Ultimo aggiornamento 11 Giugno, 2020, 01:09:10 di Maurizio Barra
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Honda, 3 impianti fermi per cyberattacco
Un virus ha infettato 11 stabilimenti a livello globale
09 Giugno 2020
19:17
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TOKYO
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La casa automobilistica giapponese Honda è stata oggetto all’inizio di questa settimana di un cyberattacco che ha colpito 11 dei suoi stabilimenti a livello globale.
Sono stati presi di mira i server del gruppo, attraverso i quali è stato diffuso un virus nei sistemi informatici: gli stabilimenti di Turchia, Brasile ed India sono tuttora fermi. In particolare, un portavoce della società ha reso noto che si tratta di un impianto per la produzione di auto in Turchia e di impianti per la produzione di moto in India e Brasile.
Secondo notizie di stampa, cinque degli stabilimenti colpiti si trovano negli Stati Uniti. Tutti gli impianti statunitensi, ha detto il portavoce senza entrare nei dettagli, hanno ripreso le attività.
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Amazon creerà laboratori d’analisi per il coronavirus
Media, vuole testare dipendenti nei magazzini ogni due settimane
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10 giugno 2020
13:16
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Amazon sta portando avanti i piani per testare i dipendenti che lavorano nei suoi magazzini. Secondo le indiscrezioni raccolte dalla Cnbc, il colosso del commercio online vorrebbe fare test per il Covid-19 ai lavoratori ogni due settimane, e per l’analisi dei tamponi sta sviluppando laboratori diagnostici.
Il personale si auto-praticherebbe il test attraverso dei tamponi nasali, seguendo un video di istruzioni e sotto la supervisione di un esperto. Il piano, che comporterebbe milioni di test nel corso dell’estate, è in linea con quanto annunciato dal Ceo Jeff Bezos ad aprile in merito ai test periodici dei dipendenti.
Sempre ad aprile Amazon aveva preannunciato la creazione di un laboratorio per esaminare i tamponi. Stando alle indiscrezioni, la compagnia vorrebbe mettere in piedi laboratori diagnostici autonomi presso alcuni stabilimenti, a cominciare dalla California e dal Kentucky, per analizzare parte dei tamponi raccolti.
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Apple, a fine mese svela chip ‘fatti in casa’ per i pc
Bloomberg, rientro in sede a Cupertino dal 15 giugno
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10 giugno 2020
14:57
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Apple avrebbe in programma di presentare alla conferenza annuale degli sviluppatori WWDC20 che si svolgerà online il 22 giugno il suo primo processore “fatto in casa” per i computer Mac, volto a rimpiazzare i chip di Intel. E’ quanto trapela da una indiscrezione di Bloomberg. I pc della Mela con architettura Arm dovrebbero arrivare sul mercato nel 2021
Sempre secondo Bloomberg, Apple avvierà il 15 giugno la Fase 1 del rientro dei dipendenti all’Apple Park, il suo quartier generale a Cupertino (California). Il rientro riguarderà un numero “molto limitato” di lavoratori, mentre la maggior parte sarà in smart working ancora per alcuni mesi.
Nel memo si spiega che il numero di dipendenti ammessi simultaneamente negli uffici sarà limitato; si rispetterà il distanziamento sociale, sarà misurata la temperatura e si monitoreranno le condizioni di salute quotidianamente. Il personale sarà inoltre “fortemente incoraggiato” a eseguire il test per il coronavirus fornito da Apple prima di rientrare al lavoro.
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Floyd: Twitter e Square faranno festa per Giorno libertà
La festa si chiama “Juneteenth”, o Giorno della libertà, e ricorre il 19 giugno
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10 giugno 2020
14:54
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Twitter e Square a partire da quest’anno celebreranno la data che ricorda la fine della schiavitù negli Stati Uniti. Lo ha annunciato il Ceo delle due società, Jack Dorsey, in un tweet. La festa si chiama “Juneteenth”, o Giorno della libertà, e ricorre il 19 giugno. In quella data, i dipendenti di Twitter e Square non andranno al lavoro.
“Sarà un giorno di festa, insegnamento e connessione”, ha scritto Dorsey annunciando l’estensione della novità ad altri Stati. “Paesi e regioni nel mondo hanno le loro giornate per celebrare l’emancipazione, e lavoreremo per rendere quelle date feste aziendali ovunque siamo presenti”.
Il Juneteenth ricorda il giorno cui, il 19 giugno 1865, le truppe unioniste annunciarono l’emancipazione degli schiavi neri in Texas, ultimo Stato americano a proclamare la fine della schiavitù.
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Floyd: Google, Apple e Amazon sostengono Black Live Matters
Assistenti vocali rispondono a domande sul movimento
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10 giugno 2020
12:03
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Il sostegno al Black lives matter arriva anche dagli assistenti vocali di Apple, Google e Amazon.
Le compagnie hanno aggiornato i loro software, che ora rispondono alle domande sul movimento per i diritti degli afroamericani.
Siri, Alexa e Google Assistant hanno una risposta alla domanda “Do black lives matter?” (Le vite dei neri contano?).
Siri risponde semplicemente di sì, mentre l’assistente di Google spiega: “I neri meritano le stesse libertà concesse a tutti in questo Paese, e riconoscere l’ingiustizia che affrontano è il primo passo per risolverla”. Alexa di Amazon sottolinea che “tutte le persone meritano di essere trattate con equità, dignità e rispetto”.
Gli assistenti di Google e Apple controbattono in modo specifico anche alla domanda “Do all lives matter?” (Tutte le vite contano?), uno slogan spesso usato nel tentativo di indebolire il Black lives matter. “Dire che le vite dei neri contano non significa che tutte le vite non contino. Significa che le vite dei neri sono a rischio in modi in cui le altre non lo sono”, spiega Google. La risposta di Siri è simile.
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Singapore, petizione contro nuovo dispositivo tracciamento
Più di 40mila persone hanno firmato, “app un insuccesso”
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10 giugno 2020
15:56
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Più di 40mila persone hanno firmato la petizione contro il nuovo sistema di tracciamento a Singapore che prevede l’uso di un piccolo dispositivo coperto da bluetooth e non l’app. Un’idea avanzata nei giorni scorsi dal governo che tra i primi al mondo ha introdotto a marzo l’applicazione TraceTogether per tenere sotto controllo la crisi sanitaria.
In pochi giorni la petizione su Change.org “Singapore says ‘No’ to wearable devices for Covid-19 contact tracing” ha raggiunto più di 40mila firmatari. Il testo della petizione fa riferimento all’iniziativa paventata dal governo il 5 giugno scorso di un dispositivo indossabile per tracciare i contagi, esterno allo smartphone, vista “la scarsa interoperabilità dell’app per smartphone TraceTogether esistente su vari marchi di telefoni”.
Il dispositivo sarebbe operativo sempre, indipendentemente dall’uso di un telefono, per questo la petizione fa riferimento alla “sorveglianza di massa” e pone problemi di privacy.
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App Immuni, sono 2,2 milioni i download
Scaricabile dal 1 giugno, dall’8 in fase di test in 4 regioni
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10 giugno 2020
17:24
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I download dell’app Immuni arrivano a 2,2 milioni. L’aggiornamento è confermato dal ministero dell’Innovazione. L’applicazione è scaricabile sugli smartphone dal primo giugno, da lunedì scorso è partita in quattro Regioni.
E sono 10.319 i modelli di dispositivi Android che supportano l’applicazione, sono esclusi quelli che non hanno il Bluetooth Low Energy o non possono aggiornare Android alla versione 6. E’ quanto risulta al ministero dell’Innovazione, in contatto con Google.
L’app dall’8 giugno è in fase di test in 4 regioni, Puglia, Abruzzo, Marche e Liguria e dovrebbe essere estesa dopo la sperimentazione. “Dalla prossima settimana avremo i primi dati”, ha detto ieri il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri.
Con l’arrivo di Immuni e l’aumento dei tamponi che verranno eseguiti, ci sarà la necessità di avere un “impiego superiore di risorse umane”. Lo ha detto il commissario per l’Emergenza Domenico Arcuri in commissione Affari Sociali alla Camera ricordando che nel decreto rilancio è prevista l’assunzione di 5mila operatori sanitari parte dei quali avrà proprio questo compito.
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TikTok insidia YouTube, ragazzi passano stesso tempo
Studio, crescita enorme del social, oltre 80 minuti al giorno
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09 giugno 2020
19:20
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TikTok in pochi anni di attività sta già insidiando da vicino il primato di YouTube nella visualizzazione da parte di bambini e ragazzi tra i 4 e i 14 anni. In questa fascia d’età, afferma uno studio condotto in Usa, Gran Bretagna e Spagna dall’azienda di sicurezza digitale Qustodio, si passa una media di 85 minuti al giorno sulla piattaforma di Google, mentre su TikTok se ne passano 80, con una crescita del 100% nel 2019 e del 200% nell’anno in corso. All’inizio del 2020, spiegano gli esperti, negli Usa i ragazzi passavano 86 minuti al giorno su YouTube e 82 su TikTok, in Gran Bretagna 75 sul primo e 69 sul secondo e in Spagna 66 e 60.
Il tempo passato su questi social, rilevano gli autori dello studio, è aumentato durante i lockdown. Negli Usa ad esempio l’uso di TikTok è arrivato a 95 minuti al giorno, mentre quello di Youtube a 97. “Ormai viviamo in un mondo con 25 miliardi di didspositivi connessi, in buona parte nelle mani dei bambini – scrivono gli autori, secondo cui sarà difficile tornare ai livelli pre pandemia -. Il mondo non tornerà com’era prima, perchèil tempo passato davanti allo schermo era già in aumento. Il Covid-19 ha solo accelerato il processo”.
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Facebook, al via la sezione notizie negli Stati Uniti
Coinvolti centinaia di editori, al lavoro un team di giornalisti
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10 giugno 2020
12:54
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Facebook fa un nuovo passo verso il giornalismo. La compagnia di Mark Zuckerberg ha infatti lanciato ufficialmente, estendendola a tutti gli utenti statunitensi, una nuova sezione del suo social dedicata alle notizie. Si chiama News ed è stata testata a partire dallo scorso ottobre. Punta ad attrarre gli editori promettendo una maggiore diffusione dei loro contenuti.
Facebook News ospita notizie nazionali e locali. Secondo quanto riferito da Facebook al sito TechCrunch, la maggior parte degli editori coinvolti sono media locali, a cui si affiancano oltre 200 editori nazionali.
Gli utenti avranno accesso a notizie personalizzate in base a ciò che leggono e condividono. Su Facebook News ci saranno inoltre le notizie del giorno, selezionate da un team di giornalisti assunto dalla compagnia.
Accanto ai media locali e nazionali – spiega Facebook sul proprio sito – ci sono quelli specializzati su singoli settori, come la scienza o la finanza, e quelli che si occupano di news relative a comunità che ricadono in cinque gruppi etnici: afroamericani, latini e ispanici, asiatici, nativi americani e nativi di Alaska e Hawaii.
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Jurova: ‘L’Italia tra Paesi più colpiti dall’infodemia’
‘Cina e Russia sono le principali fonti di disinformazione’
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10 giugno 2020
14:44
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“L’Italia è tra i Paesi che sono stati più colpiti dall’infodemia”. La disinformazione si alimenta di paure e ansie e si concentra sui Paesi più colpiti dal Coronavirus e quindi sulle “società più vulnerabili”. Così la vicepresidente della Commissione europea, Vera Jurova, alla presentazione di una comunicazione sulla disinformazione. Le principali fonti di disinformazione sono “Russia e Cina e abbiamo sufficienti prove per dirlo”, ha aggiunto, indicando come durante la pandemia “Google abbia bloccato e rimosso oltre 80 milioni di inserzioni pubblicitarie legate al Covid a livello globale”.
“Dobbiamo garantire che le piattaforme online siano trasparenti, perché i cittadini devono sapere da dove e come arrivano loro le informazioni”, e che siano evitati “incentivi finanziari per diffondere la disinformazione”, per questo “stiamo prendendo provvedimenti per comprendere meglio il flusso di entrate pubblicitarie legate alla disinformazione”, ha spiegato la vicepresidente della Commissione europea.
“Le piattaforme online devono fare di più” nella lotta ai contenuti lesivi legati alla crisi da coronavirus, aggiunge e spiega: “Il nostro Codice sulla disinformazione è stato solo il primo passo. Ha margini di miglioramento”. Per questo “ora invitiamo gli online a fornire relazioni mensili con informazioni più dettagliate che mai”. E temiamo che dopo il coronavirus, “i vaccini saranno il prossimo campo di battaglia”.
Il social network cinese TikTok, dice poi Jurova, “mi ha confermato che stanno aderendo al Codice Ue sulla disinformazione e concluderanno molto presto le formalità. E stiamo negoziando anche con WhatsApp”. VAI ALLA CRONACA
