenya degli anni ’40 Lucinda Riley nelle oltre 900 pagine de ‘La ragazza del sole’, sesto capitolo della saga delle Sette Sorelle, di cui è protagonista la modella di colore Electra, in libreria per Giunti. E mentre la saga bestseller, basata sul mito della costellazione delle Pleiadi, che diventerà una serie tv prodotta da Hollywood, si avvia verso la fine, la scrittrice, che con i suoi romanzi ha venduto oltre 20 milioni di copie nel mondo, più di un milione in Italia, e vola subito in testa alle classifiche, sta pensando a una nuova serie.
“Ho una grande idea per una nuova saga, ma prima di svilupparla ulteriormente, voglio concentrarmi su ‘Le sette sorelle’. Le loro storie e la trama complessiva che attraversa tutti i libri sono state la mia vita per sette anni. Potrei dover andare in terapia una volta terminata perché sarà come perdere i miei migliori amici!” dice la Riley che ha iniziato la sua carriera come attrice per il cinema, il teatro e la tv e ha pubblicato il suo primo libro a 24 anni.
“Quando ho iniziato a scrivere ‘La ragazza del sole’ mi sono tuffata direttamente dentro la vita caotica di Electra. La sua voce è arrivata senza difficoltà. Mi preoccupava che i lettori potessero trovarla sgradevole dato che di lei, nei libri precedenti, avevamo intravisto solo alcune cose: che è una donna facile all’ira, che ha problemi di droga e alcol ed è una affermata top model. Ho deciso di non celare nessuno di questi aspetti negativi e di mostrare il suo percorso di scoperta di sé e riabilitazione e di come sia riuscita gradualmente a circondarsi di amici veri che tengono a lei” spiega l’autrice che è nata in Irlanda. “Credo che molti lettori saranno capaci di comprendere bene la sua solitudine e quindi che l’abuso di alcol e droghe era solo un modo di affrontare, di attenuare il dolore nel suo cuore. Io adoro Electra: è divertente, imperfetta e intensamente passionale. Spero che i miei lettori la amino quanto me” aggiunge.
La scrittrice racconta anche di aver sempre voluto esplorare l’Africa e di essere stata “attratta dal Kenya dopo la visione di ‘Misfatto bianco’, un film emblematico con Greta Scacchi, John Hurt, e Charles Dance. Ero affascinata dalla vita decadente dei ricchi coloni che fecero della ‘Happy Valley’ il loro paese dei balocchi. Mi intrigava anche la complessa relazione tra le varie etnie che vivevano una accanto all’altra: i coloni bianchi, i Maasai, i Kikuyu, i Somali e gli Indiani. Lo studio dei Maasai è stato impegnativo ma volevo evitare di rappresentare la loro cultura come in una foto turistica. Ho visitato il Centro di Studi africani e orientali a Londra e ho trovato ritratti della loro cultura. Poi io stessa sono andata in Kenya, e dopo vari incontri con la popolazione locale ho incominciato a capire il loro amore e rispetto per la terra e la relazione simbiotica che hanno con essa” dice la Riley che per il personaggio di Bill Forsythe si è ispirata “a Gilbert Colville, che usò la sua stretta relazione con i Maasai per diventare il più ricco allevatore di bestiame in Kenya” dice.
Electra D’Aplièse, la più giovane delle sette sorelle, non sembra aver superato il dolore per la morte del padre e da quando è stata mollata dal fidanzato si rifugia in alcol e droghe. Ma Stella Jackson, noto avvocato impegnato nella difesa dei diritti umani, tenta di contattarla in tutti i modi. E, proprio grazie ai suoi racconti, Electra scoprirà l’importanza di lottare per chi si ama.
La Riley sta lavorando anche alla serie tv delle Sette sorelle’. “Sono molto coinvolta dal punto di vista creativo, lavoro con i produttori per scegliere il regista e gli sceneggiatori giusti. Avendo i personaggi ben chiari nella mia immaginazione, ho una visione ben precisa di come dovrebbe essere la serie” sottolinea.
E del suo grande successo spiega: “Quando vedo i libri al numero uno in tutto il mondo mi sembra che stia succedendo a qualcun altro. Forse è perché sono madre di quattro figli e vedo quello come il mio lavoro principale. E poi perché adoro raccontare storie e mi sento la persona più fortunata del mondo a farlo ogni giorno. Successo o no, avrei scritto libri in ogni caso, perché è un bisogno dentro di me, è parte di ciò che sono” racconta la scrittrice.
Wall Eyes, in mostra sguardo tra Italia e AfricaDopo Johannesburg e Cape Town, approda a Roma dialogo tra mondi
11 gennaio 202011:53
– L’Italia guarda all’Africa. E l’Africa guarda l’Italia, attraverso l’arte. Dopo le prime due tappe espositive a Johannesburg e Cape Town, approda a Roma “Wall Eyes. Looking at Italy and Africa”, mostra collettiva itinerante curata da Ilaria Bernardi, fino al 29 gennaio all’Auditorium Parco della musica. Un progetto presentato in Sudafrica dall’Istituto Italiano di Cultura di Pretoria all’interno del programma di promozione integrata Italia, Culture, Africa promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che va alla ricerca dei punti in comune tra Italia e Africa, per sottolineare anche quanto il grande continente sia sempre un’importante fonte di ispirazione artistica.
“Wall Eyes” (ovvero, sguardo “strabico” poiché rivolto allo stesso tempo da una parte verso l’Italia e dall’altra verso l’Africa) raccoglie le opere di dieci artisti italiani, in qualche modo ispirate all’Africa o realizzate durante un soggiorno africano. “Come nel caso di Gian Maria Tosatti – spiega la curatrice – che ha trascorso tre mesi in Sudafrica grazie alla borsa di studio vinta con il Cape Town Prize” e che firma il dittico Void. Ma ci sono anche le opere di Rä di Martino, Silvia Giambrone, Andrea Mastrovito, Elena Mazzi, Luigi Presicce, Marta Roberti, Marinella Senatore, Eugenio Tibaldi, Luca Trevisani. Nelle due precedenti tappe in Sudafrica, le opere sono state messe in dialogo con tre lavori di altrettanti giovani artisti africani: a Johannesburg con le opere di Lhola Amira, Jessica Webster, Neill Wright, prese in prestito da tre importanti gallerie della città, Goodman, SMAC e Everard Read, mentre a Cape Town con quelle di Jared Ginsburg, Rodan Kane Hart, Bronwyn Katz dalla collezione cittadina della A4 Art Foundation.
Parma 2020: cibo per futuro sostenibile, apre mostra BarillaFino al 13 aprile, spunto per ripensare sistemi agroalimentari
PARMA11 gennaio 202014:04
– L’alimentazione, la nutrizione e la tutela dell’ambiente sono i temi con cui si apre Parma 2020, l’anno che celebra la città emiliana come capitale italiana della cultura. Il primo evento che caratterizza l’anno è stato infatti il taglio del nastro della mostra “Noi, il cibo, il nostro pianeta: alimentiamo un futuro sostenibile”, esposizione promossa dalla Fondazione Barilla.
Una mostra, spiegano gli organizzatori, che ha come obiettivo far nascere in tutti, giovani generazioni e non, un senso di cittadinanza attiva e una crescente consapevolezza che porti a ripensare i nostri sistemi agroalimentari. Sensibilizzare le coscienze, mettendo al centro una corretta educazione, alimentare e ambientale, per dar vita a un vero cambiamento.
Visitabile gratuitamente fino al 13 aprile, la mostra è pensata come un percorso immersivo, diviso in più parti. La prima, negli spazi della Galleria San Ludovico, rappresenta un ‘viaggio virtuale’ che evidenzia i paradossi globali del sistema alimentare. La seconda, sotto i Portici del Grano, è dedicata gli scatti di National Geographic Italia sui mille volti delle culture del cibo nel mondo. La terza è formata da percorsi di approfondimento riservati ai ragazzi e alle scuole.
“C’è un’emergenza che è sotto gli occhi di tutti, il nostro modello di vita non è più sostenibile – ha spiegato Riccardo Valentini, membro dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, Premio Nobel per la pace 2007 – Migliaia di ragazzi chiedono a noi adulti, ai politici e a chiunque ne abbia la capacità, di fare qualcosa di concreto. C’è un rischio concreto di estinzione di specie animali e vegetali, al tempo stesso le emissioni di gas serra sono quasi raddoppiate rispetto al 1980 portando a un aumento della temperatura di circa 0,8 gradi centigradi rispetto all’inizio del secolo. I cambiamenti climatici, che colpiscono i nostri raccolti, che provocano incendi, inondazioni o anche altre catastrofi ambientali, sono causati in buona parte dal modo in cui produciamo, distribuiamo e consumiamo il cibo”.
SPETTACOLI CINEMA MUSICA CULTURA
Fellini, 100 anni dopo diari e sogni in libreria
Da Pennac al libro della nipote Daniela Barbiani
11 gennaio 202020:15
L’uomo e il genio, il suo universo reale e immaginario. A cento anni dalla nascita di Federico Fellini, il 20 gennaio 1920 a Rimini, si riaccende la curiosità sul mondo onirico, pieno di idee e visioni del grande regista Premio Oscar.
Uno stimolo a ripercorrere la sua avventura viene da nuovi libri, anche per ragazzi, e dal ritorno di pubblicazioni ormai introvabili, come il grande omaggio di Daniel Pennac al regista o la biografia-conversazione di Charlotte Chandler. Tra i titoli spicca il ‘Dizionario intimo per parole e immagini’ (Piemme) dell’universo felliniano, curato dalla nipote, Daniela Barbiani, con testi di MIlan Kundera e Pietro Citati, in cui sono raccolte fedelmente le parole, le espressioni, gli amori, i ricordi, gli appunti visivi del regista.
Ispirato all’antica passione di Pennac per un gigante del cinema italiano che con il sogno ha dialogato tutta la vita, ‘La legge del sognatore’ , che arriva in libreria il 16 gennaio per Feltrinelli, mette in scena la rappresentazione della vita attraverso una concatenazione di sogni. E questo libro diventa realmente uno spettacolo teatrale che Pennac porta in tournée dal 20 al 22 gennaio a Milano al Piccolo Teatro Strehler, a Torino all’Auditorium del grattacielo Intesa Sanpaolo e a Rimini al Teatro Galli, grazie ad una produzione firmata Compagnie MIA – Il Funaro, in coproduzione con Intesa Sanpaolo e in un adattamento di Daniel Pennac e Clara Bauer, anche alla regia. A Bologna il 19 gennaio, nella Biblioteca Salaborsa , Pennac sarà invece in dialogo con Silvia Avallone. Pennac nel libro immagina che salti la lampadina del proiettore mentre sta guardando Amarcord con la moglie Minne e lui per aggiustarla frana a terra e fa una serie di sogni.
E torna in libreria nei Rizzoli illustrati ‘Il Libro dei sogni’, il diario tenuto da Federico Fellini dalla fine degli anni Sessanta fino all’agosto 1990, in cui il grande regista ha registrato fedelmente i suoi sogni e incubi notturni sotto forma di disegni, o nella sua stessa definizione di “segnacci, appunti affrettati e sgrammaticati”. E’ un coloratissimo viaggio negli sterminati territori della fantasia in una nuova edizione, con testi di Paolo Sorrentino, Gian Piero Brunetta, Filippo Ceccarelli, Simona Argentieri, Milo Manara, pubblicato in collaborazione con il Comune di Rimini e con Il Museo Nazionale del Cinema, Il Centro Sperimentale di Cinematografia e la Cineteca di Bologna, corredata da un nuovo apparato critico e con una nuova veste grafica.
A fine 2020, Rizzoli che seguirà i vari eventi per la celebrazione del centenario, pubblicherà una confezione in anastatica DeLuxe del Libro dei sogni e un’edizione in brossura riservata all’apertura del Museo Fellini di Rimini.
L’ormai introvabile ‘Io, Federico Fellini’ della giornalista Charlotte Chandler torna in libreria per Bur Rizzoli restituendoci la biografia-testamento del regista nata dal sodalizio e dalle conversazioni di Fellini con la giornalista.
E’ venuta fuori così una narrazione in prima persona, dall’infanzia a Rimini, all’amore con Giulietta Masina che lo conquistò con la sua voce, agli incontri con Marcello Mastroianni, Alberto Sordi e Anna Magnani. Torna in una nuova edizione per La nave di Teseo anche il romanzo culto di Ermanno Cavazzoni, ‘Il poema dei lunatici’ da cui Fellini trasse il suo ultimo film ‘La voce della luna’. Mentre Italo Moscati in ‘Federico Fellini cent’anni: film, amori, marmi’ (Castelvecchi) svela i tanti volti di Fellini e il suo talento multiforme e segue passo passo i suoi film da ‘La dolce vita’ a ‘I Vitelloni’. Attraverso fonti eterogenee e documenti inediti ricostruisce la genesi produttiva e creativa di un film che ha rivoluzionato il linguaggio cinematografico il libro ‘Fellini e 8 e 1/2, la genesi’ di Paolo Grassini, rilanciato da Edizioni ETS.
A ‘Giulietta e Federico’ e alla loro storia d’amore e di cinema è invece dedicato l’albo illustrato di Federica Iacobelli, con le illustrazioni di Puck Koper, talento emergente del libro per bambini, in uscita per la casa editrice Camelozampa, che prende spunto dal loro primo incontro, poco più che ventenni, nel 1943 negli studi radiofonici della Eiar.
Tra le curiosità lo scritto inedito denominato dallo stesso Fellini ‘La dieta dell’astronauta’ che sarà esposto alla mostra alla Biblioteca Angelica di Roma ‘Federico Fellini. Ironico, beffardo e centenario’ che si apre il 20 gennaio.
Christian De Sica: ‘Io sul palco per la finale di Sanremo’Con Abatantuono, Ghini,Finocchiaro e Rossi per brano film Brizzi
11 gennaio 202020:15
Christian De Sica sarà sul palco dell’Ariston durante la serata finale del Festival di Sanremo, l’8 febbraio. Lo ha annunciato lo stesso attore al microfono di Pino Strabioli, ospite di Viva Sanremo su Radio2.
“In passato – ha raccontato De Sica – mi hanno proposto di presentare il Festival, ma prima ero impegnato con le riprese del film Natale sul Nilo e un’altra volta avevo paura di farlo e ho rifiutato, se me l’offrissero oggi lo farei. Quest’anno sarò presente per la serata finale insieme a Diego Abatantuono, Massimo Ghini, Donatella Finocchiaro e Paolo Rossi e insieme canteremo questa canzone che abbiamo inciso per il film di Fausto Brizzi ‘La mia banda suona il pop’, quindi parteciperò come cantante!”, ha concluso.
Iacona: Presadiretta torna con Attacco al Papa”Quanti nemici ha Francesco?” Da lunedì in prima serata su Rai3
11 gennaio 202019:57
“Ha un consenso popolare immenso, anche tra i più giovani, è considerato il più amato tra i leader mondiali; il Papa dell’ascolto, della misericordia. Ma i nemici più agguerriti sono a casa sua e li conosce. Quando parla di migranti lo accusano di fare politica, per il sinodo dell’Amazzonia lo anno tacciato di idolatria. Gli hanno dato dell’apostata e dell’eretico per le sue prese di posizione a difesa dell’ambiente, sono arrivati a chiedere le sue dimissioni, accusandolo di aver coperto casi di pedofilia, chi son è perché ce l’hanno con papa Francesco, l’inflessibile”.
“Attacco al Papa” è il titolo della prima puntata del nuovo ciclo di Presadiretta, di Riccardo Iacona, in onda su Rai3 da lunedì 13 gennaio, alle 21.20, con nove appuntamenti in prima serata.
Per la ripresa di stagione Iacona ha deciso di affrontare un argomento forte e delicato: il pontificato di Bergoglio. E in una conversazione chiarisce perché fornendo alcuni dettagli. “La potente spinta riformatrice del pontificato di Papa Francesco, la prima dopo oltre 20 anni, ha lasciato un segno. Perché allora il pontefice è sotto l’attacco del ‘fuoco amico’ all’interno dello stesso mondo cattolico? Chi sono e che cosa vogliono i suoi potenti nemici? Tra questi – sottolinea – mettiamo anche i sovranisti di casa nostra, ma anche Trump e non solo. Le parole e le scelte di Francesco in questi anni hanno toccato temi sensibili come la morale sessuale, il cambiamento climatico e la crisi ambientale, i migranti, i giovani, la giustizia sociale, il dialogo tra le religioni, i toni e le parole della politica”.
Iacona ricorda il ‘J’accuse’ mosso da Carlo Maria Viganò, arcivescovo ed ex nunzio negli Stati Uniti. “Viganò, considerato dentro le gerarchie della Chiesa avversario di Papa Francesco, alleato con i gruppi conservatori ostili alle aperture del pontefice, aveva già attaccato Bergoglio sostenendo che dovesse dimettersi per aver ignorato le accuse di abuso sui minori nei confronti di un importante prelato americano, il cardinale di Boston Theodore McCarrick. Accuse arrivate mentre Bergoglio si trovava in volo con giornalisti al seguito di ritorno dall’Irlanda dove da tempo era scoppiato un altro scandalo sessuale all’interrno della chiesa e aveva deciso di chiedere scusa di persona e attaccare gli episodi. Il Papa – ricorda – ha preferito non rispondere direttamente alle accuse di Viganò che, in ogni caso, non erano sostenute da prove; ma solo da quello che raccontava fosse un colloqui privato a due, diverse persone coinvolte nella ricostruzione ne hanno smentito le circostanze, e alcuni dettagli del racconto di Viganò”.
Con Presadiretta il giornalista è andato negli Stati Uniti, a capire perché una parte della potentissima Chiesa cattolica americana si sia apertamente schierata contro le scelte di Papa Francesco, in difesa della conservazione della dottrina. Il programma ha attraversato le comunità cattoliche di base, come quella di Sant’Egidio, che mettono in pratica nella vita di tutti i giorni la Chiesa di cui parla Papa Bergoglio. Infine è stata in Germania, dove ha raccolto l’ansia riformatrice della Curia e dei fedeli tedeschi. Lì i cattolici chiedono da tempo una vera e propria rivoluzione, donne diacono, apertura verso coppie divorziate e gay, basta con i dogmi, la Chiesa deve cambiare.
Nel nuovo ciclo di inchieste tanti i temi approfonditi: le prossime elezioni in Emilia Romagna (“in quella data avremo una sorta di talk e saremo con la nostra inviata in collegamento in diretta, andando in onda di lunedì avremo la possibilità di aggiornamenti e commenti a caldo”, dice Iacona); il mercato dei dati, un business miliardario (Fino a che punto siamo spiati?).
E ancora, un viaggio all’interno del cratere a tre anni dal terremoto nel centro Italia, per fare il punto sulla ricostruzione. I temi dell’ambiente e il futuro del pianeta.
Infine, anticipa, “andremo sulle tracce dei soldi che entrano nelle casse dei partiti”.
Moda: Dolce e Gabbana, artigiani al ritmo di Tik TokUn ponte tra tradizione italiana del lavoro e nuove generazioni
11 gennaio 202016:23
– Il giardiniere, il sarto, il pastore, l’orafo, il lattaio sfilano sulla passerella di Dolce e Gabbana dedicata alle arti e ai mestieri. La tradizione italiana del fatto a mano viaggia al ritmo di Tik Tok, con 40 giovanissimi arruolati per fare i video delle postazioni-installazioni di artigiani all’ingresso della sfilata. “Il messaggio che vogliamo lanciare è un ponte tra la tradizione italiana del lavoro e le nuove generazioni – spiega Stefano Gabbana – Per dire loro che con le mani si può fare qualcosa di utile a se stessi e alla società”.
A Riad in scena la forza delle donne nello show LeilaIl 16 gennaio al King Fahd Stadium e in diretta su tv nazionale
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RIAD11 gennaio 202016:34
– Al King Fahd Stadium, che accoglie più di 30 mila persone, in scena il 16 gennaio (e in diretta sulla tv nazionale) “Leila, the Land of Imagination”, spettacolo senza precedenti in Arabia Saudita ideato e creato da Balich Worldwide Shows. Team tutto al femminile capitanato dalla Creative Director italiana Anghela Alò per celebrare una nuova generazione di donne in Arabia Saudita. Lo show chiude la Riyadh Season, il festival con più di 100 eventi artistici e sportivi, in 12 zone della capitale, che ha ospitato milioni di visitatori, grazie anche alle recenti aperture verso il turismo straniero.
“Leila è il simbolo della nuova generazione femminile saudita che vive una realtà mutevole, in profondo cambiamento. Il concetto dello spettacolo potrebbe essere ripreso in un’unica frase: le linee del terreno e le linee della mano sono le stesse. Il futuro, che è alle porte, è nelle mani di Leila ma, per poterlo conoscere, ha solo bisogno di dare libero sfogo alla sua immaginazione” dice Anghela Alò.
Lo show è costituito da 7 segmenti principali con performance di danza e teatro, ma anche numeri acrobatici, di parkour, videoproiezioni, film, ologrammi ed effetti speciali, sia acquatici che pirotecnici, che hanno coinvolto circa 500 artisti, 300 membri del team provenienti da 26 paesi diversi, oltre 90 ballerini, più di 600 costumi, 260 elementi scenici straordinari, musiche originali e produzioni video spettacolari.
Nel team centinaia di professionisti sauditi, danzatori folcloristici e artisti locali. Il più giovane di tutti è un acrobata di 8 anni, giovane promessa del panorama saudita. Ma vede anche la partecipazione di artisti speciali come Samira Al Khamis, la prima ballerina saudita, lo scrittore saudita Youssef Al Mohaimeed, la cantante Amel Sdiri, il calligrafo Mohammed Khodr. Lo show verrà trasmesso dalla tv nazionale saudita dalle 20:30 ora locale. Su http://www.instagram.com/balichws/?hl=it il racconto social dalle 18:30 ora italiana.
Morricone premiato al Senato, “Sono emozionato, non parlo”Omaggio alla carriera consegnato in Aula da presidente Casellati
11 gennaio 202016:17
– Ennio Morricone ha ricevuto il premio alla carriera dal Senato. Un omaggio dedicato alle eccellenze italiane nelle arti, nella cultura e nel sociale, voluto dalla presidente Elisabetta Casellati che gli ha consegnato il riconoscimento nell’Aula. Commosso il musicista, che ha compiuto 91 anni a novembre: “Non è previsto che io parli e sa perché? Perché sono molto emozionato”, si è limitato a dire tra gli applausi del pubblico.
Primo appuntamento dell’anno del ciclo ‘Senato&Cultura’, al direttore d’orchestra, Oscar alla carriera e vincitore di decine di premi internazionali, è andato l’omaggio di Palazzo Madama “per aver saputo raccontare con la sua musica – si legge nella motivazione – storie di valore universale che, dal grande cinema alla televisione, dalla direzione d’orchestra alla composizione, hanno saputo incantare intere generazioni, divenendo testimonianza vivente del genio ed eccellenza italiana nel mondo”. Casellati ha poi ricordato che “Morricone in oltre 70 anni di carriera non ha mai smesso di comporre, dirigere e battersi per la cultura italiana, a partire dall’insegnamento della musica nelle scuole”.
In Aula, accompagnato dall’orchestra Roma Sinfonietta, il maestro ha diretto alcuni brani tratti dalle colonne sonore dei suoi film più noti, come il tema di Deborah tratto da “C’era una volta in America” di Sergio Leone. Altri brani sono stati eseguiti dal figlio, Andrea Morricone anche lui compositore e direttore, come “Nuovo cinema paradiso” di Giuseppe Tornatore e “Vittime di guerra” di Brian de Palma. Finale con la lettura di un estratto da “Se questo è un uomo” di Primo Levi e l’accompagnamento musicale di Morricone e dell’orchestra. Al termine, pubblico in piedi e un lunghissimo applauso.
Il classico progressivo di Emporio ArmaniDominano rosso e nero, “netti e puliti senza influenze esterne”
11 gennaio 202017:52
– In tutto questo parlare di ritorno al sartoriale, arriva Giorgio Armani a mettere ordine e a dare la definizione di come va interpretata l’eleganza oggi: “classic pro” è il nome che accompagna alcuni capi della linea Emporio in passerella oggi e che si staglia sulle pareti del teatro di via Bergognone. È dunque un “classico progressivo”, come spiega Armani dopo lo show, quello giusto per i giovani uomini di oggi.
Una formula che si tiene ben lontana dal passatismo da una parte e dal grottesco dall’altra.
Ma come rendere glamour tessuti e capi che fanno parte del passato, che i ragazzi hanno visto in vecchie foto? La soluzione di Armani passa attraverso la lente di ingrandimento che esaspera la trama dei capisaldi maschili come Chevron, resche, diagonali, Galles, gessati, pied de poule. E poi la scelta dei colori, solo due: rosso e nero, “che non sono un omaggio ad Arnault – scherza lo stilista – ma due colori netti e puliti senza influenze esterne”. E la contaminazione continua con il mondo sportivo, dai gilet sartoriali ma con i tasconi al giustacuore imbottito da mettere sopra o sotto al cappotto, ai sottocolli in velluto o fustagno. “Ci vuole coraggio per uscire fuori dalla tradizione” dice Giorgio Armani, che per la sera rende brillante il nero con filamenti d’argento e decora anche le giacche più classiche con mini baguette luccicanti. Alla fine della sfilata, una sorpresa: si spengono le luci e appare la scritta “I am saying yes to recycling”, la stessa che appare su alcuni dei 18 capi in bianco e nero e in tessuti recuperati che chiudono lo show, di cui è ospite anche Biagio Antonacci.
I Pooh, la discografia completa in edicolaDa “Opera prima” a “Pooh 50 – L’ultimo Abbraccio”
11 gennaio 202017:43
– Da “Opera prima” a “Pooh 50 – L’ultimo Abbraccio”: la discografia completa dei Pooh è appena arrivata in edicola in un nuovo cofanetto da collezione. Canzone dopo canzone, la collana Pooh – Le Canzoni della Nostra Vita, curata da Paolo Maiorino, responsabile del catalogo Sony Music, ripercorre tutti gli album in studio e i migliori live in 32 CD (29 CD singoli, 2 doppi e un triplo CD) in un’elegante edizione nell’ultima versione di rimasterizzazione, ampliata da contenuti esclusivi.
A dare il via alla collezione, in edicola per 32 settimane, sarà “Opera Prima” (1971), l’album che ha segnato la svolta nella storia artistica della band, il primo pubblicato con la casa discografica CBS e con il produttore Giancarlo Lucariello, inaugurando di fatto il nuovo corso dei Pooh, nella formazione composta da Roby Facchinetti, Riccardo Fogli, Dodi Battaglia e Valerio Negrini (a cui, proprio durante il tour di questo disco, sarebbe subentrato Stefano D’Orazio).
“Il testo originale scritto da Valerio Negrini si intitolava “Meno Male”, ricorda Roby Facchinetti a proposito della genesi di Tanta Voglia di Lei, “ma non era ben centrato e, su suggerimento di Lucariello, lo cambiammo e nacque quello che poi è divenuto il testo e il titolo finale”. E aggiunge – commentando la decisione di lanciare il secondo estratto, Pensiero, quando ancora Tanta Voglia di Lei era primo in classifica – come, in quel caso, proprio “la combinazione di due grandi successi così diversi tra di loro fu una delle chiavi di quell’incredibile successo”. “La vera storia dei Pooh inizia lì – dichiara Riccardo Fogli – con Giancarlo Lucariello e un album, Opera Prima destinato a entrare nella storia con la forza delle sue canzoni”.
Parma 2020: tre secoli di storia con la GazzettaEventi e protagonisti in una mostra del giornale più antico
BOLOGNA11 gennaio 202020:13
La storia di Parma, gli avvenimenti, i protagonisti, la cronaca e le imprese sportive. Tutto è stato raccontato in quasi tre secoli di attività dalla Gazzetta, il più antico quotidiano italiano pubblicato con continuità nella città emiliana dal 1735, che metterà in mostra a Palazzo Pigorini una selezione delle pagine più significative che sono state pubblicate per ripercorrere, insieme ai lettori, un cammino lungo 285 anni. Lunedì 13 gennaio verrà inaugurata la mostra “Parma è la Gazzetta. Cronaca, cultura, spettacoli, sport: 285 anni di storia” che resterà aperta, con ingresso gratuito, fino al 15 marzo. Un evento organizzato in occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020 e patrocinato dall’assessorato comunale alla Cultura. L’allestimento, curato dal direttore del quotidiano Claudio Rinaldi e dallo storico Giancarlo Gonizzi, attraverso una selezione di 200 prime pagine della Gazzetta di Parma permetterà ai visitatori di fare un salto nel tempo e rivivere i momenti che hanno segnato la comunità cittadina e non solo. Come è suddiviso il quotidiano, anche la mostra sarà articolata in sezioni: cronaca, cultura, spettacoli e sport. Una quinta verrà dedicata alle grandi firme che hanno lasciato il segno in pagina come Egisto Corradi, Giovannino Guareschi, Cesare Zavattini, Attilio Bertolucci, Bruno Barilli o Pietrino Bianchi. Oltre ad oggetti storici, che scandiranno il corso del tempo, saranno fruibili contributi multimediali, estratti dagli archivi di 12 Tv Parma, emittente che fa parte del gruppo Gazzetta di Parma insieme a Radio Parma. Usando lo smartphone e inquadrando un Qr code, che si trova vicino alle pagine esposte, i visitatori potranno vedere filmati di repertorio o interviste. Per sfogliare da casa i contenuti dell’allestimento è stato preparato un catalogo in due volumi, per oltre 800 pagine, realizzato, come l’esposizione, in collaborazione con il Comitato scientifico.
Il primo libro, aperto dal saggio di Franco Contorbia, raccoglie oltre cinquanta articoli e saggi per approfondire eventi storici, culturali ed economici della città, firmati da giornalisti della Gazzetta di Parma, docenti universitari ed esperti. Ci sarà spazio anche per la cronaca nera e lo sport. Nel secondo volume sono state pubblicate le 200 prime pagine protagoniste della mostra. “Parma è la Gazzetta” sarà aperta dal martedì al venerdì dalle 16 alle 19, il sabato e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19. Tutte le informazioni sono disponibili su questo sito.
